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  1. #16
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    Certo che il setting é soprattutto una conformazione mentale; non si può, però, prescindere del tutto dagli elementi ambientali.
    A Jhonny volevo scrivere che nel suo ultimo post tratta un argomento di etica e corretto procedere terapeutico piuttosto che dell'elemento neutralità.
    Ciao. Lucio
    Lucio Demetrio Regazzo

  2. #17
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    Credo che oggi parlare di neutralità significhi parlare di una tensione verso la neutralità. Al di là della questione deontologica, penso che per un terapeuta frequentare i pazienti in ambiti ed occasioni diverse da un setting/spazio studiato appositamente per fare terapia sia motivo di aggravio di elementi che impediscono la distinzione di quanto c'é del paziente e di quanto c'è di suo. Penso che potremmo essere tutti d'accordo sul fatto che, se si esclude la considerazione fenomenica dei comportamenti, sia pressochè impossibile rintracciare la linea di demarcazione tra fatti e interpretazioni soggettive, per cui anche la sola supervisione - che pure é importantissima - non è sufficiente se non è accompagnata da un'approfondita conoscenza della soggettività psichica del terapeuta. Gli psicoanalisti ovviano a questo facendo le analisi personali.
    Detto ciò penso che il terapeuta possa solo farsi mezzo per interpretare, col suo io osservante, quanto accade tra lui ed il paziente, tenendo bene in considerazione che su quest'ultimo avrà effetto tutt'altro che neutro.

  3. #18
    Johnny
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Psichedelic Visualizza messaggio
    Dal mio punto di vista non c'è approccio che tenga, ogni terapeuta dovrebbe rispettare delle semplici regole comportamentali e deontologiche che escludono la possibilità di tenere in terapia conoscenti di vecchia data, amici e parenti.
    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    A prescindere dalla formazione, terapeuta o analista che siano, non possono frequentare clienti o applicare terapie ad amici o parenti.
    si certo, siamo tutti d'accordo che non si fa psicoterapia a parent/amici/conoscenti di vecchia data.

    Penso però a tutti quei terapeuti che hanno lo studio e ricevono nel proprio paese, ad esempio è frequente che lo psicoterapeuta abbia lo studio nella propria casa (come nel film "in treatment" tanto per intenderci).
    Il terapeuta mica può chiudersi in casa e vivere sotto una campana di vetro per non incontrare i pazienti per strada.
    In questo caso come si pone la questione?
    Ultima modifica di Johnny : 23-03-2012 alle ore 19.29.10

  4. #19
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    se l'effetto fosse neutro il terapeuta avrebbe fallito, secondo me.

    Quello che lui osserva e dice entra nella testa di un paziente attentissimo, il quale poi lo ripensa spesso, perchè quello che si dice in seduta resta, rimane per sempre, anzi sono parole amplificate, se funziona, rimbombano.

    Per questo ha una grande responsabilità.

  5. #20
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    si certo, siamo tutti d'accordo che non si fa psicoterapia a parent/amici/conoscenti di vecchia data.

    Penso però a tutti quei terapeuti che hanno lo studio e ricevono nel proprio paese, ad esempio è frequente che lo psicoterapeuta abbia lo studio nella propria casa (come nel film "in treatment" tanto per intenderci).
    Il terapeuta mica può chiudersi in casa e vivere sotto una campana di vetro per non incontrare i pazienti per strada.
    In questo caso come si pone la questione?
    beh, se lo incontri per la strada lo saluti civilmente, a me è capitato, un conoscente qualsiasi, mica si è girato dall'altra parte)))))

    L'amicizia la rimandi a dopo, a quando non sarai più paziente.

    figurati che il mio è stato a scuola da mia madre per tre anni, ma io mica lo conoscevo, ahaha

    Tuttalpiù avrò letto qualche suo compito d'italiano del liceo, ma non me lo ricordo assolutamente, magari ha preso cinque e mezzo, sei meno, ma ero piccina quando sbirciavo i compiti.

    sembra quasi che siate pieni di tabù, a volte, e che questo mestiere sia irto di pericoli misteriosi, strani rapporti segreti, regole inviolabili, mentre l'analista ti insegna che la vita è fatta di tante coincidenze, interferenze casuali, intrecci impensati del destino.
    Ultima modifica di complicata : 23-03-2012 alle ore 19.59.25

  6. #21
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    si certo, siamo tutti d'accordo che non si fa psicoterapia a parent/amici/conoscenti di vecchia data.

    Penso però a tutti quei terapeuti che hanno lo studio e ricevono nel proprio paese, ad esempio è frequente che lo psicoterapeuta abbia lo studio nella propria casa (come nel film "in treatment" tanto per intenderci).
    Il terapeuta mica può chiudersi in casa e vivere sotto una campana di vetro per non incontrare i pazienti per strada.
    In questo caso come si pone la questione?
    Ma avrebbero problemi solo nel caso in cui sia il loro paziente a bloccarli per strada per mettersi a parlare per ore dei suoi problemi: se una persona è uno psicoterapeuta dovrebbe sapere come comportarsi in questi casi, a seconda del tipo di persona che ha in trattamento gli avranno detto come dover gestire queste situazioni immagino.
    Se incontri il tuo medico per strada generalmente che fai? Lo saluti cordialmente, se sei dotato di un minimo di buona educazione, e questo risponderà allo stesso modo, se è munito anche lui di questo requisito qua ovviamente . Si può discorrere per qualche attimo, come si fa con i conoscenti, e poi ci si saluta di nuovo.
    Se qualche paziente c'ha difficoltà a farsi riconoscere per strada perché si vergogna e non saprebbe come giustificare con gli altri la conoscenza di questa persona, di cui conoscono un po' tutti la professione (cose del genere insomma), poi di sicuro lo dice in seduta e così fuori da quel contesto lo psicoterapeuta saprà come comportarsi, lo ignorerà perché il paziente preferisce mantenere una certa privacy.
    Si condivide comunque un piccolo spazio in cui si porta avanti un'attività, non è che è fuori dalle vite delle due persone (psicoterapeuta e paziente) questo punto di contatto.
    Si pone il problema solo quando è il paziente che lo cerca in continuazione lo psicoterapeuta, sapendo dove abita e conoscendo svariate altre cose di quest'ultimo va a finire che lo psicoterapeuta se lo trova tra i piedi pure nel bagno di casa sua .

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 23-03-2012 alle ore 21.42.13

  7. #22
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    bellissimo Char_Lie

    " Chi era quello che hai salutato?"

    " Moh, no, nessuno, era il portinaio del palazzo di fronte..."

  8. #23
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Axamer Ibk
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma avrebbero problemi solo nel caso in cui sia il loro paziente a bloccarli per strada per mettersi a parlare per ore dei suoi problemi: se una persona è uno psicoterapeuta dovrebbe sapere come comportarsi in questi casi, a seconda del tipo di persona che ha in trattamento gli avranno detto come dover gestire queste situazioni immagino.
    concordo. In genere si discute tutto nelle sedute iniziali in cui si delinea un 'contratto terapeutico (ruoli, aspettative eccetera)'

  9. #24
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    va beh, tanto avete la legge sullo stalking che vi protegge da telefonate, messaggini, rompimenti di scatole per la strada

    certo uno psicologo sa affrontare anche lo stalking, anche sulla porta dello studio, volendo, l'ho sentito io come si affronta: "Buongiorno, sì, venga a dirlo in seduta al suo orario, buonasera"

    Lì veramente un pezzo di ghiaccio non è nulla, non direi neutro direi gelido.

  10. #25
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    va beh, tanto avete la legge sullo stalking che vi protegge da telefonate, messaggini, rompimenti di scatole per la strada

    certo uno psicologo sa affrontare anche lo stalking, anche sulla porta dello studio, volendo, l'ho sentito io come si affronta: "Buongiorno, sì, venga a dirlo in seduta al suo orario, buonasera"

    Lì veramente un pezzo di ghiaccio non è nulla, non direi neutro direi gelido.
    Certo che se riesce ad uscirsene così lo psicoterapeuta, e l'altro tranquillamente acconsente, il lavoro risulta facile . Se davanti alla porta però c'è un paziente stile venditore ambulante, fa prima ad ascoltare che c'ha da dire 'sto paziente (se lo psicoterapeuta davvero non vuol perdere troppo tempo ) se no quello si piazza là avanti e mo lo schioda più.
    Magari funzionasse qualche parola e la freddezza, ho visto certe sceneggiate per strada! Con certe persone devi cercare di evitare proprio di arrivare ad un certo punto perché sono capaci di seguirti dappertutto, gli puoi dire pure qualcosa, però poi se non sono d'accordo con te non è che ubbidiscono subito, "ci vediamo domani" e vai via... E questo ti continua a seguire ... Bisogna arrivare alle minacce "guardi che non la ricevo più" oppure ancora più drastico "guardi che chiamo la polizia!"
    E certe volte pure le minacce non sortiscono effetti...

    Pure qua io ho visto degenerare certe discussioni in violenza fisica, perché ogni persona in fin dei conti vuole che l'altro faccia ciò che vuole, si comunica l'esigenza che l'altro si comporti come si desidera (lo psicoterapeuta vuol togliersi dai piedi un paziente fastidioso perché magari ha altri appuntamenti, il paziente essere ascoltato e accontentato dallo psicoterapeuta anche se non sono in seduta) e quando non si è d'accordo rispetto al da farsi ognuno cerca di usare i mezzi di coercizione di cui dispone per piegare la volontà altrui a proprio vantaggio (la legge, le minacce, i sensi di colpa rispetto ad una presunta morale, la seduzione e così via, chi ha pochi mezzi viene spinto a cedere, chi cede è sano, chi non cede è malato perché è destinato ad essere in lotta ed in disaccordo con gli altri: in fondo quel che sente è di non essere davvero d'accordo).
    Come si dice tecnicamente in questi ambiti ognuno cerca di "Vincere le resistenze inconsce dell'altro", ma alla fine quel che si fa è manipolarlo, farlo cedere perché in fin dei conti il problema viene identificato nel fatto che non è d'accordo, è solo questo a dar fastidio e secondo chi interpreta il disagio, dovrebbe dar fastidio anche a chi viene "curato".
    Non si cerca di curare la sua insoddisfazione, per carità, il "malato" deve convivere con questa senza sentire 'ste mancanze.

    Questa è la realtà delle relazioni umane ed anche con gli psicoterapeuti e gli psicoanalisti le cose non cambiano di certo, riproducono le stesse ed identiche dinamiche violente e persuasive inter-individuali che si trovano fuori dalla stanza.

    Quando le persone vanno una contro l'altra perché fortemente insoddisfatte dal comportamento altrui, per me in generale c'è poco da curare, con la neutralità o la non neutralità, con questa o quella tecnica e diavolerie varie non si cura più nulla.

    E' il comportamento e le emozioni che l'altro prova nei nostri confronti la malattia da cui si desidera guarire, l'altro che ci ami davvero e che ci piaccia spesso manca, e star bene per molti significa poter avere delle relazioni in cui lo psicoterapeuta sulla porta non ti sviaggia perché deve badare ai suoi interessi (in cosa è diverso lo psicoterapeuta da tutte le altre persone che abbiamo intorno?), se questo non capiterà né ora né mai, il malcontento esistenziale per me non lo si cura più.

    Spesso per curare la vita ferita ci vorrebbero persone che si sacrifichino, ma non ce ne sono davvero da nessuna parte (io stesso non sarei disposto a far certe cose là dove potrei).

    Si constata solo questo: i tuoi interessi non sono i miei, ed i miei non sono i tuoi... Chi dovrebbe cedere parte del proprio piacere (di comportarsi come gli aggrada) al piacere dell'altro che preferisce che tu ti comporti in un certo modo?

    C'è un compromesso abbastanza soddisfacente per le parti in lotta? E dov'è? Se ci fosse stato la lotta sarebbe dovuta cessare da un bel pezzo ed invece continua ancora, né la religione, né la morale, né la legge, ed infine nemmeno le moderne psicoterapie hanno mai saputo dare risposte, perché pure queste risposte già facevano parte della lotta, le risposte stesse rappresentavano comunque colpi sferrati da qualche classe di individui che difendevano certi valori ed interessi, altrimenti sarebbero state accettate da tutti le soluzioni senza "resistenze", e così si pretende davvero di "curare"?

    Le risposte giuste in fin dei conti sono proprio quelle che vengono accettate senza queste resistenze, quelle che soddisfano davvero, il resto rappresenta sempre e solo un portare acqua al proprio mulino: che l'altro accetti una cura come corretta conviene a te che la vendi, non certo all'altro che cerca una soluzione concreta e funzionante, soluzione che può andare contro valori e molti altri interessi in gioco.

    Per me 'ste situazioni sono simmetriche, qualcuno può aver ragione secondo un qualche codice di comportamento scritto da qualche parte (il contratto, questo e quell'altro), ma alla fine chi decide quale sia il codice giusto e corretto?

    Stringi e stringi, quelle che decidono tutto sono sempre la forza persuasiva e la violenza coercitive, queste decidono tutto, anche se è ben mascherato tutto questo meccanismo dietro un codice o un contratto (caro agli psicoanalisti non a caso, che provano piacere a sottoporre sé stessi e gli altri a qualche regola o legge).
    Dire ed affermare a gran voce d'essere neutrali rispetto ai valori quando già si usa un formalismo legale che è intriso di valori è solo una macchietta, insistere su questi temi rende solo ancora più ridicola tutta la faccenda per me.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 25-03-2012 alle ore 21.46.08

  11. #26
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    dunque, è che alla seduta successiva di solito se ne parla, ed è lì che lo psicologo competente aiuta il paziente a gestire il transfert, se non lo sa fare chissà, si ritrova nei guai.

    la scenata una volta è capitata anche a me, civile, ma c'era il paziente successivo che bussava alla porta incaxxato perchè era il suo orario, praticamente stavo fregando il tempo seduta a quella dopo.

    Io penso che lo stalker si sente per esempio abbandonato, e non lo sa gestire, questo abbandono.

    allora molti psi concedono la possibilità di telefonare ad esempio, contrattando il tempo, dieci minuti extra, anche gli psichiatri lo fanno.

    il contratto come diceva l'utente di prima dà sicurezza, tanto il problema è psicologico.

    la legge dovrebbe essere l'ultima ratio per uno psicologo, almeno credo.

    Guarda, io credo che ci siano pazienti che in vita loro non hanno mai rotto le scatole a nessuno, improvvisamente si ritrovano a bussare alla porta dell'analista fuori orario, e si vergognano come ladri.

    E' colpa della psicoterapia, e gli psicologi lo sanno benissimo.

  12. #27
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    per esempio, per gestire il senso di abbandono e l'innamoramento, le carenze affettive e bla bla bla,le cose peggiori che possono capitare in una psicoterapia, ci vorrà un terapeuta di grande esperienza e d'età, i troppo giovincelli o le troppo giovincelle di certo non ce la fanno senza supervisione, penso.

    Insomma, Char-Lie, il terapeuta che chiama la polizia o peggio, i genitori del paziente, ( accade pure questo) è un terapeuta che ha fallito)dài.

    Sai, è accaduto che il terapeuta abbia affrontato pure le ire del marito della paziente, perchè dopo la terapia era un'altra. E sai come si interpreta? Il marito ama la moglie e la salva a prescindere, la rabbia da qualche parte si deve sfogare e allora si piglia a pugni lo psicologo della moglie

    Ha ragione il marito
    Ultima modifica di complicata : 25-03-2012 alle ore 14.45.02

  13. #28
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Certo che se riesce ad uscirsene così lo psicoterapeuta, e l'altro tranquillamente acconsente, il lavoro risulta facile . Se davanti alla porta però c'è un paziente stile venditore ambulante, fa prima ad ascoltare che c'ha da dire 'sto paziente (se lo psicoterapeuta davvero non vuol perdere troppo tempo ) se no quello si piazza là avanti e mo lo schioda più.
    Magari funzionasse qualche parola e la freddezza, ho visto certe sceneggiate per strada! Con certe persone devi cercare di evitare proprio di arrivare ad un certo punto perché sono capaci di seguirti dappertutto, gli puoi dire pure qualcosa, però poi se non sono d'accordo con te non è che ubbidiscono subito, "ci vediamo domani" e vai via... E questo ti continua a seguire ... Bisogna arrivare alle minacce "guardi che non la ricevo più" oppure ancora più drastico "guardi che chiamo la polizia!"
    E certe volte pure le minacce non sortiscono effetti...

    Pure qua io ho visto degenerare certe discussioni in violenza fisica, perché ogni persona in fin dei conti vuole che l'altro faccia ciò che vuole, si comunica l'esigenza che l'altro si comporti come si desidera (lo psicoterapeuta vuol togliersi dai piedi un paziente fastidioso perché magari ha altri appuntamenti, il paziente essere ascoltato e accontentato dallo psicoterapeuta anche se non sono in seduta) e quando non si è d'accordo rispetto al da farsi ognuno cerca di usare i mezzi di coercizione di cui dispone per piegare la volontà altrui a proprio vantaggio (la legge, le minacce, i sensi di colpa rispetto ad una presunta morale che dovrebbe essere riconosciuta per non essere considerate bestie e così via, la seduzione), come si dice tecnicamente in questi ambiti ognuno cerca di "Vincere le resistenze inconsce dell'altro", ma alla fine quel che si fa è manipolarlo, farlo cedere perché in fin dei conti il problema viene identificato nel fatto che non cede, è questo a dar fastidio, non si cerca di curare la sua insoddisfazione, se lo si accontentasse perché dovrebbe cedere? Cosa dovrebbe cedere?

    Questa è la realtà delle relazioni umane ed anche con gli psicoterapeuti e gli psicoanalisti le cose non cambiano di certo, riproducono le stesse ed identiche dinamiche violente e persuasive inter-individuali.

    Quando le persone vanno una contro l'altra perché fortemente insoddisfatte dal comportamento altrui, per me in generale c'è poco da curare, con la neutralità o la non neutralità, con questa o quella tecnica e diavolerie varie non si cura più nulla.
    E' il comportamento e le emozioni che l'altro prova nei nostri confronti la malattia da cui si desidera guarire, l'altro che ci ami davvero e che ci piaccia spesso manca, e star bene per molti significa poter avere delle relazioni in cui lo psicoterapeuta sulla porta non ti sviaggia perché deve badare ai suoi interessi (in cosa è diverso lo psicoterapeuta dalle altre persone che abbiamo intorno?), se questo non capiterà né ora né mai, il malcontento esistenziale per me non lo si cura più.

    Spesso per curare ci vorrebbero persone che si sacrificano, ma non ce ne sono davvero da nessuna parte (io stesso non sarei disposto a far certe cose là dove potrei).

    Si constata solo questo: i tuoi interessi non sono i miei, ed i miei non sono i tuoi... Chi dovrebbe cedere parte del proprio piacere (di comportarsi come gli aggrada) al piacere dell'altro che preferisce che tu ti comporti in un certo modo?

    Per me 'ste situazioni sono simmetriche, qualcuno può aver ragione secondo un qualche codice di comportamento scritto da qualche parte (il contratto, questo e quell'altro), ma alla fine chi decide quale sia il codice giusto e corretto?

    Stringi e stringi, quelle che decidono tutto sono sempre la forza persuasiva e la violenza coercitive, queste decidono tutto, anche se è ben mascherato tutto questo meccanismo dietro un codice o un contratto (caro agli psicoanalisti non a caso).
    Dire ed affermare a gran voce d'essere neutrali rispetto ai valori quando già si usa un formalismo legale che è intriso di valori è solo una macchietta, insistere su questi temi rende solo ancora più ridicola tutta la faccenda.

    Saluti
    Anche il terapeuta avrà le sue difese da vipera, in fondo siamo animali, concediamogli qualcosa, suvvia-

    Metti che il paziente gli vada a suonare il campanello di casa a tutte le ore, non potrà mica essere neutro, ehehe.

    La domanda è un'altra, ma che ce frega a noi, è un problema suo, ahahaha

    A me mi girano quando suonano il campanello a me, del campanello di un altro non mi frega nulla

  14. #29
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Anche il terapeuta avrà le sue difese da vipera, in fondo siamo animali, concediamogli qualcosa, suvvia-

    Metti che il paziente gli vada a suonare il campanello di casa a tutte le ore, non potrà mica essere neutro, ehehe.

    La domanda è un'altra, ma che ce frega a noi, è un problema suo, ahahaha

    A me mi girano quando suonano il campanello a me, del campanello di un altro non mi frega nulla
    Secondo me bussa perché vorrebbe una risposta, l'insoddisfazione esistenziale della persona non viene colmata dalla psicoterapia per questo i clienti tendono a trattenersi, a parlare e così via, perché a mani vuote sono entrati e a mani vuote sono usciti.
    Ora quello che mi chiedo è: lo psicoterapeuta perché non glielo dice al paziente che non è capace di aggiustare la sua esistenza come vorrebbe l'altro? Oppure più semplicemente che certe cose non le vuole fare e basta e se ne strafrega del benessere dell'altro? Sono affermazioni molto semplici... Perché non glielo dice?

    Spesso poi il fatto che un paziente si innamori finisce col produrre certe incongruenze nel comportamento difficilmente giustificabili. Da un lato lo psicoterapeuta sostiene di volerlo aiutare, mentre dall'altro non fa nulla per soddisfare certe sue richieste sessuali, che in fin dei conti potrebbe soddisfare ed avrebbe il potere di soddisfare. Il contratto, l'etica e la legge contano poco per me, questa incongruenza c'è e finisce col rendere palesemente falsa l'affermazione rispetto al fatto che lo psicoterapeuta voglia aiutare davvero la persona che s'è rivolta a lui: in realtà questo è più interessato a diffondere i suoi valori, il suo modo d'essere, il suo tipo di cura, che a far star meglio il paziente.

    A me nessuno viene a bussare al campanello di notte perché io non faccio credere a nessuno d'essere un "salvatore" che aggiusterà la vita storta dell'altro o che aiuterà l'altro a vivere meglio, la vita dell'altro (come la mia) storta era e storta rimane, e se l'altro si lamenta di certe storture, per me può continuare a farlo, io stesso soluzioni tanto non ne possiedo, se no le avrei applicate alla mia .

    E' pure giustificato il fatto che molte persone gli vadano a rompere le scatole a questi qua, gliele dovrebbero rompere più spesso e per bene le scatole secondo me.
    Vuoi instillare la fiducia che un vaso rotto, col tuo sistema si può riparare in modo diverso e nuovo rispetto all'usuale? Ora allora pretendo che sia tu a prendere colla e cocci e ti metti a lavorare sul serio mostrandomi che il vaso si può aggiustare!
    Ultima modifica di Char_Lie : 25-03-2012 alle ore 22.18.35

  15. #30
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    Riferimento: neutralità in psicoterapia

    Certo si ritorna lì che se uno deve arrivare a difendersi dal paziente ansioso e lui cura l'ansia, vuol dire che il professionista non ci sta riuscendo, specie se c'è qualcosa nel suo lavoro che aumenta l'ansia, come controindicazione.

    allora ci sarebbe una contraddizione di fondo: però, se si parte invece dal principio che l'ansia non è un disturbo da curare,e la terapia non è una cura, perchè l'ansia è uno stato normale in alcuni momenti, la contraddizione sparisce, l'ansia non è più una controindicazione, è uno stato d'animo del paziente.

    Resta il fatto che l'accordo, il patto, non ti consente di entrare in contatto con il professionista se non all'ora stabilita, salvo penso momenti veramente difficili.

    Comunque fuori orario ti chiedono sempre, prima, che è successo, e a seconda della risposta decidono, come i dottori, uguale.

    A volte, vedi, tutto è considerato da una persona stato d'emergenza, anche quando non lo è.
    Ultima modifica di complicata : 26-03-2012 alle ore 12.00.23

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