faccio un altro esempio: La psicologia ambientale in soccorso dello stress da dentista (vd l'articolo riportato qui su ops) .. sono cose che qualunque arredatore usa e conosce da secoli, adesso dovrebbe diventare appannaggio dello psicologo?
faccio un altro esempio: La psicologia ambientale in soccorso dello stress da dentista (vd l'articolo riportato qui su ops) .. sono cose che qualunque arredatore usa e conosce da secoli, adesso dovrebbe diventare appannaggio dello psicologo?
Personalmente non mi sento minacciato come professione, ma ritengo che coach e counselor non abbiano un corpus scientifico di riferimento, non si basano sui dati della ricerca (nel 99% non fanno né ricerca clinica, né sperimentale), scopiazzano qualcosa dalla psicologia (e se lo vogliono fare è ok, ma che almeno lo facciano bene, ma figurati senza formazione come la leggono una ricerca).
Poi sul fatto che l'ordine debba migliorare siamo un po' tutti d'accordo.
Così come sulla competenza penso che in alcuni casi ci sia da migliorare, ho conosciuto dirigenti psicologi che ignorano cosa sia una variabile dipendente, così come ho conosciuto professori universitari (d'altronde di statistica psicometrica) che volevano calcolare l'alpha di cronbach su scale nominali (allucinante!!), psicoterapeuti che valutano positivamente l'uso dell'oroscopo nello studio della persona (quando sappiamo benissimo che ha validità predittiva zero (Argentero, 1996).
Ma questo possiamo vederlo anche nei counselor, ne ho conosciuto uno che afferma che la tonalità della voce predica personalità, colore preferito e cristalli in grado di curare, altri che educano al sessismo, altri che credono di predire la personalità dai movimenti oculari e tanti altri ancora che senza aver mai aperto una ricerca scientifica parlano di scienza ovviamente facendo degli scivoloni imbarazzanti.
Ma questo è un altro discorso, io parlo di psicologia e di counseling e come concetti dal mio punto di vista non sono separabili.
Gli oggetti (passatemi il termine) su cui si focalizzano sono separabili solo in termini di categorie, ma non di fatto!
Counselor e coach affermano di aiutare a
1. superare momenti di crisi (lutti etc...)
2. fare problem solving
3. fare decision making
4. raggiungere obiettivi (finché si tratta di obiettivi aziendali e di performance ok, ma in gran parte dei casi si tratta di obiettivi personali)
Quello che vi chiedo è:
Come si fa a fare questo senza sconfinare nella cura della persona? E' inevitabile...
Risolvere problemi, fare decisioni (personali), superare momenti di crisi (lutti), sono oggetti isolabili? Si può intervenire su queste sfere (d'altronde molto grandi) senza agire sul resto?
Allora che senso ha separare le cose?
Johnny, somministrare dei farmaci non è la stessa cosa, dai! Se poi vogliamo portare il discorso agli estremi, almeno cerchiamo di usare degli esempi meno assurdi! Se io ho bisogno di prendere una decisione nella mia vita in un momento cruciale, per esempio trasferirmi o no all'estero, dovrò considerare tutta una serie di pro e contro e adottare delle strategie per fare la scelta migliore per me. Parlo contro i miei interessi per onestà intellettuale (che forse è quella più premiata in qualunque lavoro): in una scelta del genere, in assenza di patologie e disagi, anche un consulente filosofico può dare un contributo molto significativo alla persona, perchè non è detto che abbia bisogno delle capacità di uno psicologo. E parlo apposta di capacità per non scadere nella solita tiritera dei titoli! Non stiamo parlando di un'area in cui c'è bisogno di consulenza o sostegno psicologico, ma di altra richiesta, è diversa la domanda e se non la sappiamo neanche riconoscere e identificare, poi non ci lamentiamo che i coach sono più furbi di noi.
Anche da psicologi potremmo guidare la persona, ma spesso confondiamo una simile richiesta con la diagnosi e allora siamo proprio finiti
.
Sicuramente lo psi non deve tendere a "patologizzare" tutto, però sarei curiosa di vedere quanto una richiesta "circoscritta" riportata al coach o al consellor, non lo sia in realtà solo in apparenza e si riveli magari legata a grappolo ad "altro", ovvero da una domanda manifesta ad una latente e più olistica... Certo, si potrrebbe anche lavorare per puzzle: il coach rappresenta il primo contatto con il mondo introspettivo (anche solo motivazionale ed emotivo), lui mette il primo tassello, e se il cliente sente l'acuirsi di "altri bisogni", passa la staffetta ad altri operatori per raggiungere il completamento del quadro con l'aggiunta degli altri tasselli.
Sì, è la persona a dover segnalare un bisogno, non siamo noi a doverglielo strappare con le pinze, anche perchè non possiamo presumere un bel niente. Forse molte persone si avvicinano ai coach proprio per evitare questo terribile difetto degli psicologi di etichettare, categorizzare e giudicare presunti disagi. Una persona può avere bisogno di un consiglio o di alcuni riferimenti per svariati motivi, non c'è sempre un problema lantente e soprattutto non sta a noi stabilire la domanda!
ora non ho tempo di rispodnere a tutti gli interventi, riprendo solo questo.Sicuramente lo psi non deve tendere a "patologizzare" tutto, però sarei curiosa di vedere quanto una richiesta "circoscritta" riportata al coach o al consellor, non lo sia in realtà solo in apparenza e si riveli magari legata a grappolo ad "altro", ovvero da una domanda manifesta ad una latente e più olistica... Certo, si potrrebbe anche lavorare per puzzle: il coach rappresenta il primo contatto con il mondo introspettivo (anche solo motivazionale ed emotivo), lui mette il primo tassello, e se il cliente sente l'acuirsi di "altri bisogni", passa la staffetta ad altri operatori per raggiungere il completamento del quadro con l'aggiunta degli altri tasselli.
Tutto questo sarebbe possibile in un mondo ideale, ma in realtà sappiamo bene che spesso i coach non si propongono come collaboratori di altre figure, ma in loro sostituzione, infatti sostengono addirittura che il coaching sia una "nuova forma di psicoterapia", tant'è che si propongono anche di curare disturbi come le fobie,l'insonnia, ansia, ecc...con tecniche di coaching/pnl.
Se non è abusivismo questo! Qui poi siamo nell'abuso ella professione di psicoterapeuta.
Oltre al fatto che queste figure utilizzano degli strumenti di tipo psicologico/psicoterapeutico senza avere la minima base teorica per utilizzarli correttamente.
Per il discorso competenza: anche un avvocato, un commercialista, un medico o che altro, subito dopo il tirocinio e l'esame di stato sarà meno competente rispetto ad un collega che ha anni di esperenza. Allora che facciamo? siccome gli avvocati e medici subito dopo l'eds non sono competenti, creiamo altre figure che fanno le stesse cose ma senza studiare?? NO.
Non vedo perché per gli psicologi dovrebbe essere il contrario!
Ultima modifica di Johnny : 31-05-2012 alle ore 14.48.42
vorrei però aggiungere che anche noi psicologi paghiamo corsi,anche molto costosi,della durata di un week end,per acquisire altre competenze o in realtà competenze che già ci avrebbe dovuto fornire l'iter universitario e di cui scarseggiamo....e non mi pare che in cosi breve tempo ne usciamo cosi tanto preparati!questo infatti è un tema che mi fa riflettere....sopratutto da quando ho conseguito l'abilitazione e ad oggi barcollo nel buio più confusa che mai su cosa so davvero fare...e non perchè non ho mai fatto nulla....! Su cosa possiamo fare con la nostra professione non ne siamo prima prima noi convinti...ci manca sempre qualcosa ma non del sapere ma del saper fare... e lo andiamo a cercare in corsi e corsicini o peggio ancora, molto dilagante la cosa sta diventando,..nelle scuole di specializzazioni...per poter rispondere a domande alle quali non sappiamo rispondere e che scusatemi non sempre sono frutto di quell'aggiornamento tanto decantato dal nostro codice deontologico...ma per necessità pura del "sapere fare"per trovare una definizione alla nostra professione!Io non riesco a prendermela con chi sconfina nel nostro ruolo...perchè la nostra bella categoria (se di categorie vogliamo parlare!)è estremamente debole...e tale debolezza è alimentata da noi stessi... Forse parlo con un tantino di amarezza in bocca vedendo che per poter fare qualcosa nel nostro campo dovrei investire altri soldi che non ho per poter poi mangiare?!ammiro la loro intraprendenza e la loro incuranza nell'oltrepassare i limiti delle loro competenze..perchè lavorano, rispondono a cio che il mercato richiede e magari sono anche soddisfatti di ciò che fanno per vivere!e inoltre come qualcuno ha già detto vai a denunciare...nessuno prende provvedimenti...
Sono d'accordo
Anche nelle riviste o in servizi televisivi aumentano i coach, i consulenti filosofici che si sostituiscono a noi psicologi nell'intervento di sostegno, consulenza, come anche gli sportelli scolastici gestiti da queste figure emergenti negli ultimi anni.
Cosa penso? a mio avviso se gli Ordini della nostra categoria professionale lasciano spazio (nonostante si propongono a parole di contrastare l'abusivismo dei counsellor e figure altre) tra un pò di tempo chissà....verremo proprio sostituiti da altre figure.
C'è poco da dire, la gente non sa distinguere tra psicologi , counsellor, consulente filosofico...fa di tutti 'un minestrone' , si aspettano di risolvere il problema, alla fine parlano delle proprie dinamiche di relazione, di coppia,ecc...... e il coach , counsellor e altro, che fa ?
scusate, ma a noi mettono paletti dapertutto (anni di studio, tirocinio, se volete anche la specializzazione, poi l'esperienza in particolari settori....) e queste altre figure con tutto il rispetto,per carità, hanno sicuramente la strada più spianata della nostra. C'è poco da dire, alla fine voglia o no sconfinano nel nostro campo.
Se il lavoro viene fatto onestamente, di qualunque lavoro si voglia parlare, non va a sostituire l'opera di nessun altro. I coach e i consulenti filosofici non sono dei nemici, non dobbiamo creare nella nostra mente dei mostri: anche loro hanno una dignità professionale e se non incorrono in comportamenti illegittimi e abusivi non vedo perchè ci si debba opporre alla loro esistenza. Se ci danno fastidio è un problema solo nostro perchè non sappiamo differenziarci con il nostro lavoro, nei fatti: è inutile ribadire che loro non hanno competenze, se qualcuno di loro lavora e pure bene con la soddisfazione del cliente e si crea la sua utenza, qualcosa varrà e dobbiamo porci la domanda di quelle che sono le nostre competenze effettive e di quello che valiamo noi sul mercato, al di là del pezzo di carta. E' come se pretendessimo rispetto dal solo titolo, realtà tristemente italiana.
Non è il titolo a nobilitarci, è il lavoro.
Se non siamo in grado di distinguerci come categoria professionale è perchè abbiamo dei preconcetti sbagliati sull'utilità del pezzo di carta e in questo siamo a nostra volta le vittime di una gigantesca presa per il bip, in primis degli ordini professionali. Ragazzi, l'esame di stato è una pagliacciata e non garantisce un bel niente in quanto a qualità, competenze e conoscenze del futuro professionista. La verità di quanto si vale e si merita di lavorare e guadagnare si scopre sul campo.
Io non penso sia una questione di titolo, ma di sapere cosa si stia facendo e dove si stia andando. Il mondo "della psiche" è così complesso e dall'equilibrio dinamicamente delicato che il rischio di non sapere come addentrarvisi, o peggio come uscirne una volta avervici navigato, può portare a risultati inimmaginabili. Tutto sta nell'essere consapevoli di questo, chiunque esso sia. Secondo me un solido background psicologico consente di "leggere la mappa" e prendere la strada giusta. Lavoro da parecchi anni e questa peculiarità l'ho sempre riscontrata. Il counsellor non è detto non abbia queste approfondite conoscenze, dipende quale sia il percorso di studi seguito. E' la conoscenza della psiche che fa la differenza, pertanto il percorso di studi del professionista. Se lavori con il mondo interiore, chiunque tu sia, devi conoscerlo e bene.
Bhe, io non credo sia stato inutile il percorso universitario, l'anno di tirocinio, l'esame di stato,un master, o specializzazioni varie....se dici che è una pagliacciata l'esame di stato no, non sono d'acccordo. Tutto è stato utile, e non credo che sia giusto svalutarne la competenza.
Per il resto, nessuno qui credo che prenda per nemici i counsellor, ma ovviamente il nostro lavoro ci porta più o meno direttamente ad essere un pò competivi sapendo riconoscere e difendere le proprie competenze .
Non voglio sminuire il percorso formativo di nessuno, io stessa sto investendo molti soldi ed energie nella mia formazione e ti assicuro che non mi diverto a fare queste considerazioni. Ma dico ciò che penso e l'abilitazione alla professione a cui noi siamo sottoposti secondo me è da ridiscutere, non sono quei quattro esami a garantire la qualità di un professionista e io ragionando non da rivale ma da potenziale utente, dopo aver frequentato l'università e conosciuto il nostro sistema formativo, sarei un po' diffidente a dare fiducia ad uno psicologo solo perchè ha superato l'esame di stato! Voglio dire semplicemente che c'è ben altro da imparare dopo, non solo con altri interminabili corsi, ma con l'esperienza e soprattutto la realizzazione delle proprie attitudini e potenzialità (che ahimè, saremmo troppo buoni a credere che tutti ce le abbiamo solo perchè abbiamo passato l'esame di stato). Spero di aver spiegato meglio il mio punto di vista.![]()
Si, sono d'accordo Psichedelic! Lo stesso vale per le altre figure, allora!
Come dicevano Giunone e Empowered la conoscenza dei processi psichici approfondita è basilare per conoscere fino a che punto spingersi nelle interpretazioni e nel percorso con una persona che ci chiede sostegno... quindi ciò che abbiamo studiato servePoi certo che non basta... l'esperienza..anche l'esperienza personale, di vita, una buona dose di qualità, di atteggiament ecc...o...è valore aggiunto in ogni professione
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Ultima modifica di Haidy2009 : 31-05-2012 alle ore 21.16.31