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  1. #16
    Partecipante Super Figo
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Citazione Originalmente inviato da Morgana-z Visualizza messaggio
    Prendendo spunto da quanto manuela ha voluto condividere con noi tutti, vorrei lanciarvi una domanda, a cui mi piacerebbe che rispondeste:

    "Cosa vi ha portato a scegliere psicologia?"
    Per una vita ho pensato che la mia scelta fosse motivata dal desiderio di aiutare gli altri. Poi con un lavoro profondo su me stessa ho capito che in realtà ero spinta da ferite personali che volevo comprendere. Quando ho toccato il fondo, quando ho capito determinate cose, mi sono resa conto che con la sofferenza ci sono già troppo a contatto... e così ho cambiato nuovamente percorso, perché so che il lavoro di psicologa non fa per me. Credo che se si hanno dei dubbi sulla propria propensione ad un lavoro come questo (come anche nel caso del medico, ad esempio) sia meglio fare un passo indietro.
    E' anche vero, come diceva il prof. Carotenuto, che la ferita dello psicologo è una feritoia verso il mondo interiore e la sofferenza dell'altro, ma... ormai so di non essere più il tipo di persona capace di accompagnare l'altro in un percorso verso se stesso.

  2. #17
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Non lo sò.Io credo o spero che aver vissuto e aver sofferto possa essere un buon prerequisito per aiutare gli altri
    Mi voglio illudere,magari li si comprende di più

  3. #18
    Partecipante Super Figo
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Sì, certo, spesso è così, ma si può essere capaci di grande empatia ed aver comunque voglia di svolgere un lavoro più "leggero", non troppo a contatto con la sofferenza.
    Può essere giudicato egoistico ma... a volte si ha solo bisogno di leggerezza, di spensieratezza, di distanze dal dolore... Almeno questo è il mio caso, ed è per questo che ho abbandonato la psicologia. Io non mi sento in grado di aiutare nessuno, non a livello professionale almeno. Mi ci è voluto un po' di tempo per capirlo ma ora lo accetto serenamente.

  4. #19
    Postatore Compulsivo L'avatar di joker.the.mad
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Citazione Originalmente inviato da viola74 Visualizza messaggio
    Sì, certo, spesso è così, ma si può essere capaci di grande empatia ed aver comunque voglia di svolgere un lavoro più "leggero", non troppo a contatto con la sofferenza.
    Secondo voi, è sempre indispensabile "essere capaci di grande empatia" per diventare un buon psicologo?...
    Domando...

  5. #20
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    dipende,lo psicologo non è psicoterapeuta.per me per essere psicoterapeuta servono estrema sensibilità,amore per l'umanità,profonda pazienza,grande spirito d'osservazione

  6. #21
    Partecipante Super Figo
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Citazione Originalmente inviato da joker.the.mad Visualizza messaggio
    Secondo voi, è sempre indispensabile "essere capaci di grande empatia" per diventare un buon psicologo?...
    Domando...
    Psicologo o psicoterapeuta, secondo me l'empatia è necessaria. Ciò non significa che si debba consolare il paziente come farebbe un amico...

  7. #22
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Citazione Originalmente inviato da Fakeplastictree Visualizza messaggio
    dipende,lo psicologo non è psicoterapeuta.per me per essere psicoterapeuta servono estrema sensibilità,amore per l'umanità,profonda pazienza,grande spirito d'osservazione

    Queste caratteristiche, benchè importanti per il bagaglio umano, non sono sufficienti, perchè in realtà tutti noi possediamo in potenza tali qualità. Uno psicoterapeuta unisce a queste caratteristiche una solida preparazione teorica, pratica e metodologica, ma anche (secondo me indispensabile) un patrimonio acquisito tramite la propria analisi personale. Chiamo questo patrimonio perchè solo attraversando il proprio dolore ed evolvendo attraverso di esso è possibile raggiungere un equilibrio dinamico personale e poter stare accanto ai nostri pazienti.
    Continuo a puntare il dito sulle presunte qualità "salvifiche" del terapeuta: amare i pazienti, avere amore per l'umanità et similia.
    Colleghi presenti e futuri, noi non siamo missionari, nè consolatori degli afflitti, nè la posta del cuore. Siamo terapeuti. E prima ci metteremo in testa che il nostro (onnipotente) intento di salvare gli altri è del tutto errato e infantilizza i pazienti ponendoli anche in situazioni di dipendenza e assistenzialismo, prima cominceremo a costruire un'etica professionale che possa definirsi davvero etica.

    L'empatia è necessaria per il nostro lavoro. Se non ci sintonizziamo sulle frequenze, al ritmo, o al passo di chi chiede il nostro aiuto, non potremmo co-costruire la terapia con lui. L'empatia permette anche di lasciare le posizioni onnipotenti e giudicanti.
    Ma l'empatia è anche una risorsa che va nutrita anche attraverso il lavoro su di sè.
    Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato.
    (Haruki Murakami)

  8. #23
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Citazione Originalmente inviato da Morgana-z Visualizza messaggio
    Queste caratteristiche, benchè importanti per il bagaglio umano, non sono sufficienti, perchè in realtà tutti noi possediamo in potenza tali qualità. Uno psicoterapeuta unisce a queste caratteristiche una solida preparazione teorica, pratica e metodologica, ma anche (secondo me indispensabile) un patrimonio acquisito tramite la propria analisi personale. Chiamo questo patrimonio perchè solo attraversando il proprio dolore ed evolvendo attraverso di esso è possibile raggiungere un equilibrio dinamico personale e poter stare accanto ai nostri pazienti.
    Continuo a puntare il dito sulle presunte qualità "salvifiche" del terapeuta: amare i pazienti, avere amore per l'umanità et similia.
    Colleghi presenti e futuri, noi non siamo missionari, nè consolatori degli afflitti, nè la posta del cuore. Siamo terapeuti. E prima ci metteremo in testa che il nostro (onnipotente) intento di salvare gli altri è del tutto errato e infantilizza i pazienti ponendoli anche in situazioni di dipendenza e assistenzialismo, prima cominceremo a costruire un'etica professionale che possa definirsi davvero etica.

    L'empatia è necessaria per il nostro lavoro. Se non ci sintonizziamo sulle frequenze, al ritmo, o al passo di chi chiede il nostro aiuto, non potremmo co-costruire la terapia con lui. L'empatia permette anche di lasciare le posizioni onnipotenti e giudicanti.
    Ma l'empatia è anche una risorsa che va nutrita anche attraverso il lavoro su di sè.
    Beh la preparazione credo sia ovvia e la davo anche per scontata,mi riferivo sopratutto a descrivere quelle che almeno ingenuamente per me sono prerequisiti umani,essendo ancora giovane e lontano ancora più che per metà strada al termine dei miei studi e della mia formazione.
    Il tuo discorso e la dipendenza,capisco cosa vuoi dire.Ovviamente la professione è la professione e scusate il gioco di parole,richiede sempre professionalità.Sensibilità umana e amore per l'umanità.Ecco io non intendo creare empatia come potrebbe viverla l'amico del cuore,ma essere umani.Cioè amare l'umanità e,perchè no anche trarne un sottile piacere o una minima soddisfazione nel far del bene.Forse professionalmente non sarà valido come spunto,è necessario comunque mantenere distacco nei confronti del paziente,ma non sò il mio inutuito mi ha sempre suggerito che un pò di amore nei confronti del prossimo,almeno sicuramente non potrà far male nei suoi confronti.Capisco che una cosa del genere può avere grosse ripercussioni perchè ci vuole un adeguato grado di distacco.Ecco forse allora almeno sempre dal mio punto di vista ingenuo e semplicistico modo di vedere le cose si potrebbe introdurre un'altra immagine per descrivere una qualità.Uno psicoterapeuta secondo me dovebbe anche essere forte e resistente quanto le radici di una quercia.La resilienza forse consentirebbe di "resistere" ai contraccolpi emotivi che un lavoro cosi intensi tende a generare.
    Per il resto,perfettamente d'accordo con te e comprendo appieno la tua risposta e il tuo punto di vista sulle emozioni.Solo che un pò nella mia ingenuità e inesperienza mi piange il cuore a studiare in certi ambiti quanto possano sfiduciare il rapporto terapeuta-paziente aspetti come il freddo distacco e la professionalità del medico e pensare che in ambito psicoterapeutico avvenga(giustamente) la stessa cosa.
    Ovviamente,essere umani non significa andare a cena o al cinema con il proprio paziente eh

  9. #24
    Partecipante Super Figo
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Condivido tutto ciò che ha scritto Morgana-z e vorrei sottolineare questo punto in particolare...

    Citazione Originalmente inviato da Morgana-z Visualizza messaggio
    E prima ci metteremo in testa che il nostro (onnipotente) intento di salvare gli altri è del tutto errato e infantilizza i pazienti ponendoli anche in situazioni di dipendenza e assistenzialismo, prima cominceremo a costruire un'etica professionale che possa definirsi davvero etica.

    L'empatia è necessaria per il nostro lavoro. Se non ci sintonizziamo sulle frequenze, al ritmo, o al passo di chi chiede il nostro aiuto, non potremmo co-costruire la terapia con lui. L'empatia permette anche di lasciare le posizioni onnipotenti e giudicanti.
    Ma l'empatia è anche una risorsa che va nutrita anche attraverso il lavoro su di sè.

    Il desiderio onnipotente di poter "salvare" una persona io l'ho riconosciuto in me e ho faticato tanto per abbandonarlo. E' stato difficilissimo soprattutto perché la persona in questione fa parte della mia vita. Questo mio desiderio, naturalmente inconscio, ha creato una situazione non solo di dipendenza ma di co-dipendenza.
    Sto parlando di una situazione personale e non del lavoro con un paziente ma... probabilmente se non avessi lavorato su me stessa e avessi continuato su questa strada, avrei fatto lo stesso errore con eventuali pazienti.
    Riconoscere la propria impotenza in determinate situazioni è un processo doloroso. L'empatia aiuta a lasciare posizioni onnipotenti, ma credo che anche viceversa, l'abbandono dell'onnipotenza permette di essere più autenticamente empatici.

  10. #25
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Sono molto contenta nel leggere i vostri post, sono riflessioni davvero interessanti. E il fatto che vengano da chi sta cominciando ora questo percorso mi piace ancora di più perchè mi permette di confrontarmi e riflettere nuovamente a partire dal punto in cui sono adesso.
    Fake, per quanto riguarda il "sottile piacere nell'aiutare gli altri" capisco cosa vuoi dire. Ma anche lì bisogna stare attenti a non cadere nell'autocelebrazione e nell'autocompiacimento.

    Per quanto mi riguarda, ho provato momenti di gioia molto grandi quando i miei pazienti avevano certi insight, o quando li vedo elaborare analiticamente delle cose tra una seduta e l'altra.
    Ma il momento che mi rende più felice e più triste insieme è quando li saluto per l'ultima volta, e li vedo andare via.
    E sono emozionata perchè me ne sono presa cura, e perchè col mio aiuto (e con le sue forze) riprende il cammino della sua vita più forte di prima. Capite? la gioia più grande la provo proprio nel momento in cui divento inutile!
    E lì mi viene da ricordare com'erano la prima volta che li ho visti. E' un'emozione impagabile.
    Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato.
    (Haruki Murakami)

  11. #26
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Citazione Originalmente inviato da Morgana-z Visualizza messaggio
    Per quanto mi riguarda, ho provato momenti di gioia molto grandi quando i miei pazienti avevano certi insight, o quando li vedo elaborare analiticamente delle cose tra una seduta e l'altra.
    Ma il momento che mi rende più felice e più triste insieme è quando li saluto per l'ultima volta, e li vedo andare via.
    E sono emozionata perchè me ne sono presa cura, e perchè col mio aiuto (e con le sue forze) riprende il cammino della sua vita più forte di prima. Capite? la gioia più grande la provo proprio nel momento in cui divento inutile!
    E lì mi viene da ricordare com'erano la prima volta che li ho visti. E' un'emozione impagabile.
    E' uno dei motivi principali che mi hanno spinto a intraprendere questo genere di studi e spero tanto un giorno possa avere anche io questa grande emozione

  12. #27
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Il mio augurio più grande è che possiate diventare inutili per i vostri pazienti, o meglio di avere per loro un'utilità a tempo: perchè il vostro obiettivo non sia di renderli dipendenti da voi, ma liberi dai propri condizionamenti e autonomi, per quanto possibile
    Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato.
    (Haruki Murakami)

  13. #28
    Matricola L'avatar di diamanta
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Credo che dopo che studierai e capirai le ragioni del loro comportamento non potrai fare altro che perdonarli e vivere in pace con te stessa e anche con loro.
    Nel centro del buio nero si possono trovare mille colori diversi.

  14. #29
    Matricola L'avatar di diamanta
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Sì, ci vuole empatia, perchè se non senti l'altro, se non percepisci il suo stato d'animo e non riesci ad essergli vicino le parole non serviranno. Puoi dire un mare di parole, seguire mille metodi, mille tecniche, ma se non sei vicino empaticamente allora dall'altra parte non arriva nulla. Eppoi una persona empatica si presume abbia un buon rapporto cogli altri e quindi è sempre un punto a favore
    Nel centro del buio nero si possono trovare mille colori diversi.

  15. #30
    Partecipante Leggendario L'avatar di pinga
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    Riferimento: Raccontare la verità, sempre e comunque, ci vuole coraggi

    Pure io mi ero iscritta in psicologia per capire meglio la mia famiglia, essendo più volte stata ferita e soggetta a delle perdite.
    Tuttavia, non voglio illudere nessuno, ma è servito a poco. A volte il modo migliore per imparare a difendersi è una buona psicoterapia perché se i meccanismi di difesa ti mancano, potrai studiare tutto quello che vuoi e dare tutti gli esami del mondo, ma continueranno a mancare.

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