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  1. #16
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Accadueo
    la "follia" delle allucinazione potrebbe dipendere anche da cosa una persona sceglie di vedere e/o sentire.. per la nostra società se dici di vedere un coniglio bianco sei pazzo.. se dici di vedere la Madonna sei un santo..
    Per me sei pazzo anche se dici di vedere la Madonna, come per chiunque abbia un po' di buon senso credo, non credo sia solo una questione di cultura, è decisamente anche e SOPRATTUTTO una questione di buon senso, il libro della realtà, come dice Affa, è lo stesso per tutti... se poi mia nonna dovesse pensare che sei un santo... ...non mi sembrerebbe un parere autorevole


    Vorrei far notare che i termini follia o pazzia si associano esclusivamente al delirio, ciò è fuorviante...
    ciao

  2. #17
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
    Data registrazione
    31-03-2003
    Messaggi
    2,536
    Lo stesso "sintomo", in situazioni, contesti e persone differenti, può ispirare diverse "diagnosi".

    Originariamente postato da io mordo
    non credo sia solo una questione di cultura, è decisamente anche e SOPRATTUTTO una questione di buon senso, ... se poi mia nonna dovesse pensare che sei un santo... ...non mi sembrerebbe un parere autorevole
    secondo me, il buon senso è tutta una questione culturale.. la psichiatria, la meccanica, la magia, le religioni, le famiglie, ogni Stato, ogni singolo individuo possiede un suo buon senso ed una sua cultura. Non esiste un buon senso e cultura "universale" cioè valido per tutti. La storia del buon senso psichiatrico fino al DSM II, considerava l'omosessualità una patologia, il Vaticano come persone contronatura, i radicali come una delle tante espressioni della vita sessuale.. chi ha ragione? Qual'è il parere più autorevole?.. mah, forse quello degli stessi omosessuali?
    Quante volte capita di vedere il pazzo del paese inseguito dai ragazzini che si divertono a prenderlo in giro, persone grandi (i cosiddetti splendidi) che lo fermano per farsi quattro risate.. ebbene, chi ha deciso che lui è un pazzo? Il fatto ad esempio, che lui cammini con una carriola per le strade? O ancora, che decida di percorrere ogni giorno per dieci volte lo stesso percorso?
    Un "pazzo" non può avere un parere autorevole anche sulla stessa pazzia? Quante volte capita che i familiari decidono che il proprio figlio/a è malato/a? O al contrario, quanti genitori sono soddisfatti di avere un figlio obeso (parola di pediatri) perchè convinti che essere "cicciottelli" sia indice di benessere e salute?

    Riguardo la metafora della realtà, personalmente la chiamerei metafora della creatività. Attenzione: questo è un parere autorevole!

  3. #18
    psicochina
    Ospite non registrato
    mi stavo domandando leggendovi quanto c'entra la follia con la possibilità di guarigione
    le diagnosi di tutti i tipi, relazionali, relative, dsm 1 2 3 4 ... 18, cognitiviste comportamentali psicanalitiche dovrebbero essere al servizio della possibilità di cura, o no?
    e se fosse così non dovremmo domandarci prima di tutto quanto la follia sia sofferenza per chi la veste e la assume su di sè e quanto invece non sia protezione da una sofferenza ben più cattiva?
    insomma per farla breve: i sintomi a cosa servono?
    e quando un mio paziente sta per concludere il suo, il nostro, percorso di psicoterapia lo sta per concludere perché non sente più i pensieri e i sentimenti degli altri dentro la sua testa o perché non gli danno più tanta noia?

  4. #19
    Originariamente postato da Accadueo
    Lo stesso "sintomo", in situazioni, contesti e persone differenti, può ispirare diverse "diagnosi".

    secondo me, il buon senso è tutta una questione culturale.. la psichiatria, la meccanica, la magia, le religioni, le famiglie, ogni Stato, ogni singolo individuo possiede un suo buon senso ed una sua cultura. Non esiste un buon senso e cultura "universale" cioè valido per tutti. La storia del buon senso psichiatrico fino al DSM II, considerava l'omosessualità una patologia, il Vaticano come persone contronatura, i radicali come una delle tante espressioni della vita sessuale.. chi ha ragione? Qual'è il parere più autorevole?.. mah, forse quello degli stessi omosessuali?
    Quante volte capita di vedere il pazzo del paese inseguito dai ragazzini che si divertono a prenderlo in giro, persone grandi (i cosiddetti splendidi) che lo fermano per farsi quattro risate.. ebbene, chi ha deciso che lui è un pazzo? Il fatto ad esempio, che lui cammini con una carriola per le strade? O ancora, che decida di percorrere ogni giorno per dieci volte lo stesso percorso?
    Un "pazzo" non può avere un parere autorevole anche sulla stessa pazzia? Quante volte capita che i familiari decidono che il proprio figlio/a è malato/a? O al contrario, quanti genitori sono soddisfatti di avere un figlio obeso (parola di pediatri) perchè convinti che essere "cicciottelli" sia indice di benessere e salute?

    Riguardo la metafora della realtà, personalmente la chiamerei metafora della creatività. Attenzione: questo è un parere autorevole!
    Allora, rispondiamo un po' in ordine sparso
    In *nessuna* cultura si pensa che il fantasma, il dio o quel che sia sia *materialmente* lì, ma semplicemente che il 'posseduto', o il 'medium', o lo 'sciamano', sia *in contatto* col dio, in situazioni *ben* codificate... sicuramente di madonnari (personme che vedono la Madonna ) ce ne sono molti piu' di quanti noi si sappia, ma la maggior parte non hanno seguito/credito. E anche chi invece viene esorcizzato non è che una piccola parte delle persone che mostrano quei sintomi....

    Per quanto riguarda il 'parere autorevole su sè stessi'... no! Non sempre, almeno! Non per la psicologia... uno psicanalista pensa che il suo paziente abbia complessi irrisolti/pulsioni inconscie anche se il paziente lo nega ed effettivamente non ha mai *sentito* nulla del genere in sè. Il paziente affetto da DAP ha dei sintomi peculiari che lo inducono a pensare cose false su sè stesso, o, per esempio, all'inizio possono pensare di avere un attacco di tachicardia, asma, o che so io, quando invece è un attacco di panico.

    Infine sì: la pazzia è una questione culturale, ma penso che sia, in parte, interculturale, trasversale alle culture... se una persona alle tre di notte esce fuori e inizia a correre cantando lo yodel non sia visto come *normale* nè qui, nè in India (orientale), nè dagli indiani (d'america). Magari può essere visto come illuminazione mistica, visione divina, comprensione della realtà, ma per tutti quella roba lì *non* è la normalità. Quello che cambia è semmai il nome da dargli e il modo in cui trattare con essa.
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  5. #20
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da psicochina
    mi stavo domandando leggendovi quanto c'entra la follia con la possibilità di guarigione
    le diagnosi di tutti i tipi, relazionali, relative, dsm 1 2 3 4 ... 18, cognitiviste comportamentali psicanalitiche dovrebbero essere al servizio della possibilità di cura, o no?
    e se fosse così non dovremmo domandarci prima di tutto quanto la follia sia sofferenza per chi la veste e la assume su di sè e quanto invece non sia protezione da una sofferenza ben più cattiva?
    insomma per farla breve: i sintomi a cosa servono?
    e quando un mio paziente sta per concludere il suo, il nostro, percorso di psicoterapia lo sta per concludere perché non sente più i pensieri e i sentimenti degli altri dentro la sua testa o perché non gli danno più tanta noia?
    Il punto è che dobbiamo cercare di capire, come hai detto tu, quanto la follia (il delirio, per essere più chiari) arrechi sofferenza al malato e quanto potrebbe soffrire di più se questo gli venisse a mancare... come ho già detto, è qui che emerge il cuore del problema... un problema che non se ne va insieme alle idee deliranti, anzi, può essere proprio il momento buono perchè la situazione peggiori ancora.

    Il delirio, la follia, l'idea folle, i pensieri strani sono concetti relativi, relativi a vari fattori, ma la psicosi, la malattia è un concetto molto meno relativo e molto più importante per il diretto interessato che per chi lo osserva... secondo me...

    Io spero che i tuoi e tutti gli altri pazienti finiscano il loro percorso terapeutico quando non provano più certe sensazioni e non quando ci hanno fatto l'abitudine e hanno dimenticato come si stava prima... altrimenti ci rimane solo da spararsi in testa, oppure si continua a vivere da rincoglioniti ma, nel mondo di oggi non è molto bello.

    Vorrei poi parlare di un'altra questione che per me è importante: a cosa servono i sintomi?
    Personalmente penso che la maggior parte dei sintomi che vanno a determinare una situazione psicotica non abbiano valore simbolico... credo che più che altro siano la mera espressione di quella cosa che possiamo chiamare tanathos.

  6. #21
    Partecipante Affezionato L'avatar di testavuota
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    La sanità mentale è relativa, ma esiste un modo preciso per distinguere un normale da un non normale. Se leggendo il DSM non si riscontra alcun sintomo, allora sicuramente non si è normali.
    In ogni caso il termine normale deriva da norma, che sta per retto, a 90 gradi. La normalità o normalizzazione sono canoni storici, culturali, am anche biologici, fisiologici ecc. Ad esempio, se un mio vicino di casa taglia il clitoride della figlia conuna lametta, è sicuramente un pazzo, perchè va contro leggi culturali e sociali, e anche contro leggi biologiche. Se invece a farlo è una popolazione affricana, allora non si infrange nessuna legge di costume, ma solo biologica, quindi non è follia, dipende da chi la compie.
    Ma il problema rinasce. Come posso dire con certezze che infrango le leggi biologiche? Perchè nasciamo di natura in un determinato modo,e la modificazione di noi è contro natura? Quindi in generale siamo tutti dei devianti, in quanto la modificazione del nostro corpo diventa sempre più diffusa ( ad uso estetico e medico). Quindi in alcune società la legge culturale e sociale vale più di quella biologica.
    A conti fatti non si può dire con certezza se una persona è sana mentalmente, se non riferendosi alle proprie leggi di valutazione e rifacendosi ad una presunta sanità ideale.

    P.s. Libro molto bello è anche "L'elogio della follia" di Erasmo da Rotterdam, qui la follia parla in prima persona, si presenta e racconta di se. Poi consiglio un film di Romero "La città verrà distrutta all'alba" in cui il solito viirus si libera e tutto il mondo rincretinisce, impazzisce velocemente.
    testavuota fa di se una bestia per sbarazzarsi della pena d'essere un uomo...


    [URL=http://testavuota.splinder.com/] Il blog di Testavuota!!! [/URL
    ]

  7. #22
    Partecipante L'avatar di affa
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    IO penso che si dovrebbe chiarire cosa intendiamo per follia, es. un'ossessivo compulsivo per me non fa parte di uno quadro psicotico o folle. Un Paranoide si. Un folle scinde dalla realtà che lo circonda, se uno taglia il clitoride alla figlia perchè nella sua cultura di appartenenza e usanza fare cosi non è pazzo, può essere anti comformista .
    Una donna che non mangia cibo perche anoressica non è pazza, avra dei problemi con se stessa ma non è pazza.
    Io credo sia importante capire che una persona che non segue la norma non è pazza. Pazzo è chi della norma non ne conosce neanche l'esistenza.
    Un madonnaro che vede la madonna o il simbolo dell'esistenza di un dio non è pazzo in nessuna cultura, un madonnaro che vede la madonna e crede di avere una missione per conto di dio e che la sua famiglia sia satana in persona, questo è un pazzo.
    i Folli perdono il contatto con la realtà. Un uomo che ognitanto vuole andare a farsi una passeggiata nudo, non è un pazzo, avrà un qualche disturbo ma non è un pazzo.
    Fuori come va?
    affa.

  8. #23
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da affa
    IO penso che si dovrebbe chiarire cosa intendiamo per follia, es. un'ossessivo compulsivo per me non fa parte di uno quadro psicotico o folle. Un Paranoide si. Un folle scinde dalla realtà che lo circonda, se uno taglia il clitoride alla figlia perchè nella sua cultura di appartenenza e usanza fare cosi non è pazzo, può essere anti comformista .
    Una donna che non mangia cibo perche anoressica non è pazza, avra dei problemi con se stessa ma non è pazza.
    Io credo sia importante capire che una persona che non segue la norma non è pazza. Pazzo è chi della norma non ne conosce neanche l'esistenza.
    Un madonnaro che vede la madonna o il simbolo dell'esistenza di un dio non è pazzo in nessuna cultura, un madonnaro che vede la madonna e crede di avere una missione per conto di dio e che la sua famiglia sia satana in persona, questo è un pazzo.
    i Folli perdono il contatto con la realtà. Un uomo che ognitanto vuole andare a farsi una passeggiata nudo, non è un pazzo, avrà un qualche disturbo ma non è un pazzo.
    Sono pienamente daccordo.

  9. #24
    io mordo
    Ospite non registrato
    Ieri ho visto un film bellissimo che sicuramente ha a che fare con quest'argomento: Laurel Canyion
    Bellissimo film, ve lo consiglio!!

  10. #25
    indiana
    Ospite non registrato

    un mio pensiero un pò folle....

    Originariamente postato da Dreamstalker
    ................

    Infine sì: la pazzia è una questione culturale, ma penso che sia, in parte, interculturale, trasversale alle culture... se una persona alle tre di notte esce fuori e inizia a correre cantando lo yodel non sia visto come *normale* nè qui, nè in India (orientale), nè dagli indiani (d'america). Magari può essere visto come illuminazione mistica, visione divina, comprensione della realtà, ma per tutti quella roba lì *non* è la normalità. Quello che cambia è semmai il nome da dargli e il modo in cui trattare con essa.
    Riprendo una frase di dream con cui concordo: " la pazzia è una questione culturale". Ancor meglio credo che sia l'attribuzione di significato, in questo caso a proposito della pazzia, ad essere un fenomeno transculturale. In ogni cultura c'è un qualcosa che si ritiene "normale" e un qualcosa che non lo è, il suo opposto. Ovviamente per ogni cultura la normalità e il suo opposto assumono forme e modi differenti. Ma il comune denominatore è l'attribuzione del significato in relazione ad una logica degli opposti: positivo e negativo. Su questo credo che si concordi, nel senso che non si mette più in discussione se la pazzia esiste in quanto tale, oppure no. La stessa domanda non avrebbe un granchè di senso. La pazzia diviene ciò che è, in misura del significato che gli diamo, si evolve, cambia, diciamo che la stessa pazzia non è sempre stata la stessa. Si è citato spesso " Storia della follia" di Foucault, per l'appunto.
    Il punto è un'altro, secondo me l'uomo, per secoli ha tentato di dare senso alla follia seguendo spesso la logica del suo pensiero, cercando così di creare una linea rassicurante di demarcazione tra il "normale" e "l'anormale". Credo però ci si renda conto di quanto sia sottile in realtà quella linea di demarcazione e di quanto invece sia più probabile l'idea che la "follia" sia parte integrante del pensiero umano. In sostanza: tutti in potenza possiamo diventare "folli", quasi come poter prendere un raffreddore.

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