Seguo con molto interesse il percorso proposto da Santiago e per molti aspetti mi sento di condividerlo, ma ciònonostante sento il bisogno di proporre dei correttivi la cui validità, spero, si manifesti in seguito. Stabilito che il sintomo è un segnale di pericolo credo che non si possa sostenere "che informa il soggetto di un problema che chiede soluzione e di cui il sintomo stesso si fa portavoceche": generalmente i problemi non si risolvono, ma si affrontano, dunque il sintomo richiama l'attenzione, il soggetto coinvolto dovrà svolgere un lavoro di analisi per il riconoscimento. Di nuovo propongo il modello che è stato utilizzato: se il cacciatore uccide un fringuello ed ha "dopo" una crisi di cefalea quel sintomo "non è simbolico" del fringuello sacrificato, è un segnale, un invito a pensare e a cercare cosa lo possa aver prodotto. Se invece il cacciatore si sente felice e soddisfatto del gesto noi potremmo dire che egli non ha sintomi, ma solo il piacere paradossale del gesto. Santiago insiste nel sostenere che " Il sintomo è un'emozione simbolizzata" : di nuovo mi pongo sul piano clinico e pratico, possiamo noi dire al cacciatore di fringuelli che egli ha un'emozione simbolizzata? Credo proprio di nò, perchè in termini comuni il concetto "emozione simbolizzata" è un ossimoro, ovvero una frase che si cortocircuita, l'emozione è simbolo, è un segnale, una rappresentazione di dolore/piacere.... e basta.
".. perchè utilizza il corpo stesso (e/o la mente) per esprimere tale problema non più rimandabile" ritengo l'assioma terminologico corpo-mente appartenente al sistema Tolemaico del sole che tramonta, il corpo-mente è equivoco, purtroppo ci si ostina, di nuovo, a non tenere conto della realtà scientifica: esiste il cervello e il cervello non è solamente un organo è la centralina che fa sentire un cuore sofferente e decidere di segnalarne o nò la sofferenza...."perchè ora sussiste un costo fisico che il soggetto è chiamato a risolvere" di nuovo l'equivoco: la presenza del sintomo è utile per affrontare non per risolvere, infatti se il cacciatore di fronte al sintomo si prende una dose di cocaina "risolve" il costo fisico, ma cosa affronta?. "Il sintomo è sistemico perchè è alle soglie fra i sistemi intraindividuale e micro/macro culturale": l'affermazione di santiago mi risulta difficile da comprendere, ci sono degli spunti ma mi appaiono equivoci: che sia sistemico non ci sono dubbi, ma le soglie riguardano invece qualcosa che appartiene al senso del pericolo e dubito che si possa catalogare fra i sistemi intraindividuale e micor/macro culturale. Per es. se un soggetto ha la glicemia a 300 c'entra poco la cultura (rapporto fra singolo e gruppo) credo che ci sia invece un rapporto fra la soglia glicidica e la percezione, lo stesso si può dire per esempio con il delirio, o con una paranoia. Il delirante può essere informato del delirio dal sintomo oppure nò: li è la soglia. "E' metaindividule perchè il soggetto non sceglie consapevolmente di averlo": caro santiago capisco ciò che tu vuoi dire ma debbo smentirti: il soggetto diventa consapevole di avere il sintomo, ovvero diventa consapevole di possedere un sistema, che noi chiamiamo di emergenza che lo avverte, e se il sistema funziona riconosciamo a quel soggetto la metacognizione di saper pensare ad un modello esistenziale (senso del pericolo, la posizione di K verso O di Bion). "Esso più probabilmente rappresenta un fattore omeostatico di un sistema allargato intra/inter individuale": concordo nella rappresnetazione del sistema omeostatico che deve essere ricondotto alla "presenza nel mondo" del soggetto, ovvero della sua capacità di fare ricorso alle memorie individuali ma forse anche collettive (perchè nò?) per stabilire la presenza dell'evento critico che ha generato il segnale di allarme o di pericolo che il sintomo è portavoce. "Il sintomo è relazionale perchè acquisisce il suo senso all'interno degli scambi relazionali e all'interno delle semantiche ad esse connesse": che sia relazionale è fuori di dubbio, ma all'interno del soggetto, ovvero nei sistemi che si sono organizzati fra il rapporto con il mondo e il proprio apparato di emergenza, la soglia critica rimane sempre dell'apparato di emergenza, di pertinenza del cervello emotivo e non necessariamente con il gruppo. "Quando il sintomo assume significati diviene di pertinenza psicologica": il sintomo porta con sè un significato, e il suo svelarsi è di pertinenza della psicologia, ovvero di una scienza che sappia riconoscere il valore e la portata dell'apparato di emergenza. Ritengo che il sogno sia il primo sintomo che ci riconosce il ruolo dell'apparato di emergenza "all'interno delle semantiche ad esse connesse" perchè è la risultante di un lavoro di analisi necessario alla formazione delle memorie. Il sogno non serve a portare i numeri da giocare al lotto......







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