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  1. #16
    Johnny
    Ospite non registrato
    ciao rieccomi, dò un parere (personale)...secondo me con quella storia del parco, vi state tirando un sacco di menate....cioè: 1.non sei ancora una psicologa 2. eri in un parco dunque manca il setting.
    dunque secondo m t stai facendo un sacco di domande che poi non hanno risposta e che rischiano di scoraggiarti sulle tue capacità, xke in quell'ambito (al parco) non si dà aiuto "psicologico", bensì aiuto "umano" ...cioè, più di offrire la tua compassione, affetto e disponibilità nell'ascoltare, ...più di così, non si può, hai fatto il massimo!!!! Lo psicologo dà professionalità, l'amico dà affetto. L'aiuto psicologico con tutte le interpretazioni del caso si fanno all'interno del setting e con tante altre informazioni che al parco non si hanno.
    Quindi è impossibile parlare del caso specifico...al limite si possono fare sologeneralizzazioni su come funziona la famiglia, la comunicazione, i sistemi, ecc.....
    ciao

  2. #17
    ...mi premeva introdurre in questa discussione solo un inciso sulla questione del setting proposta dalle parole di Rasputin:
    hai scritto "eri in un parco dunque manca il setting...L'aiuto psicologico con tutte le interpretazioni del caso si fanno all'interno del setting e con tante altre informazioni che al parco non si hanno".
    Premettendo che non voglio entrare nel merito di questo caso specifico, ci tenevo a dire che il setting, che nel migliore dei casi è nello studio, silenzioso, senza interferenze e disturbi, in alcuni casi per necessità contestuale viene stravolto (vedi i centri di salute pubblici o ospedalieri!) e un parco tranquillo antistante il Centro di Salute per esempio, può diventare il luogo elettivo per avere un colloquio privo di fastidiose interferenze. Il setting è prima di tutto il campo mentale che si genera tra terapeuta e paziente ed è anch'esso basato sulle regole stipulate nel contratto iniziale (ex. onorario, tempo di seduta, orario previsto, deontologia ecc). Si può fare terapia ovunque, passeggiando come facevano Jung o Erickson nel bosco o sdraiati sul lettino freudiano, in una stanza di un centro di salute o nel parco; per esempio per pazienti gravi cronici che hanno un'impulso continuo al movimento si deve per forza adattare il setting. Ciò che conta è la relazione ed il riferimento continuo al setting terapeutico.
    Ciao, Benedetta
    "io sono Pessoa e...la Quarta...!"
    ....."MORBOSOooo"
    "Amo il rigore Bauhaus...cravattina nera, camicia bianca...stailosisssima"

    "...mi disturbi esteticamente..."

    http://www.radiodd.com

  3. #18
    Partecipante Assiduo L'avatar di grillo parlante
    Data registrazione
    31-03-2005
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    roma
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    172
    È vero ancora non sono una psicologa…
    Tuttavia mi dispiace che pensi che ci stiamo “tirando un sacco di menate”, ho aperto questo post all’interno del forum proprio per riflettere su argomenti che trattano di psicologia, di disagio umano e sulla possibilità di un intervento utile o meno che sia, dopo aver assistito ad una scena che mi ha profondamente colpito sia come essere umano sia come “futura psicologa”. Credo che la “formazione” sia anche questo, e questo caso è uno spunto di riflessione sulla terapia familiare, quella individuale, sul setting e l’intervento clinico sul ruolo dello psicologo in genere.
    A proposito del setting, mi dispiace anche, che pensi che in un parco non si possa creare, io invece credo proprio di sì e per questo sono completamente d’accordo con castagna. Il setting va creato tra “paziente e psicologo” ed essere in una stanza o meno è solo set. Setting è ciò che si crea relazionalmente tra queste due persone, e ti dirò di più delle volte è molto più utile un set-ting di fortuna, come ad esempio un parco, piuttosto che la stanza di colloquio che già di per se può creare difficoltà al paziente… L’ambiente tranquillo e senza interruzioni non è solo la stanza “personalizzata” dallo psicologo di cui il paziente ne è solo inserito…forse crudamente, come un soprammobile all’interno di una sua creazione….e sappiamo quanto questo di per sé crei disagio, remore nel parlare ecc…
    Quando le situazioni lo richiedono, bisogna uscire un po’ dagli schemi che c’hanno tramandato da ormai 100 anni, per CREARNE dei nuovi portando la comunicazione tra terapista e paziente a livelli superiori (ovviamente con delicata attenzione a transfert e controtranfert), cercando di interagire a livello più umano (non parlo di consigli, quelli li da la vicina di casa), come in un parco, piuttosto che a livello schematico come il setting terapeutico classico richiede.
    Con questo non voglio dire che d’ora in poi si dovrà fare terapia nei luoghi meno impensati, ma semplicemente dire che essere un po’ più creativi, come diceva il mio prof. di clinica (grande Carli), rende completo uno psicologo e più disposto il paziente…

    A presto

    grillo parlante

  4. #19
    Postatore Epico L'avatar di Megghina
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    10-11-2003
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    Fornacette (Pisa)
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    5,368
    Ciao!
    secondo me, in questo caso, non e' (ancora) indicata una terapia familiare. da esperienza personale e dall'esperienza sui libri (sono laureanda anche io) secondo me sarebbe meglio prima una terapia individuale sul padre sicuramente (ma io ci metterei anche la madre). la figlia non lo so.... a una persona che ti picchia non puoi reagire troppo bene in fondo...
    secondo la mia idea, io proporrei una terapia individuale ai genitori poi, quando sono un po' in grado di comportarsi da genitori adulti e maturi poter cominciare con una terapia che coinvolga anche la figlia, (in sedute padre-figlia e madre- figlia, mai tutti e 3 insieme).
    Per quanto riguarda la partecipazione della figli.. lei e' minorenne ed e' chi ha in affido la figlia che la puo' obbligare (il genitore affidatario ha il diritto e il dovere di fare tutto per il bene del figlio) a partecipare alle sedute.

    ripeto.. sono una semplice laureanda, e la mia e' davvero una umile opinione!!!
    Se non puoi esser strada, sii sentiero,
    se non puoi esser sole, sii una stella;
    vincere o perdere
    non ha a che vedere con la grandezza
    ma bisogna essere al meglio quello che si è




    docente del corso accelerato di Spigazione
    attendiamo iscritte

  5. #20
    Johnny
    Ospite non registrato
    Em…scusa qnd ho detto di nn “tirarsi le menate”, nn volevo essere offensivo...Pace? Cmq, sul setting, è un argomento ke mi interessa, volevo dire…da quanto mi risulta, il setting deve essere sotto il controllo del terapeuta…è proprio x questo ke che è un setting!!! Sn pienamente d’accordo qnd dici che anche un parco, o altro, può “diventare” un setting, però appunto volevo kiederti: quando hai parlato con quell’uomo, eri consapevole che quel luogo era il tuo setting, e in qualche modo, potevi tenere sotto controllo quell’ambiente in qualche modo?

  6. #21
    Partecipante Assiduo L'avatar di grillo parlante
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    31-03-2005
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    172
    Scuse accettate, anche se non l’avevo presa come offesa!!!!
    Anche a me interessa molto il setting, ma stiamo attenti a non confondere il transfert e controtransfert con il setting! Sono questi due, fondamentalmente che devono essere sotto il controllo del terapeuta, specie il controt. piuttosto che il transfert in quanto si sa che quest’ultimo è la via maestra per il cambiamento e quindi, probabilmente per la “guarigione” (in termini psicodinamici). Il setting garantisce specificità al colloquio; è una parola che comprende tempi, luoghi, costi…ed anche il modo di reagire del paziente all’istituzione di tali condizioni e l’organizzazione di un pensiero attorno a tali comportamenti (organizzazione di un pensiero che ovviamente comprende modelli e quindi una teoria della tecnica alla base). Ecco perché ti dico che il setting può essere ovunque, credo che sia più costruttivo un setting in un parco, piuttosto che nella stanza asettica creata solo dallo psicologo; ma attenzione: io parlo solo di LUOGO dove svolgere il colloquio, tutto il resto è compito dello psicologo, anche se ci sono sempre le eccezioni! Pensa alla reazione di un paziente quando gli comunichi che il prossimo colloquio avverrà in un parco e pensa, di conseguenza alla sua reazione su questa proposta a come potresti organizzare il tuo pensiero in base a tale reazione!!
    Facciamo anche attenzione a non farci troppe “seghe mentali” sul caso che vi ho proposto! In che senso????
    Ricordiamoci che io sono intervenuta la dove la situazione stava precipitando.
    Ricordiamoci che io ho parlato con il padre “consigliandogli” una terapia familiare dopo aver ascoltato il racconto iper riassuntivo su quello che stava capitando alla ragazza, a lui e alla sua famiglia in generale, e cosa la separazione stava portando al nucleo e soprattutto alla figlia.
    A mio avviso questo non è un setting, né un colloquio terapeutico, né nulla di altro psicologicamente contorto.
    Forse più che di sitting potremmo e dovremmo parlare di ANALISI DELLA DOMANDA (tra l’altro molto implicita, in quanto il padre della ragazza non mi ha chiesto nulla e probabilmente era anche seccato dalle domande e dai “consigli” che gli stavo ponendo).
    Quindi attenzione a non uscire fuori dal “seminato”. Non dobbiamo mica psicoanalizzare tutto quello che ci capita davanti.
    Alla tua domanda quindi “se potevo tenere sotto controllo quell’ambiente” ti rispondo che non c’era nulla da tenere sotto controllo se non il fatto che il padre non aggredisse la figlia ulteriormente in quel momento.
    L’unica cosa che io mi chiedevo subito dopo l’aver visto quella scena è se avevo fatto bene a consigliarli una terapia familiare…

    A presto


    grillo parlante

  7. #22
    Johnny
    Ospite non registrato
    ok

  8. #23
    monica78
    Ospite non registrato
    ciao...ho bisogno di aiuto,un aiuto serio.
    ho 27 anni e un fratello di 23 al quale sono legatissima,mia madre è attaccata solo a lui e qualsiasi cosa lui le chieda,lei lo aiuta sempre.Io invece è come se non esistessi,nonostante non le dia problemi e non le chieda mai niente.
    Mia madre ha un fratello,i miei nonni stravedono per lui e qualsiasi cosa invece faccia mia madre per loro è come se non l'avesse mai fatta.
    Mi chiedo se questo c'entri qulacosa con me.
    I miei genitori sono separati e mio padre è praticamente un delinquente,mia madre lo odia e io sono anni che non lo vedo.nonostante questo io e mio fratello siamo cresciuti educati e responsabili.
    mia madre però vede in me certi lati caratteriali di mio padre,mentre mio fratello ha preso tutto di mia madre.
    A questo punto chiedo un consiglio ,un aiuto,perchè io non so più come comportarmi e sono stufa di subire gli insulti di mia madre anche quando non ce n'è motivo,e se non trova il motivo cerca il pretesto per litigare.
    per favore aiutatemi.

  9. #24
    Partecipante Assiduo L'avatar di grillo parlante
    Data registrazione
    31-03-2005
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    roma
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    le hai mai fatto presente questo tuo disagio?
    le hai mai detto che con te si comporta in un modo e con tuo fratello in un altro?
    In poche parole hai mai parlato apertamente con lei?
    grillo parlante

  10. #25
    Partecipante L'avatar di Maghetto
    Data registrazione
    08-12-2004
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    59

    Re: psicoterapia della famiglia

    Il padre: "ma se io vado a fare colloqui con questi psicologi della famiglia, e dopo un po' loro vogliono vedere mia figlia e lei non ne vuole sapere, io cosa devo fare???devo prenderla per i capelli, o lasciare "morire" la cosa lì??come devo comportarmi in questo caso, non si può fare terapia della famiglia se manca un elemento importante"[/B]
    Ciao Grillo Parlante,

    secondo il mio modesto parere, una volta che la persona che si rivolge al terapeuta (o terapeuti nel caso di una terapia familiare tradizionale) viene agganciata nel modo giusto, poi sta al terapeuta trovare il modo di portare in terapia le persone che ritiene utili, e se è esperto non avrà difficoltà a farlo.

    Personalmente comunque ho visto moltissime sedute di terapia (dal vivo o registrate), e tra queste un caso in cui una ragazza che si era rifiutata di presentarsi all'appuntamento con la madre su richiesta del terapeuta, è poi spontaneamente arrivata nello studio nella seduta successiva per "capire cosa stava succedendo" in seguito ad una manovra messa in atto dal terapeuta appositamente a questo scopo.

    Ad ogni modo, non è una preoccupazione che deve avere la persona che si rivolge al terapeuta quella di "costringere" altre persone a recarsi nello studio. Se non è comunque possibile si lavora con chi c'è: in una ottica sistemica comunque al modificarsi di alcuni elementi, tutto il sistema viene interessato da cambiamenti.
    Ultima modifica di Maghetto : 03-06-2006 alle ore 04.25.41
    Niente può curare l'anima se non i sensi. O. Wilde

  11. #26
    Matricola
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    Ciao Monica, ho letto ora il tuo post...non so nemmeno se lo hai inviato da tanto o se è recente. Non so se nel frattempo qualcosa è cambiato ma non riesco a rimanere in silenzio difronte ad un disagio. Che genere di aiuto stai chiedendo esattamente?

    Originariamente postato da monica78
    ciao...ho bisogno di aiuto,un aiuto serio.
    ho 27 anni e un fratello di 23 al quale sono legatissima,mia madre è attaccata solo a lui e qualsiasi cosa lui le chieda,lei lo aiuta sempre.Io invece è come se non esistessi,nonostante non le dia problemi e non le chieda mai niente.
    Mia madre ha un fratello,i miei nonni stravedono per lui e qualsiasi cosa invece faccia mia madre per loro è come se non l'avesse mai fatta.
    Mi chiedo se questo c'entri qulacosa con me.
    I miei genitori sono separati e mio padre è praticamente un delinquente,mia madre lo odia e io sono anni che non lo vedo.nonostante questo io e mio fratello siamo cresciuti educati e responsabili.
    mia madre però vede in me certi lati caratteriali di mio padre,mentre mio fratello ha preso tutto di mia madre.
    A questo punto chiedo un consiglio ,un aiuto,perchè io non so più come comportarmi e sono stufa di subire gli insulti di mia madre anche quando non ce n'è motivo,e se non trova il motivo cerca il pretesto per litigare.
    per favore aiutatemi.

  12. #27
    Partecipante Assiduo L'avatar di grillo parlante
    Data registrazione
    31-03-2005
    Residenza
    roma
    Messaggi
    172
    ciao maghetto,
    sono completamente daccordo con te.
    La discussione che hai letto risale a un anno fa, in un mio momento di formazione non ancora stabile, dove cominciavo piano piano ad avvicinarmi alla terapia sistemica, e dove mi facevo mille domande insorte da anni e uscite come un fiume in piena dopo avere visto quella scena al parco.
    E' passato un anno...mi sono laureata, ho approfondito la teoria e la tecnica della terapia sistemica, mi documento su tanti casi e le domande sta tranquillo che ci sono ancora.
    Ma il bello di essere psicologi penso sia proprio questo no?!Domande su domande, discussioni costruttive tra colleghi per cercare di arrivare alle risposte.

    baci
    grillo parlante

  13. #28
    Partecipante Assiduo L'avatar di dandina79
    Data registrazione
    20-03-2006
    Messaggi
    127
    Ciao grillo parlante, essendoti accostata anke tu alla terapia sistem probabilm non ti diro' niente di nuovo, cmq...io frequento una scuola di psicoterapia di orientam sist-relaz e ci han sempre detto(altrim non mi ci sarei iscritta)che è possib 1percorso di terapia familiare anke cn1sola persona, purche', ovviam, si tengano in debito conto le sue relazioni familiari.A Monica posso soltanto dire che mi dispiace e consigliarle, se ritiene sia il caso, di far presente alla madre il suo disagio.Buonanotte ad entrambe

  14. #29
    Partecipante L'avatar di Maghetto
    Data registrazione
    08-12-2004
    Messaggi
    59
    Ciao Grillo,

    la discussione mi aveva incuriosito e purtroppo non mi ero chiesto se era vecchia (e quindi ormai superata)! Sorry.

    Per quanto riguarda la tua affermazione sul bello di essere psicologi e di discutere e confrontarsi tra colleghi mi trovi totalmente d'accordo con te!

    Niente può curare l'anima se non i sensi. O. Wilde

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