benvenuto quifab dimrom e grazie per averci riportato la tua esperienza (complimenti!!!) e consigli!
Volevo chiederti una cosa se non sono indiscreta: tu sei uno psicologo clinico che sta facendo lo psicologo del lavoro in un'azienda, giusto? Per scelta o perchè non hai trovato niente in ambito clinico, mentre trovare lavoro presso un'azienda "se ci sai fare" è meno difficile? Grazie!







Rispondi citando
, rimandai i problemi iscrivendomi alla facoltà di psicologia, con l'idea (magica) che un giorno, diventando psicoterapeuta, avrei perseguito prima di tutto il mio benessere.
).
, ma non mi ponevo ancora il problema di quale professione stessi costruendo (e neanche i prof me lo ponevano).
: "E dove è descritta precisamente, con riscontro scientifico, l'origine dei fenomeni che citate, tanto da chiamarle con un nome che deriva dal gergo medico, cioè malattia?".
. Sono contento che una in gamba come te
l'abbia apprezzato.
, piuttosto che l'ultimo collaboratore ad entrare in azienda…
Ma comunque, senza fare troppo la vittima, come dicono i cinesi,
"un viaggio di mille miglia comincia con un passo…". Nel senso che si può cominciare anche dal basso semplicemente dando feedback in maniera opportuna, o facendosi notare per la "lucidità" nel gestire le situazioni. Per dirla con il prof Massimo Grasso serve anche mantenere un livello minimo di collusione se non si vuole essere espulsi dalle relazioni. E poi c'è da dire che i libri di solito si riferiscono al committente che si rivolge ad uno studio di consulenza, non al proprio subordinato (situazione classica del formatore in azienda). Ciò nonostante è possibile lavorare con scienza e coscienza (o almeno sicuramente la seconda!).
, il tutor (ritenendo di poter fare bella figura presentandomi) mi procura un contatto che va a buon fine, e là sto per otto mesi (altri colloqui, tipo Banca di Roma, non vanno a buon fine);