• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 2 di 4 PrimoPrimo 1234 UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 16 fino 30 di 48
  1. #16
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
    Data registrazione
    15-11-2004
    Residenza
    nell'orbita di Anarres
    Messaggi
    3,359
    Ma spostare questa discussione nella stanza di psicologia clinica?

    Io penso che nel momento della relazione ognuno di noi porti il suo mondo innegabilmente, il punto è avere coscienza di ciò e del fatto che l'Altro è sempre altro da me, e che come tale va rispettato. E' scontato che qualunque relazione implica un binario a doppio senso pertanto come io influirò sul mio interlocutore egli farà altrettanto con me. Trovo che, laddove questo rapporto di rispetto reciproco per le proprie diversità sia particolarmente disturbante per il modo di essere dello psicologo inficiandone la professionalità, sia non solo saggio ma deontologicamente corretto inviare ad altro collega.
    Ultima modifica di ghiretto : 19-06-2005 alle ore 11.59.12

  2. #17
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
    Data registrazione
    31-03-2003
    Messaggi
    2,536

    Re: Re: Re: Uno psicologo può essere cattolico per esercitare la sua professione? Oppure

    Originariamente postato da Dreamstalker
    quoto questo pezzetto e rispondo anche a psymarco
    dire che non avere una convinzione religiosa sia una forma di fede è, a mio avviso, un errore. Nonchè una delle idee postmoderne che va tanto di moda
    nel vocabolario di casa ho cercato 'fede': "Il fatto di credere fermamente nella verità e giustezza di un assunto". Non è un pensiero postmoderno dire che un ateo ha fede delle sue convinzioni . Inoltre, l'ateo per definirsi tale, deve 'continuamente' parlare di dio. (mi divertono un sacco sti discorsi). Oggi va di moda anche dire che le idee postmoderne vanno tanto di moda



    Dire che l'ateismo è una religione è come dire che l'anarchia è una forma di governo, il che palesemente si falsifica da sé, a meno che non si voglia adottare un concetto di "governo" e di "religione" tanto vago da essere inutile.
    Detto questo, c'è chi può avere fede nella scienza (e di solito *non* sono gli scienziati), ma ci sono tante altre soluzioni, e d'altronde NON(FEDE)=FEDE lede il principio di non contraddizione
    il concetto di ateismo e il concetto di anarchia come il concetto di religione e di politica, secondo me, non possono essere sottoposti a similitudini per il fatto che i primi riguardano disquisizioni extraterrene mentre le seconde trattano questioni 'puramente' terrene. L'unica cosa che li unisce sono la fede e il fatto che non possono essere falsificati.
    Ancora esiste il principio di non contraddizione ? Dream guai se mi contraddici eh!!! A parte gli scherzi, secondo me, è grazie alla contraddizione che è possibile avere la profondità delle cose.. sempre con la metafora degli occhi, il mondo che giunge alla retina è capovolto e rimpicciolito.

    Originariamente postato da alberag
    Una psicologa che conosco, di religione ebraica, mi ha raccontato che durante un intervento in una classe alcuni studenti facevano cori da stadio del tipo *rossoneri ebrei* ed altre cose meno simpatiche. Non è stato possibile lavorare più di tanto su questo, un po' per dei limiti dei ragazzi (alquanto ignorantelli, come li ha definiti lei), ma un po' per un suo problema ad affrontare la tematica dell'antisemitismo.
    Al che mi ricordo che le chiesi "cosa faresti se avessi un paziente di estrema destra ed antisemita?"......probabilmente lo invierei a qualcun altro.
    qui non so rispondere alberag, nel senso che non so con quale funzione, la collega, era in quella classe.. era lì per lavorare sul fatto che i ragazzini non erano milanisti, perchè non erano ebrei o altro?
    Stesso discorso per il paziente di estrema destra ed antisemita... viene allo studio perchè è malato di ideologie?
    Se un giorno dovesse venire in terapia un certo Marco Dimitri (fondatore della setta dei bambini di satana) perchè ha paura di volare, che facciamo, lavoriamo prima per dieci anni sul fatto che crede in satana?

  3. #18
    Penso che 'avere fede', in senso religioso, non sia semplicemente credere, ma credere in qualcosa di più grande, qualcosa di 'trascendente'.
    Il fatto è questo: trovo che credere qualcosa non c'entri nulla con avere o non avere fede, perchè altrimenti io dovrei avere fede in diecimila cose, compreso nel fatto che oggi pomeriggio farà bel tempo, il che è palesemente assurdo.
    E dirò di più: una persona può credere (ritenere) che esistano uno o più dei, e pure ritenere la questione irrilevante, come facevano gli epicurei, e non abbracciare nessuna religione; mentre invece ci sono religioni che non prevedono necessariamente l'esistenza di un dio, come il buddismo o alcune varianti dell'induismo.
    Detto questo: trovo che il "credere" o il "non credere" che dio esista sia *estremamente* legato al vissuto di una persona: un cristiano, ad esempio, *SA* che Dio esiste, non si limita a crederlo, perchè lo esperisce nella sua vita (almeno, ciò è quanto ricordo del mio passato ). Allo stesso modo, parte degli atei ritiene inaccettabile postulare l'esistenza di un dio, in quanto incompatibile col loro sistema di credenze e di conoscenze, e chiudono la porta alla possibilità che Dio esista.
    Però ci sono anche atei che dicono 'beh, nel caso avessi prove che dio esista, cambierei idea': e questo è un punto di vista che rieccheggia un po' un aneddoto che Searle racconta in un sio libro: ad una cena della Voltaire Society ad Oxford, un giovane studente chiede a Bertrand Russell: "mettiamo conto che lei muoia, e che una volta morto, scopra che in realtà Dio esiste. Mettiamo conto che lei si ritrovi faccia a faccia con lui, che cosa le direbbe?" E Russell rispose: "non ci hai dato sufficienti prove!"
    Poi c'è l'agnosticismo, che *di per sé* non implica che uno aderisca o non aderisca ad una religione: ci può essere chi prega e segue i precetti di una tale religione, non si sa mai: magari é vera, e lui si premunisce, e chi è agnostico ma pensa che non esistano dei: l'agnostico semplicemente pensa che l'esistenza o la non-esistenza di un dio sia inconoscibile, e pertanto bisogna sospendere il giudizio (metafisico).
    E poi ci sono diecimila altre varianti di ateismo e agnosticismo, e un giretto su wikipedia potrebbe coprire buona parte dell'argomento, ma ciò che intendevo sottolineare, è che la "galassia" dei non-religiosi è talmente variegata e abbraccia tanti punti di vista che sostenere che uno che non crede, automaticamente crede, mi pare esagerato.
    Si può dire che, a livello più alto, si tratta di abbracciare una certa visione del mondo piuttosto che un'altra, e questo sicuramente è vero, ma l'abbracciare una visione del mondo non è strettamente collegato a questioni di fede, trovo.


    Detto questo: accadueo, potresti dividere in due il tuo ultimo post, separando la risposta a me e al topic del thread? così separo questa discussione in un altra e non intralciamo
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  4. #19
    alberag
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da MD^_^
    a volte è difficile, interazione terapeuta paziente, proprio per il modo diverso di vita d'entrambi la storia di alberag, riguardo l'opsicologa di religione ebraica che invierebbe un paziente d'estrema destra da qualcun altro è un classico esempio...
    Ad esempio... se trovassi una donna che vollesse abortire, e che la causa della sua nevrosi è proprio il fatto di non voler diventare mamma, io che sono contro l'IVG, cosa potrei fare? mandarla da qualcun altro?, quello che voglio asserire è che, i nostri principi che siano date dalla religione dall'educazione, dall'interazione ambientale nel quale siamo cresciuti, influenzi sempre il terapeuta.
    Certo il terapeuta dovrebbe saper distinguere il momento in cui essere razionali, e distinguere le 2 cose, ma essendo un essere umano e non un robot, direttamente o indirettamente ne verrebbe influenzato..

    Un paio di giorni fà mi sono confrontato con altri colleghi nella mia facoltà perdonatemi ma il volermi confrontare con gli altri è un mio vizio!
    Dissi loro la situazione di una ipotetica ragazza che vorrebbe riccorere all'IVG, su 11 ragazze 7 hanno risposto, che per la serenità della paziente è lecito che quest'ultima ricorra allIVG mentre altre 4 no..

    Per chi non lo sapesse IVG vuol dire Interruzione volontaria della gravidanza
    A volte la fortuna ci viene incontro: non essendo un medico non sta a te il lavoro sull'IVG, al massimo ti toccherebbe un po' di sostegno per accompagnare il processo o *contenere gli effetti depressivi* dopo di questo. E non credo ceh avresti particolari difficoltà nel farlo, si tratta in fondo di dare un aiuto

  5. #20
    alberag
    Ospite non registrato
    La collega era in una classe per uno di quegli interventi psicosociali di formazione/educazione all'affettività che vengono promossi dalle scuole, dalle ASL, dalle cooperative etc etc.
    Il discorso sui rosoneri ebrei credo sia saltato fuori perchè c'era la partita milan-inter il giorno stesso e quei ragazzini (esaltati interisti....peraltro, OT, con che coraggio???) forse dovevano andare allo stadio. Ma come dici tu, le occasioni sono tantissime. Un collega mi raccontava una volta che aveva sempre lavorato nelle carceri, ma dopo che ha avuto una figlia non è stato più capace di lavorare con pedofili e stupratori, che prima erano *la sua specialità*
    Eventi di vita: fattore personale che modifica la prestazioen del soggetto

  6. #21
    Postatore Epico L'avatar di Ember
    Data registrazione
    22-07-2002
    Residenza
    Urbino
    Messaggi
    11,724
    E'naturale che la tentazione sia grossa... il potere e l'ascendente del terapeuta sul paziente sono molto grandi, bisogna fare attenzione al modo in cui li si usa.

  7. #22
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
    Data registrazione
    31-03-2003
    Messaggi
    2,536
    scusami Dreamstalker, ma non mi sembra che parlare di fede e non-fede ci porti lontano dalla discussione del thread. Quello che io racconto, come quello che racconti tu e altri utenti, sono convinzioni che ci portiamo appresso anche nello studio. Se dividessimo il thread magari per te diventerebbe ordine, per me disordine. La domanda di MD mi ha stimolato queste riflessioni.. in questo luogo.

    Quando una persona dice che ha fede cristiana, si presume che questa, abbia fede in miriadi di altre cose che sono incluse nel concetto di cristianità e che guidano certi comportamenti e modi di pensare. Fede nel prossimo, fede nel perdono, nella carità, nella bontà d'animo, fede nella giustizia divina e in certi casi anche terrena, ecc.. Insomma, una fede che include ed è inclusa da tante altre fedi.
    Quando una persona dice che è ateo, ha fede del fatto che dio come gli dei non esistono. E' solo la fede che gli fa dire che dio non esiste. Come il più affermato dei teologi del mondo, l' ateo non può portare prove che falsifichino la sua convinzione (se vogliamo utilizzare il metodo di falsificazione di Popper).
    Posso dire che io ho fede nella mia razionalità? Nell' individualità? Nel nulla?
    Perdono, prossimo, carità, giustizia, il nulla, razionalità, individualità, convinzioni, idee, dio, politica, sono tutti concetti astratti che non possono essere 'afferrati' nè tanto meno quantificati. Come dici tu, è qualcosa di 'trascendente'. Avere fede che la prossima finanziaria di Berlusconi sarà un successo.. avere fede che un giorno Cristo ritornerà in terra. Anche concetti di amicizia e amore, secondo me esistono, perchè diamo fede. La cosa che sto scoprendo scrivendo è che comunque c'è da parte mia una certa tendenza ad associare il concetto di fede a qualcosa di positivo.. strano.

  8. #23
    psymarco
    Ospite non registrato

    Importante esempio

    ma aiutataemi a capire una cosa... una ragazza diciamo "atea" cade in depressione per svariati motivi, e si rivolge ad uno psicologo. Questi è cattolico e analizzando la situazione trova che la depressione della ragazza ha origine nel suo vissuto solitudinario e vacuo, nel poco senso che ha sepre dato alle cose, proveniendo in una famiglia che l'ha educata poco anche spiritualmente

    Egli la prende in cura e, riavvicinandola alla religione, la immette in circoli acli cattolici, attività con la parrocchia e lentamente, la depressione della ragazza svanisce inversamente proporzionale all' aumento della sua fede.

    In soldoni alla fine la ragazza è guarita. Come ? è stata convertita al cattolicesimo e introdotta nelle attivà sociali della parrocchia.
    La sua adesione peare davvero sincera.


    Ora, specificato che ho preso il cattolicesimo solo come esempio, potreste comunicarvi quali reazioni vi susciterebbe un fatto del genere? che cosa vi farebbe pensare? non a livello sociale, ma a quello intimo, quella vocina che tante volte non parla.


    Personalmente (da ateo) penso che ha approfittato di un momento di debolezza della psiche della ragazza per proporle attività positive e con forti ritorni sociali in questo caso inerenti la religione cattolica. Sento amche che è come se la nuova fede della ragazza non fosse così vera, perchè non è nata da un pensiero critico ma più da un grosso condizionamento s-r, e infine però ammetterei che la ragazza ora sta bene ma avrei timore potesse facilmente riavere una crisi.

    Questo è il mio più sincero pensiero relativo al mio esempio. Vorrei sapere i vostri, per avere un confronto e vedere se il miopunto di vista è pregiudizievole e cosa ne pensate. Grazie

  9. #24
    Originariamente postato da Accadueo

    Quando una persona dice che ha fede cristiana, si presume che questa, abbia fede in miriadi di altre cose che sono incluse nel concetto di cristianità e che guidano certi comportamenti e modi di pensare. Fede nel prossimo, fede nel perdono, nella carità, nella bontà d'animo, fede nella giustizia divina e in certi casi anche terrena, ecc.. Insomma, una fede che include ed è inclusa da tante altre fedi.
    Quando una persona dice che è ateo, ha fede del fatto che dio come gli dei non esistono. E' solo la fede che gli fa dire che dio non esiste. Come il più affermato dei teologi del mondo, l' ateo non può portare prove che falsifichino la sua convinzione (se vogliamo utilizzare il metodo di falsificazione di Popper).
    Come fai a dire che l'ateo non può portare prove che falsifichino la sua convinzione?
    La convinzione di un ateo *è* falsificabile, in linea di principio: Dio, o chi per esso, potrebbe comparire sui cieli di tutta la terra, dimostrando la sua esistenza e automaticamente falsificando l'ipotesi ateistica.
    L'ipotesi fideistica è infalsificabile per sua natura: in parte perchè è non è facile dimostrare che una cosa non esista, e in parte (e soprattutto) perchè, per natura, Dio è circondato di attributi e qualità inconoscibili.
    L'ipotesi ateistica, al contrario, nella sua forma 'scientificamente rigorosa' e falsificabile, si basa sulla non-necessità di postulare l'ente-Dio, ma è falsificabile.
    Qui sta la differenza.
    Detto questo, ribadisco la mia distinzione tra l'uso religioso, e specialmente cristiano, della parola *fede*, che ha un significato di *conoscenza*: uno che ha fede in Dio, SA che Dio esiste. Può conoscere, entro certi limiti, l'oggetto della sua fede.
    Uno che ha fede nel governo di Berlusconi spera, immagina, crede, suppone, si aspetta che, il governo Berlusconi taglierà le tasse e salverà in italia. Ma non lo SA per certo finchè non succede. A me il termine pare abbia (almeno) due significati piuttosto distinti. Ma mi piacerebbe che qualcuno che crede in Dio (o in Allah o Jahvé, o a preferenza sua) e abbia riflettuto o intenda riflettere su questa questione supporti o disconfermi la mia tesi (luuthien ci sei? ).
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  10. #25
    psymarco
    Ospite non registrato

    semper ad ignorarem

    dream rispondi al mio esempio per piacere.

  11. #26

    Re: semper ad ignorarem

    Originariamente postato da psymarco
    dream rispondi al mio esempio per piacere.
    non capisco il senso di questo messaggio. non sapevo di essere tenuto a rispondere ad ogni singolo post.
    comunque, sarei felice per la ragazza, se dopo la 'conversione' è a sua volta felice, ma questo non eliminerebbe il mio dissenso totale riguardo il modo in cui lo psicologo ha operato. Punto primo, perchè in un certo senso ha scaricato la responsabilità di ricostruire il significato della sofferenza della ragazza a qualcun altro, ovvero la comunità cristiana coi suoi orizzonti di senso, invece di accogliere e farsi carico della ragazza e della sua sofferenza, e secondo, perchè penso che non sia compito di uno psicologo indirizzare una paziente verso l'una o l'altra professione religiosa.
    ora posso tornare a discutere del significato della parola fede?
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  12. #27
    psymarco
    Ospite non registrato

    figurati!!!! scus...

    nn sei tenuto a rispondere, ma mi faresti grosso piacere. infatti ho scritto per piacere... e tu hai risp!!!

    se vogliamo discutere di fede perchè non apri un thread. qui il problema è prorpio quello dell'esempio.

    ok la ragazza è guarita ma è stato lecito l'intervento? e la religione si è immischiata oltre il necessario? lo psicologo ha abusato?

    sul risultato la pensiamo uguale...

    ma perchè ad esempio la religione ci infastidisce? a priori o perchè magari noi siamo atei? questo vorrei riuscire a capire, anche di me, tramite un confronto.


  13. #28
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
    Data registrazione
    31-03-2003
    Messaggi
    2,536
    L'ateo come il religioso, di fronte ad un miracolo o evento straordinario, non sono in grado di controllare quello che si presenta, così pure per le apparizioni. Affermare che dio esiste o che dio non esiste, sono entrambe asserzioni che non possono essere falisificate. L'esempio che citi, Dream:"La convinzione di un ateo *è* falsificabile, in linea di principio: Dio, o chi per esso, potrebbe comparire sui cieli di tutta la terra, dimostrando la sua esistenza e automaticamente falsificando l'ipotesi ateistica.", funziona anche per la religione.. potrebbe un giorno comparire dio sui cieli di tutta la terra, affermare che non ci sarà altro dio all'infuori di lui e suicidarsi in diretta.
    Poi dici: "L'ipotesi ateistica, al contrario, nella sua forma 'scientificamente rigorosa' e falsificabile, si basa sulla non-necessità di postulare l'ente-Dio, ma è falsificabile." Ci siamo, ok. Ma per quanto la scienza riesca a spiegare di un fenomeno, mancherà 'sempre' la spiegazione sulla "scintilla" che genera il fenomeno. La fede dell'ateo in questo caso sarà magari che un giorno la scienza potrà descrivere anche questo.
    Per me la fede è come la vista monoculare. Chi ha fede nell'operato-operante-(operaio) di Berlusconi, continuerà a credere in lui anche quando certe 'evidenze' lo smentiscono.. il 'problema' è che queste, sono oscurate dall'occhio che ha deciso di non vedere. Stesso discorso per le continue disgrazie che capitano ad una persona molto religiosa.. l'occhio della fede dirà che dio vuole accanto a sè i migliori, che sono delle prove di coraggio e di perdono.. ecc.. E ancora, l' occhio fideistico dell'ateo potrà dire che la genesi dell' universo non c'è mai stata, che tutto è sempre esistito.

  14. #29
    Postatore Compulsivo L'avatar di ste203xx
    Data registrazione
    04-08-2003
    Residenza
    Latina-Roma
    Messaggi
    3,140
    Dipende cosa si intende per "psicologo cattolico" . Detto così è generico, ognuno lo intenderà a modo suo. Ci sono alcune frange cattoliche estremiste, dedite a un proselitismo che ha tratti molto spiccati, che volendo fare psicologia selvaggia definirei ossessivo-compulsivi, ad esempio nei testimoni di geova. E' facile in questi casi, finire anche inconsapevolmente e per inerzia a ''evangelizzare'' il paziente, anche perché il testimone di geova, o il cattolico integralista, ecc, ha sviluppato, nei vari incontri di proselitismo, una dialettica delle obiezioni e della persuasione che inevitabilmente imprimerà di sé anche la dialettica clicnico-terapeutica o quantomeno ha molte probabilità di inquinarla. Oppure, lo psicoterapeuta cattolico-integralista avrà in mente un obiettivo di guarigione connotato in senso mistico-religioso-spiritualistico o tenderà a valutare come ''patologiche'' o inammissibili alcune pratiche socialmente "sane" (sesso prematrimoniale, divorzio, ecc).

    Ci sono cattolici solo ''pro-forma'', cioè battezzati e cresimati ma non praticanti, tipo me .

    Dipende con che grado di ''integralismo'' lo psicologo vive il suo ''credo'', ma questo vale anche per un credo laico, ahinoi ci sono fior di psicoterapeuti laici ma integralisti riguardo il loro indirizzo: cognitivisti o psicanalisti o altro, il cui credo ideologico-scientifico è più integralista di un credo religioso !

    Credo che però, anni e anni di studi "laicizzino" la mente. Prima di diventare psicoterapeuti dobbiamo affrontare tanti di quegli studi che alla fine anche il significato dato alla religiosità, propria e dei pazienti, inevitabilmente si trasforma, diviene sfaccettato, viene affrontato con meno sogmatismo e con più apertura, e alla fine lo psicoterapeuta lo legge con un occhio "clinico", valutando il comportamento religioso di quel particolare paziente come fa con tutti gli altri comportamenti anche laici (comportamento sessuale, comportamento sociale, comportamento nel contesto familiare, lavorativo, di studio, in plastra, ecc), valutando se ha tratti ossessivo-compulsivi, oppure se rientra in un quadro più ampio di disturbo di personalità dipendente, se nella storia familiare del paziente il credo è stato elemento di coesione familiare e legittimazione sociale, o se nella storia clinica di quel paziente l'adesione è stata fatta in un periodo di depressione, ecc.

    Scusate, ma in fondo noi quante volte subiamo gli sfottò dei nostri amici, perché i nostri commenti su fatti/persone/ecc sono puntualmente''deformati" in senso psicologico'' ?

    Insomma capovolgerei la tesi: mica per forza è la religione che influenza lo psicologo, succede anche il contrario! Con tutti gli studi che ha alle spalle, non è la religione a condizionare lo psicoterapeuta, ma è piuttosto lo studio della psicologia a fornirgli la cornice entro cui esplorare il comportamento religioso, proprio e dei pazienti . Prima di essere cattolico, è uno psicologo

  15. #30
    Ospite non registrato
    i valori di qualsiasi religione influiscono cosi come i valori di vita acquisiti dall'interazione socio-ambientale, cosi in quello famigliare, sulla vita dello psicologo che per prima cosa è un essere umano con le sue emozioni, quando lo psicologo studia psicologia, attraverso le nozioni che ha acquisito può vedere le cose in maniera più razionale, ma fondamentalmente, durante l'interazione col paziente, i valori intrinsechi nella sua mente possono influenzare indirettamente il paziente. Per esemplificare la situazione io sono contrario al divorzio e all'aborto, ma non perchè è peccato solo perchè me lo dice la chiesa, ma anche perchè non la condivido dal punto di visto umano visto che entrambi possono essere fonte di stress e senza di colpa focolai di possibili manifestazioni depressive ma se incontrassi un paziente che non la pensa come me? cosa faccio? lo mando da un altro terapeuta? Oggi viviamo in un mondo i cui il 60 % delle persone vede nell'aborto e nel divorzio nessuna lacuna una cosa normale che non implica nessuna conseguenza, che fare? se ho 100 pazienti 60 li mando da altri? allora uno per cosa studia?

    Non sono terapeuta era solo un esempio...

Pagina 2 di 4 PrimoPrimo 1234 UltimoUltimo

Privacy Policy