Posso anche essere d'accordo sul fatto che la malattia mentale (a me, peraltro, questo termine non piace e preferisco parlare di disturbi psichici) sia ancora un qualcosa di oscuro e poco definito e che, talvolta, sia più che altro nell'occhio di chi la guarda. Ma se parliamo di depresso cronico e dell'impossibilità di pensare determinata dagli ansiolitici, beh, ce ne passa molto, ma molto. Mi riallaccio a quanto dice Mia: in alcuni casi la farmacoterapia è la conditio sina qua non per affrontare un qualsiasi discorso psicoterapico. Troppa ansia blocca, non solo il movimento e la parola, ma soprattutto il pensiero; un tono dell'umore troppo deflesso fa si che la persona distorca la realtà e non sia in grado di vedere quel che c'è di buono (se ce n'è, naturalmente) nella sua vita; crisi maniacali rendono impossibile condividere uno spazio fisico con qualcuno. Tutto questo per escludere l'area psicotica comunemente intesa.







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