Cioè...cosa in particolare si può riferire al transfert?Originariamente postato da letyzzetta
Chiamasi tranfert.
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Cioè...cosa in particolare si può riferire al transfert?Originariamente postato da letyzzetta
Chiamasi tranfert.
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"il dubbio è il tarlo del delirio"
Rubens
Quindi se ho capito la tua idea...un paziente deve avere meno elementi possibili della vita del terapeuta...in alcuni casi la conoscenza di elementi personali che appartengono al terapeuta potrebbero favorire la terapia...in altri ostacolarla...ma non conoscendo a priore quale possa essere la tendenza del cliente scegliamo come misura cautelativa la non esposizione...Originariamente postato da Vimae
Anche io preferisco l'immagine di Clinton a Bush...
il problema è che se mi trovo davanti un fan di Bush e ormai sa (a causa di queste informazioni) che io invece sono il contrario, questo potrebbe fargli avere un atteggiamento ostile o comunque interferire.
Se non sa nulla può immaginare quello che preferisce: e a questo punto può essere interessante prendere in considerazione il perchè si immagina che io sia pro-Clinton (ha bisogno di sentirmi opposta a lui?) o perchè invece si immagina che io sia pro-Bush (ha bisogno di rispecchiarsi in un doppio?).
bene...ma siccome mi piace complicarmi la vita poniamo un altro aspetto...
un paziente arriva da te perchè un amica lo ho consigliato...
quest' amica ha parlato moltissimo di te come persona al tuo futuro paziente...il tuo futuro paziente in definitiva ti conosce...
dovrebbe non essere accettato in base alla regola che abbiamo esposto nel titolo del thread?
Rubens
"il dubbio è il tarlo del delirio"
Rubens
Non è che ti conosce, tecnicamente conosce l'idea che la tua amica ha di te e sulla base di questa i suoi schemi mentali (determinati dalla sua storia, dalla sua personalità e da altre variabili) hanno filtrato una certa immagine...
Non potendo conoscere l'idea precisa che la tua amica ha di te, come fai a capire cosa viene dal paziente e cosa dalla tua amica?
Se c'è una situazione di maggior neutralità tu puoi capire con maggior chiarezza quali movimenti mentali lo hanno portato a farsi una certa idea piuttosto che un'altra, mentre nella situazione di conoscenza mediata non sai se sono stati i suoi movimenti mentali o quelli dell'amica...
Inoltre anche il paziente/cliente potrebbe temere che tu ti sia fatto un'immagine di lui sulla base delle informazioni che ti ha dato l'amica comune, portandolo a pensare di dover mantenere o cambiare una certa immagine che pensa tu ti sia fatto.
E in effetti le informazioni che avrai avuto su di lui potrebbero essere frutto di idee e preconcetti della tua amica...
Va bene complicarsi la vita, ma se il rischio è quello di perdere o distorcere informazioni preziose forse il gioco non vale la candela...
Vimae
Mi piace molto come scrivi Vimae, sei chiara ed usi termini precisi…Originariamente postato da Vimae
Non è che ti conosce, tecnicamente conosce l'idea che la tua amica ha di te e sulla base di questa i suoi schemi mentali (determinati dalla sua storia, dalla sua personalità e da altre variabili) hanno filtrato una certa immagine...
Stiamo cercando di fare chiarezza su un aspetto controverso…complicarsi la vita è funzionale a questo scopo…detto questo…
È opinione di molte scuole di pensiero e molti terapeuti famosi che possa essere molto utile portare al paziente anche alcuni riferimenti della vita personale, privata del terapeuta.
In questo senso quindi potrebbero girare informazioni sul terapeuta che a sua insaputa si potrebbe trovare un paziente informato su diversi dettagli personali che lo riguardano.
Quindi si realizzerebbe l’ ipotesi di scartare il paziente perché arriva in terapia già con alcuni preconcetti…
Il thread potrebbe anche estendersi a questo punto…e se incontri un tuo paziente in giro per la città cosa fai?...e se lo incontri in discoteca in una serata brava?...la questione è delicata…ho visto ieri un mio amico esperto psicoterapeuta che aggirandosi per la città aveva un’ aria nervosa e sospettosa…cercando appunto i potenziali pazienti che lo avrebbero potuto notare…
Ma se considerassimo l’idea che possiamo curare anche gli amici e che la nostra relazione di amicizia potrebbe solo beneficiare di questo nuovo legame?... Non siamo psicoanalisti e magari abbiamo idee e metodi meno rigidi...non si può fare?...troppo ingenuo o troppo all’ avanguardia?...
Rubens
"il dubbio è il tarlo del delirio"
Rubens
wrubensOriginariamente postato da wrubens
Ciao a tutti voi forumisti...
1) Una delle regole che esiste in quasi tutte le terapie è questa: se conosco la persona non la posso accettare in terapia...perchè secondo voi?...
2) E' necessario intendersi sul conoscersi...vedo una persona 2 volte perchè mi è stata presentata...ci scambio le solite chiacchiere di circostanza e la devo considerare da scartare per un' eventuale presa in carico perchè la conosco?..
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Rubens,
alla prima questione direi che si tratta dell' articolo 28 del codice deontologico:
Articolo 28
Lo psicologo evita commistioni tra il ruolo professionale e vita privata che possano interferire con l’attività professionale o comunque arrecare nocumento all’immagine sociale della professione.
Costituisce grave violazione deontologica effettuare interventi diagnostici, di sostegno psicologico o di psicoterapia rivolti a persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative di natura personale, in particolare di natura affettivo-sentimentale e/o sessuale. Parimenti costituisce grave violazione deontologica instaurare le suddette relazioni nel corso del rapporto professionale.
Allo psicologo è vietata qualsiasi attività che, in ragione del rapporto professionale,possa produrre per lui indebiti vantaggi diretti o indiretti di carattere patrimoniale o non patrimoniale, ad esclusione del compenso pattuito.
Lo psicologo non sfrutta la posizione professionale che assume nei confronti di colleghi in supervisione e di tirocinanti, per fini estranei al rapporto professionale.
Riguardo la seconda, penso che tu abbia risposto nell' introduzione della domanda: "E' necessario intendersi sul conoscersi...".
Questo come avviene? Non di certo dialogando tra te e te su quale potrebbe essere il livello di conoscenza.
La cosa più semplice ed evidente sembrerebbe quella di conversare con la persona che domanda un possibile percorso psico-relazionale professionale con te.
Nella conversazione è inclusa la domanda che chiarisce se un possibile incontro fuori dallo studio potesse essere fonte di imbarazzo per entrambi, si cerca di capire se le amicizie in comune possano creare degli effetti indesiderabili sulle relazioni (cliente - amici in comune, psicologo - amici in comune, cliente - psicologo - amici in comune).
Io, nelle relazioni di amicizia sono un amico e francamente, non c' è scritto da nessuna parte che un amico non può dare una mano al proprio amico nel momento del bisogno. Anche in questo caso, penso sia utile chiarire la propria posizione specialmente nel momento in cui mi sento dire: "tu che sei psicologo..". Le prime volte ho detto che lo psicologo è in ferie e che se era ancora interessato c'era l'accadueo amico disposto ad ascoltare la storia. Oggi attaccano in discorso così: "oh minchiarrone, senti che mi è successo.." .. naturalmente è comunque d'obbligo che poi mi offrano un hard drinkMa se considerassimo l’idea che possiamo curare anche gli amici e che la nostra relazione di amicizia potrebbe solo beneficiare di questo nuovo legame?... Non siamo psicoanalisti e magari abbiamo idee e metodi meno rigidi...non si può fare?...troppo ingenuo o troppo all’ avanguardia?...![]()
Ciao Accadueo.Originariamente postato da Accadueo
wrubens,
alla prima questione direi che si tratta dell' articolo 28 del codice deontologico:
Articolo 28
....Costituisce grave violazione deontologica effettuare interventi diagnostici, di sostegno psicologico o di psicoterapia rivolti a persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative di natura personale...
Credo che come tutti i codici anche quello deontologico a volte regola in maniera precisa un comportamento...come nell' esempio 'classico' del terapeuta che incontra la paziente per carpire un profondo tutt' altro che mentale...altre volte invece il codice è molto opinabile ed assolutamente da interpretare.
In particolare tutto si gioca sul termine dell' articolo 28 : relazioni significative. Se conosco in maniera superficiale una persona che chiede un mio intervento psicologico la posso accettare?...quali sono i termini per cui si può definire una relazione superficiale o significativa ?...
Rubens
"il dubbio è il tarlo del delirio"
Rubens
Il fatto che se il pz. sa che io sono una elettrice di Bush, e quindi concordo con il Presidente sulla guerra e su tanti altri importanti problemi, non do la possibilità al mio paziente di attribuire a me alcunchè che non sia di derivazione esclusiva dalla realtà dei fatti che, come sai, è ben altra cosa dalla realtà psichica.Originariamente postato da wrubens
Cioè...cosa in particolare si può riferire al transfert?![]()
Se invece il tuo post è finalizzato a sapere cos'è il transfert ti rimando ad una montagna di testi sui quali andarlo a ripassare.
Quindi il tranfert in questo caso sarebbe la possibilità che il paziente attribuisca al terapeuta alcuni significati della propria realtà intrapsichica?...Originariamente postato da letyzzetta
Il fatto che se il pz. sa che io sono una elettrice di Bush, e quindi concordo con il Presidente sulla guerra e su tanti altri importanti problemi, non do la possibilità al mio paziente di attribuire a me alcunchè che non sia di derivazione esclusiva dalla realtà dei fatti che, come sai, è ben altra cosa dalla realtà psichica.
Se invece il tuo post è finalizzato a sapere cos'è il transfert ti rimando ad una montagna di testi sui quali andarlo a ripassare.
Sul transfert e controtransfert
Cosa sia bene o malo lo si è studiato. Ciò che sinceramente sarebbe molto utile è l' idea che può essersene fatta una persona esperta.
Mi piacerebbe sapere tu, che idea te ne sei fatta ?...cos' è per te?...cosa scatena interiormente?...come agisce?...
Rubens
"il dubbio è il tarlo del delirio"
Rubens
Scusa per il ritardo RubensOriginariamente postato da wrubens
In particolare tutto si gioca sul termine dell' articolo 28 : relazioni significative. Se conosco in maniera superficiale una persona che chiede un mio intervento psicologico la posso accettare?...quali sono i termini per cui si può definire una relazione superficiale o significativa ?...
Rubens.
Il codice dice: "relazioni significative di natura personale".
Comunque, è bene chiarire la differenza che c'è tra 'interazione' e 'relazione'.
Un' interazione fra due persone consiste di 'semplici' scambi comucativi che hanno un effetto non significativo tra i partecipanti. Nel momento in cui questi scambi assumono effetti significativi e "duraturi" (sia a livello di scambi che di effetti) allora si parla di relazione.
Facendo un esempio da strada: incontro una persona che definisco conoscente e dico: "ciao come va?" e lui:"bene grazie e te?", "tutto ok.. beh ci vediamo..", trattasi di 'semplice' interazione; di pattern di comportamenti condivisi che informano i partecipanti che a entrambi va bene (fino a quel momento) quel tipo di rapporto che viene definito conoscenza (so chi sei).
Nel momento in cui si presenta la stessa situazione da strada e, questa volta, alla domanda "come va?" il tizio risponde diversamente da come mi aspettavo (ad esempio raccontando storie, episodi.. che prolungano anche la durata dell' incontro), ecco che scatta una nuova proposta, che differisce dalla semplice interazione: la proposta relazionale.
Dunque, mentre io ascolto le storielle che il tizio mi racconta inizio a pensare: "oh caspiterina.. adesso che faccio? Gli do corda oppure la taglio?" che tradotto in termini tecnici sarebbe: "bene, il tizio propone di cambiare le nostre interazioni in una relazione, che faccio? Accetto, provo a 'ripristinare' l' equilibrio interattivo oppure lo sfanculo?".
Se sei 'dentro' la storia che ho appena raccontato, ti accorgerai che la sola proposta di trasformare le interazioni in relazione di per sè è già relazione. Questo perchè? Perchè le risposte che darò (accettare, provare a ripristinare e sfanculare) saranno significative per lui e in seguito anche per me (il famoso feedback).
E ancora, punti importantissimi (a mio avviso) che non ho ancora accennato sono: in quale contesto quella persona chiede di relazionarsi con me adesso?
Parrocchia? Il mio studio? Campetto di calcio? Enoteca? Biblioteca?
e in che maniera si sta presentando?
come un chirichetto? un possibile cliente o collega? un giocatore?..
e io come mi sto presentando?
come un ateo? come uno psicologo? come un poltronaro? ...
Tirando le somme, se una persona, con la quale ho solo intrattenuto scambi interattivi, un giorno dovesse farmi la proposta relazionale del tipo cliente/psicologo ed io sarei disposto a presentarmi come psicologo allora accetterei la sua proposta. Se invece, nel momento in cui decidessi di presentarmi come un possibile compagno di bevute in enoteca, ecco che adesso tocca a lui decidere se accettare, ripristinare o cambiare ancora il livello contestuale, o sfancularmi.
Forse esporti le mie idee sul tranfert/controtransfert è un pò lungo e complicato. Considera che su questo unico argomento si svolgerà un importante convegno internazionale. L'unica cosa che potrei dire è che il transfert non va inteso come qualcosa di misterioso che nasce nella relazione analista/analizzato ma come un dinamismo psichico inevitabilmente presente in tutte le relazioni umane.Originariamente postato da wrubens
Quindi il tranfert in questo caso sarebbe la possibilità che il paziente attribuisca al terapeuta alcuni significati della propria realtà intrapsichica?...
Esatto! Ed è solo se questi significati sono slegati dalla realtà fattuale dell'analista che questi può riconoscerli come un transfert ed, eventualmente, interpretarli.
Sul transfert e controtransfert
Cosa sia bene o malo lo si è studiato. Ciò che sinceramente sarebbe molto utile è l' idea che può essersene fatta una persona esperta.
Mi piacerebbe sapere tu, che idea te ne sei fatta ?...cos' è per te?...cosa scatena interiormente?...come agisce?...
Rubens
Posso capire il concetto che esprimi. Tuttavia, mi unisco al concetto espresso anche da altri forumisti in altri thread e ti pregherei comunque di esprimere una tua idea.Originariamente postato da letyzzetta
Forse esporti le mie idee sul tranfert/controtransfert è un pò lungo e complicato. Considera che su questo unico argomento si svolgerà un importante convegno internazionale. L'unica cosa che potrei dire è che il transfert non va inteso come qualcosa di misterioso che nasce nella relazione analista/analizzato ma come un dinamismo psichico inevitabilmente presente in tutte le relazioni umane.
Il fatto che sia complicato da spiegare non la considero una risposta interessante...scusa![]()
una persona deve farsi un' idea di un fenomeno...magari non rispecchia un' epistemologia precisa, un metodo studiato...forse è imbarazzante dirlo...forse è considerata eretica...ma se anche bruciassero ancora le streghe (ed in un certo senso lo fanno ancora...) tu sei Letizzetta io Rubens...due nick senza riferimenti..
...letistuzzicami...
Rubens
"il dubbio è il tarlo del delirio"
Rubens
Cecchin diceva che ci vogliono almeno 10 anni per diventare sistemici. Accadueo, ma a 15 anni tu non avevi niente di meglio da fare??!! ;-)
(scusate, non volevo interrompere questa interessante discussione)
Originariamente postato da Accadueo
Scusa per il ritardo Rubens.
Il codice dice: "relazioni significative di natura personale".
Comunque, è bene chiarire la differenza che c'è tra 'interazione' e 'relazione'.
Un' interazione fra due persone consiste di 'semplici' scambi comucativi che hanno un effetto non significativo tra i partecipanti. Nel momento in cui questi scambi assumono effetti significativi e "duraturi" (sia a livello di scambi che di effetti) allora si parla di relazione.
Facendo un esempio da strada: incontro una persona che definisco conoscente e dico: "ciao come va?" e lui:"bene grazie e te?", "tutto ok.. beh ci vediamo..", trattasi di 'semplice' interazione; di pattern di comportamenti condivisi che informano i partecipanti che a entrambi va bene (fino a quel momento) quel tipo di rapporto che viene definito conoscenza (so chi sei).
Nel momento in cui si presenta la stessa situazione da strada e, questa volta, alla domanda "come va?" il tizio risponde diversamente da come mi aspettavo (ad esempio raccontando storie, episodi.. che prolungano anche la durata dell' incontro), ecco che scatta una nuova proposta, che differisce dalla semplice interazione: la proposta relazionale.
Dunque, mentre io ascolto le storielle che il tizio mi racconta inizio a pensare: "oh caspiterina.. adesso che faccio? Gli do corda oppure la taglio?" che tradotto in termini tecnici sarebbe: "bene, il tizio propone di cambiare le nostre interazioni in una relazione, che faccio? Accetto, provo a 'ripristinare' l' equilibrio interattivo oppure lo sfanculo?".
Se sei 'dentro' la storia che ho appena raccontato, ti accorgerai che la sola proposta di trasformare le interazioni in relazione di per sè è già relazione. Questo perchè? Perchè le risposte che darò (accettare, provare a ripristinare e sfanculare) saranno significative per lui e in seguito anche per me (il famoso feedback).
E ancora, punti importantissimi (a mio avviso) che non ho ancora accennato sono: in quale contesto quella persona chiede di relazionarsi con me adesso?
Parrocchia? Il mio studio? Campetto di calcio? Enoteca? Biblioteca?
e in che maniera si sta presentando?
come un chirichetto? un possibile cliente o collega? un giocatore?..
e io come mi sto presentando?
come un ateo? come uno psicologo? come un poltronaro? ...
Tirando le somme, se una persona, con la quale ho solo intrattenuto scambi interattivi, un giorno dovesse farmi la proposta relazionale del tipo cliente/psicologo ed io sarei disposto a presentarmi come psicologo allora accetterei la sua proposta. Se invece, nel momento in cui decidessi di presentarmi come un possibile compagno di bevute in enoteca, ecco che adesso tocca a lui decidere se accettare, ripristinare o cambiare ancora il livello contestuale, o sfancularmi.
clietta, giusto oggi il tuo direttore in plenaria ha detto che non ha senso definirsi dei sistemici: ha senso che siano gli altri a darti del sistemico!
Grazie Cliè![]()
...è che in realtà...ero anch'io a Palermo! Mi sono nascosta per non farmi vedere da te![]()
francamente mi stavo chiedendo perchè mai ti dovrebbe interessare tanto prendere in carico un amico o un parente!