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Discussione: Potete aiutarmi?

  1. #16
    io mordo
    Ospite non registrato
    L'inconscio sarà pure popolato dagli Dei ma gli Dei non hanno cervello... noi, invece ne siamo vincolati... perciò, quando sei sveglio, sarà meglio che te ne rendi conto...
    conosci il modello di Mattioli?

  2. #17
    Kanadams
    Ospite non registrato
    Certo che non hanno cervello...mica sono organici come noi...hai mai letto qual cosa riguardo la spiritualità?gurda che i sogni fin dall'antichità riguardavano essa...cmq vedi lo so che quando sono s-veglio io co-ordino il caos intorno, è quando dormo che esso mi popola e mi in-dirizza verso...
    No non conosco il modello Mattioli, magari ci darò un'acchiata, ok?
    Ps: segui il mio consiglio(sempre se ti va...)non fidarti di modelli e di alcuni libri, inizia ad ascoltare un paio di campane vedi quello che suonano, e poi inizia a suanore tu, cercando di ricordarti le melodioe ascoltate...
    Diceva Eraclito:I desti hanno un mondo che è comune, mentre ognuno dei dormienti si volge verso un suo proprio mondo...e Seneca:“scis quae recta sit linea: quid tibi prodest, si quid in vita rectum sit ignoras?” Il che vale a dire: “a cosa ti giova il sapere scientifico, matematico che ti insegna che cosa sia una linea retta, se poi non sai che cosa sia giusto e retto nella vita?”
    Ecco cosa lamento ai modelli che si spacciano per scientifici e universali...di universale se c'è qual cosa c'è la Sagezza...ecco perchè preferisco porgere l'orecchio alle melodie suonate dalle campane degli antichi...Questo è quello che penso...

  3. #18
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Kanadams
    Certo che non hanno cervello...mica sono organici come noi...hai mai letto qual cosa riguardo la spiritualità?gurda che i sogni fin dall'antichità riguardavano essa...cmq vedi lo so che quando sono s-veglio io co-ordino il caos intorno, è quando dormo che esso mi popola e mi in-dirizza verso...
    No non conosco il modello Mattioli, magari ci darò un'acchiata, ok?
    Ps: segui il mio consiglio(sempre se ti va...)non fidarti di modelli e di alcuni libri, inizia ad ascoltare un paio di campane vedi quello che suonano, e poi inizia a suanore tu, cercando di ricordarti le melodioe ascoltate...
    Diceva Eraclito:I desti hanno un mondo che è comune, mentre ognuno dei dormienti si volge verso un suo proprio mondo...e Seneca:“scis quae recta sit linea: quid tibi prodest, si quid in vita rectum sit ignoras?” Il che vale a dire: “a cosa ti giova il sapere scientifico, matematico che ti insegna che cosa sia una linea retta, se poi non sai che cosa sia giusto e retto nella vita?”
    Ecco cosa lamento ai modelli che si spacciano per scientifici e universali...di universale se c'è qual cosa c'è la Sagezza...ecco perchè preferisco porgere l'orecchio alle melodie suonate dalle campane degli antichi...Questo è quello che penso...
    il problema è che il caos ce n'è parecchio anche da svegli e il sogno è il sintomo per eccellenza, sintomo che segnala appunto la pericolosità di quel caos. . . Io ascolto diverse campane e quello che faccio in questa stanza, ad esempio, è proprio suonare le melodie che ho udito. . .
    Trovo la citazione di seneca completamente decontestualizzata e quindi priva di senso. . . Posso dirti, riguardo a quel che penso io, che non credo suonerò mai le campane stonate Dell'antipsichiatria. . .
    Ho discusso, su altri forum, di spiritualità, abbastanza approfonditamente, ma non ho mai letto niente a riguardo, a parte qualche cazzata. . .
    Ciao
    marco

  4. #19
    Kanadams
    Ospite non registrato
    La frase di Seneca è provocatoria...è un modo di dire che i sogni non sono altro che saggezza...la retta via
    "A che servirebbe, se conoscessimo tutto ciò che accade nel cervello durante la sua attività, se potessimo penetrare tutti i processi chimici, elettrici e così via, fino all'ultimo dettaglio? Qualsiasi oscillazione e vibrazione, qualsiasi evento chimico e meccanico, non è mai uno stato d'animo, idea. Comunque vadano le cose, quest'enigma resterà insoluto fino alla fine dei tempi, e io credo che se oggi venisse un angelo dal cielo e ci spiegasse tutto, il nostro intelletto non sarebbe nemmeno capace di comprenderlo "(W. GRIESINGER)
    Il dr. Griesinger è l'essere umano a cui viene imputata la responsabilità di aver affermato che le malattie mentali sono malattie del cervello, dando inizio probabilmente al più tragico errore scientifico della storia dell'evoluzione della conoscenza umana.
    Ultima modifica di Kanadams : 05-01-2006 alle ore 20.02.03

  5. #20
    Kanadams
    Ospite non registrato

    Quanti misteri nascosti in un simbolo

    Quanti misteri nascosti in un simbolo
    di Umberto Galimberti


    Da almeno tre secoli conosciamo l'anatomia del corpo. Da trent'anni anche la sua biochimica. Siamo invece assolutamente ciechi sulla sua simbolica. Perché abbiamo sempre guardato ai simboli come agli antecedenti dei concetti, quindi come a qualcosa di primitivo, buono solo per le stravaganze dell'arte. Poi un secolo fa è arrivata la psicoanalisi che, pretendendo di interpretare i simboli, di decifrarli, di costringerli a cedere il loro segreto, li ha ridotti allo statuto dell'indovinello, dove sottesa alla cosa più sacra o alla cosa più profana c'era sempre e solo la stessa cosa: il sesso. "C'est toujour le sex" diceva un maestro di Freud, Jean-Martin Charcot. Neppure il sospetto che anche il sesso sia innanzitutto un simbolo che si lega al mondo vegetale, al mondo animale, alla potenza, alla generazione, all'accoglienza, al rifiuto, alla malinconica depressione. Abbiamo disimparato a intuire come il vegetale si tramuti in animale, e come l'animale rifletta l'interiorità dell'uomo, il suo volto senza maschera. Non sappiamo più riconoscere e riconsegnare all'occhio quello spazio che sconfina dalla trascendenza al furto della scena segreta. Ci siamo a tal punto abituati a usare le mani da riconoscerle solo nei loro movimenti utili, le abbiamo perse come gesti di benedizione e di maledizione. Non sappiamo più che il volto è il vuoto del nostro corpo, la sua parte invisibile che ogni giorno dobbiamo costruirci e farci, e perciò lo chiamiamo "faccia". Usiamo la bocca solo per mangiare, per parlare e per baciare. Non sappiamo più del suo accogliere, del suo mormorare. Il volto della luna, il volto del sole, le stelle danzanti, quelle che Nietzsche invocava per sapere se "c'è ancora del caos dentro di voi, c'è ancora una stella danzante" sono diventati bel tempo e brutto tempo, stelle cadenti. Per sguardi che rinunciano alla decriptazione e che riescono a portarsi fuori dallo stretto recinto della razionalità che avvinghia il mondo, per menti che sanno viaggiare e non usano i simboli per far luce nella cantina della propria anima, come se lì e solo lì fosse nascosto il tesoro, per cuori che sanno stare anche con il dolore e non pensano solo a guarirlo, per chi nella sessualità sa vedere ancora vertigini e non solo e non tanto forme ben fatte e salutare fisiologia, per costoro, ma non illudetevi di essere voi o di essere in molti, è uscito un libro che ha per titolo Il libro dei simboli (Mondadori), fatto di parole e soprattutto di figure, che sfuggono ai canoni estetici, e quindi al bello e al brutto, perché sono figure simboliche. Simbolo è una parola greca che vuol dire "mettere assieme (sym-ballein)". E quando insieme c'è una testa con serpenti, una piramide per occhio dell'universo, un sole dal cui centro dipartono braccia e piedi senza un'apprezzabile armonia, allora l'abisso s'è già dischiuso, e non c'è canone interpretativo che possa fungere da scuola per scoprire cosa c'è laggiù o lassù in quelle lontananze irraggiungibili anche dai più temerari viaggi dell'anima. Non c'è infatti gioia nella ragione, non c'è felicità nel suo incedere ordinato, nel suo andamento tranquillo. Non c'è serenità nel simbolo, non c'è quiete nello sguardo che il simbolo dispiega senza nessun orizzonte. L'intuizione platonica che fa dell'uomo un "lacerato" che non riesce a togliere gli occhi dall'orrenda ferita che gli dei un giorno gli inflissero non è un'immagine mitica che il lavoro ermeneutico può riformulare e risolvere in una prospettiva conciliante. La conciliazione, la ricongiunzione dei due non appartiene al passato, all'ignoranza di Adamo prima della colpa, all'opacità dell'androgino descritta nel Simposio da Platone. C'è troppo finalismo nello sguardo dell' uomo, c'è troppo desiderio che la fine si traduca in un fine. Metamorfosi dell'umano tra Oriente e Occidente recita il sottotitolo di questo libro dei simboli, quasi ad alludere che noi occidentali abbiamo dato voce anche alle mute parole dell'anima e così abbiamo risolto i simboli in segni e in significati. A questa operazione dissacrante si è applicata in modo particolare la psicoanalisi, scienza della decodificazione, che ha dissolto ogni simbolo in un residuato di segni che possono anche indicare la via della salute, ma non più la magia della vita. E così il sapere aumenta, ma non rischiara il paesaggio che il simbolo custodisce come riserva infinita di rinvii che, se non approdano a una meta, evitano almeno all' uomo e al mondo di precipitare nell'angustia di una definizione. L'Oriente s'è tenuto lontano da questa fredda povertà percorrendo la strada della moltiplicazione dei sensi e dei rinvii che Maya, la magia primordiale, espande e dissolve nel vortice metamorfico di un Assoluto che si nasconde e si svela nella moltitudine infinita delle forme. Ciò è possibile perché, a differenza della semiologia occidentale che la ragione ha reso esausta, la simbologia orientale guarda all'immagine come a un racconto che produce una fuga di senso che va molto lontano dalla determinazione dei significati, trascinando con sé l'attenzione inquieta di chi, partecipandovi, è trasportato da questa diversione di senso in tutt'altre regioni, in tutt'altra verità. Creando un senso adiacente rispetto al senso stabilito, il simbolo rivela quella potenza creativa che è poi la radice del mutamento inconsapevole della storia. Non si deve chiedere che cosa significano i simboli, perché i simboli non significano, operano. Quando a distanza ne avvertiamo il senso, i simboli si sono già allontanati e il loro posto è stato occupato dai segni che di volta in volta ordinano il nostro modo di vivere e di parlare. Ma già si preparano altre inconsapute novità a cui il simbolo affida ogni cadenza inconsueta della nostra vita. Concedendosi a tutte le metamorfosi offerte dalle variazioni simboliche, come la danza di Siva a tutti i suoi gesti, l'Assoluto metamorfico si sottrae a quell'esegesi che in Occidente conosciamo come violenza dell'interpretazione, per offrirsi a quell'esegesi che è esodo da una parola che si sa decaduta, puro avanzo retorico, parola perduta per l'evento. Il simbolo infatti è un certo orizzonte silenzioso che sta al di qua della parola e delle sue possibili interpretazioni, per questo non dischiude una via interpretativa, ma un'esperienza: l'esperienza dell'anima che visualizza la propria immagine nel Tutto. In questa esperienza il linguaggio è richiamato dalla sua esteriorità alla sua radice. Come la quiete che non distrugge se stessa nel clamore delle parole, come il silenzio che non si concede all'esplicitazione totale, così il simbolo, sottraendosi a ogni interpretazione che pretenda di esaurirlo, non spiega la parola, come invece accade nella pratica occidentale, ma la incontra al suo oriente. Con l'insistenza infinita dell' onda sulla spiaggia, l'esegesi simbolica, infatti, è come il ritorno e la ripetizione della stessa onda sulla stessa riva, dove però ogni volta tutto il senso si rinnova e si arricchisce, riassumendosi in un'esperienza che, più è indescrivibile nella concettualità occidentale, più esige la nostra attenzione. È un'attenzione che si rivolge allo spazio dell'interrogazione, dove però a interrogare non siamo noi, ma è il simbolo che già ci ha sorpreso nel dialogo dell'interrogazione su di noi e con noi. È uno spazio che nessuno può avere l'ambizione di esplorare dall'esterno o di descrivere come solitamente si descrivono le cose, perché quando a promuovere l'interrogazione è il simbolo, la domanda non è ancora abbastanza determinata perché l'ipocrisia di una risposta si sia già introdotta sotto la maschera dell'interrogazione. Per porsi sulle tracce del simbolo è necessario seguire una via, ma siccome il luogo in cui si deve arrivare non è detto, non si può intendere la via come un semplice mezzo per giungere a una meta che lascia la via alle spalle. Questa è la ragione per cui, con buona pace di tutti gli psicoanalisti, e di tutti i semiologi, non c'è metodo per leggere i simboli. L'esegesi del linguaggio simbolico, lasciandosi alle spalle ironia, maieutica, epoché, dubbio, in una parola i metodi dell'Occidente, inaugura quel trovarsi per via, quel trattenersi nella via, senza possibilità che un risultato possa offrirsi come meta raggiunta. La via tracciata dal simbolo, infatti, convoca significati e sensi là dove l'esterno e l'interno, l' essoterico e l'esoterico, o, come vogliono gli psicoanalisti, il conscio e l'inconscio trapassano l' uno nell'altro (sym-ballein). Chiamata nel simbolo, ogni parola è ap-propriata solo se è es- propriata, solo se non si risolve in ciò che dice. Il simbolo è mistero e i misteri non si interpretano, ai misteri ci si accosta. Certo, non si evita il rischio della trasformazione, del progressivo mutamento dell'identità, persino della follia. Si lascia una terra, e il mare aperto non profila ancora confini. Nietzsche, là dove ricorre alla metafora del navigante che lascia la terra, non risparmia un "Orsù! Coraggio! Vecchio cuore!". Se si incominciassero a leggere in questa chiave tutte le filosofie del "superamento", e anche il "superuomo" di Nietzsche... Ma per questo è necessario logorare tutti i luoghi comuni, renderli inespressivi, diafani, come appaiono non appena ci inoltriamo nello spazio aperto del simbolo la cui potenza, anche se non viene nominata, come quella del sole è già in mezzo alle cose.

    laRepubblica, 07/04/2000

  6. #21
    Kanadams
    Ospite non registrato

    La licenza di sognare

    La licenza di sognare
    di Umberto Galimberti

    Il sogno. La domanda potrebbe essere questa: d'estate si sogna diversamente? Penso di sì, perché "Succubo" e "Incubo", come i medioevali chiamavano il demone della sessualità e il demone dell'angoscia, irrompono nei sogni estivi attraverso i varchi lasciati aperti da una razionalità meno vigile e sorvegliata, e inscenano quel teatro notturno dove noi non siamo più gli autori, ma solo gli spettatori presi un po' alla sprovvista della messa in scena della nostra matrice istintuale. Sono infatti propri dell'istinto, il desiderio e il terrore, l'uno e l'altro non addomesticati dalle buone maniere, memoria improvvisa di quell'antica parentela animale da cui solitamente ci difendiamo rifugiandoci nei nascondigli del pudore. Ma il pudore non ci difende dal sogno, perché il sogno ci mette in secondo piano e, quando siamo bene eclissati dalla sua intensità, dispiega la nostra anima-animale sullo schermo notturno della scena onirica. Per esso, il minimo che possiamo fare è dedicargli quel primordiale rispetto che aveva l'uomo della caverna quando disegnava nell'oscurità, faccia alla parete. DISEGNAVA quei segni, quelle immagini, quelle figure che noi oggi consideriamo origine della civiltà, marcatura della differenza tra l'animale e l' uomo. Con un processo inverso possiamo, nel sogno, dar vita a tutte le figure sotterranee della nostra anima, quasi un olimpo rovesciato che ha più familiarità con i demoni che con gli dèi. L' inconscio infatti, che il sogno dispiega, non è solo, come voleva Freud, il luogo del rimosso, ciò che l'Io ha dovuto allontanare da sé per costituirsi, l'inconscio è una regione neppure tanto misteriosa dove si proietta il lato notturno delle costruzioni diurne della ragione. D'estate, quando il sole è a picco, è più facile, come diceva Nietzsche, coincidere con la propria ombra ed entrare in quel regime simbolico, proprio dell'inconscio, dove gli opposti più non si escludono, ma si richiamano, sospendendo quel regime disgiuntivo della ragione per cui i confini tra vero e falso, bene e male, giusto e ingiusto si sfumano. Piccolo disancoramento dai nostri principi, innavvertito deragliare dalle linee-guida in cui costringiamo la nostra vita, leggera confusione dei codici, maggior tolleranza e ospitalità per le parti segrete della nostra anima solitamente tenute accuratamente nascoste, respiro dell' ombra che, come il sottosuolo, custodisce umide le radici da cui trae alimento anche quella vita disseccata che è poi la vita che conduciamo in risposta alle attese degli altri. Questo regime ombratile e notturno che spezza la rigida e invernale scansione del giorno e della notte, oltre ad offrirci una miglior coscienza di noi e dei motivi segreti che si agitano nelle cantine dell'anima, dà una diversa fisionomia ai nostri sogni che, rispetto a quelli invernali, sono meno legati alla legge del giorno e più ostaggi della passione per la notte. In questo regime notturno che l'estate favorisce il sogno si fa più corporeo, non perché scatena di più le nostre prevedibili e miserabili voglie, ma perché si fa più attento agli impulsi respiratori, cardiaci, sessuali del corpo che rimediano dal mondo le immagini che consentono loro di esprimersi nel sogno. Ciò è possibile perché nel sonno non si interrompe quel rapporto originario che esiste nella veglia tra il corpo e il mondo. L'unica differenza è che di giorno offro il mio corpo al mondo per farmi indicare dalle sue cose le mie potenzialità operative, di notte offro il mondo al mio corpo per volgermi alle fonti soggettive della mia corporeità, prestando loro le immagini che ho ricavato dal mondo. Di giorno il corpo si usa per il mondo, di notte usa il mondo per sé. Vita diurna e vita notturna, un dialogo ininterrotto tra corpo e mondo che il torpore estivo della coscienza può farci recuperare. Ritmo dell'esistenza che per molti mesi all'anno trascuriamo perché lo sostituiamo con il ritmo del lavoro che opera tra noi e il nostro corpo quella insana scissione dove trova alloggio la nostra anima che si fa vigile custode di tutti i doveri che la nostra complessa società impone per la qualità del suo benessere, e che noi siamo soliti chiamare: "realtà". Ma d'estate, quando la "realtà" si allenta, sbiadisce e incomincia a interrogarsi sul suo valore, sul suo spessore, sulla sua densità, portando in questa oscillazione il nostro famosissimo Io che tocca la sua fragilità, dopo che ha lasciato gli ormeggi che lo tenevano legato al lavoro, alla famiglia, ai doveri sociali, allora ciò di cui si comincia a dubitare non è tanto, come d'inverno solitamente ci capita, della irrealtà del sogno, quanto piuttosto della realtà della veglia. Chi dei due è più dispotico? La legge del giorno che con la sua ferrea logica costituisce e tiene in piedi il nostro Io, o la passione per la notte che, con il gioco assurdo messo in scena dai sogni, lo decostruisce, gettando l'ombra pesante del dubbio su ogni nostro gesto diurno? D'estate, quando il nostro Io è meno solido che d'inverno, dove le nostre abituali occupazioni lo sostengono o addirittura lo creano, il sogno può fare la sua irruzione sconvolgente non perché ci svela un significato rimasto nascosto, un messaggio, una conferma, una speranza, una rivelazione, una profezia, come da Omero a Freud l'occidentale non ha mai smesso di pensare, ma perché irrompe nel regno diurno dell'Io, creando quel disordine caotico che ne relativizza l'ordine. D'estate, infatti, quando abbiamo la possibilità di allentare quella mentalità utilitaristica che inflessibile regola i nostri pensieri e le nostre azioni per tutto il corso dell'anno, potremmo incominciare ad apprezzare del sogno non tanto il suo valore simbolico, come vuole la lettura psicoanalitica, o la sua capacità premonitrice o profetica com'è nella brama del nostro desiderio sempre interessato; potremmo rifiutare l'accesso al mondo meraviglioso che il sogno dispiega, o al nostro segreto nascosto che il sogno custodisce; potremmo trattare con derisione le virtù poetiche e ispiratrici del sogno, così come le sue capacità consolatorie, e incominciare ad apprezzare, prima di tutte queste cose, le uniche due assolutamente incontrovertibili: il dispotismo del sogno che relativizza l'egemonia del nostro Io, e il caos del sogno che relativizza la razionalità dell'Io e l'ossequio che quotidianamente conferiamo all'ordine della ragione. Prigioniero del suo sogno, l' Io, abituato a governare il proprio mondo, si scopre asservito a un padrone dispotico che procede per le sue strade indecifrabili in modo automatico, indipendente, duro, inflessibile, assoggettando l'Io diurno al suo volere e al suo capriccio. E tutto ciò senza remissione, perché se è vero che possiamo chiudere gli occhi e incominciare a sognare, non è altrettanto vero che possiamo aprirli a nostro piacere quando siamo imprigionati nella gabbia del sogno, travolti dal suo caos che è il contrappunto della ragione diurna, il suo collasso. Perché proibirci questa esperienza istruttiva, che non è quella utilitaristica dell'interpretazione del sogno, della sua messa a frutto, ma quella per noi più indecorosa in cui in prima persona constatiamo di non essere padroni in casa nostra, perché non noi, ma il sogno che neppure abbiamo scelto ha deciso, senza scampo per noi, impudicizia, aggressività, indecenza, squilibrio, delirio e follia. Chiamo questa esperienza "sogno d'estate", perché l'estate è il tempo in cui l'Io ha la possibilità di congedarsi dalle sue collaudate (e razionali) abitudini. Ma di vero congedo si può parlare quando l'Io scioglie anche gli ormeggi che lo tenevano legato a sé, per concedersi a quello straniero che lo abita, la cui funzione è quella di ricordarci l'ordine che quotidianamente assegniamo ai nostri pensieri e alle nostre azioni non è la realtà rispetto all'irrealtà del sogno, ma un tentativo, portato forsennatamente all'estremo e mai pienamente riuscito, di difenderci dal caos, nostra vera dimora, di cui il sogno è la sentinella notturna.

    laRepubblica, 06/08/2000

  7. #22
    Super Postatore Spaziale L'avatar di roropink
    Data registrazione
    07-09-2005
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    in un quarto ...di luna piena
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    sai che ti dico kanadamas?
    mi è perfettamente chiaro il fatto che tu stia giocando...
    un pò in TUTTE le stanze ...con azzate anche diverse tra loro.
    sei diventato onnipresente,
    ma dimmi segui un piano preciso o ti muovi a tentoni?
    forse è una domanda indiscreta ...ma il fine ultimo di tutto ciò?
    adoro galimberti...che pizza c'entra col tuo sogno?
    e con la tua richiesta di "interpretazione"?
    un elemento preso da lontano per tornare alla riforma di cui ti fai promotore?
    cerchi nuovi adepti?
    insomma io avrò anche la puzza sotto il naso...
    ma non scommetterei affatto sulla tua buona fede

    sto sbagliando alla grande?
    tutto sommato me lo auguro mi perdoni la franchezza allora?
    dovevo dirtelo...è nella mia natura.
    “Come molti viaggiatori ho visto più di quanto ricordi e ricordo più di quanto ho visto.”

  8. #23
    Kanadams
    Ospite non registrato
    Mi piace tanto la franchezza...
    solo che dopo 4anni di sentire cretinate (all'università) speravo di trovare un forum dove la gente si interessasse veramente a ciò che fà...anche accettando punti radicalmente diversi da quelli istituazionali...diciamo che il mio non è un vero e proprio gioco ma delle provovazioni più o meno sensate in modo da vedere come la gente reagisce...
    naturalmente galimberti non c'entra nulla col mio sogno, era solo un modo diverso come un'altro di rispondere a io mordo e al suo modello teorico Mattioli, che sinceramente mi sembra frudiano, ovvero individualista...e qui non voglio dire che spara scemenze anzi molto probabilmente seguirà tutti i criteri scintifici e perfetti di questo mondo, ci credo poco cmq...ognuno è libero di fare ciò che vuole...
    Se cerco nuovi adepti?sono uno studente stanco, stufo di una didattica formale, che dove t giri t giri vedi tutti che pensano col pensiero degli autori che leggono e studiano, e mai col prorio!! ecco perchè spesso cito tutti gli autori che l'università ripudia e mai quelli che l'università adora...sarebbe come dire riuscite a guardare oltre il vostro naso?
    Cmq può darsi che cercherò nuovi adepti(naturalmente quando uno rompe determinati schemi è visto sempre come...lo spettro in cerca di nuovi animi?)...ma permettimi di dire che se ciò è vero...è sempre meno di quella pratica, consietudine orami ben assodata che l'istutione università adotta...e non prendermi per uno che è contro l'università...l'ho adorata certi momenti, peccato che sulla mia strda abbia incontrato solo pochi docenti con cui spazziare a 360 gradi...già spazzire che termine ambiguo...
    Ora non voglio fare della morale,non ne sono in grado e non è neanche (forse) di mia competenza, però una critica forte si può fare?a te non girarno le palle quando scopri che gente come Basaglia, Galimberti, Jung, Minkowski, Foucault, che hanno scritto opere che rimarrano nella storia te li devi andare a trovare tu?che nessuno all'università ne parla?ti sei mai chiesto il perchè? ti sei mai chiesto perchè si innalzato statue d'oro a personaggi che per quanto imponenti e prestigiose possano essere alla fine neanche t segnano?bhè inizia...e poi vedi chi cerca adepti, se io o i prof che hanno tutte le scuole post universitarie...

  9. #24
    io mordo
    Ospite non registrato
    penso che tu, tutto eccitato e inebriato dal piacere della sfida, in preda al caos evidentemente, perchè ammetti tu stesso di non sapere nemmeno perchè scrivi certe cose, te ne vada in giro a urinare per il forum...

    io sono interessato alla psicologia, non per questo devo accettare i tuoi punti di vista... che significa che il modello di Mattioli è individualista?
    Riguardo alle scemenze mi sembra che tu ne dica abbastanza...


    "dopo 4anni di sentire cretinate (all'università)"

    ...addirittura?

    "speravo di trovare un forum dove la gente si interessasse veramente a ciò che fà"

    ...qua c'è tanta gente che si interessa a ciò che fà... ma forse tu cercavi qualcuno su cui urinare...

    "diciamo che il mio non è un vero e proprio gioco ma delle provovazioni più o meno sensate in modo da vedere come la gente reagisce..."

    ...+o- sensate? sarà meglio che gli dai un senso... insomma, tu vuoi sfidare tutti perchè ti piace, no?

    "sono uno studente stanco, stufo di una didattica formale, che dove t giri t giri vedi tutti che pensano col pensiero degli autori che leggono e studiano, e mai col prorio!!"


    ...insomma tu vuoi dirci: siete un branco di marionette, io sono sovversivo!!


    "una critica forte si può fare?"

    non siamo un'urinatoio...

    "a te non girarno le palle?"

    a me no...

    ti immagino +o- così, come quello dell'allegato...

    ciao
    Immagini allegate Immagini allegate

  10. #25
    Kanadams
    Ospite non registrato
    Diosanto qui creo terroristi......!!!!!!!!!!
    Aiutoooooooo
    Si va bhè tu e le tue fissazioni(io mordo!!)
    Che sei Frudiano l'ho capito ancora?non te ne rendi conto? perchè ogni cosa deve avere a che fare con l'urina, la seduzione, il trauma e tutto ciò che scrisse freud e chi gli và dietro?perchè?
    Lo so che sono cose umane, ma esistono anche altre cose, altri linguaggi...non credi?boh? forse sono io stupido...che non credo ai tuoi discorsi così tanto "seducenti", dove si sguazza nell'urina...che la pubertà l'ho superata già da un pezzo...sarà quella? mio caro io mordo....tu morderai, a me piace dia-logare...poi vatti a cercare tu cosa significa dia(non giorno xò) e logos, dalla stessa radice è dia-gnosi (conoscenza...tocca a te!)!!
    Ciao!!

  11. #26
    io mordo
    Ospite non registrato
    Ma, carissimo, tu sei il terrorista!!! non te ne accorgi?
    Tu del modello che uso io non sai niente sembra, non sono Freudiano, ma certo qualcosa di giusto l'avrà pur detta sto tizio...
    ciao

  12. #27
    io mordo
    Ospite non registrato
    Anche mettendo da parte Freud non sono tanto sicuro della tua volontà di dialogare... io poi non faccio diagnosi, in linea di massima, mettendo da parte Freud, direi che molte cose hanno a che fare con il piacere paradossale... ti é noto il concetto? niente etichette...

  13. #28
    Kanadams
    Ospite non registrato
    Si ok 6 un genio dei sogni!!! ho letto il tuo inserto riguardo i testi...ma non è che 6 l'autore?cmq va bene tu non 6 Freudiano 6Mattioliano...
    Cmq la mia critica era tutt'altra...inizia a leggere senza fissarti e tovare contenuti nascosti....tu ti nascondi secondo me......basta!!ho da fare x ora che perdere tempo a vedere chi ha ragione e chi no....qaulche giorno di questo cmq apriamo un 3d e vediamo cosa emerge...ok?
    Ps: dia significa attraverso, logos discorso...i discorsi ci sono manca questo attraversamento...come? dove?quando? riusciremo a Vederlo?

  14. #29
    io mordo
    Ospite non registrato
    Ma in che senso mi nascondo?
    La stanza (e non solo questa) è tappezzata di interventi in cui spiego il mio punto di vista...
    Mattioli è una persona disponibilissima con cui puoi parlare direttamente su www.psiconline.it/forum se vuoi...
    ...io mi chiamo Marco, sono un'ignorantello invece...

    ho capito qual'era la tua critica... è vero, ti ho risposto da pirla...
    la condivido, condivido invece molto meno i tuoi punti di vista alternativi...
    ciao

  15. #30
    Kanadams
    Ospite non registrato
    ok no problem l'importante che te ne sei reso conto, e ne hai preso coscienza...il resto ha un'importanza secondaria...
    come vedi molto spesso demonizziamo glia altri quando i veri demoni sono dentro di noi...non a caso Jung parla di Ombra e citava spesso dottor jack e mister haid...e diceva anche che lo scopo, l'ethos era il processo di individuazione, assemblare l'ombra all'io...unire gli opposti, quello che l'alchimia chiamava
    coincidenza oppositorum...ma purtroppo in tutto ciò non si fa altro che vedere mistificazione e fandonie anzichè saggezza di vita!!!
    Ecco perchè molto spesso me la prendo con la scienza, perchè credono di aver trovato la Verità, ma la Verità se c'è mica si trova, al massimo si scopre, si s-vela, allora è un concetto più induistico, quello che loro chiamano velo dei maya che altro...cmq ognuno è e rimane nella propria posizione...la libertà dell'uno dovrebbe inziare dove finisce quella dell'altro!!!

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