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  1. #16
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    06-08-2005
    Residenza
    Padova
    Messaggi
    236
    Magari può essere utile anche insegnargli alcune strategie di coping in relazione a suoi interessi personali con l'obiettivo di incrementare la sicurezza in sè stessi evidenziando la possibilità di risolvere un problema in maniera autonoma.
    "Il vostro amore per la vita sia amore per la vostra speranza più alta:e la vostra più alta speranza sia il più alto pensiero della vita!"
    Nietzche

  2. #17
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Si sono anche io per un training di assertività di questo tipo piuttosto che per la ricerca di chissà quali nuclei traumatici tenendo in considerazione cmq che se la diagnosi di disturbo di personalità è confermata si prospetta cmq una terapia a medio-lungo termine, o almeno con diversi controlli nel corso del tempo magari dopo una doverosa fase intensiva di 'messa a punto' della strategia.

    Fabri

  3. #18
    psycone
    Ospite non registrato
    vi vorrei far riflettere
    sul fatto che la maggior parte di voi, nel proporre varie alternative su quale tecnica proporre al cliente, non state facendo altro che riprodurre il problema che apparentemente sta presentando:
    come 'madri' state pensando cosa 'dovrebbe' fare quest'uomo, 'dove' inviarlo, cosa fa 'al caso suo'...insomma state colludendo con lui( col caso presentato più precisamente), impedendovi di pensare a quello che vi evoca.
    E già questo primo atteggiamento che evoca, se non pensato e quindi agito, fa sì che, l'eventuale problema di dipendenza, si riproduca subito nella relazione col cliente/caso, e converrete che non si può affrontare dopo una cosa già messa in atto (perchè metterla in atto non te la fa vedere e qunidi pensare e restituirla o comunque utilizzarla)
    piuttosto bisognerebbe riflettere sil suo vissuto di infelicità...ipotizzando che forse non è proprio vero che sia contento in fondo di aver aderito alle pressioni della madre...e mettere in rapporto questo col perchè è venuto in consulenza...forse perchè sente che questa accondiscendenza è perversa? e che quindi vuole riappropriarsi delle sue emozioni?, della sua autonomia di desiderio?...tutto questo lo capiamo pian piano dalle reazioni del paziente e da quello che ci evoca..e progressivamente potremo scoprire anche come il mondo femminile l'abbia imprigionato, e la paura che quindi gli evocava la sua relazione, per cui forse ha ceduto..ancora una volta....
    ma stavolta il cedere, procurando infelicità e motivazione a chiedere una consulenza, ci denuncia che per l'uomo è stata una scelta che non regge più

    penso che focalizzarsi sulle tecniche non aiuta, bisogna sforzarsi di comprendere quello che succede, partendo dalle emozioni che un caso/cliente ci evoca in prima battuta
    l'analisi della domanda diventa bla,bla perchè anch'essa richiede un pò di sforzo
    Ciao a tutti

  4. #19
    alepsyyy
    Ospite non registrato
    Vero si...verissimo che il paziente dipende dalla mamma....o....è la mamma che non può fare a meno del figlio?...e lo incatena così in un rapporto quasi "da fidanzata"...il paziente ha 34 anni, una terapia familiare non la consiglierei proprio...poverino!!! almeno in terapia senza la mamma!
    Piuttosto, da quasi psicoterapeuta della Gestalt, suggerirei prima un pò di contatto con l' esperienza della dipendenza, chiedendogli come ci si sente, è probabile che lui razionalmente sappia e veda la dipendenza, ma emotivamente non riesca a sentirla...dopo, un pò di virtù di responsabilità....nel senso, mi trovo in questa condizione...mi piace? non mi piace?...voglio cambiarla? si??????????' bene! allora cosa posso, anzi, cosa voglio fare per cambiarla? e bla bla bla...

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