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  1. #16
    Partecipante Esperto L'avatar di saperessere
    Data registrazione
    13-10-2005
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    Re: Re: Le persone, la società, cercano lo psicologo o lo psicoterapeuta?

    [QUOTE]Originariamente postato da psicosarix
    [B]io credo che in questi passaggi stia la questione ... abbiamo PERSO LA PSICOLOGIA PER STRADA, invece le persone (non psicologi) hanno ancora il senso di quello che è la psicologia: una SCIENZA DEL BENESSERE!!!

    Sono perfettamente d'accordo!!!
    Mi tolto la possibilità di aggiungere altro!

  2. #17
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato

    Re: Le persone, la società, cercano lo psicologo o lo psicoterapeuta?

    Originariamente postato da nico
    Nell'immaginario collettivo degli psicologi, troviamo spesso la fantasia che solo diventando psicoterapeuti si riesca a trovare pazienti. E così si perde per strada la Psicologia.

    L'Ordine Psicologi Toscana ha condotto nel 2004 una ricerca molto interessante ed indicativa in merito all'immagine e alle attese che le persone hanno di noi. Te ne riportiamo un passaggio significativo:

    "Se si guarda alla valutazione dell'attuale reputazione dello psicologo, si puo' dire che essa sia di buon livello. .... [CUT] .... Si puo' notare una profonda discrasia, una contraddizione palese tra modelli della professione praticati, in modo maggioritario, dagli psicologi ed attese presenti nella cultura della popolazione. L'elemento centrale della contraddizione e' rappresentato dalla rappresentazione della psicoterapia: considerata quale sbocco professionale ottimale dalla gran parte degli psicologi, ed al contempo poco presente nelle attese attuali (10% circa),... [CUT] .... Al tempo stesso, la ricerca mostra che la domanda rivolta alla psicologia e' potenzialmente molto forte ed avanzata."

    In altre parole, le persone hanno un'opinione positiva dello psicologo e solo il 10% circa si aspetta dallo psicologo la psicoterapia.
    In un'ottica lavorativa, il paradosso è quindi che lo psicologo continua ad investire sulla psicoterapia, sulla patologia, quando invece il 90% circa della popolazione non ci vede come psicoterapeuti e non si attende cura.

    Verrebbe quindi da dire che le richieste sociali sono profondamente mutate e noi, psicologi, neppure ce ne siamo accorti!
    Negli ultimi 20 anni, periodo in cui sono esplose Scuole di Psicoterapia ed è aumentato vertiginosamente il numero di psicoterapeuti, i costumi sono cambiati, così come gli stili di vita, i ritmi sociali e lavorativi, le modalità di relazionarsi, ecc...

    Si è significativamente allargata la domanda di benessere, di sviluppo personale, di qualità nelle relazioni affettive, sociali e lavorative. Le persone stanno chiedendo meno terapia e più Psicologia.
    Il paradosso è che - ad oggi - non cogliamo questa domanda forte e lasciamo così il campo a counselor, life coach, reflector; professioni non regolamentate che, scimmiottando la Psicologia, riescono tuttavia a cogliere la domanda sociale di benessere e sviluppo.


    Vi va di confrontarvi su questa personalissima riflessione?

    Un saluto e buona giornata,
    nicola piccinini
    Ciao a tutti,
    grazie nico per aver aperto questo 3d che mi sembra molto stimolante.
    Vorrei avere dei riferimenti più precisi sul documento dell'Ordine Toscano perchè mi ha considerevolmente incuriosito. Cmq vorrei sottolineare alcune cose importanti che mi pare di aver letto tra le righe del primo intervento che ha aperto il 3d e che si sono un po' perse per strada. Mi permetto una personalissima ricostruzione della situazione attuale:

    1) La psicoterapia offre allo psicologo clinico fresco di laurea le uniche competenze pratiche a cui riesce a pensare dal momento che la frattura tra Accademia e Ordine è molto profonda e questo fa sì che spesso i docenti portino avanti programmi 'personali', promuovano i loro libri o forniscano delle competenze di base ritenute (a torto o meno) 'inutili' o 'accessorie' e mi riferisco al modo in cui molti - ma non tutti -gli psicologi guardano a esami come psicometria e o agli esami di neuroscienze.
    2) Le scuole private hanno cioè dato voce e soddisfazione ad una richiesta di mercato che faceva e forse fa tutt'ora gli interessi delle parti in causa, dai desideri dei giovani psicologi sino alle aspettative della società.
    3) La parola 'psico' in ambito sanitario e per molti medici significa semplicemente 'quello che non è medico'; da qui l'idea che la psicologia sia una sorta di deposito di bizzarrie e da qui il disconoscimento dell'autonomia e delle competenze dello psicologo; ad aggravare questo iato con la professione medica che gestisce il settore della sanità (e del benessere) e della malattia mentale da molto più tempo di noi c'è il fatto che per molto tempo si è coltivata fuori e dentro le accademie e le scuole di psicoterapia un mito che mi pare duro a morire: il mito dello psicologo come il 'medico altro' e della psicologia come un sapere 'altro', altro dalla scienza, dalla società, dai conformismi, dalle piccolezze burocratiche.
    4) Questo ha portato a sviluppare la professionalità dello psicologo non in modo 'concorrenziale' a quella medica ritagliandosi spazi di competenza specifici o chiarendo la propria posizione in settori che sono obbligatoriamente interdisciplinari, bensì in modo 'complementare' facendo proprie istanze da sempre sostanzialmente espulse o ai margini delle organizzazioni professionali come l'uso di un lessico psicoanalitico o filosofico come se lo psicologo (già identificato con il clinico) fosse il membro della società rivestito del valore supremo di difendere strenuamente l'interiorità dei soggetti - cosa che di fatto ha spesso escluso gli psicologi dal lavoro di equipe con altri professionisti.
    5) A mio parere questo è solo un modo di intendere e di fare la psicologia che ha molto a che vedere con la storia della disciplina in Italia ma poco a che vedere con come la psicologia potrebbe essere e che cosa potrebbe o dovrà diventare se vorrà darci del pane e metterci nelle condizioni di erogare un servizio per la società.

    Infine chiudo con una breve considerazione. La psicologia è internamente composta in modo non troppo dissimile dalla medicina. I medici stessi sono portatori di sensibilità e attenzione personale e scientifica molto diversa. CI sono medici applicati e altri che fanno ricerche per elaborare nuove cure. C'è il medico della mutua, quello che fa i certificati sportivi, e quello che lavorain un polo di fama internazionale.
    La psicologia stessa nasce da molti contributi della medicina e la psicoterapia ha le radici nella pratica medica all'interno della quale è nata e cresciuta. In questo senso parlare di psicologia clinica quando si parla di psicologia è storicamente legittimo ma la psicologia è molto di più di una scienza del benessere e allo psicologo che voglia agire e vivere nella società penso che vengano richieste delle competenze molto più complesse di una educazione ad una data forma mentis che è il principale lascito delle scuole di psicoterapia (non di tutte beninteso) ai suoi allievi; perchè come si sente dire spesso 'psicologi si è, non lo si fa' dimenticando di guardare i cospicui fallimenti professionali dei nostri 'maestri' e la piccolezza dell'applicazione pedissequa di questa idea della psicoterapia alla psicologia clinica (tutta) e alla psicologia in generale.
    Ci sono molti psicologi e che lo si creda o meno sono TUTTI psicologi, anche se sono in laboratorio, se fanno ricerca, fanno calcoli numerici, usano tecniche supportive, somministrano test o somministrano questionari. I medici questo lo sanno molto bene. Il medico generico non è meno medico perchè fa un mestiere ovviamente diverso dal cardiochirurgo. Ne il cardiochirurgo è il 'vero' medico perchè nella società servono anche i medici generici, i pediatri, i ricercatori, gli oculisti... forse nessuno di questi finisce su ER - medici in prima linea ma nessuno di loro viene considerato 'non medico' perchè svolge una mansione diversa.
    Pare invece che a noi psicologi piaccia inseguire lo stereotipo del 'vero' psicologo giocando ad escludere chiunque si distacchi dall'idea secondo cui lo psicologo è clinico e se è clinico è per forza uno psicoterapeuta.
    Ovvio, no? Non suona famigliare?

    A presto,

    Fabrizio

  3. #18
    Partecipante Esperto L'avatar di saperessere
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    Certo che dopo aver contestato per anni il modello medico, averne constatato per anni i nefasti risultati ed essere stati da loro osteggiati e usurpati in tutti i modi, essere paragonati a loro è un bel successo.
    Chi non è impegnato a risorgere, è impegnato a morire. Bob Dylan

  4. #19
    Partecipante Super Esperto L'avatar di valevalens
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    Ciao a tutti.
    Vi porto la mia esperienza personale come avete fatto in tanti.
    Ho appena terminato il percorso di una scuola di psicoterapia che prevede l'osservazione di casi "in diretta" dalla sala di osservazione e la coterapia accanto al terapeuta per imparare al meglio la tecnica psicoterapeutica specifica.
    Beh, per quanto mi riguarda, lo studio era sempre sta-pieno di pazienti, provenienti da tutta italia e con le più svariate patologie.
    Si dia il caso poi che la stessa scuola sia anche un centro di ricerca che ha rilevato un incremento su un campione vastissimo (circa 1000 casi) di patologie soprattutto fobiche e alimentari.
    L'aumento di nuovi casi poi sembra smentire i risultati della ricerca nazionale, per lo meno sul fronte psicoterapia.
    C'è bisogno della psicoterapia eccome!
    Soltanto che, mi viene da pensare, andare dallo psicoterapeuta non è come andare dal dermatologo e dal dentista...quanti di quelli che vanno da un terapeuta poi sono disposti ad ammetterlo? Purtroppo viviamo anche in una società dove dichiarare di avere un problema, specie se si tratta di un problema psicologico altamente invalidante, viene visto come segno di debolezza.
    Secondo me chi va dallo psicoterapeuta non lo dice ecco perchè sembra che nessuno ci vada più.

  5. #20
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da saperessere
    Certo che dopo aver contestato per anni il modello medico, averne constatato per anni i nefasti risultati ed essere stati da loro osteggiati e usurpati in tutti i modi, essere paragonati a loro è un bel successo.
    Mi dispiace saperessere,
    non volevo mancare di rispetto a nessuno ho letto i tuoi post dopo aver postato... purtroppo io non ho vissuto gli eventi di cui parli e almeno io non sento i medici come dei nemici nè ho mai avuto alterchi o dibattiti con loro ma questo punto mi sembra 'caldo' e non mi pare condiviso da tutti.
    Io cmq mi riferivo ai concetti di unità di intenti e di riconoscimenti dal momento che gli psicologi fanno cose molto diverse tra loro così come medici diversi svolgono professioni concretamente diverse ma non per questo mettono in discussione di appartenere ad una disciplina e ad una professione essenzialmente unitaria. In questo penso i medici abbiano una maggiore maturità professionale da cui forse dovremmo apprendere. Tutto qui.

  6. #21
    Neofita L'avatar di antopsico76
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    Sono d'accordissimo su tutto quanto è stato detto...non tutti sono malati, molti hanno disagi esistenziali e hanno bisogno di qualcuno che li ascolti...un supporto psicologico è quello che necessitano. tuttavia una domanda mi sorge spontanea: come può un neo laureata farsi le ossa per poter lavorare come psicologa???uscita dall'università hai tanta teoria ma nessuna pratica e una volta fatto l'esame di stato sei comunque al punto di partenza!!!da dove una neofita come me dovrebbe partire?? vorrei dei consigli molto pratici!!!
    qualcuno mi può illuminare su questo problema?
    grazie!
    ciao ciao!

  7. #22
    Neofita L'avatar di mareanera
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    Questa discussione è proprio il nocciolo del malessere che mi accompagna in questi mesi e come me accompagna tutte le colleghe e i colleghi con cui mi confronto. Quella matassa di desideri, responsabilità e reali difficoltà che accompagna le nostre scelte e di cui lo svolgimento sarà determinante nel trovare la nostra strada.
    Mi sono laureata nel luglio 2005, ora sto svolgendo il mio anno di tirocinio obbligatorio, in una struttura pubblica da cui sto imparando molto e che opera in un ambito per me altamente interessante. Nonostante le cose per ora vadano bene sono molto preoccupata per la scelta da fare a settembre quando terminerà il mio tirocinio e dopo l'esame di stato. Il mio desiderio di autonomia è sempre stato molto forte e pensavo che una volta laureata sarei stata a buon punto dal raggiungerla. Invece, a parte il momento di felicità portato dalla laurea in se, ci si scontra subito con la realtà dei fatti e cioè che usciamo dall'università cosi carichi di energie e voglia di dare anima e corpo per un lavoro in cui crediamo e amiamo profondamente ma anche così completamente "nudi" di competenze e strumenti per proporsi in un mondo del lavoro in cui tutti hanno lottato e lottano per ritagliarsi un piccolo spazio. Ci troviamo a dover ricominciare daccapo e vediamo allontanarsi quell'autonomia tanto desiderata. Il problema è che vorrei tante cose a cui non riesco a dare un ordine giusto. Sicuramente farò una scuola di psicoterapia, ma non riesco a capire se è meglio prendere tempo per poterla scegliere con maggiore consapevolezza, nel frattempo partecipare a un master relativo agli argomenti per me di grande intereresse che sto vedendo nel mio tirocinio. Un altro dubbio è se andare all’estero magari per il master e tornare per la specializzazione, ma in questo caso il problema sarebbe perdere quella rete di contatti che permette di lavorare (poco) durante questo ulteriore periodo di formazione e penso anche dopo. Sicuramente la realtà con cui ci si scontra è anche quella economica, tutti questi corsi sono costosi e mi domando da dove verranno i finanziamenti?dai miei genitori?dovrò continuare a svolgere lavori che poco centrano con la psicologia e il sociale per potermi pagare ancora gli studi?Sono un po’ stanca di questo!
    Sappiamo che dobbiamo inventarci il lavoro, ma non è chiaro cosa possiamo fare, ora nulla o quasi, quindi forse è più logico mettersi in grado di poter lavorare più velocemente possibile e rimandare magari di un anno la specializzazione che invece sono impaziente di iniziare!
    Questi sono i dubbi e i pensieri che mi attraversano in questo momento, è semplicemente la mia esperienza in cui forse molti di voi neolaureati come me si riconosceranno.

  8. #23
    Partecipante Esperto L'avatar di saperessere
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    Originariamente postato da Daidaidaidai
    Mi dispiace saperessere,
    non volevo mancare di rispetto a nessuno ho letto i tuoi post dopo aver postato... purtroppo io non ho vissuto gli eventi di cui parli e almeno io non sento i medici come dei nemici nè ho mai avuto alterchi o dibattiti con loro ma questo punto mi sembra 'caldo' e non mi pare condiviso da tutti.
    Io cmq mi riferivo ai concetti di unità di intenti e di riconoscimenti dal momento che gli psicologi fanno cose molto diverse tra loro così come medici diversi svolgono professioni concretamente diverse ma non per questo mettono in discussione di appartenere ad una disciplina e ad una professione essenzialmente unitaria. In questo penso i medici abbiano una maggiore maturità professionale da cui forse dovremmo apprendere. Tutto qui.
    L'unità di intenti di cui parli è tipica delle corporazioni. Se ti guardi un po' in giro e ti confronti con medici ospedalieri e non, ti accorgi di quanto sia importante per loro (ci sono le eccezioni: un amico neurologo "Ma cosa vuoi che sappiano i medici. Non capiscono niente") mantenere ed allargare il potere, a scapito di tutte le altre categorie sanitarie. La riforma sanitaria, 1978, aveva stabilito un ruolo sanitario unico, uguale per tutti i laureati. Per cui uno psicologo, un biologo e un fisico sanitario (radioterapia) potevano diventare primari. Successe il pandemonio. Hanno lottato anni per stabilire che ci sia un ruolo sanitario medico, con innumerevoli privilegi, poi quegl' altri.
    La loro maturità professionale è dovuta al mentenimento dei privilegi, come ogni corporazione, classe, casta. Oggi hanno ottenuto, da questo governo, di poter fare le stesse cose che prima erano prerogativa degli psicologi, per legge, senza avere nessuna competenza, obbligo formativo o quant'altro. Nessuno politico si inventa le leggi come questa, lo fa sotto pressione di una corporazione.
    Il modello terapeutico medico sintomo-diagnosi-terapia, decontestualizza completamente il paziente, lo isola dall'ambiente di origine, ne cancella l'individualità, a favore della statistica. La medicina è una scienza che si basa sul 51%. Il vaccino per l'AIDS non viene trovato perchè non c'è collaborazione tra i laboratori nel mondo, perchè il primo che lo scopre fa un barca di soldi; poi se vuoi aggiungiamo la malasanità, le tangenti e tutto il resto. No grazie assomigliare alla categoria medica e imparare da loro, a spese della gente, no.
    Ci sono mille cose che gli psicologi possono fare. La salute è fisica, psichica e sociale. Lo dice l'OMS. L'importanza del sociale sta diventando sempre più grande e soprattutto la prevenzione della salute psichica. Abbiamo anni di lavoro davanti senza bisogno di scimmiottare nessuno.
    Grazie per l'ascolto

  9. #24
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Originariamente postato da saperessere
    L'unità di intenti di cui parli è tipica delle corporazioni. Se ti guardi un po' in giro e ti confronti con medici ospedalieri e non, ti accorgi di quanto sia importante per loro (ci sono le eccezioni: un amico neurologo "Ma cosa vuoi che sappiano i medici. Non capiscono niente") mantenere ed allargare il potere, a scapito di tutte le altre categorie sanitarie. La riforma sanitaria, 1978, aveva stabilito un ruolo sanitario unico, uguale per tutti i laureati. Per cui uno psicologo, un biologo e un fisico sanitario (radioterapia) potevano diventare primari. Successe il pandemonio. Hanno lottato anni per stabilire che ci sia un ruolo sanitario medico, con innumerevoli privilegi, poi quegl' altri.
    La loro maturità professionale è dovuta al mentenimento dei privilegi, come ogni corporazione, classe, casta. Oggi hanno ottenuto, da questo governo, di poter fare le stesse cose che prima erano prerogativa degli psicologi, per legge, senza avere nessuna competenza, obbligo formativo o quant'altro. Nessuno politico si inventa le leggi come questa, lo fa sotto pressione di una corporazione.
    Il modello terapeutico medico sintomo-diagnosi-terapia, decontestualizza completamente il paziente, lo isola dall'ambiente di origine, ne cancella l'individualità, a favore della statistica. La medicina è una scienza che si basa sul 51%. Il vaccino per l'AIDS non viene trovato perchè non c'è collaborazione tra i laboratori nel mondo, perchè il primo che lo scopre fa un barca di soldi; poi se vuoi aggiungiamo la malasanità, le tangenti e tutto il resto. No grazie assomigliare alla categoria medica e imparare da loro, a spese della gente, no.
    Ci sono mille cose che gli psicologi possono fare. La salute è fisica, psichica e sociale. Lo dice l'OMS. L'importanza del sociale sta diventando sempre più grande e soprattutto la prevenzione della salute psichica. Abbiamo anni di lavoro davanti senza bisogno di scimmiottare nessuno.
    Grazie per l'ascolto
    Caro saperessere, hai scritto, come si suole dire, meglio di 1 libro stampato: sottoscrivo parola dopo parola il tuo punto di vista.
    Ti avviso: ora inizierà 1 discussione infinita, in cui Fabrizio ti dirà - tra le altre cose - che se sei alto, sano e robusto è grazie ai medici che ti hanno svezzato e curato, per cui genuflettersi al loro potere e/o lasciare che 1 medico diriga una facoltà di Psicologia è cosa buona e giusta!! :-)

    Saluti,
    ikaro

  10. #25
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    ahahaha Grande Ikaro!
    No guarda non mi piace ripetermi per cui io ho idee innovative ad ogni forum in cui partecipo ehehe (quasi )
    In compenso qualcuno aspetta una risposta che sembra stia iniziando a tardare... ma si sa... la speranza è l'ultima a morire...

    Fabrizio

  11. #26
    psicosarix
    Ospite non registrato
    penso che forse dovremmo abituarci a pensare alla Psicologia in termini di scienza sì unitaria, ma complessa al punto di essere composta di ambiti diversi che tendono ad ampliarsi, ma anche a collaborare strettamente con altri settori, anche non psicologici: mi vengono in mente l'ambito delle neuroscienze, ma anche più semplicemente l'uso di tecniche di rilassamento corporeo, non so se mi sono spiegata bene.

    la ricerca citata da Nico riporta che le perone nel 90% dei casi non si aspettano dallo psicologo un intervento psicoterapeutico.
    questo probabilmente accade perchè le persone si rendono conto che la psicologia è una materia vasta e complessa, che non si esaurisce nella cura, ma che anzi offre enormi possibilità soprattutto al di fuori della cura!!!
    le persone probabilmente pensano allo psicologo come un professionista che può aiutarle a trovare le risorse necessarie per affrontare difficoltà psicologiche importanti e personali, ma anche relazionali o nella comunità o sul lavoro ecc. che nulla hanno a che vedere con la psicopatologia. mi viene in mente lo psicologo scolastico, lo psicologo dello sport, lo psicologo della riabilitazione (ad es. neurologica), lo psicologo della salute ... insomma tante figure che non necessariamente hanno a che fare con la psicopatologia e la psicoterapia.

    io credo che salute e benessere non siano proprio la stessa cosa e penso che [B] sia fondamentale distinguerle e farle restare distinte[B].
    sono andata sul vocabolario (... solo per avere un punto di riferimento comune per tutti ... per evitare fraintendimenti). leggo:
    [B]salute[B]: "dal latino salus, stato fisico di chi non è affetto da malattie"
    [B]benessere[B]: stato soddisfacente di vita, di salute, di fortuna, di prosperità, morale, ecc.
    se pensiamo alla Psicologia come una scienza del benessere allora si aprono scenari, a mio parere, che [B] ci separano finalmente dal modello medico della salute [B], cioè dal paradigma sintomo-diagnosi-cura (che diventa troppo restrittivo per la Psicologia). in tal modo otteniamo anche il vantaggio di ricollocare la Psicologia nella sua sede naturale di scienza nata dalla volontà di conoscenza sulla mente e comportamento dell'uomo. si potrebbe tornare al paradigma psico-socio-biologico da cui nasce la psicologia e riacquistare la nostra identità di scienza autonoma.
    continuando a mantenere l'autonomia dalla filosofia e mantenere la nostra identità rispetto alla medicina, che già sta fagocitando pezzi di psicologia.

    cosa ne pensate? sbaglio? è assuro quello che dico? infattibile? ... ciao

  12. #27
    Partecipante Affezionato L'avatar di Del
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    Originariamente postato da antopsico76
    Sono d'accordissimo su tutto quanto è stato detto...non tutti sono malati, molti hanno disagi esistenziali e hanno bisogno di qualcuno che li ascolti...un supporto psicologico è quello che necessitano. tuttavia una domanda mi sorge spontanea: come può un neo laureata farsi le ossa per poter lavorare come psicologa???uscita dall'università hai tanta teoria ma nessuna pratica e una volta fatto l'esame di stato sei comunque al punto di partenza!!!da dove una neofita come me dovrebbe partire?? vorrei dei consigli molto pratici!!!
    qualcuno mi può illuminare su questo problema?
    grazie!
    ciao ciao!
    Qui ci sono due ordini di problemi: dove si impara e come si differenzia psicologia e psicoterapia..
    per il primo discorso direi che il problema è grosso e non sono le scuole di specializzazione la vera risorsa. (non sono del tutto daccordo con daidaidaidai sul fatto che offrano le uniche vere competenze pratiche: io sono al secondo anno e alle volte ho la sensazione che lo scopo sia di aprire più domande che dare soluzioni, sto imparando molto ma sarebbe sprecata se non avessi la possbilità di sperimentarmi sul campo..)
    Quello che si propone lì è un percorso ulteriore che però assume sicuramente più senso se si ha già esperienza come psicologi... quindi tirocini, volontariato, esperienze di lavoro e chi più ne ha più ne metta (ma i limiti li conosciamo tutti)

    il secondo è reale, noi spesso ci iddentifichiamo con un solo punto..
    non è che degli psicoterapeuti non ci sia bisogno, è che c'è bisogno anche di altro.
    Molte domande di aiuto cercano altre strade, anche perchè una persona può non aver voglia/bisogno di un lavoro approfondito sulla sua vita ma di un aiuto su pezzetti più limitati. E molte domande passano anche da canali diversi (richieste per un avvocato, per contributi economici, di orientamento....).
    chi siamo noi per costringere tutti a passare dalla psicoterapia? nessuno, quindi vale la pena di rispondere anche con altre strade, forse "più limitate" ma con una loro precisa dignità.
    La psicologia serve a quello, ad aprire la domanda ma allo stesso tempo a rispondere senza trasformare tutto in psicoteerapia..
    Mi è stata proposta una lettura sull'argomento che giro anche a voi:
    "Il cambiamento nei contesti non terapeutici" a cura di Cirillo..
    ciao

  13. #28
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Del
    [...] noi spesso ci iddentifichiamo con un solo punto..
    non è che degli psicoterapeuti non ci sia bisogno, è che c'è bisogno anche di altro.
    [...] E molte domande passano anche da canali diversi (richieste per un avvocato, per contributi economici, di orientamento....).[...]
    [...] La psicologia serve a quello, ad aprire la domanda ma allo stesso tempo a rispondere senza trasformare tutto in psicoteerapia.. [...]
    mi trovi d'accordo.
    in più vorrei aggiungere che la scuola di specializzazione in psicoterapia, ovviamente, fornisce gli strumenti per praticare la psicoterapia e non la psicologia.
    le due discipline hanno forti correlazioni e legami, certo, e dunque non nego che qualche cosa si possa usare anche nel lavoro di psicologo (rispondendo a quel bisogno di strumenti operativi di cui tutti abbiamo bisogno), ma il rischio che si corre è quello di psicoterapizzare tutto. prima di tutto le domande delle persone e i loro bisogni.
    "se ho in mano un martello tratterò qualsiai cosa come un chiodo" oppure "se indosso occhiali con le lenti rosa vedrò un mondo tutto rosa", lo diceva un prof di psicologia clinica a lezione.

    ... è un po' come quella prof.ssa di ps. dinamica base che arrivando in ritardo a lezione si scusò dicendo che non trovava le chiavi dell'auto ... e che significava che inconsciamente non voleva venire a lezione (e non scherzava ... al nostro riso, pensavamo fosse una battuta, rispose stupita ... "cosa avete da ridere?") ... quello che voglio dire è che magari ci potevano essere altre spiegazioni ... oltre a quella, ma lei non sembrava averlo considerato.

    credo sia da tenere presente che la psicoterapia forma in un modo ben preciso (ed è giusto che sia così), quando si parla di specializzarsi per acquisire nuove competenze.
    secondo me, se si ha l'intenzione di fare lo psicoterapeuta va bene, ma se ci si specializza perchè ci si sente insicuri come psicologi, perchè non c'è lavoro, per ovviare alle mancanze dell'università ecc. ... credo ci si dovrebbe pensare un po' su ... prima di prendere quella strada e capire se magari ci sono anche altre possibilità ... master o altre specializzazioni o anche cercare di cambiare l'università ...


    ps. nel mio intervento precedente volevo scrivere in neretto ... ma ho sbagliato qualcosa, per questo ci sono delle [B] nel testo! ciao
    Ultima modifica di psicosarix : 07-03-2006 alle ore 20.47.46

  14. #29
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Non concordo molto sulla tesi 'la medicina sta fagocitando pezzi di psicologia'
    Rimane il fatto piuttosto che lo psicologo viene spesso identificato con lo psicoterapeuta quando tutto il mondo da libero accesso alla professione di psicoterapeuta sia agli psicologi che ai medici; La psicoterapia cioè lungi dall'essere la psicologia tout court è un ambito teorico-pratico che di fatto è un interregno tra psicologia e medicina che spesso costituiscono solo l'entrata a un mondo professionale e accademico del tutto differente. Le competenze e le conoscenze proprie dello psicologo rimangono li dove sono a cominciare dalla psicologia sperimentale per finire con la psicometria e le tecniche proiettive. E' vero alcuni medici fanno test e alle volte lo fanno pure le inferimiere ma il succo è che queste sono pratiche professionali degeneri e non rappresentano ciò che queste persone possono realmente fare o sono preparate a fare. Risultato: Rorschach ridicoli con errori grossolani, rating scales somministrate selvaggiamente 'per avere una misura obiettiva' e altri orrori della pratica clinica. Lo psicologo però mantiene delle competenze assolutamente specifiche nel settore della diagnosi e della progettazione della riabilitazione che ne fanno un professionista completo senza bisogno di chiedere in prestito competenze alla psicoterapia che per quello che mi riguarda rappresentano veramente la cima dell'iceberg nel senso che sono in grado, anche al loro meglio, di fornire dei servizi adeguati ad un numero complessivamente molto piccolo di soggetti. Sono gli interventi sui gruppi e sulle comunità (terapeutiche e non) a fornire un orizzonte di applicazioni dalla clinica alla prevenzione/promozione del benessere davvero inesplorato. Una formazione inpsicoterapia è indubbiamente impropria e non necessaria sul piano professionale per la pratica della psicologia anche clinica, ma dovrebbe essere vista piuttosto come un completamento opzionale che si può scegliere pe rmotivi personali così come farne benissimo a meno. Ahimè invece come nota Del vige ancora una coercizione implicita a fare gli psicoterapeuti e si continua ad essere formati come piccoli psicoterapeuti in erba piuttosto che come psicologi a tutto tondo cioè studi dei processi mentali e delle loro manifestazioni comportamentali in tutti gli ambiti pensabili! Personalmente perdendo la psicoterapia ho riguadagnato la psicologia e non potete immaginare quanto spazio sento ora intorno a me.

    Fabrizio

  15. #30
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    1,975
    Originariamente postato da Daidaidaidai
    [B]Non concordo molto sulla tesi 'la medicina sta fagocitando pezzi di psicologia'
    C'è 1 Decreto Ministeriale che ha inserito definitivamente la Specializzazione in Psicologia Clinica all'interno dell'area Medica e tu "non sei molto d'accordo"?
    Boh, alle volte non ti capisco proprio. O forse sei tu il primo a confondere Psicologia Clinica e Psicoterapia.

    Saluti,
    ikaro

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