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Discussione: Come Arredo l'Ufficio?

  1. #16
    Registered User
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    Anch'io sto valutando l'idea di poter prendere uno studio, e così quando mi capita di andare da dei colleghi, osservo il setting e l'arredamento in genere per capire come si siano organizzati e se è funzionale cogliere lo spunto.

    Ad esempio, da una collega ho notato una cosa in merito alla sala d'aspetto: lei ha praticamente le due stanze comunicanti, e da entrambe si può accedere direttamente all'uscita, cosicchè nonsi creino situazioni imbarazzanti per chi non vuole far sapere che va dallo psicologo...Questo sarà irrilevante nelle grandi città, ma nei piccoli centri potrebbe essere una soluzione ottimale. E' vero che nel pubblico c'è un via vai, ma è anche vero che spesso si cerca il privato perchè ha delle "caratteristiche" che il pubblico non offre.

    Poi, per quanto riguarda il camice, mi sembra di ricordare che, soprattutto per i bambini (ma anche per gli adulti) è più funzionale non indossarlo per creare una relazione più profonda e non far sentire l'altro troppo giudicato specie perchè molto spesso la consulenza porta ad una apertura profonda dell'utente che si rivolge a noi.

    Inoltre, il fatto di potersi tagliare all'interno dello studio può essere evitato cercando di non riempire la stanza di oggetti appuntiti e si può andare sul sicuro seguendo le normali norme che si utilizzano per la sicurezza dei bambini.
    Ovviamente ciò non toglie che potrebbe essere funzionale avere una cassetta di pronto soccorso nel bagno per ogni evenienza.

    Per quanto riguarda il fumo, magari il tuo "paziente pluripregiudicato con reati efferati alle spalle" potrebbe anche essere soddisfatto per aver fumato una sigaretta ma forse non lo è la mamma del bambino che viene da te subito dopo!!! Scherzi a parte (infatti immagino che l'utenza non possa essere così variegata! :-) ), data la legge che vieta di fmare in locali pubblici, non mi stupirei affatto se il fatto di poter fumare non venga proprio nemmeno chiesto...a meno che non ci siano posaceneri in giro... che si può benissimo evitare di mettere così come si evita di lasciare a portata di mano siringhe per tossicodipendenti, o bottiglie di alcolici o quant'altro che nulla ha a che fare con uno studio professionale...
    In ogni caso, penso che il permettere determinate azioni stia al buonsenso del terapeuta e alla conoscenza dei singoli utenti... La mia modesta opinione è che non far fumare in un ambiente chiuso sia stata finalmente una legge a favore di tutti...e nulla toglie che non possa fumare sul terrazzo o sul giardino...

  2. #17
    Yezidism
    Ospite non registrato
    quello che dici in parte è sacrosanto.... io facevo l'esempio del pregiudicato e della sigaretta come metodo per attirare attenzione e fiducia... detto brutalmente la sigaretta in alcuni soggetti potrebbe essere quello che in clinica viene definito magistralmente come "transfer"..... così come il tranfer translazionale come ad esempio la sigaretta potrebbe anche essere un altro oggetto... esempio un libro.... una musica.... una cyclette... un giocatolo..... un caffè.... tutti oggetti per rompere il ghiaccio e per instaurare un transfer....
    reputo misera la risposta dei colleghi che mi dicono: basta il dialogo! purtroppo la relazione non è solo dialogo... oppure chi la pensa così senza aprire lo studio fa direttamente consulenze per telefono! la relazione io la intendo gestaltica fatta da transfer ed oggetti che sono arredamento e che aiutano a veicolare il transfer.... altrimenti uso il cellulare e non apro l'ufficio se basta solo la voce.. ;-)
    Yezidis

  3. #18
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    Originariamente postato da Yezidism
    quello che dici in parte è sacrosanto.... io facevo l'esempio del pregiudicato e della sigaretta come metodo per attirare attenzione e fiducia... detto brutalmente la sigaretta in alcuni soggetti potrebbe essere quello che in clinica viene definito magistralmente come "transfer"..... così come il tranfer translazionale come ad esempio la sigaretta potrebbe anche essere un altro oggetto... esempio un libro.... una musica.... una cyclette... un giocatolo..... un caffè.... tutti oggetti per rompere il ghiaccio e per instaurare un transfer....
    reputo misera la risposta dei colleghi che mi dicono: basta il dialogo! purtroppo la relazione non è solo dialogo... oppure chi la pensa così senza aprire lo studio fa direttamente consulenze per telefono! la relazione io la intendo gestaltica fatta da transfer ed oggetti che sono arredamento e che aiutano a veicolare il transfer.... altrimenti uso il cellulare e non apro l'ufficio se basta solo la voce.. ;-)
    Yezidis
    ora mi è più chiaro il tuo punto di vista...
    ma credo che comunque ci vogliano dei limiti: fumare è vietato dalla legge, xciò bisogna trovare altro.
    una terapiasta dell'orientamento di analisi transazionale, che lavora soprattutto coi bambini ma non solo, ha sempre una grossa ciotola di cioccolatini, caramelle e confetti che offre all'inizio appunto x rompere il ghiaccio. credo che ognuno debba trovare la modalità a lui + congeniale.
    ad esempio lìidea della musica: a me piacerebbe ma visto che sono una patita del fado portoghese non mi pare il casoo di usarlo... se mi arrivasse un paziente depresso sai che roba?
    io cmq credo che gli oggetti di arredamento veicolino sì il transfert, ma dicono anche qualcosa su di te (o almeno così poi pensa il paziente). sta a te decidere quanto di tuo metterci nel tuo studio, quanto vuoi esperti o se lasciare un ambiente + neutro.

  4. #19
    Yezidism
    Ospite non registrato
    Si in effetti sembra delinearsi un aspetto quasi trino tra lo psicologo e il cliente, abbiamo la psicologia dello psicologo in primo in secondo il suo abbigliamento e aspetto fisico ed in terzo l'arredamento, adesso bisognerebbe misurare quale delle 2 variabili (abbigliamento o arredo) sia più influente per l'instaurarsi del transfer.... azzerare una delle due è possibile ovvero renderla neutra... personalmente ritengo che rendere neutro l'ambiente non è molto conveniente poi sul lato del transfer..... altrimenti lo studio somiglirebbe ad una cella... magari sarebbe opportuno azzerare o rendere neutra la variabile aspetto fisico/abbigliamento... perchè male si presta al veicolare transfer... un conto è un transfer su una sigaretta... un conto è un transfer sulle scollature della terapeuta..... poi di cose ne possiamo dire molte.... oltre al transfer gli oggetti di arredamento possono essere usati come rinforzo.... mentre l'abbigliamento e l'aspetto fisico non possono essere usati neanche come rinforzo nelle terapie...
    se sottopongo dei soggetti ad un problem solving posso incentivarli mediante qualche rinforzo....
    Posso capire che ogni psicologo vuole una certa autonomia sull'applicazione delle tecniche sugli arredamenti degli uffici... ma quello che proprio non capisco è qual'è il motivo principale per cui si ostinano a non voler indossare nessun tipo di camice o divisa quando lavorano, ci sono psicologi che lavorano nella protezione civile, nelle usl, nella croce rossa, ecc. ci vuole molto a scegliere un colore un camice magari anche un camice giallo che faccia in modo che qualsiasi persona nel mondo che vede uno col camice giallo capisca subito che è uno psicologo.... io lo vedo un metodo di chiarezza verso l'utente, così che un utente possa anche subito capire che quello col camice giallo non è l'assistente sociale, non è il sociologo, non è lo psichiatra ma bensì lo psicologo..... mi riferisco anche nei casi di psicologia di emergenza dove comprendo che ai traumatizzati non va molto di gridare ad alta voce: chi è lo psicologo?
    a chi dice che il camice non è adatto per guadagnarsi la fiducia del cliente rispondo che il camice da prete sono 2000 anni che si guadagna la fiducia dei fedeli cristiani....
    quello che manca a mio avviso sul camice dello psicologo non è questione di fiducia psicologo/cliente o di transfer come gli arredi sopracitati, ma è un discorso di identità professionale, perchè aimè! la resistenza nell'indossare il camice è la stessa di considerare ancora la psicologia un arte e non una professione!
    Yezidis

  5. #20
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    Originariamente postato da Yezidism
    ma quello che proprio non capisco è qual'è il motivo principale per cui si ostinano a non voler indossare nessun tipo di camice o divisa quando lavorano, ci sono psicologi che lavorano nella protezione civile, nelle usl, nella croce rossa, ecc. ci vuole molto a scegliere un colore un camice magari anche un camice giallo che faccia in modo che qualsiasi persona nel mondo che vede uno col camice giallo capisca subito che è uno psicologo.... io lo vedo un metodo di chiarezza verso l'utente, così che un utente possa anche subito capire che quello col camice giallo non è l'assistente sociale, non è il sociologo, non è lo psichiatra ma bensì lo psicologo..... mi riferisco anche nei casi di psicologia di emergenza dove comprendo che ai traumatizzati non va molto di gridare ad alta voce: chi è lo psicologo?
    a chi dice che il camice non è adatto per guadagnarsi la fiducia del cliente rispondo che il camice da prete sono 2000 anni che si guadagna la fiducia dei fedeli cristiani....
    quello che manca a mio avviso sul camice dello psicologo non è questione di fiducia psicologo/cliente o di transfer come gli arredi sopracitati, ma è un discorso di identità professionale, perchè aimè! la resistenza nell'indossare il camice è la stessa di considerare ancora la psicologia un arte e non una professione!
    Yezidis

    il camice, nella mia opinione, è uno strumento di medici e infermieri. infatti gli psichiari lo usano. e uno che va dallo psicologo spesso non vuole il medico (quello saprebbe dove trovarlo molto + facilmente, e di solito ci è già stato).
    quella che descrivi tu è più una divisa... e non mi sembra ce ne sia questa necessità impellente. Gli psicologi che lavorano nell'area dell'emergenza sono inquadrati in organizzazioni tali che fornisce un metodo di riconoscimento (sia tra professionisti, sia con l'utenza).
    ma x le altre aree, qual è la necessità? non credo centri molto il considerare il nostro lavoro un arte (ma quando mai?!), ma un modo per relazionarsi + facilmente con le persone. Non capisco x' non posso indossare i normali vestiti, decorosi e adatti all'ambiente... non credo che un manager, dove la professionalità è ben riconosciuta da tutti, abbia bisogno del camice nè di altre divise. usa giacca e cravatta che, in occidente, è considerato un vestito adatto all'ambiente di lavoro così come il tailleur per le donne.
    Ultima modifica di LuisaMiao : 22-03-2006 alle ore 12.47.26

  6. #21
    Yezidism
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    insomma...... quello che dici è troppo generico.... io intendo il camicie o la divisa in senso di uniforme, esattamente come hanno il camice i: macellai, farmacisti, meccanici, metalmeccanici, vigili urbani, maggistrati, preti, netturbini, ecc....
    paragonarsi al manager e volendo viceversa prendere le distanze dai camici dei medici lo trovo riduttivo..... un manager che clienti ha? al massimo è a contatto con la segrateria..... poi non puoi paragonare un concetto astratto come quello di manager ad una professione ben definita e ben delineata come quella di psicologo.... un manager può essere: avvocato, economista, filosofo, ingegnere e addirittura psicologo stesso.... non mi potete paragonare ruoli a professioni ben precise.... il ruolo si può esercitare anche in accappatoio così come se dipingo un quadro.... ma una professione ben definita e con una buona identità ha da sempre una divisa, camice, uniforme, qualcosa che la rende riconoscibile all'utenza....
    capisco che la professione di psicologo è nata da poco rispetto ad altre ma continuo a non capire perchè gli psicologi rimangono restii a cercare un qualche standard di vestiario da indossare durante l'orario di lavoro come tutte le altre sacrosante professioni....
    per trovare una spiegazione logica devo solo ritornare a ritroso alla mia infanzia e ricordare quando facevo i capricci perchè la maestra all'asilo voleva che mettessi il Grembiule! Tanto che sto pensando di coniare personalmente con il termine: "Il Complesso del Grembiule" questa fobia da parte degli psicologi nell'indossare qualsiasi vestiario che gli possa uniformare e rendere visibili dall'utenza.... ;-)
    Yezidis

  7. #22
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    adesso, se vogliamo metterci il camice, cominciamo a chiederci perchè se lo mettono tanti altri. I medici, macellai, meccanici e metalmeccanici, netturbini ce l'hanno per una magnifica funzione pratica: in primo luogo non sporcarsi. E non mi pare che ci azzecchi molto con lo psicologo (anche x' lì è proprio in senso letterale).
    i preti lo mettono x denotare una scelta di vita, e anche qui non c'entriamo molto. (a meno che non si consideri fare lo psicologo per missione... ma credo sia un'altra storia).
    Certo, tutti questi si relazioneno agli altri in un modo o nell'altro, ma se la relazione del macellaio è uguale alla nostra, allora è meglio se il paziente va dal macellaio (costa meno e almeno si porta a casa la carne )

    comunque, io invece di parlare del "Complesso del grembiule" parlerei invece di voglia/bisogno di sicurezza e certezza che si ricerca nell'abito.
    ti faccio ora una domanda: visto che spesso per l'utenza è un probema andare dallo psicologo, nel senso che non ci tengono a farlo sapere al mondo, che senso avrebbe mettere una bell'uniforme che fa vedere al mondo presente da chi sta andando?

  8. #23
    Partecipante Figo L'avatar di Doni
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    Originariamente postato da Yezidism

    capisco che la professione di psicologo è nata da poco rispetto ad altre ma continuo a non capire perchè gli psicologi rimangono restii a cercare un qualche standard di vestiario da indossare durante l'orario di lavoro come tutte le altre sacrosante professioni....
    Forse perchè lo psicologo dovrebbe avere un'apertura mentale tale da comprendere l'inutilità delle divise (fatto salvo lo scopo precauzionale di non sporcarsi - v. macellaio)?????
    La psicoanalisi è un mito tenuto in vita dall'industria dei divani (W. Allen)

  9. #24
    Yezidism
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    bè ti assicuro che i malati di cancro non sono molto fieri di sbandierare ad alta voce che vanno dal medico a farsi la chemio.... quindi ho ragione di credere che alcuni utenti dei medici siano ancora più necessituri di privacy che dei pazienti dei terapeuti.... e continuo a non capire che relazione può esistere tra la variabile camice e la variabile fiducia del paziente!?!? i pazienti non vogliono farlo sapere? per questo motivo ci vestiamo come gli spacciatori di droga? giacca e cravata come i pusher di coca per non farsi riconoscere? dico scherziamo mica siamo una setta o un associazione illecita che i nostri clienti hanno paura di farsi riconoscere quando vengono da noi..... e allora gli avvocati che devono guadagnarsi la fiducia dei criminali per difenderli mi sembra che quando sono in tribunale hanno la toga..... e di certo non hanno la toga perchè si possono sporcare come il macellaio o il medico.... ma come identità professionale che va dall'italia alla cina all'america tutti gli avvocati hanno le toghe.... il mio ripeto è un discorso di identità professionale..... sarà strano ma penso che tutte le professioni ben definite e che stanno a contatto con il pubblico mi risulta che abbiano un vestiario che rende visibile il loro lavoro pubblico, viceversa mi risulta che chi lavora non a contatto con il pubblico non abbia bisogno di un vestiario specifico, mi riferisco a camionisti, agricoltori, pescatori, allevatori, operai generici ecc... Sottinteso che chi scrive è ugualmente dell'idea che altrettanto agli psicologi anche coloro che insegnano nella pubblica scuola vuoi maestre o professori siano ugualmente tenuti a qualche standard nel vestiario........ non reputo giusto che il bimbo debba indossare il grembiule viceversa il docente può vestire come vuole... e bene che anche chi si titola del ruolo di maestra o professore lo renda visibile tramite il vestiario, sembrerà paranoia ma vi garantisco che ho visto professori delle superiori che tramite il vestiario facevano politica...... a volte basta una scritta su una maglia per influenzare un pubblico adolescente... come ricorderò sempre le professoresse che ho avuto con la minigonna... cadeva sempre la penna così mi abbassavo per vedere le gambe..... insomma mi viene da pensare che almeno su di me l'abbigliamento di molti insegnanti un pò ha influito... ora mi chiedo se sia lecito? vorrei sapere se per gli psicologi è leggittimo che gli insegnanti faccino lezione vestiti come vogliono o se sarebbe bene soprattutto a chi parla ad un pubblico minorenne di avere un abbigliamento più standard e più neutro che non veicoli messaggi ambigui da quelli della relazione insegnante allievo....

  10. #25
    Partecipante Figo L'avatar di Doni
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    Personalmente ritengo più importanti i contenuti dei contenitori. Dunque l'insegnante può vestire come meglio crede (purchè sia un abbigliamento "decoroso": ovvero non vada in giro nudo)
    La psicoanalisi è un mito tenuto in vita dall'industria dei divani (W. Allen)

  11. #26
    Yezidism
    Ospite non registrato
    grazie! ma per capire la differenza tra contenuto e contenitori.... quanto tempo ai perso a guardare contenitori? ;-)
    una volta sentii lo stilista valentino che spiegava la differenza tra vestire e coprirsi......
    poi continuava dicendo che l'abito moderno è identità racchiude essenza.... è stile di vita e modo di essere....
    allora non capisco perchè gli psicologi si rifiutano di avere un abito unico che gli identifichi nella loro essenza e profondità.....
    oltrettutto ben consci del fatto che la nostra materia ha origini mediche... freud era fisiologo ed aveva il camice ma quasi tutti i primi psicologi avevano il camice... poi proprio mentre si è istituzionalizzata come professione agli psicologi è arrivata una strepitosa voglia di mimetizzazione e distacco dai camici... possiamo dire che la legge sulla chiusura dei manicomi ha inciso molto sulla sindrome del grembiule negli psicologi..... è stato qualcosa paragonabile al rimosso freudiano ovvero rimuovere l'esperienza brutta dei manicomi con la forte associazione inconscia elettroshock-Camice! alla fine chi ne ha fatto le spese è il povero camice.... per la nostra materia togliersi il camice è stato come mettere lo scheletro nell'armadio, manicomi e terapia elettrocompulsiva....
    insomma alle origini avevamo il camice poi perchè è saltata fuori tutta la voglia di mimetizzazione?

  12. #27
    Partecipante Figo L'avatar di Doni
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    Guarda, io ho pochissima simpatia per qualsiasi forma di divisa, camice, o simili. Dunque sono molto felice del fatto che per essere psicologi non occorrano supporti di riconoscimento.
    La psicoanalisi è un mito tenuto in vita dall'industria dei divani (W. Allen)

  13. #28
    starlight
    Ospite non registrato
    Ciao, sono nuova. C'è qualcuno che ha aperto uno studio senza avere la specializzazione e mi può dare info? Vorrei aprirne uno, ma non so come fare. Una cosa però la so: non serve il bagno per disabili in uno studio. serve solo se si ha intenzione di aprire un centro in quanto bisogna chiedere il permesso all'ASL....

  14. #29
    Yezidism
    Ospite non registrato
    doni fosse per me mi piacerebbe vivere in un mondo dove tutti girano nudi come nel paradiso terrestre..... purtroppo mi trovo in un epoca dove la cultura è basata sulla pudicizia, sull'uniformità, sulla globalizzazione, sugli standard, dicono che queste cose servono ad evitare il caos.... hanno addirittura messo il timbro alle uova..... l'unione europea è essa stessa uno standard democratico condiviso... il naso ed il buon senso mi dice che nel prossimo futuro anche gli psicologi dovranno in qualche misura assumere degli standard... si vocifera anche di un patentino europeo di psicologo....
    quello che mi sorprende è come lo psicologo possa andare quasi fiero di avere la libertà di poter lavorare vestito cavalli/armani sfoggiare kili di unoAerre e scarpe di coccodrillo.... dato che nessuno glielo vieta è quindi nel lecito fare consulenza di psicologia di emergenza nei centri di lampedusa vestiti non con il camice ma con tanto oro addosso da far sembrare alcune terapeute la madonna di pompei! è una discrezione troppo ampia per essere lasciata all'umore giornaliero dello psicologo al momento di vestirsi per andare al lavoro...
    viceversa un abbigliamento troppo trasandato presumo dia una cattiva immaggine della professione.... ad evitare estremismi del troppo trasandato o troppo decoltè oppure dover fare già al mattino lo psicologo sul cosa mi metto per andare al lavoro, sarebbe molto più facile e sbrigativo avere la norma deontologica del camice....
    Yezidis

  15. #30
    Partecipante Figo L'avatar di Doni
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    Originariamente postato da Yezidism
    si vocifera anche di un patentino europeo di psicologo....
    Però si vocifera anche di abolire l'ordine degli psicologi.... A proposito, avevo aperto una discussione su questo ma evidentemente a nessuno interessa...

    Comunque, purtroppo viviamo in un mondo che fa di omologazione e la globalizzazione la regola di vita. Quando poi, sotto sotto, le differenze ci sono e uno psicologo dovrebbe avere la sensibilità per riconoscerle. E' per questo che ritengo che lo psicologo, per primo, dovrebbe essere un cultore della differenza.
    Io rifiuto il camice.
    Poi è chiaro che lavorando come psicologa del lavoro mi adeguo al mondo, e non vado in azienda coi vestiti che metterei per entrare in un centro sociale. Ma rifiuto la classificazione delle persone e l'utilizzo di simboli di riconoscimento per una professione che si basa sulla empatia e la sensibilità.
    La psicoanalisi è un mito tenuto in vita dall'industria dei divani (W. Allen)

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