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Discussione: cosa ne pensate?

  1. #16
    psicosarix
    Ospite non registrato
    concordo! bisogna fare qualcosa per gli studenti sia prima che si iscrivano, sia quando sono iscritti e vanno fuori corso.
    così che si riduca il numero di chi si iscrive per i motivi più svariati, sia di chi prende la laurea perchè ormai non può più cambiare.

    i corsi di orientamento spesso vengono fatti, ma altrettanto spesso vanno deserti o le persone non ascoltano e continuano a sognare la psicologia come panacea di tutti i problemi.
    io credo si dovrebbe proprio cercare di mostrare cos' è la psicologia e quali sono gli sbocchi professionali e le condizioni dei laureati.
    oltre a proporre dei test per comprendere meglio le proprie capacità e motivazioni.

    per i ragazzi fuori corso forse sarebbe necessaria una sorta di counseling per capire se le difficoltà sono nello studio, nella motivazione o in altro (tipo se stessi).

    ... si potrebbero utilizzare gli strumenti della professione ... non sto parlando di psicoterapie o robe simili intendiamoci ... ma di orientamento, di valutazione del metodo di studio ecc. forse i colleghi dell'area sociale o dello sviluppo ci saprebbero indicare strumenti adeguati


  2. #17
    audrey3
    Ospite non registrato
    Sai questa esigenza la sento particolarmente vicina e pressante perchè ho notato, per ciò che riguarda gli studenti fuori-corso, che quelli che resistono maggiormente anche a delle proposte di aiuto sono proprio gli studenti di psicologia, che di fronte a dei problemi evidenti e soprattutto invalidanti non riescono a far tesoro delle proprie risorse e capacità di autoriflessione ed osservazione...e si dimostrano i più diffidenti e reticenti a recarsi ai servizi...
    I servizi di counseling credo che esistano in quasi tutti gli atenei...eppure dagli studenti di psicologia vengono quasi del tutto disertati...secondo voi è una proposta assurda e ulteriormente disertabile l'idea di creare una sorta di tutoraggio dei pari?

  3. #18
    Partecipante Esperto
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    28-05-2004
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    329
    Cara Audrey, caro Psicosarix,

    le realtà cui fate riferimento esistono già nella maggior parte degli atenei.
    Per legge, tutte le Università dispongono di un servizio di "Tutorato", solitamente costituito da specializzandi o dottorandi, cui gli studenti possono rivolgersi per ogni tipo di necessità informativa, orientativa o di supporto davanti a specifiche difficoltà negli studi, o proponendo iniziative esplicitamente dirette agli studenti fuori-corso.

    Alcuni Atenei mettono anche a disposizione uno specifico servizio di supporto clinico, rivolto agli studenti (di ogni facoltà) che sperimentano momenti di difficoltà emotiva. Sono servizi gratuiti ed ad accesso libero e anonimo, e spesso funzionano molto bene.
    Proprio su questo, di solito si vede che la maggior parte degli accessi a quest'ultimo tipo di servizio "clinico" sono fatti proprio da studenti di Psicologia, che quindi sembrano anzi essere (in media) tra i più sensibilizzati su questa dimensione.

    In altri atenei ancora, i servizi di Tutorato garantiscono anche un orientamento pre-iscrizione in cui la situazione della professione è chiarita con attenzione; percorsi individualizzati di orientamento in itinere; consulenza e supporto nella fase del post-lauream, per iniziare a muoversi con maggiore consapevolezza e strumenti specifici nel "mare magnum" della nostra professione.

    Insomma, esistono numerose realtà di questo tipo (anche di ottimo livello), sparse nelle varie Università.

    Ciao,
    Lpd
    Ultima modifica di Lpd : 05-07-2006 alle ore 14.51.11

  4. #19
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Lpd
    Cara Audrey, caro Psicosarix,

    le realtà cui fate riferimento esistono già nella maggior parte degli atenei. Per legge, tutte le Università dispongono di un servizio di "Tutorato"[...]
    sono molto contenta di sentire che queste realtà esistono già!!! allora, forse, è solo questione di renderle ancora più visibili e di farle utilizzare a sempre più persone. credo che in un modo complesso come il nostro ci sia bisogno di moltissima informazione e orientamento.


  5. #20
    Partecipante Assiduo L'avatar di musicalmente
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    ciao a tutti.. innanzitutto quoto praticamente tutti voi.. sono d'accordissimo sul problema delle iscrizioni "a caso" o "al bisogno" (io stessa ho vissuto un anno con una ragazza iscritta al 3 anno di psicologia con una chiara e palese schizofrenia!solo che era arrivata al 3 anno!.. e per fortuna poi ha lasciato... e un altro anno con una ragazza con altrettanti problemi in cura con prozac, aveva allucinazioni, deliri, era stata ricoverata.. era al secondo anno.. nn so che fine abbia fatto.. nn so se si è ritirata o cosa..) .. davvero.. cose da matti... poi mi ritrovo ora a fare la volontaria a contatto con chi? una COUNSELLOR.. chi mi ha letto altre volte probabilmente già conosce questa situazione, ma la ribadisco e chiedo anche vostro consiglio.. questa persona è al 3 anno di una scuola di counsellor, ha una laurea in pedagogia (ha una certa età........) e si firma counsellor e fa sostegni psicologici a malati terminali e famiglia, oltre che OVVIAMENTE formazione a infermieri e medici.... ora, ditemi una cosa.. come è possibile??? dov'è l'Ordine nazionale verso queste neo-figure "sola-professioni"?? potrei denunciarla all'ordine, ma dovrei avere altre info che nn ho e poi sinceramente nn saprei neanche come si fa..

    ma io mi chiedo.... cosa possiamo fare noi?? oltre che parlarne, c'è qualcosa di pratico che potremmo fare??? illuminatemi! che ne so, scioperi (da cosa?? nn lavoriamo..), lettere su lettere, firme.. boh .. cosa?
    scusate sono un po caotica e confusa oggi, ma stamattina ho fatto la seconda prova dell'eds e sono completamente andata!
    baci
    "e vivo di poche parole, di poche pretese, di mille altre cose.. fuori dal mondo.. la testa fra le nuvole" J.B.

  6. #21
    Partecipante Esperto
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    Se ritieni che la "counseller" stia svolgendo attività riservate dalla legge agli Psicologi, puoi inoltrare la segnalazione al tuo Ordine Regionale (commissione "Tutela della Professione"), allegando tutte le informazioni e le "prove" (documentazioni, etc.) del caso. Se non sai a chi indirizzarle, contatta telefonicamente la segreteria del tuo Ordine e chiedi il nome del responsabile della Commissione Tutela; invia poi il tutto a lui, presso la sede dell'Ordine.
    Purtroppo, nella maggior parte dei casi è difficilissimo dimostrare l'abuso, ma se ritieni che il ruolo svolto dalla counsellor sia effettivamente incongruo è comunque doveroso effettuare la segnalazione.
    Ciao,
    Lpd

  7. #22
    Partecipante Assiduo L'avatar di musicalmente
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    grazie, vedrò di informarmi e di recuperare il "materiale-prova".. che infatti mi sa che è impossibile.. e difficile documentare..
    "e vivo di poche parole, di poche pretese, di mille altre cose.. fuori dal mondo.. la testa fra le nuvole" J.B.

  8. #23
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da musicalmente
    grazie, vedrò di informarmi e di recuperare il "materiale-prova".. che infatti mi sa che è impossibile.. e difficile documentare..
    ciao musicalmente!
    non conosco bene la tua situazione, ma se mi permetti il consiglio prima di fare qualcosa potresti chiedere all'ordine maggiori informazioni sulla figura del counselor.
    e prima di fare una segnalazione potresti provare a far notare, in modo amichevole, ma professionale, alla counselor che sta attuando comportamenti inadeguati.
    il fatto è che se leggi i programmi di alcune scuole noterai che descrivono le mansioni del counselor come quelle dello psicologo.
    io credo che molte persone, che non sono psicologi e prendono la qualifica di counselor, siano in buona fede, cioè non sappiano di fare una sorta di "abuso di professione".
    è per questo che non è molto facile racccogliere le "prove".
    secondo me, il problema dobbiamo risolverlo più radicalmente, intervenendo in modo da far distinguere (finalmente e una volta per tutte) le figure pseudo-psicologiche da quella dello psicologo ... forse dovremmo fare pressione sull'ordine perchè faccia chiarezza una volta per tutte!

    metto di seguito parti salienti di una definizione di counselor in cui mi sono imbattuta navigando:
    "Il Counselor è la Figura Professionale che [...] è in grado di favorire la soluzione di disagi esistenziali di origine psichica che non comportino tuttavia una ristrutturazione profonda della personalità. L'intervento di counseling può essere definito come la possibilità di offrire un orientamento o un sostegno a singoli individui o a gruppi, favorendo lo sviluppo e l'utilizzazione delle potenzialità del cliente.
    [...] l'intervento di counseling è mirato da un lato a risolvere nel singolo individuo il conflitto esistenziale o il disagio emotivo [...]"

    quello che ho subito pensato è stato: "la ristrutturazione profonda della personalità la può fare solo la psicoterapia ... se il resto lo fa il counselor allora lo psicologo cosa fa? solo i tets!?!?"

    in bocca al lupo!
    Ultima modifica di psicosarix : 08-07-2006 alle ore 01.49.35

  9. #24
    Partecipante Assiduo L'avatar di musicalmente
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    Originariamente postato da psicosarix
    ciao musicalmente!
    non conosco bene la tua situazione, ma se mi permetti il consiglio prima di fare qualcosa potresti chiedere all'ordine maggiori informazioni sulla figura del counselor.
    perfettamente concorde!

    Originariamente postato da psicosarix
    e prima di fare una segnalazione potresti provare a far notare, in modo amichevole, ma professionale, alla counselor che sta attuando comportamenti inadeguati.
    [I]
    Originariamente postato da psicosarix
    quello che ho subito pensato è stato: "la ristrutturazione profonda della personalità la può fare solo la psicoterapia ... se il resto lo fa il counselor allora lo psicologo cosa fa? solo i tets!?!?"

    in bocca al lupo!
    ancora daccordo.. è quello che avevo pensato anche io infatti! quando le ho fatto notare che quello che fanno loro, è praticamente quello che può fare anche uno psicologo senza specializzazione (su per giù) lei mi ha detto: "eh.. vabè, infatti vedo che molti giovani psicologi nn trovano lavoro! ma mica è colpa nostra se nn vi aggiornate!" cioè intendeva dire innanzitutto che la loro figura è nuova e noi siamo vecchi e datati (specie la psicoanalisi..), i nostri interventi sono lunghi e nn tutti se lo possono permettere, loro hanno una formazione prettamente mirata ad un periodo della vita (lei tratta malattie terminali), quindi in sostanza.. cavoli nostri se lo psicologo ("che poi avete un albo voi, no?? se nn fanno niente loro, perchè dovremmo nn lavorare noi!) e si riferiva in particolare ai giovani che escono dalle università, studiano anni e anni tra tirocini e cavolate varie e poi nn sanno fare neanche un colloquio! dopo un po ho capito però quale era la "sua visione" di colloquio "basta che dici si, si tanto è quello che le persone si volgiono sentir dire".. a questo punto, ragazzi.. ho chiuso il discorso onde evitare di eccedere in offese.. da allora, il nostro rapporto si limita a "buongiorno", le ho fatto capire (spero.. altrimenti glie lo spiego) che la mia stima evrso di lei è poco più di zero.. e mi sono arresa alla delusione che ho trovato qua fuori.. ora mi ritrovo a fare la volontaria civile e 2-3 volte a settimana sono in un punto d'ascolto di un hospice (dove avevo espressamente chiesto di nn essere assegnata, e mi ci hanno spedita a suon di "ricatti"..), mi è stato chiesti di fare colloqui e x due motivi nn ho accettato: 1° nn sono iscritta all'albo, quindi nn mi gioco il mio futuro per qualche mese..; 2° nn mi hanno formata (cosa che il scv prevede..) ad affrontare situazioni drammatiche come i malati terminali e sinceramente neanche io mi sento pronta, quindi nn mi va di far del male a me o a loro con discorsi del tipo "si, si.."-tanto è questo ciò ceh vogliono sentire-
    scusate lo sfogo, ma sarà l'esame di stato ch e mi ha sfiancata e il fatto che quando vedo le "nostre" difficoltà prima di poter dire "sono una psicologa, posso fare un colloqio" e quelle di un counsellor (almeno in questo caso) che nn ha neanche terminato la scuola.. beh.. mi vien da dire : ma vafff!!


    poi, per quanto riguarda le notizie su questa persona, ne ho poche, solo quelle che mi ha detto lei durante questa discussione.. mi ha detto che sta per finire sta scuola (boh) e che è laureata in pedagogia da secoli ed ha fatto formazione in tutti questi anni, fino a quando ha deciso di rompere le p.. e fare la counsellor..
    nn metto in dubbio che ci saranno counsellor con un animo diverso e ci sono psicologi e altri professionisti (dai medici agli infermieri..) che fanno il loro lavoro da schifo con presunzione e incompetenza.. ma finora io ho avuto questa esperienza, e nn mi è piaciuta per niente.. attendo buone nuove!
    Ultima modifica di musicalmente : 08-07-2006 alle ore 12.19.33
    "e vivo di poche parole, di poche pretese, di mille altre cose.. fuori dal mondo.. la testa fra le nuvole" J.B.

  10. #25
    psicosarix
    Ospite non registrato

    [...] a questo punto, ragazzi.. ho chiuso il discorso onde evitare di eccedere in offese.. [...]
    e se sei stata fin troppo brava!!! avrebbe meritato un bel pugno sul naso


    Originariamente postato da musicalmente
    scusate lo sfogo, ma sarà l'esame di stato ch e mi ha sfiancata e il fatto che quando vedo le "nostre" difficoltà prima di poter dire "sono una psicologa, posso fare un colloqio" e quelle di un counsellor (almeno in questo caso) che nn ha neanche terminato la scuola.. beh.. mi vien da dire : ma vafff!!
    ti capisco totalmente!!!
    il problema è che davvero siamo messi male! c'è un'ignoranza abissale, anche fra noi, su cosa sia uno psicologo e 5 anni, in molti casi, non sono assolutamente sufficienti per fare bene (per farlo male basta fare un corso di counselor, come dimostra la signora!!!) il nostro lavoro!
    anche io mi sono imbattuta molte volte in gente (gente laureata e specializzata !!! non in mio nonno novantenne) che credono che siamo quelli che devono "fare una chiacchierata con il paziente".
    purtroppo però, soprattutto quelli che sono della "vecchia guardia" soprattutto pre 89/56, si comportano come la signora in questione!!! dicono si si al paziente lo "ascoltano empaticamente" cioè senza fare nulla, lo fanno "sfogare poverino" e credono di aver fatto il lavoro dello psicologo!!! ... la gente si sente meglio lì per lì,sfogarsi fa bene indubbiamemte, poi capisce che così non cambia nulla e va altrove!
    forse sarò impopolare, ma io sono fermamente convinta che dobbiamo al più presto eliminare il 3+2 e istituire un 5+4 (4 = specializzazione universitaria retribuita! parlo del clinico e di comunità, in cui sono laureta, nel resto sono ignorante e non saprei).

    in bocca la lupo e resisti! alla lunga la differenza di preparazione si vede, te lo assicuro! e soprattutto fai di tutto per farla notare!
    io lo faccio sempre e metto in chiaro con chiunque quali sono le mie conoscenze, competenze e strumenti di lavoro.
    non sarà facile e soprattutto dovrai dirlo in continuazione, ma alla fine le persone (colleghi e persone che usufruiscono del servizio) lo capiscono e ti daranno soddisfazione!
    io ho appena concluso un lavoro in cui per 120 volte (era il campione di persone) ho spiegato che non ero uno psichiatra e cosa ero e cosa facevo, mi ero preparata un bel discorsetto e sembra abbia funzionato!


  11. #26
    audrey3
    Ospite non registrato
    Psicosarix sono con te...secondo me è una questione di identità...e senso di appartenenza..non credo sia possibile diventare un bravo professionista se non si ha chiaro chi si è e chi si pensa di poter diventare..
    La costruzione di una propria identità professionale dovrebbe camminare di pari passo con il nostro impegno investito altrove per noi stessi..e questo perchè il primo strumento del nostro lavoro siamo..e poi perchè la sete di conoscenze e di competenze non deve trovare ristoro..
    Sono con te quando dici che bisogna proporsi per quello che si è e per le competenze che si hanno, ma non per salire sulla cattedra da brava maestrina..ma per risvegliare anche negli altri..magari avviliti...la voglia di fare e di fare bene.

  12. #27
    Partecipante Esperto L'avatar di maryflower
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    Ho sempre letto con interesse le vostre considerazioni circa i counsellors, categoria verso la quale non sono particolarmente accanita, probabilmente perchè penso che anche loro abbiano avuto la loro buona parte di tribolazioni e perchè in fondo è vero, non è colpa loro se gli psicologi non lavorano. La colpa è nostra. Perchè? Perchè finora non siamo mai stati capaci di avvicinarci alla popolazione media, non siamo riusciti a far capire che così come c'è bisogno del medico, dell'idraulico e dell'elettricista, che sono professioni diverse dalle nostre ma che sono fondamentali in certi frangenti, così c'è bisogno dello psicologo. I nostri predecessori in linea di massima si sono rintanati dentro gli studi alimentando il mito per cui dallo psicologo ci va il matto. I counsellors hanno cavalcato l'onda della situazione per cui, vuoi per i costi per il tempo o chessò io, la gente guarda con sfavore a un percorso psicologico che duri nel tempo. La gente pone un problema e vuole una soluzione immediata: giusto o sbagliato che sia, fa parte della cultura moderna e della vita di oggi che non è più una maratona, è uno scatto sui 100 metri. E allora dobbiamo essere noi a farci promotori di una piccola rivoluzione, e riappropriarci del nostro ambito. E smettiamo di incolpare l'ordine ( che è stantio, è vero...) i counsellors, i pedagogisti clinici, i medici.....sono tutte considerazioni giuste, ma portano a poco se non sono seguite dai fatti. Proviamo a intrufolarci in nuovi ambiti......ora si fa un gran parlare delle vittime della strada, perchè non approntare un progetto per seguire i familiari? Perchè non ci occupiamo di nuove sfere di applicazione? Richieste al governo, alla UE, alle Regioni, anche a babbo natale se necessario......non ditemi che non si può fare, che è difficile, ci vuole tempo eccetera, perchè se l'hanno fatto i medici possiamo farlo anche noi, non abbiamo nulla in meno di loro! I medici sono molto potenti, ma non lo sono diventati per un miracolo del cielo. Proviamo a seguire la stessa strada, da qualche parte porterà.

  13. #28
    Partecipante Esperto L'avatar di saperessere
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    Originariamente postato da maryflower

    .......Proviamo a intrufolarci in nuovi ambiti......ora si fa un gran parlare delle vittime della strada, perchè non approntare un progetto per seguire i familiari? Perchè non ci occupiamo di nuove sfere di applicazione? Richieste al governo, alla UE, alle Regioni, anche a babbo natale se necessario......non ditemi che non si può fare, che è difficile, ci vuole tempo eccetera, perchè se l'hanno fatto i medici possiamo farlo anche noi, non abbiamo nulla in meno di loro! I medici sono molto potenti, ma non lo sono diventati per un miracolo del cielo. Proviamo a seguire la stessa strada, da qualche parte porterà.
    E' parecchio tempo che ho cominciato a considerare la Laurea in Psicologia, in Italia, una specie di occasione persa. I medici hanno il potere che hanno, perché lo hanno costruito in qualche secolo di connotazione sociale della professione. Noi abbiamo alle spalle solo qualche anno. Non esiste in Italia una cultura che ci porti a pensare normale chiedere aiuto ad un professionista in caso di disagio.
    Questo è ciò contro cui dobbiamo combattere e penso che ci vorrà ancora parecchio tempo, soprattutto vista la strada che le strutture universitarie hanno intrapreso. 30 anni fa i medici, nei nostri confronti e nei confronti di ciò che rappresentiamo, facevano spallucce "Sono tutte fesserie" dicevano. Oggi non lo possono più fare, allora si stanno riappropriando dei nostri spazi e ci hanno insinuato una specie di virus, quello della specializzazione, che loro conoscono molto bene. E noi ci siamo cascati con il risultato che i corsi di laurea sono sempre più medicalizzati e specializzati. Ciò, secondo me, ci porterà praticamente verso il fallimento. Perché medicalizzati e specializzati, ma non come loro. Anziché andare alla ricerca delle nostre peculiarità cercando di affermarle culturalmente, stiamo cercando di combattere con le loro armi, ma ovviamente con meno efficacia.
    Negli ultimi tempi ho saputo che la tendeza futura delle ASL sarà la terziarizzazione dei servizi. Penso che si possano aprire grandi opportunità di nuovi ruoli per noi. Forse non come psicologi in senso stretto, ma come promotori e gestori di cooperative sociali di servizi socio-sanitari appaltati.
    Uno psicologo ha grandi possibilità di gestire al meglio il personale, di dare un valore aggiunto in termini, ad esempio, di coordinamento dell'assistenza domiciliare per grandi malattie, nonché di capacità di negoziazione con interlocutori istituzionali. Forse si tratta dunque di abbandonare per un attimo l'aspetto psichico della salute, salvo poi farlo rientrare dalla finestra quando se ne presenta l'occasione, per occuparci più dell'aspetto sociale, di campagne di prevenzione, fisica e psichica, di educazione alla salute. Penso sia possibile prima o poi accedere a bandi, regionali, comunali, ecc.
    Francamente la vedo come una delle poche possibilità e penso non sia nemmeno troppo brutta.
    Ultima modifica di saperessere : 19-07-2006 alle ore 14.26.59

  14. #29
    Partecipante Esperto L'avatar di maryflower
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    Non è che non è brutta.....è al contrario una sfida bellissima e oltretutto allo stato attuale delle cose è l'unica possibile! è chiaro che nno possiamo usare le stesse armi dei medici, essendo la nostra formazione profondamente diversa. Possiamo però prendere a esempio la tenacia delle classi che ora come ora sono più potenti di noi. Possiamo però provare a farci entrare nella testa che non c'è, come saperessere dice, solo l'aspetto "salute". Ce ne sono miriadi, basta entrare nell'ordine di idee che bisogna smuovere mari e monti e iniziare a smuovere sia gli uni che gli altri.....no?

  15. #30
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da saperessere
    [...] Non esiste in Italia una cultura che ci porti a pensare normale chiedere aiuto ad un professionista in caso di disagio.
    Questo è ciò contro cui dobbiamo combattere e penso che ci vorrà ancora parecchio tempo, soprattutto vista la strada che le strutture universitarie hanno intrapreso. [...]
    e penso che, al solito la responsabilità sia soprattutto nostra. non abbiamo saputo comprendere chi siamo. la maggior parte di coloro che è si è laureata in psicologia si è specializzata in psicoterapia (e continuiamo a farlo).
    così la psicologia nell'immaginario comune (ma anche di chi si iscrive ... accade spessissimo) è quella che si è sovrapposta alla psichiatria. così non siamo cresciuti in nessun altro settore se non in quello clinico/psicoterapeutico, dove ovviamente il linguaggio della categoria più forte, quella medica/psichiatrica ha preso il sopravvento, con la sua mole di termini e sintomi e malattie ...
    penso ad esempio all'indirizzo quinquennale (v.o) di "psicologia clinica e di comunità". i programmi erano fortemente sbilanciati a favore della clinica, ma non erano sufficienti, nemmeno nel campo clinico, a conferire quella preparazione e quegli strumenti che ti permettessero di avere una salda e consistente identità professionale ... e allora tutti a scuola di psicoterapia.
    secondo me con la riforma (rigettando il 3+2, che, per me, ha creato solo più parcellizzazione e disagio) avremmo potuto pensare nuovi indirizzi solo di psicologia ... ad esempio, correggetemi se sbaglio, a Padova, dove ho studiato, la parola comunità (nelle specialistiche) è addirittura svanita! e ci sono ben 2 percorsi di clinica!!!!
    invece, per me, nella psicologia di comunità avrebbero potuto trovare spazio tutte le materie a favore della comunità: la psicologia della salute, quella dell'emergenza, la psicologia gerontologica, dello sport, del benessere, ecc. studiando percorsi che permettessero di costruire una figura competente e completa in un ambito psicologico ... invece occasione persa! io non sono incline a pensar "male", ma a mio aprere gli psicologi fanno gli interessi di tutto/i forchè della psicologia.

    detto questo cosa fare in concreto? quello che si può!

    io la specializzazione in psicoterapia non la prendo, non per partito preso, ma perchè non è quello che desidero.
    e se per lavorare ci vuole solo quella allora cambio lavoro, perchè non farei comunque ciò che desidero.
    cercherò come potrò di crearmi delle competenze su ciò che mi piace ... tanto il lavoro ce lo dobbiamo inventare no???? almeno me ne invento uno che mi piace!
    sono solo una goccia ... lo so ... ma il mare è fatto di gocce

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