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Discussione: Psicologia e Fede

  1. #16
    Johnny
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da sorrisjhs

    Io credo che molti mali della psiche abbiano un'origine spirituale e possano essere risolti sicuramente, ma non solo, con tecniche professionali ma anche attraverso i sacramenti. e questo sicuramnte è più facile che lo riconosca e lo affronti uno psicologo cattolico, non perchè più bravo ma perchè più sensibile all'argomento.
    è una questione di punti di vista, di livelli si realtà con cui si vuole osservare un fenomeno: lo stesso fenomeno può essere interpretato in 1000 modi diversi a seconda del paradigma che prendiamo come "filtro": x esempio una donna che striscia per terra può essere vista come posseduta dal demonio (x la chiesa), come un caso di isteria (x la psicoanalisi), come un caso di schizofrenia (x la psichiatria), ecc.

    Per quanto riguarda il "dialogo" tra scienza e fede, secondo me non è possibile xke sono inconcibliabili: la fede richiede, appunto, una fede cieca, assoluta e incondizionata; la scienza al contrario fonda il suo metodo sul'osservazione, sulla falsificabilità e soprattutto è relativa e confutabile.

    un uomo di Chiesa non metterà mai in discussione la propria fede x aprirsi a prospettive che provengono dalla ricerca scientifica(xke appunto ha fede); al contrario, uno scienziato può analizzare scientificamente xke (x esempio) pregare fa bene al cervello dal punto di vista biologico o chimico.

    Infatti se la chiesa dialoga con qualcuno, per essa è sottinteso che l'interlocutore si inchini di fronte alla verità assoluta della fede, xciò secondo me il dialogo tra chiesa e scienza è impossibile.
    Ultima modifica di Johnny : 26-07-2006 alle ore 23.02.26

  2. #17
    Partecipante Assiduo L'avatar di sorrisjhs
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    05-06-2006
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    Ciao rasputin, non pretendo di cambiare il tuo parere ma ti invito a leggere i testi che ho consigliato prima, inoltre ne aggiungo un altro scritto da uno psichiatra "Psicologia e Teologia in dialogo" di T. Cantelmi.
    Per quanto riguarda la questione della donna posseduta/isterica/ schizofrenica....ti assicuro che dopo aver visto una personaposseduta in piena crisi svanisce ogni dubbio sull'origine del suo male..ma certe cose purtroppo si credono solo se si vedono direttamente. Non pretendo di convincerti con poche righe.

  3. #18
    Partecipante Esperto L'avatar di maryflower
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    06-06-2006
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    firenze
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    Più che altro sarebbe bello spingere la discussione a livelli più profondi. E' errato dire che la Chiesa non ammette dubbi e che nel dialogo con altre discipline si aspetti la genuflessione: non è affatto vero! Primo: perfino Gesù, durante la notte di preghiera nel Getsemani, fa i conti con i propri dubbi, arrivando a mettere in dubbio sè stesso e Dio. Questo sta a significare che il dubbio fa parte della natura umana, che l'istinto umano è indagare, osservare (Gesù ripercorre tutta la sua vita analizzandola da un altro punto di vista), esempio questo che si ritrova nella storia di San Tommaso. La Chiesa sostiene che Gesù si fa vedere nel sepolcro dalla Maddalena per convincerla della resurrezione, cosa che altrimenti avrebbe lasciato molti scettici, e che le visioni da parte di santi e beati avvengano per lo stesso motivo. Scorretto, dunque, affermare che la Chiesa non ammette il dubbio: anzi, è una delle pochissime religioni, insieme con l'induismo, che riesce ad ammetterlo.
    Capite bene che il confutare la "genuflessione automatica" a questo punto vien da sè......

  4. #19
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    21-02-2006
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    Bologna
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    Originariamente postato da sorrisjhs
    Andando contro a molti e alle grandi correnti psicologiche io credo che la conoscenza di sè del proprio corpo possa avvenire anche in altri modi oltre alla masturbzaione. Per quanto riguarda i rapporti sessuali (su cui è conosciuta ampiamente la posizione della chiesa) chi dice che sia salutare fare sesso a qualsiasi età....forse servirebbe una certa maturità....per viverlo appieno e con consapevolezza. Anche saper aspettare potrebbe rappresentare dei tasselli utili per costruire la formazione e la maturaziuoe dell'individuo.
    E' proprio questo il tipo di pensiero che mi dispiace che uno psicologo abbia!!
    Sia chiaro, non perchè io non rispetti le tue opinioni, che probabilmente possono essere anche migliori di quelle della psicologia, non discuto di questo. Il problema è che, dal mio punto di vista, lo psicologo non riesce a favorire l'empowerement (concetto che finalmente va di moda!) se ha già dentro di sè delle soluzioni preconfezionate.
    Ad esempio, posso concordare con te sul fatto che uno potrebbe anche non masturbarsi, non è che conosci meno il tuo corpo, ma dal momento che l'impulso di farlo c'è in molti, dal momento che molti lo fanno, dal momento che è una cosa che non nuoce nè a te nè agli altri (a meno di non isolarsi dal mondo per avere l'unico rapporto con sè stessi) perchè deve essere considerata una colpa? Se tu credi che non vada fatto, o che si possa evitare, va bene, se lo dici come catechista ancora va bene, ma se tu lo dici agli altri IN QUALITA' DI PSICOLOGA allora non sono più d'accordo. Non sono d'accordo perchè in questo modo non favorisci l'empowerement, ma la conoscenza di una dottrina religiosa (e forse anche qualche senso di colpa!).

    In ogni caso mi rendo conto che sia difficile scindere la fede privata dalla pratica professionale ed il fatto che tu ti metta il dubbio su cosa fare, che tu rifletta, secondo me è molto importante e positivo.

  5. #20
    Partecipante Assiduo L'avatar di sorrisjhs
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    05-06-2006
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    é conflittuale voler essere una psicologa cattolica ma non impossibile. Credo che tutti, specialmente noi psicologi, debbano aver un equilibrio interno e delle convinzioni sulle quali basare la propria vita e la propria professione..se io vivessi la mia vita a scomparti da aprire e chiudere all'occorrenza, mi sentirei ipocrita. Questo è scomodo e difficile...ma non impossibile.Quand riconosci nel tuo core che Gesù è il Signore, il creatore..è Sommo Bene...allora comincia a delinearsi nella tua mente la possibilità di dare ancora più coerenza alla tua vita. Sono concetti difficili da esprimere in poche righe...ma non pretendo che tutti mi capiscano. Lo psicologo cattolico vive la sua professione come Vocazione e Testimonianza, puntando al bene Integrale dell'uomo(psichico, fisico e spirituale).
    Sulla masturbazione ed i rapporti prematrimoniali si potrebbe intavolare un nuovo discorso...ma dubito vivamnete che non apportino danni..
    E poi non riesco a capire una cosa che tu dici: se io sono la stesa persona, perchè come individuo o come catechista dovrei pensarla in un modo e poi come psicologa in un altro? Dove sarebbe l'equilibrio e la coerenza?

  6. #21
    Partecipante Assiduo L'avatar di sorrisjhs
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    05-06-2006
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    scusa ed aggiungo la professionalità?

  7. #22
    Johnny
    Ospite non registrato
    ma poi quando fai supervisione, dici ai tupi colleghi che hai guarito il paziente con lo spirito e la fede??

  8. #23
    Partecipante Assiduo L'avatar di sorrisjhs
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    05-06-2006
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    se tu avessi letto con attenzione tutti gli interventi precedenti non avresti fatto questa domanda che secondo me non merita risposta e ti chiedo scusa lper a franchezza.

  9. #24
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    21-02-2006
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    Bologna
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    974
    Originariamente postato da sorrisjhs
    E poi non riesco a capire una cosa che tu dici: se io sono la stesa persona, perchè come individuo o come catechista dovrei pensarla in un modo e poi come psicologa in un altro? Dove sarebbe l'equilibrio e la coerenza?
    Infatti vorrei riprendere un intervento precedente che diceva che come psicologi dobbiamo favorire la ricerca delle soluzioni secondo l'empowerement individuale della persona che ci sta di fronte, non secondo le nostre opinioni personali. L'equilibrio è un concetto dalle molte definizioni, ma credo che possa consistere anche nel rimanere della propria opinione personale, nonostante gli altri la pensino diversamente. La coerenza sta nel non contraddirsi, non nell'essere radicali. Infine la professionalità sta nel non giudicare secondo i nostri parametri giusto/sbagliato, sta nel facilitare un processo decisionale e non nel determinarlo per gli altri. Noi non curiamo le persone, non gli diciamo cosa è giusto o sbagliato, cosa dovrebbe fare per stare bene, noi favoriamo un processo di cambiamento che è già in atto nella persona, altrimenti non andrebbe neanche dallo psicologo, continuerebbe come prima!
    Dunque, se si ricerca la professionalità, a mio parere si deve essere disposti ad essere recettivi e non giudicanti. Se si fa troppo riferimento ai principi religiosi si rischia di essere giudicanti e precostituiti. Lo stesso rischio c'è abbracciando in maniera troppo stretta una teoria psicologica, si rischia di farla diventare una dottrina piuttosto che una maniera per tentare di capire meglio l'altro.

    Poi anch'io sono credente, ma questa è un'altra faccenda.
    Ti faccio un altro esempio: una volta in una classe di 3a media mi è stato chiesto cosa ne pensavo dei gay. Tu cosa avresti risposto? Secondo me non sono domande facili... Io ho risposto: "Voi cosa ne pensate?". Credo che il modo migliore per far riflettere le persone sia... FARLE RIFLETTERE!! Se io avessi risposto: "Sono persone che vanno contro natura, che non si ameranno mai appieno, sono malati, ecc." oppure: "Non c'è niente di male, possono esserlo tutti, anche voi, ecc." avrei commesso l'errore di decidere per loro cosa era giusto o sbagliato. Non so se mi sono spiegata.

  10. #25
    Partecipante Assiduo L'avatar di sorrisjhs
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    è molto chiara la tua posizione e ciò che dici.
    Nel mio lavoro non ho intenzione di giudicare ne di inculcare le mie opinioni ai miei pazienti ma di usare un approccio globale ed integrato che dia importanza alla totalità dell'individuo in tutti i suoi aspetti e non per ultimo quello della sua spiritualità.
    Io prima di essere una psicologa sono una persona con idee e valori e non intendo modificarli o contraddirli perchè la maggioranza degli psicologi o di altri scienziati non li condividono.
    Per me essere equilibrati è essere coerenti....ed anche radicali...non si può credere per metà....

  11. #26
    Partecipante Esperto
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    E con un tuo paziente di un altra religione, se uno dei suoi problemi fosse proprio relativo al suo conflitto identitario tra sistemi valoriali differenti ?
    O fosse anche solo fortemente ateo ?

  12. #27
    Partecipante Assiduo
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    Originariamente postato da Yezidism
    io personalmente rispetto chi aderisce alle religioni ma come psicologo reputo abberrante il solo poter pensare che tutti i miliardi di persone che vivono sulla terra non agiscono nel mondo per loro volontà ma le loro azioni sono dettate in maniera coattiva dagli dei..... perchè secondo il cristianesimo tengo a ricordare che la coscienza umana è volonta di dio...

    Dagli dei o dalla TV...............????c'è l'imbarazzo della scelta........
    "Il vostro amore per la vita sia amore per la vostra speranza più alta:e la vostra più alta speranza sia il più alto pensiero della vita!"
    Nietzche

  13. #28
    Partecipante Assiduo L'avatar di sorrisjhs
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    Prima rispondo ad Aleandros una cosa è certa Dio ci lascia liberissimi di scegliere. E questa potrebbe essere la ragione per cui tu non lo riesci a conoscere..non lo hai scelto.

    Quando mi capiterà di avere un pzaiente di un'altra religione continuerò ad essere una psicologa cattolica..a lui la libertà di scegliere....

    Io non intedo col mio lavoro lavare la mente dei miei pazienti...non so gli altri...

  14. #29
    Partecipante Assiduo L'avatar di sorrisjhs
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    Credo che la discussione stia un poco degenerando. L'argomento iniziale era se è possibile un dialogo tra psicologia e fede. Non proponevo di rivolgere invettive contro chi non la pensa come noi.

  15. #30
    Partecipante Esperto L'avatar di saperessere
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    Quando comincia a pensare al tirocinio, mi imbattei in una struttura autorizzata di Bologna, che aveva un consultorio proprio aperto al pubblico. La struttura aveva sede presso un parrocchia e mi spiegarono che il tirocinio era suddiviso in percorsi sistemico relazionali e psicoanalitici. In più loro svolgevano corsi per genitori, di cui non ho approfondito i contenuti.
    Da non cattolico, sono il primo a dire che in questa nostra società l'unica morale, l'unica etica che oggi possiamo contrapporre alla morale del consumismo più sfrenato e dell'individualismo imperante, è la morale cattolica.
    Per cui una struttura a fondamento religioso, che faccia terapia usando la psicoanalisi, dimostra la possibile conpresenza di due approcci apparentemente molto diversi, visto che qualcuno ha fatto l'esempio della masturbazione e dell'omosessualità.
    D'altronde è mia personale convinzione che ogni morale, ogni etica, corrano il rischio di diventare delle gabbie, un specie di vestito troppo stretto, come lo definiva Laing.
    Quindi apprezzo l'ipotesi di "far riflettere" i ragazzi e di aiutarli a cercare e a costruire una loro morale, una loro etica, che li soddisfi in pieno, che sia veicolo della loro crescita e realizzazione esistenziale, come affrancamento dal disagio. Giustamente sarebbe difficile dimenticarsi di essere cattolico quando si fa terapia. Penso che il rischio maggiore sia dello psicologo, perché nel momento in cui il paziente non si ritrovasse nella strada tracciata dal terapeuta, sarebbe libero di cambiarlo. Allo psicologo resterebbero, secondo me, mille dubbi, di natura deontologica, professionale ed esistenziale.
    Chi non è impegnato a risorgere, è impegnato a morire. Bob Dylan

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