E' proprio la categoria concettuale del "volenteroso collaboratore delle Forze dell'Ordine" che non ha un rilievo funzionale.
Ed allo stesso modo, è ben difficile pensare di essere coinvolto, in un qualunque modo, con l'attività investigativa, che è di per sè delicatissima e risponde a logiche, istanze normative e modalità organizzative MOLTO specifiche.
In altri termini: la gestione della Scena del Crimine e di tutta l'attività investigativa E' STRUTTURALMENTE DI COMPETENZA delle Forze dell'Ordine, che le svolgono esclusivamente con il loro personale interno... del resto, sono fatte proprio per quello, e dunque, come può confermare uno psicologo del lavorodiverrebbe un controsenso (anche pericoloso) "esternalizzare la propria core mission".
Visto che stiamo poi parlando proprio di aspetti di sicurezza sociale e di dimensioni normative, la necessaria "gelosia" della propria attività diviene un "valore fondamentale", e non certo un "disvalore da condannare", perchè magari può far sentire indirettamente un pò "esclusi" coloro che da quel mondo sono attratti.
Se qualcuno, indipendentemente dalla psicologia, sente una forte passione per un lavoro del genere (investigativo, ma non "psicoinvestigativo" - che appunto non esiste virtualmente nemmeno all'interno delle Forze dell'Ordine) fa bene ad entrare nelle Forze dell'Ordine, ma senza "scorciatoie"; e quindi Concorso pubblico, accesso alla Scuola Superiore di Polizia o Accademia Militare + Scuola Ufficiali Carabinieri, e via con la carriera interna (dove, se sarà capace, fortunato e motivato, accederà - magari- anche a ruoli investigativi).
Altrimenti, come forte consiglio, meglio evitare di credere di poter diventare "psicologi consulenti esterni" delle forze dell'Ordine: è un ruolo che semplicemente non esiste e verosimilmente non esisterà MAI in futuro (ci sono già molti psicologi nelle forze dell'ordine che non lavorano come psicologi, oltre a dirigenti sanitari psicologi che svolgono ruoli tecnici; è OVVIO che se dovessero mai servire, in un remoto futuro, una manciata di "psicologi investigativi" o simili si passerebbe tramite modalità di arruolamento interno, e non certo da improbabili ed implausibili richieste di consulenza esterna ad uno psicologo privato...).
Rispetto alle prospettive future del settore "criminalistico-investigativo" ci andrei coi piedi di piombo, perchè che sia "un settore nuovo in forte sviluppo" lo sento dire da almeno quindici anni, e mi sembra che l'unica cosa che sia cambiata dai primi anni novanta ad ora sia stato l'aumento enorme di persone che hanno fatto un corso/corsetto del settore con la speranza che ..."magari un giorno"; e adesso sono disoccupate e deluse quanto e più di prima... del resto, ormai in Italia le persone di area PSI- con titoli privati o pubblici di vario tipo nel settore criminologico si calcolano probabilmente sui 10-12.000... una cifra decisamente più che abbondante... in pratica, abbiamo circa uno specialista criminologo ogni 4-5 detenuti. Di questi, quelli che lavorano nel settore criminologico "in senso lato" (dalla giuridica ai ruoli peritali, dai carceri alla rieducazione, etc.) saranno forse poche centinaia, quasi tutti come "secondo lavoro" rispetto all'attività clinica. Di "criminologi a tempo pieno" in Italia, ce ne saranno forse una trentina-cinquantina (su quei 10-12.000 di cui sopra).
Le speranze di trovare lavoro nel settore sono quindi, inutile dirlo, molto scarse, e sempre minori col tempo che passa !
Per quanto riguarda il settore carcerario, appunto, il modo migliore per avvicinarsene consiste nel volontariato/attività di educatore con una cooperativa che gestisca servizi carcerari; altrimenti con forme di tirocinio.
Ma si tratta normalmente di esperienze limitate ed a termine, che (MOLTO) difficilmente possono portare a sviluppi particolari o assunzioni...
Si tratta ovviamente di strutture statali (ed anche molto particolari !), e quindi tutto il comparto professionale ad esse legato risponde alle logiche ed ai canali di accesso del comparto Pubblico (concorsi o convenzioni, che in tempi di tagli alla spesa, tanto per intenderci, tendono ad assottigliarsi in maniera filiforme...).
Inoltre, il lavoro in carcere è piuttosto diverso da come può essere spesso immaginato "da fuori"... ed anche qui, bisogna stare attenti a che le nostre rappresentazioni/anticipazioni non siano troppo scollate dalle molto più prosaiche realtà che ci si trova poi a dover gestire veramente.
Quindi, meglio formarsi in ambito psicologico in maniera molto "più ampia" ed a 360 gradi, e se poi proprio interessa approfondire questo settore lo si faccia con molta prudenza e con Master post-lauream ESTREMAMENTE SERI, senza mai farsi troppe illusioni professionali (a meno che, come si diceva, non vi interessi il settore civilistico, dove qualcosina si può trovare muovendosi bene e con competenza).
Ciao,
Lpd








Rispondi citando