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  1. #16
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Mercoledì scorso ero a Chiuduno, un paese del Bergamasco che conosco abbastanza bene, ad ascoltare una conferenza di Don Belotti (sacerdote, ma anche psicoterapeuta familiare della scuola di Milano) sul tema "Adolescenza e sviluppo psicosessuale".
    Un'esperienza curiosa. Conosco abbastanza bene Belotti come terapeuta, ho i miei pregiudizi da ateo verso di lui come prete. Vederlo in un ambiente da oratorio, con tanto di preghiera iniziale e finale, a spiegare in termini semplici, comprensibili e per nulla puritani le tappe dello sviluppo sessuale è stata un'esperienza bella e interessante.
    Tuttavia, ho osservato che sembrava quasi "frenato" dall'ambiente in cui si ritrovava (il che è quantomeno curioso, perché, come sacerdote, dovrebbe trovarsi bene in un oratorio) e che il suo linguaggio era stranamente "castigato", rispetto a quanto ho potuto ascoltare da lui in altre occasioni (e in ambienti più "professionali"). Può essere si sia trattato di un adattamento dello stile comunicativo all'uditorio, ma mi è parso ci sia stato il timore di scandalizzare, di urtare, di "rompere" troppo schemi ed abitudini comunicative consolidate.
    In quello stesso paese, da un anno, seguo un gruppo (piccolo) di genitori di adolescenti, con incontri quindicinali nei quali cerchiamo di riflettere su cosa sta cambiando nei loro figli e in loro, nelle loro famiglie, nella coppia, in questa fase della loro vita. L'incarico mi viene dal parroco, che si è fidato di me. I (o, meglio, le) partecipanti sanno che non sono credente, che sono uno psicologo e che il mio ruolo non può essere quello di trasmettere valori, ma solo quello di aiutare a riflettere e a pensare. E anche in loro noto le stesse difficoltà nell'affrontare i temi della sessualità e - soprattutto - del piacere. Come se il "clima" nel quale vivono, la fede cui aderiscono e che hanno scelto (in modo molto consapevole, peraltro. Non si tratta di vecchiette, né di persone che "seguono" e basta) esercitasse comunque un ruolo di freno rispetto al pensiero, rispetto alle possibilità alternative.
    Come se l'equazione piacere=peccato=male fosse ancora estremamente presente e viva nelle loro menti. Tanto da stupirsi e inquietarsi quando si vanno a toccare le tematiche del rapporto con il corpo, con il piacere, con la gioia. Come se si dovesse perennemente vivere in "una valle di lacrime".
    Potrà sembrare "fuori tema", e troppo virgolettato, questo intervento. Ma ritengo che sia impossibile rinunciare ai propri pregiudizi. Nemmeno io posso farlo. Quel che possiamo fare è renderci conto che le visioni del mondo che possediamo ci facilitano il lavoro, in alcuni casi. Ce lo ostacolano, in altri. Ce lo impediscono, in altri ancora. Ma non penso che si possa fare tutto. Non credo che si possa accettare qualunque posizione.
    Quindi non vedo la fede come ostacolo alla terapia, o anche al counselling psicologico. Sarà parziale. Ma o è anche il mio punto di vista da ateo, che non riesce a vedere la bellezza della fede o il senso di appartenenza ad una comunità religiosa. Sono cose che riesco a capire, ma non a sentire.
    L'importante è saperlo, credo. E fare quel che si può, con quel che si ha a disposizione.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  2. #17
    L'avatar di crissangel
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    Nella mia scuola, che è la stessa, a quanto leggo, che ha frequentato il prete di cui parla Guglielmo, c'è un ragazzo del secondo anno che è a sua volta prete e mi racconta esattamente questo, del suo rapporto coi limiti che sente in sè e nell'ambiente parocchiale quando affronta determinate tematiche. Conversando con lui e nelle mie peregrinazioni tra servizi dove ho visto pazienti con storie e valori diversissimi, ho capito che è importante trasformare i nostri preconcetti, di cui non possiamo liberarci, e vederli come dei limiti, dei paletti da tenere fuori e con cui recintare il nostro spazio col paziente, se ci riusciamo, consci del fatto che non siamo infallibili; che le esperienze, professionali in senso stretto e non ci arricchiscono molto più dei libri di testo; che dobbiamo riuscire a coltivare dubbi e a metterci in discussione e non ad accarezzare certezze...indipendentemente da quale divinità io credo esista o meno
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  3. #18
    Banned L'avatar di jenny_blu
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    La storia di guglielmo m'incuriosice quando parla di linguaggio castigato, ogni persona cerca sempre di comportarsi in maniera socialmente desiderabile forse quella potrebbe essere un'idea del perchè di quel linguaggio castigato, è difficile interagire con persone che la pensano in maniera differente. Ma questo a mio avviso non preclude l'idea di dover manifestare al paziente delle soluzioni alternative al problema

  4. #19
    L'avatar di crissangel
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    Originariamente postato da jenny_blu
    Ma questo a mio avviso non preclude l'idea di dover manifestare al paziente delle soluzioni alternative al problema
    Certo che no
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  5. #20
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Originariamente postato da jenny_blu
    La storia di guglielmo m'incuriosice quando parla di linguaggio castigato, ogni persona cerca sempre di comportarsi in maniera socialmente desiderabile forse quella potrebbe essere un'idea del perchè di quel linguaggio castigato, è difficile interagire con persone che la pensano in maniera differente. Ma questo a mio avviso non preclude l'idea di dover manifestare al paziente delle soluzioni alternative al problema
    Su questo però non sono daccordo. Tu non sei lì per risolvere il problema, sei lì per capire insieme alla persona che è di fronte a te cosa sta succedendo. Una volta capita la situazione e le motivazioni che stanno dietro alle cose e ai comportamenti, la soluzione risulta chiara al paziente senza che nessuno debba illustrare niente. Questa è la mia (limitata) esperienza. Le persone hanno molte ma molte più risorse di quello che pensiamo!

  6. #21
    Banned L'avatar di jenny_blu
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    forse non in maniera diretta mi spiego non devo risolvere io in primis il problema ma portare il paziente ad analizzare la situazione lo stiamo guidando indirettamente, quindi siamo in una maniera indiretta protagonisti di un problem solving

  7. #22
    Postatore Epico L'avatar di eva_luna
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    Io francamente sono cattolica e praticante e sto "cercando" di diventare psicologa, credo che essere psicologi non richieda l'ateismo ma solo una comprensione delle credenze altrui, io sono favorevole sia all'aborto sia alle coppie di fatto (etero o no), però rispetto chi non è della mia stessa opinione.
    Credo che un buono psicologo debba aiutare il paziente che ha davanti, cercando per quanto possibile di mettere da parte le sue opinioni per guidare la persona a fare la scelta giusta, che però deve venire da lui, non dalla idee del terapeuta.

    Spero di essermi spiegata!

  8. #23
    L'avatar di crissangel
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    Originariamente postato da eva-luna
    Io francamente sono cattolica e praticante e sto "cercando" di diventare psicologa, credo che essere psicologi non richieda l'ateismo ma solo una comprensione delle credenze altrui, io sono favorevole sia all'aborto sia alle coppie di fatto (etero o no), però rispetto chi non è della mia stessa opinione.
    Credo che un buono psicologo debba aiutare il paziente che ha davanti, cercando per quanto possibile di mettere da parte le sue opinioni per guidare la persona a fare la scelta giusta, che però deve venire da lui, non dalla idee del terapeuta.

    Spero di essermi spiegata!
    sintesi perfetta di quanto detto in generale, brava Eva! pienamente d'accordo
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  9. #24
    Partecipante Super Figo L'avatar di crysalem
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    io non mi sn mai posta il problema, non sono credente ma spero cmq di diventare una buona psicologa..non so davvero che nesso possa esserci,non è che i non credenti devono essere visti come degli stronzi insensibili.. scusate il termine,e anzi non sempre i religiosi son + buoni di altri..
    io ho preso 3 sacramenti,battesimo,comunione e cresima xkè me li hanno fatti prendere,poi sn successe varie cose nella mia vita ke mi hanno portato a nn credere in dio, o per lo meno a non credere ai dogmi ke impone la religione cristiana..

    per essere psicologi servono SOLO studio, preparazione, esperienza, voglia di fare ecc.. essere o meno religiosi a mio avviso non ci incastra nulla!!!

  10. #25
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Non bisogna avere pregiudizi;io ad esempio non ho niente contro gli omosessuali e nemmeno contro i neri,purchè questi due fenomeni non si presentino nella stessa persona.
    Scherzo
    però gli psicologi dovrebbero essere atei,maschi,eterosessuali,di razza bianca e del tutto privi di ogni forma di disagio psichico.

    Non ha importanza quali idee abbia un terapeuta,purchè riesca a distinguere quello in cui crede lui da quello di cui ha bisogno l'altro.

  11. #26
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Originariamente postato da jenny_blu
    forse non in maniera diretta mi spiego non devo risolvere io in primis il problema ma portare il paziente ad analizzare la situazione lo stiamo guidando indirettamente, quindi siamo in una maniera indiretta protagonisti di un problem solving
    Io lavoro essendo fermamente convinta dell'empowerement delle persone, ecco perchè mi sento FACILITATRICE di un processo di problem solving, non una guida. In questo caso posso essere chi voglio, ma se punto all'empowerement, ossia alla "presa di potere" del paziente, è lui il protagonista e non io.
    Prima facevamo l'esempio dell'aborto. Una donna che rimane incinta per errore, è assai difficile che non conosca i metodi anticoncezionali, ma non li usa: perchè?? Una donna che vuole abortire, è assai difficile che non conosca metodi alternativi come l'adozione, ma non ci pensa: perchè???? Dunque il punto, a mio avviso, non è tanto illustrare metodi di soluzione alternativi (già conosciuti), ma capire il perchè della scelta. Una volta che la persona viene messa in condizioni facilitanti (non giudizio, ascolto attivo, ecc.) capisce da sola i motivi della sua scelta e da sola è in grado di confermarla o prendere altre strade.
    Scusate se mi dilungo e credo di essere anche fuori tema, perchè qui si parla di psicologi cattolici o atei e tutto questo non c'entra. Uno psicologo può essere cattolico e puntare all'empowerement come può essere ateo e credere di essere lui dio che deve guidare il paziente.

  12. #27
    Banned L'avatar di jenny_blu
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    Originariamente postato da tata_moni
    Io lavoro essendo fermamente convinta dell'empowerement delle persone, ecco perchè mi sento FACILITATRICE di un processo di problem solving, non una guida.
    Se ti senti una facilitatrice, in qualche modo fai parte del processo di problem solving, se porti il paziente al ragionamento, alla consapevolezza dei motivi che lo portano in talune decisioni, allora anche in maniere indiretta fungi da guida!

  13. #28
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Originariamente postato da jenny_blu
    Se ti senti una facilitatrice, in qualche modo fai parte del processo di problem solving, se porti il paziente al ragionamento, alla consapevolezza dei motivi che lo portano in talune decisioni, allora anche in maniere indiretta fungi da guida!
    Ok, sarà come dici tu, io mi arrendo, mi rendo conto che non riesco a spiegarmi. Ma mi viene anche in mente che non devo essere io a spiegare, ci sono montagne di libri sull'empowerement!
    Buon proseguimento!

  14. #29
    Banned L'avatar di jenny_blu
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    Originariamente postato da tata_moni
    Ok, sarà come dici tu, io mi arrendo, mi rendo conto che non riesco a spiegarmi. Ma mi viene anche in mente che non devo essere io a spiegare, ci sono montagne di libri sull'empowerement!
    Buon proseguimento!
    Buon proseguimento anche a te!

  15. #30
    Johnny
    Ospite non registrato
    Lo psicologo può anche essere cattolico, ma ciò nn influisce sul modo di fare terapia coi propri pazienti. Anche perchè, mi pare, lo psicologo non ha l'obbligo di informare il paziente sulle proprie scelte religiose.

    infatti, come dice Willy, non bisogna insegnare dei valori, ma aiutare a riflettere.

    Se io ho un paziente borderline autolesionista che si droga e fuma l'hashish...è meglio impostare un buona terapia secondo il proprio modello e teoria di riferimento, o dirgli "sono cattolico, quello che fai è un peccato, sei in punizione!"?

    E poi non dimentichiamoci che, nella storia, la Chiesa ha cercato di ostacolare la psicoanalisi.

    Inoltre, la fede richiede di credere in qualcosa in modo cieco e assoluto; la scienza (fra cui la psicologia) si basa, al contrario, sulla falsificabilità di qualcosa di empirico.
    Ultima modifica di Johnny : 07-12-2006 alle ore 19.34.09

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