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  1. #16
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    Originariamente postato da rossissandra
    Insomma senza iscrizione all'albo non ti puoi spacciare come psicologa!!!!!!!!!!!!!
    Quoto in pieno.
    Tuttavia, la mia impresione è che, almeno in ambito clinico, l'abilitazione da sola non basti per lavorare come psicologa.
    "The road of excess leads to the palace of Wisdom..." W. Blake



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  2. #17
    Partecipante Figo L'avatar di Doni
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    Originariamente postato da Vimae
    Io non dico che debba essere l'albo a tutelare la nostra professione, dico che dobbiamo farlo noi per primo.
    Quoto!
    La psicoanalisi è un mito tenuto in vita dall'industria dei divani (W. Allen)

  3. #18
    Lilagrace
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    Originariamente postato da riversky
    Mi piaceva il lavoro di educatrice, ma, con molto rammarico, ho scoperto che siamo stati "soppiantati" dai laureati in scienze della formazione/educazione. E cosa ha fatto l'albo per impedire tutto questo.

    Doverosa precisazione.
    Gli psicologi non sono stati soppiantati dai laureati in scienze dell'educazione in quanto quello è l'unico corso di laurea che forma, effettivamente, educatori.
    Siamo NOI (me inclusa ) che rubiamo loro il lavoro!!!

  4. #19
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    Originariamente postato da Lilagrace
    Doverosa precisazione.
    Gli psicologi non sono stati soppiantati dai laureati in scienze dell'educazione in quanto quello è l'unico corso di laurea che forma, effettivamente, educatori.
    Siamo NOI (me inclusa ) che rubiamo loro il lavoro!!!
    Concordo. Ma convieni con me che il corso di studi è molto simile(casomai noi abbiamo qualche esame in più...).
    Quello che mi fa' rabbia è che quando mi sono iscritta all'università scienze dell'educazione non c'era, altrimenti avrei scelto quella, dal momento che il mio sogno era fare un lavoro che poi ho scoperto esere molto simile a quello di educatrice.
    Inoltre, con l'istituzione di questo corso di laurea, non si è pensato alla collocazione di tutti gli psicologi e laureati in psicologia che, con questa professione, riuscivano a pagarsi la specializzazione.
    Chiedo anche a te, a parte il lavoro di educatore, che professione conosci , in ambito clinico, in grado di garantire un sostentamento dignitoso ad uno psicologo.
    Inoltre credo che molti psicologi sarebbero contenti di lavorare in quanto tale e di non "rubare" il lavoro agli altri, se ci fosse un numero sufficiente di posti di lavoro.
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  5. #20
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    Ho scritto un po' male, perchè ero di fretta. Se hai dubbi, chiedi!
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  6. #21
    Neofita L'avatar di rravas01
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    sentendo alcuni commenti circa il tirocinio, mi ritengo davvero fortunata.... facevo circa 50-60 ore asettimana(e vi assicuro che era davvero stressante) ma non ho mai fatto ne fotocopie, ne fatture...
    sinceramente, credo che più che "obbligare" qcuno a fare un esame di stato dopo anni che non pratica nulla, sia più utile rivolgersi a strutture che forse non ci pagano, magari all'inizio ci sfruttano ma almeno possiamo imparare qualcosa. alla fine conosco persone il cui tirocinio era dato da 2 max 3 pomeriggi alla settimana e poi si pretende di essere chiamati psicologi per aver fatto l'esame di stato?!...

  7. #22
    Lilagrace
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da riversky
    Concordo. Ma convieni con me che il corso di studi è molto simile(casomai noi abbiamo qualche esame in più...).
    Quello che mi fa' rabbia è che quando mi sono iscritta all'università scienze dell'educazione non c'era, altrimenti avrei scelto quella, dal momento che il mio sogno era fare un lavoro che poi ho scoperto esere molto simile a quello di educatrice.
    Inoltre, con l'istituzione di questo corso di laurea, non si è pensato alla collocazione di tutti gli psicologi e laureati in psicologia che, con questa professione, riuscivano a pagarsi la specializzazione.
    Chiedo anche a te, a parte il lavoro di educatore, che professione conosci , in ambito clinico, in grado di garantire un sostentamento dignitoso ad uno psicologo.
    Inoltre credo che molti psicologi sarebbero contenti di lavorare in quanto tale e di non "rubare" il lavoro agli altri, se ci fosse un numero sufficiente di posti di lavoro.

    Scusa se rispondo un po' brutalmente per punti ma ho poco tempo!


    1. Non trovo poi così simile il percorso di studi...... Anzi, facendo questo lavoro mi sono resa conto che sono due modalità di operare e leggere le situazioni molto diverse. Tra l'altro ti posso assicurare che utilizzare gli strumenti dello psicologo (gli unici che abbiamo) in un setting così diverso non è affatto facile!

    2. Scienze dell'educazione non è altro che la vecchia laurea in pedagogia (all'incirca). Fino a non molto tempo fa bastavano le magistrali x fare l'educatrice (così come la maestra)

    3. Perchè dici che prima di istituire il corso avrebbero dovuto pensare a noi? Psicologo ed educatore sono due professioni distinte.

    4. Lo psicolo dovrebbe fare lo psicologo. Il fatto poi che questo non sia facile è un'altra cosa. Ovviamente è lecito ripiegare su altre professioni ma penso che, allora, non dovremmo stupirci se i professionisti competenti se la prendono!

    Ciao!

  8. #23
    Partecipante Esperto
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    Vimae e Doni hanno ragione.
    Citando ironicamente (e con ovvi "caveat", ma per certi aspetti con molta serietà), ci si dovrebbe prima chiedere "cosa posso fare io per la Professione e l'Ordine, che non il contrario".
    Ovviamente ironizzo un pò: gli Ordini e la comunità professionale hanno responsabilità delicatissime ed importanti rispetto alla gestione complessiva della Professione, in particolare nei confronti dei giovani psicologi. Responsabilità importanti, che spesso sono state mal gestite.

    Questo però non toglie che uno dei primi problemi della nostra professione sia appunto quello delle "zone grigie" che permettono il proliferare di tutta quella selva di figure professionali "concorrenti" e spesso "selvagge", cui però, appunto, i giovani psicologi stessi concorrono a creare campo e terreno senza iscriversi all'Ordine, rifiutando di operare in un ambito "istituzionalmente riconosciuto", denegando i più elementari obblighi formali per poter operare in maniera professionalmente e normativamente responsabile nel proprio settore.
    E' ovvio che non sto dicendo che se un neolaureato fa un lavoretto da educatore in attesa dell'abilitazione questa è la causa prima delle sventure della nostra professione, e ci mancherebbe; sto dicendo però che sono proprio i giovani neolaureati che devono rimboccarsi le maniche, iscriversi all'Ordine, ed iniziare a lavorare sempre tenendo presente l'assoluta necessità - che parte dal basso, non dall'alto - di agire al contempo "per sè" ma anche per una corretta tutela della Professione che hanno scelto di fare.

    E' più intelligente accendere una piccola candela, che passare la notte a maledire a gran voce l'oscurità
    Ultima modifica di Lpd : 26-02-2007 alle ore 13.47.38

  9. #24
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    Originariamente postato da Lpd
    Vimae e Doni hanno ragione.
    Citando ironicamente (e con ovvi "caveat", ma per certi aspetti con molta serietà), ci si dovrebbe prima chiedere "cosa posso fare io per la Professione e l'Ordine, che non il contrario".
    Ovviamente ironizzo un pò: gli Ordini e la comunità professionale hanno responsabilità delicatissime ed importanti rispetto alla gestione complessiva della Professione, in particolare nei confronti dei giovani psicologi. Responsabilità importanti, che spesso sono state mal gestite.

    Questo però non toglie che uno dei primi problemi della nostra professione sia appunto quello delle "zone grigie" che permettono il proliferare di tutta quella selva di figure professionali "concorrenti" e spesso "selvagge", cui però, appunto, i giovani psicologi stessi concorrono a creare campo e terreno senza iscriversi all'Ordine, rifiutando di operare in un ambito "istituzionalmente riconosciuto", denegando i più elementari obblighi formali per poter operare in maniera professionalmente e normativamente responsabile nel proprio settore.
    E' ovvio che non sto dicendo che se un neolaureato fa un lavoretto da educatore in attesa dell'abilitazione questa è la causa prima delle sventure della nostra professione, e ci mancherebbe; sto dicendo però che sono proprio i giovani neolaureati che devono rimboccarsi le maniche, iscriversi all'Ordine, ed iniziare a lavorare sempre tenendo presente l'assoluta necessità - che parte dal basso, non dall'alto - di agire al contempo "per sè" ma anche per una corretta tutela della Professione che hanno scelto di fare.

    E' più intelligente accendere una piccola candela, che passare la notte a maledire a gran voce l'oscurità
    No, guarda, eh, io la psicologa abilitata, con tutti i crismi, la farei subito...se ci fosse il lavoro!
    Scusami se ti rispondo in pm, ma mi sembrava che si stesse deviando da quello che era il tema proposto dalla discussione, che in realtà, a me sembrava una semplice richiesta e non celava la minima intenzione di lavorare come pseudo-psicologa. Ti faccio un esempio: io lavoro come segretaria, ma vorrei fare un lavoro maggiormente qualificato sfruttando la laurea. Questo non vuol dire che se io voglio diventare segretaria di direzione o lavorare in una agenzia interinale sto facendo un torto alla professione. Semplicemente uso quelle che sono le competenze fornite dalla laurea (in questo caso equiparabile ad una laurea umanistica), che sono superiori a quelle fornite da un semplice diploma, per ottenere una posizione lavorativa migliore. Non mi sembra di fare uno sbaglio non iscrivendomi all'albo (per quest'anno mi sono iscritta perchè avevo i 300 euro da buttare, per gli anni successivi, se non trovo un modo di sfruttare l'apparteneza all'albo, ovviamente, non mi iscriverò)anche perchè 300 euro non sono bruscolini e non tutti hanno una famiglia alle spalle che è ancora disposta a mantenerli. Pertanto, vivere come una barbona aspettando, un domani, di fare la professione che si è scelto(che, ripeto, per essere tale dovrebbe consentire ad una persona di mantenersi, qualcosa del genere è scritto anche nella costituzione Italiana), non mi sembra una scelta intelligente. Non so' quando tu hai finito il tirocinio ed hai conseguito la tua laurea, ma, per la mia esperienza, per quanto mi è stato comunicato dalla mia stessa tutor di tirocinio, in ambito clinico, senza specializzazione, non si lavora.
    Ed i soldi per la specializzazione, la mia famiglia, non ce li ha. E allora dovrei trovarli io. Ma mi chiedo: ha senso lavorare in orari assurdi, sottopagata, rinunciare a tutto quello che le mie coetanee possono permettersi, ai w-end, per poter finalmente, a trenta e passa anni, quando le mie coetanee hanno già procreato, iniziare a lavorare per quello per cui ho studiato?
    La psicologa che lavorava nella Asl dove ho fatto il tirocinio, a 36 anni, viveva ancora a casa con i suoi! Quale lavoro può essere chiamato tale, se non ti consente neanche di mantenerti da solo?
    Mi è piaciuta molto la frase della candela. Concordo sul fatto che stare a lamentarsi non serva a niente. Non era quella la mia intenzione, anche se mi scuso per lo sfogo che ti sei involontariamente subita/o. Mi farebbe molto piacere avere una tua risposta alle mie argomentazioni.
    Saluti,

    Elisa.
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  10. #25
    Neofita
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    perfetto elisa, hai capito in pieno il motivo per cui ho lanciato l'argomento inizialmente...probabilmente ci sono persone che non si devono porre il problema di come lavorare senza esame e specializzazione dopo i 30 anni, ma accontentarsi di una laurea presa con fatica e impegno (sembra che la laurea non conti piu nulla...) e come trovare un giusto compromesso tra una vita dignitosa e sfruttare quello che si può da una, seppur relativamente utile, laurea. è ovvio che se potessi, se avessi soldi e tempo da buttare, se avessi modo di farmi mantenere...non avrei posto il problema! grazie, un caro saluto a tutti!!!!

  11. #26
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    Grazie Lalla, mi fa' piacere che tu non abbia considerato come off-topic la risponsta, anche perchè volevo mandarla come pm!!
    si vede che l'ora mi fa' fare cavolate...
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  12. #27
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    Cara Riversky,

    rispondo volentieri, ma posso rispondere poco...
    Tu hai perfettamente ragione: il mercato del lavoro per i giovani neopsicologi non è grigio, è nero profondo.
    E' carico di incertezza, di furbizie, di precariato estremo, di impossibilità di costruire progetti a medio-lungo termine, di necessità di mantenersi con lavori "altri" mentre si fanno lunghi tirocinii che forse sboccheranno nella disoccupazione.
    Tu hai perfettamente ragione, ed io condivido le tue riflessioni. Quello che sottolineo nel mio intervento è che - PROPRIO PERCHE' la situazione è questa - non ci possiamo permettere, come giovani psicologi (cioè coloro che hanno più da perdere se le cose vanno male) di rendere più facile, esplicitamente o implicitamente, l'infiltrazione di altri ruoli/figure professionali nell'ambito professionale psicologico, e dobbiamo diventare agenti attivi e coerenti (pur con i grandi limiti di potere "contrattuale" che ci sono) di una diffusione corretta presso i committenti e gli Enti di cosa può e non può fare una persona senza abilitazione. E' una questione di microdiffusione su larga scala di una cultura di "buone pratiche" e "buone immagini" professionali, a vantaggio di tutta la collettività di giovani professionisti nel suo complesso.
    Da qui la mia incisività nel sottolineare il rischio - implicito e ovviamente "su larga scala", non certo nella fattispecie individuale- di sostenere noi stessi (involontariamente) davanti ai nostri committenti delle rappresentazioni erronee di quanto può/non può fare il personale non abilitato.


    Ciao,
    Lpd


    Originariamente postato da riversky
    No, guarda, eh, io la psicologa abilitata, con tutti i crismi, la farei subito...se ci fosse il lavoro!
    Scusami se ti rispondo in pm, ma mi sembrava che si stesse deviando da quello che era il tema proposto dalla discussione, che in realtà, a me sembrava una semplice richiesta e non celava la minima intenzione di lavorare come pseudo-psicologa. Ti faccio un esempio: io lavoro come segretaria, ma vorrei fare un lavoro maggiormente qualificato sfruttando la laurea. Questo non vuol dire che se io voglio diventare segretaria di direzione o lavorare in una agenzia interinale sto facendo un torto alla professione. Semplicemente uso quelle che sono le competenze fornite dalla laurea (in questo caso equiparabile ad una laurea umanistica), che sono superiori a quelle fornite da un semplice diploma, per ottenere una posizione lavorativa migliore. Non mi sembra di fare uno sbaglio non iscrivendomi all'albo (per quest'anno mi sono iscritta perchè avevo i 300 euro da buttare, per gli anni successivi, se non trovo un modo di sfruttare l'apparteneza all'albo, ovviamente, non mi iscriverò)anche perchè 300 euro non sono bruscolini e non tutti hanno una famiglia alle spalle che è ancora disposta a mantenerli. Pertanto, vivere come una barbona aspettando, un domani, di fare la professione che si è scelto(che, ripeto, per essere tale dovrebbe consentire ad una persona di mantenersi, qualcosa del genere è scritto anche nella costituzione Italiana), non mi sembra una scelta intelligente. Non so' quando tu hai finito il tirocinio ed hai conseguito la tua laurea, ma, per la mia esperienza, per quanto mi è stato comunicato dalla mia stessa tutor di tirocinio, in ambito clinico, senza specializzazione, non si lavora.
    Ed i soldi per la specializzazione, la mia famiglia, non ce li ha. E allora dovrei trovarli io. Ma mi chiedo: ha senso lavorare in orari assurdi, sottopagata, rinunciare a tutto quello che le mie coetanee possono permettersi, ai w-end, per poter finalmente, a trenta e passa anni, quando le mie coetanee hanno già procreato, iniziare a lavorare per quello per cui ho studiato?
    La psicologa che lavorava nella Asl dove ho fatto il tirocinio, a 36 anni, viveva ancora a casa con i suoi! Quale lavoro può essere chiamato tale, se non ti consente neanche di mantenerti da solo?
    Mi è piaciuta molto la frase della candela. Concordo sul fatto che stare a lamentarsi non serva a niente. Non era quella la mia intenzione, anche se mi scuso per lo sfogo che ti sei involontariamente subita/o. Mi farebbe molto piacere avere una tua risposta alle mie argomentazioni.
    Saluti,

    Elisa.

  13. #28
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    Grazie!
    "The road of excess leads to the palace of Wisdom..." W. Blake



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  14. #29
    filigraz
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    No, guarda, eh, io la psicologa abilitata, con tutti i crismi, la farei subito...se ci fosse il lavoro!
    Scusami se ti rispondo in pm, ma mi sembrava che si stesse deviando da quello che era il tema proposto dalla discussione, che in realtà, a me sembrava una semplice richiesta e non celava la minima intenzione di lavorare come pseudo-psicologa. Ti faccio un esempio: io lavoro come segretaria, ma vorrei fare un lavoro maggiormente qualificato sfruttando la laurea. Questo non vuol dire che se io voglio diventare segretaria di direzione o lavorare in una agenzia interinale sto facendo un torto alla professione. Semplicemente uso quelle che sono le competenze fornite dalla laurea (in questo caso equiparabile ad una laurea umanistica), che sono superiori a quelle fornite da un semplice diploma, per ottenere una posizione lavorativa migliore. Non mi sembra di fare uno sbaglio non iscrivendomi all'albo (per quest'anno mi sono iscritta perchè avevo i 300 euro da buttare, per gli anni successivi, se non trovo un modo di sfruttare l'apparteneza all'albo, ovviamente, non mi iscriverò)anche perchè 300 euro non sono bruscolini e non tutti hanno una famiglia alle spalle che è ancora disposta a mantenerli. Pertanto, vivere come una barbona aspettando, un domani, di fare la professione che si è scelto(che, ripeto, per essere tale dovrebbe consentire ad una persona di mantenersi, qualcosa del genere è scritto anche nella costituzione Italiana), non mi sembra una scelta intelligente. Non so' quando tu hai finito il tirocinio ed hai conseguito la tua laurea, ma, per la mia esperienza, per quanto mi è stato comunicato dalla mia stessa tutor di tirocinio, in ambito clinico, senza specializzazione, non si lavora.
    Ed i soldi per la specializzazione, la mia famiglia, non ce li ha. E allora dovrei trovarli io. Ma mi chiedo: ha senso lavorare in orari assurdi, sottopagata, rinunciare a tutto quello che le mie coetanee possono permettersi, ai w-end, per poter finalmente, a trenta e passa anni, quando le mie coetanee hanno già procreato, iniziare a lavorare per quello per cui ho studiato?
    La psicologa che lavorava nella Asl dove ho fatto il tirocinio, a 36 anni, viveva ancora a casa con i suoi! Quale lavoro può essere chiamato tale, se non ti consente neanche di mantenerti da solo?
    Mi è piaciuta molto la frase della candela. Concordo sul fatto che stare a lamentarsi non serva a niente. Non era quella la mia intenzione, anche se mi scuso per lo sfogo che ti sei involontariamente subita/o. Mi farebbe molto piacere avere una tua risposta alle mie argomentazioni.
    Saluti,

    Elisa.

    Ciao, mi chiamo Grazia ed in quello che racconti mi ritrovo e concordo in pieno: ho superato un concorso pubblico in comune a Milano e da dieci anni faccio la segretaria. Grazie a questo lavoro sono riuscita a prendermi la laurea e ad abilitarmi ma cosa più importante ho creato una famiglia ed adesso ho una bellissima bambina di 5 anni.
    In un ente pubblico non ci sono sbocchi per persone laureate e sopratutto in psicologia, ma adesso sento il bisogno e l'urgenza di provare a realizzare anche i miei sogni lavorativi: visto che dove lavoro non c'è speranza (a parte un piccolo avanzamento di carriera sempre fuori dall'ambito in cui si è studiato) allora ho risposto ad una proposta trovata proprio in questo forum (area clinica- cercasi persone per info e collaborazioni..).
    Ci troviamo a Milano il prossimo sabato per conoscerci e per mettere insieme un po' di idee: chissà...
    Non voglio trovarmi fra dieci anni con il rimpianto di non averci provato fino in fondo, preferisco il rimorso di non esserci riuscita!
    tanti saluti e buona giornata.

  15. #30
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    Originariamente postato da filigraz
    Ciao, mi chiamo Grazia ed in quello che racconti mi ritrovo e concordo in pieno: ho superato un concorso pubblico in comune a Milano e da dieci anni faccio la segretaria. Grazie a questo lavoro sono riuscita a prendermi la laurea e ad abilitarmi ma cosa più importante ho creato una famiglia ed adesso ho una bellissima bambina di 5 anni.
    In un ente pubblico non ci sono sbocchi per persone laureate e sopratutto in psicologia, ma adesso sento il bisogno e l'urgenza di provare a realizzare anche i miei sogni lavorativi: visto che dove lavoro non c'è speranza (a parte un piccolo avanzamento di carriera sempre fuori dall'ambito in cui si è studiato) allora ho risposto ad una proposta trovata proprio in questo forum (area clinica- cercasi persone per info e collaborazioni..).
    Ci troviamo a Milano il prossimo sabato per conoscerci e per mettere insieme un po' di idee: chissà...
    Non voglio trovarmi fra dieci anni con il rimpianto di non averci provato fino in fondo, preferisco il rimorso di non esserci riuscita!
    tanti saluti e buona giornata.

    allora...in bocca al lupo per il tuo colloquio!
    Anche io speravo di fare qs nel tempo libero(il lavoro di segre, alla fine, te ne lascia davvero molto), ma per il momento ho ancora le idee così confuse...
    Aspetto il colloquio di orientamento dell'opl, poi deciderò. Per il momento mi godo questo periodo di calma post esame di stato(ti giuro, dopo l'esame ed un tirocinio da dimenticare ne avevo bisogno....)
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