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Discussione: Psicologo e basta!!!

  1. #16
    Partecipante Super Esperto
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    25-07-2003
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    743
    ""Stai dicendo che uno psicologo (nè uno specializzando) non può fare "colloqui" con un paziente che è già "marcato" da una diagnosi? Le cose non vanno proprio così...
    a meno che lo psicologo venga visto come il prete di turno che dà "sostegno e compagnia" a chi non ce le ha...."""

    Se noi pensiamo che lo psicologo è come il prete di turno ci credo che poi tutti gli psicologi aspirano ad essere psicoterapeuti!
    Forse, come dicevo, tutto sta nel chiarirci cosa intendiamo per psicologo...
    Vimae

  2. #17
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    27-03-2004
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    Il dramma forse è che tutti coloro che hanno postato sono psicologi.
    Nemmeno come terapeuta d'altra parte, mi proporrei di lavorare sulle strutture profonde della personalità. Questo lo fa (o mira a farlo) una certa categoria di terapeuti che segue un determinato orientamento teorico.

    D'altra parte non si può non sottolineare che la definizone di "terapeutico" non spetta esclusivamente al professionista.
    Una persona che chiede aiuto per una sofferenza, che sia ad uno psicologo, che sia ad un terapeuta, chiede di stare meglio.
    E' implicita nella sua domanda la richiesta di terapia.
    Mi è difficile credere, e la mia esperienza me lo conferma, che uno psicologo ai primi incontri con un paziente, dichiara che esistono altri professionisti che meglio di lui possono occuparsi di quella problematica perchè hanno il titolo di terapeuta.

    Ma scendo nel pratico: una ragazza che conosco bene, bulimica, ha iniziato dei colloqui con una psicologa non psicoterapeuta da più di 6 mesi. Questa, secondo voi, è fuori legge? Quanti colleghi conosco allora che lo sono? sono l'unico a conoscerne? questa è la regola....
    Psicologi clinici e psicoterapeuti si dividono "lo stesso pane".
    Cià che è terapia e ciò che non lo è non viene sancito dal diploma dell'esperto, ma da variabili intra-rapporto che si formano tra i due protagonisti, spesso implicite.
    Spesso dall'esterno, o dal punto di vista del paziente, non vi è differenza tra il lavoro dello psicologo e quello di un terapeuta e spesso quelle che ci sono sono meno pronunciate di quelle che si vedrebbero tra due terapeuti di diversa formazione.

    Mi sono abituato a credere che viene definito terapia ciò che viene fatto da un terapeuta, al di là di quello che fa.
    Nel concreto la terapia è quell'incontro in cui vi è una domanda ineludibile da parte del paziente a cui lo psicologo o il terapeuta risponde mettendo in campo il proprio bagaglio emotivo-relazionale e culturale per risignificare dolori, patologici e non.

    Santiago
    Ultima modifica di Santiago : 22-03-2007 alle ore 18.28.32
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  3. #18
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    07-03-2006
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    1,618
    ...Scusate, ma guardate che lo "psicologo clinico" è anche psicoterapeuta, è lo psicoterapeuta che non è "psicologo clinico". Per diventare "psicologo clinico" bisogna fare la spicializzazione post laurea quinquennale. Diversa è la laurea in picologia clinica e di comunità, che mica sforna psicologi clinici, semmai sforna psicologi clinici e di comunità, che è ben diverso

  4. #19
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    07-02-2005
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    Originariamente postato da paroletta
    ...Scusate, ma guardate che lo "psicologo clinico" è anche psicoterapeuta, è lo psicoterapeuta che non è "psicologo clinico". Per diventare "psicologo clinico" bisogna fare la spicializzazione post laurea quinquennale. Diversa è la laurea in picologia clinica e di comunità, che mica sforna psicologi clinici, semmai sforna psicologi clinici e di comunità, che è ben diverso
    a dire il vero, la laurea è solamente in Psicologia, senza nessuna altra specificazione. Poi, come ben dici, per essere Psicologi Clinici bisogna fare la scuola post-lauream.
    Não sei o motivo pra ir
    só sei que não posso ficar
    não sei o que vem a seguir
    mas quero procurar.
    (Mafalda Veiga)

    Il mio blog

  5. #20
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Sono della stessa idea di Santiago.
    Mi sembra che la domanda del paziente sia sempre relativa ad un equilibrio che è venuto a mancare che si esprime nel disagio, sia esso un sintomo specifico o molto vago (es. il divorzio di cui si parlava), che richiede come tale una presa in carico, ovvero una psicoterapia. Trovo veramente difficile sostenere la posizione secondo cui un terapeuta si occupa di psicopatologia ed uno psicologo di "sostegno in momenti difficili". Non posso pensare che una persona si rivolga allo psicologo perchè, ad es., ha bisogno di un sostegno dopo un divorzio. Dietro questa richiesta c'è ben altro, anche se non in modo consapevole.
    Sono, quindi, molto dubbioso sul concetto di sostegno psicologico, che, se non è pensato con un fine terapeutico, non credo che risolva alcunchè e quindi lo trovo poco utile per il paziente e corretto per noi.

    Sono invece convinto che allo psicologo che si occupa di "clinica" spettino compiti ben precisi come ad esempio la diagnosi, gli interventi istiuzionali etc...

    Un saluto
    gieko

  6. #21
    *Saretta*
    Ospite non registrato
    a me questo sembra denigrare un po' la professione di psicologo... della definizione stessa di psicologo c'è scritto che:

    1. La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.

    Le attività di riabilitazione e di sostegno dove le poniamo? Non voglio dire che il neolaureato sia in grado di fare una cosa del genere ma non vedo perchè lo psicologo esperto non possa essere in grado di farlo.. mi sembra che ci lamentiamo tanto del fatto che non c'è lavoro ecc ecc.. e poi siamo noi i primi a chiuderci le porte in faccia. Pensandola così il percorso della scuola è un percorso obbligato.. chi va dallo psicologo a fare solo la diagnosi per poi rivolgersi ad uno psicoterapeuta che probabilmente vorrà rifargliela? Sarei io stessa, psicologa, a dire al paziente di andare direttamente da un altro perchè mi sembrerebbe poco corretto fargli spendere soldi per niente.

  7. #22
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    28-03-2004
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    Non ho intenzione di denigrare la professione.
    La mia critica era rivolta però al concetto di "sostegno psicologico" che, sebbene sia incluso tra le attività che può svolgere lo psicologo, è a mio parere ben poco definibile, una sorta di "terra di mezzo" tra il colloquio diagnostico e quello terapeutico che non trovo utile nè corretta. Quindi non penso che sia una questione di chiudersi porte in faccia, ma piuttosto, al contrario, di capire fino a dove è possibile arrivare essendo utili al paziente.

    Sul percorso, non credo che sia per forza obbligatorio iscriversi ad una scuola, ma indubbiamente è una scelta da prendere in considerazione se si vuole lavorare specificamente nella clinica. A maggior ragione se si vuole lavorare privatamente dubito che il solo titolo di psicologo possa bastare.
    Detto questo, se qualcuno ha la possibilità di lavorare esclusivamente sull'assesment clinico, ad es. in strutture, o in ambiti di prevenzione, riabilitazione, lavoro in organismi sociali o comunità, sono d'accordo che non avrà bisogno di fare la specializzazione.
    gieko

  8. #23
    *Saretta*
    Ospite non registrato
    Capisco la tua posizione ma non sono d'accordo Secondo me l'importante è avere ben chiaro in testa che non puoi fare terapia e devi trasmetterlo anche alla persona che ti viene a chiedere aiuto. Se vuoi lavorare nel privato devi chiarire che potrai offrire sostegno ma non fare terapia.. infatti, secondo me, uno psicologo che ha il suo studio privato non può, in generale, offrire sostegno psicologico su tutto. Dovrà formarsi in particolar modo su determinate problematiche e puntare su quello...Se no davvero diventi il "prete" che ascolta. Infatti non dico che il neolaureato sia in grado di aprirsi uno studio ma non vedo perchè un "semplice psicologo" formato sulle dinamiche di una determinata situazione non possa essere in grado di fornire dei colloqui di sostegno in quella situazione.

  9. #24
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Saretta personalmente vedo come molto difficile trasmettere ad una persona che "non si fa terapia", in primo luogo per l'investimento emotivo che entrambe mettono, in secondo luogo perchè, a meno che non si sia in una fase diagnostica, l'attesa consapevole o meno, del paziente, è la presa in carico. Peraltro credo che, a meno che non si fornisca del semplice ascolto, tutto ciò che si può fare in un sostegno va, almeno implicitamente, se non nelle intenzioni, verso la psicoterapia, anche se focalizzato su un solo tema.

    A questo punto però ti chiederei di specificare cosa intendi tu per colloqui di sostegno.

    Un saluto
    gieko

  10. #25
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    E' incredibile che ci sia tanta difficoltà nel prendere la "posizione" del paziente...

    Dentro "la terra di mezzo", chiusa la porta, ognuno fa ciò che vuole perchè deve rendere conto solo a se stesso. All'uscita può dire, e più spesso dirà, che è stato un colloquio di sostegno...

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  11. #26
    Partecipante Assiduo L'avatar di Dottoressina
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    Ragazzi x un errore che ho commesso nel risp. ad un messaggio su un altro forum, si è creata una nuova discussione....... MI FA PIACERE!!! Non credevo che ci fossero molte altre persone che la pensano come me. Io credo che, proprio per il fatto che ogni psicologo si specializzi in psicoterapia e di conseguenza si occupa anche di patologia, non verrà mai capita la vera professione dello psicologo qual'è. Io sento persone che pensano che io mi occupo dei "pazzi". E' assurdo. Io credo che, ad un certo punto, dobbiamo chiederci se vogliamo occuparci di patologia o di normalità. Io mi voglio occupare di normalità. (Non lavoro ancora, ho l'esame di stato a maggio!! )
    Alcuni psicoterapeuti che conosco mi dicono che i master non servono a nulla... meglio specializzarsi direttamente. Io non sono d'accordo.

  12. #27
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
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    Dopo la laurea quinquennale e l'abilitazione, il mio titolo è 'Psicologo', ma anche 'dott.ssa in Psicologia clinica e di comunità' ed entrambi possono essere riportati x es. sulla targa dello studio, sul biglietto da visita ecc. La gente non coglie la differenza e se volessi sottolineare che il mio ambito di lavoro è quello clinico (diagnostico/di sostegno ecc.) piuttosto che quello x es. della selezione del personale potrei usare la dicitura 'dott.ssa in ...' Dunque, Psicologo con laurea in Psicologia clinica. Questo è quanto ho 'guadagnato sul campo' ed è anche quanto consente la legge.

    A me è stato insegnato che il sostegno è una forma di terapia, infatti si chiama 'terapia di sostegno'. Essa consiste nel 'sorreggere' il paziente nel periodo in cui, a causa di un qualche evento negativo, ha perso il precedente equilibrio che lo faceva 'funzionare', bene o in qualche modo. Sorreggere significa accogliere, ascoltare, offrire un punto di riferimento certo e stabile nel momento della paura.
    Questo 'accompagnamento' della persona nel momento di difficoltà consiste anche nell'individuare le risorse a sua disposizione e mobilitarle al fine di 'guarire la ferita' e recuperare la situazione precedente, qualunque essa fosse (di salute o di patologia). E questo penso che tutti la definiamo terapia. Tuttavia, si tratta di una forma terapeutica molto differente da quella che implica la strutturazione/ristrutturazione dell'intera personalità e che compete senz'altro a chi ha acquisito una specifica formazione e finalizzata a chi ha sintomi stabili ed egodistonici ecc..

    Con la formazione fin qui acquisita mi sento in grado di svolgere terapie di sostegno nei casi in cui lo ritenessi necessario e, come dice chiaramente la l. 56, sono anche abilitata a farle.

    Certo però la l. 56 abilita a fare terapie di sostegno anche gli psicologi laureati in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni, della ricerca ecc.
    E questa è una contraddizione che pesa non poco nella difficoltà di definire chiaramente i due profili professionali (psicologi e psicoterapeuti).
    Però è anche una contraddizione che teoricamente consente a tutti gli psicologi di poter lavorare in tutti i campi della psicologia. Ed è questa convenienza che deve fare i conti con i principi etici che, nell'interesse del cliente/paziente, non vorrebbero si lavorasse in ambiti x cui non si è formati.

    Inoltre, ricordo che la terapia di sostegno è permessa dalla legge anche ai nostri cugini counselor, a patto però che sia rivolta a persone senza alcuna psicopatologia. Dunque, secondo la legge, è la psicopatologia a venire considerata riserva di legge, cioè è chi lavora con la psicopatologia che deve abilitarsi ed iscriversi all'albo professionale.
    E qui si può osservare un'altra contraddizione, quanto meno una non sufficiente differenziazione tra x es. psicologi ricercatori, clinici e counselor nel fare terapia di sostegno.

    D'altra parte, secondo me, le contraddizioni, nella logica, ma anche della l. 56, sono 'strutturali' alla materia, cioè penso che quando si tratta di interventi in ambito psicologico definire dei confini netti tra ciò che è terapia e ciò che non lo è sia davvero arduo, secondo me del tutto impossibile. Basti pensare che catartico è il pianto sulla spalla di un amico e, come penso tutti sappiamo, la catarsi è uno degli elementi ritenuti far parte della lista di quelli terapeutici.

    Con questi, secondo me 'sani' dubbi x la testa, mi chiedo, e vi chiedo:
    come si fa a definire le varie professioni?
    come si fa a definire ciò che è etico?
    perchè dovremmo sentirci non in grado di fare ciò che il nostro titolo ci autorizza a fare se ciò che la legge ci autorizza a fare sembra essere l'unico 'faro-guida' del nostro comportamento professionale in questa confusione?
    Ultima modifica di australia : 23-03-2007 alle ore 14.13.48

  13. #28
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Mi permetto di fare un unico appunto ad una esposizione che fotogrofa interamente il mio pensiero: la terapia "psicoterapeutica" non è imprescindibilmente legata a quello che chiami "ristruttrazione della personalità": decine di orientamenti teorici distanti dalla concezione psicodinamica non mirano a questo, pur chiamandosi terapia, pur insegnado i propri capisaldi in scuole riconosciute.
    Ciò significa che la totale ambiguità e confusione di cui parli (e che vedo anch'io) investe anche la terapia "psicoterapeutica" (con la maiuscola) e che dunque, in base alla legge, è terapia ciò che viene fatto da un terapeuta.
    Una definizione ridicola, priva di contenuto, ma ultima. Che anarchizza i comportamenti dei professionisti e non (i counselor non psicologi) mancando di elementi chiari di demarcazione fra le diverse professioni.
    In questo brodo ognuno, come dicevo prima, deve fare i conti "solo" con la propria coscienza....

    Santiago
    Ultima modifica di Santiago : 23-03-2007 alle ore 14.54.52
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  14. #29
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Considero che in primo luogo l'attegiamento etico dovrebbe essere ben chiaro in noi, attraverso la nostra formazione e personalità, prima ancora che attraverso una legge.

    Vorrei tornare sul tema del "sostegno" perchè ho l'impressione che ci sia un grande implicito sotto: che il concetto di "sostegno" faccia lavorare e quindi vada difeso a tutti i costi. Non è mia intenzione dire che questo sia illegittimo, ma va perlomeno chiarito a noi stessi, perchè ha profonde implicazioni.
    Detto questo, ripeto ancora che, a meno che non diventi qualcosa di terapeutico, il "sostegno" non serve a niente. Non credo sia possibile fare una distinzione così netta tra la psicopatologia evidente e la normalità, e in base a questo ragionamento distinguere gli ambiti. Mi sembra una scorciatoia che genera solo pasticci.
    Se poi ci sono persone che col solo titolo di psicologo (ufficialmente non ha altre specificazioni) pur avendo fatto un percorso non clinico, vogliono trattare pazienti, peggio per loro, fortunatamente i pazienti sono inconsapevolmente molto "intelligenti" nel capire se le cose funzionano.

    Tutte questi distinzioni (psicoterapia, sostegno, colloquio...) esistono solo nelle nostre teste, non in quelle dei pazienti. Al di là di ciò che legalmente ci è consentito fare, eticamente dobbiamo avere chiaro che ciò che siamo chiamati a fare è la presa in carico di una persona che si presenta da noi. E questo, mi spiace, ma diventa psicoterapia e penso che sia ciò che, in fondo, i pazienti si aspettano da noi.
    gieko

  15. #30
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Perfetto gieko, un unico neo: il paziente dovrebbe essere tutelato da qualcosa di più concreto "dell'autocoscienza" dello psicologo o dello psicoterapeuta... la loro intelligenza inconsapevole, prima di esplicitarsi, può avere costi affettivi, economici e "iatrogeni" non indifferenti....

    Santiago
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