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  1. #16
    Partecipante Esperto L'avatar di irlanda
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    23-11-2003
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    Originariamente postato da xxxevolxxx
    bè detta così è tutta un altra cosa anche se quello che dici mi sembra un pò "scontato" cioè sul fatto di non fare diagnosi a caso credo che siamo tutti d'accordo!
    Per quanto riguarda il mio lavoro io non stò facendo nessun lavoro visto che gli faccio solo fare i compiti.
    Proprio per questo ritengo che il compito di stabilire cosa il bambino ha e cosa no sia da delegare a degli esperti nel campo. Io qui posso solo dire quello che vedo e quello che penso in base alla mia esperienza, poi andare a vedere, da chi di dovere, se c'è davvero qualcosa o se era solo una intuizione sbagliata non credo che sia grave e anzi può aiutare anche a chiarificare meglio il quadro di questo bambino per aiutarlo meglio.
    Ripeto io qui non stò facendo una diagnosi e non stò facendo nessun lavoro, sono entrata in contatto con questo bambino e mi sembra di notare delle cose che forse non sono state indagate abbastanza e che forse potrebbero essere migliorate, e qui posso fare delle ipotesi, questo non vuol dire che sia come dico io, ma solo che si potrebbe eventualmente approfondire la diagnosi indirizzandolo a degli esperti che abbiano materiale e competenze per dire come stanno le cose a seguito di analisi attente e specifiche.
    Mi fa piacere il chiarimento ma da parte mia i toni erano questi fin dall'inizio.
    Concordo, come ho già detto che la diagnosi dovesse essere fatta da esperti. Il materiale che ho postato è a mio parere utile per orientare un'osservazione. In questo modo si potrebbe meglio circoscrivere l'area problematica e insistere, durante lo svolgimento dei compiti, di più su quella.
    Infatti, come dici tu " sembra di notare delle cose che forse non sono state indagate abbastanza e che forse potrebbero essere migliorate". il problema sta proprio qui. Quindi dal momento che non è possibile fare diversamente rimane il fatto che tu devi fare i compiti con il ragazzo. Ora, gli esperti non ci sono, le analisi non sono state fatte, cosa fare? Il bambino manifesta comunque un disagio e tu ci devi stare insieme alcune ore.
    Tu hai chiesto un consiglio, mi sembra di capire.
    Io credo che NON CI SI DEBBA IMPROVVISARE TERAPEUTI però , anche senza essere psicologi penso che basti il buon senso per capire quanto sia importante dare priorità ai problemi.
    A maggior ragione la mia risposta ha senso perchè tu hai detto che è dislessico così come dice la diagnosi. Forse allora, per assurdo, non dare importanza alla diagnosi e fidati della tua esperienza!
    Nel mio lavoro in classe negli anni ho imparato che se prima non si stabilisce un clima di relazione, di fiducia, controllo del comportamento (nei limiti di un bambino! rispettiamone anche la natura!) non riesco a fare un bel niente da un punto di vista didattico. Con questo non voglio dire che tu non abbia un buon rapporto con il ragazzo ma che forse vanno prima risolte quelle pronlematiche relative alla iperattività.
    E' naturale che non si possa generalizzare, ogni caso è a sè e tutti vanno rispettati.
    Un in bocca al lupo per il tuo lavoro

  2. #17
    Partecipante Affezionato L'avatar di xxxevolxxx
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    Originariamente postato da irlanda
    forse vanno prima risolte quelle pronlematiche relative alla iperattività.
    ok, ma come?
    In realtà io ci convivo con la sua iperattività, sò che ha bisogno di alcuni momenti di "sfogo" e glielo concedo, alle volte mi aggrego (e questo ha contribuito a creare un'atmosfera più giocosa anche tra noi), ma più di così io non posso fare niente, non posso fare esercizi aggiuntivi per correggere l'iperattività, non ho molti poteri.
    Se cmq hai delle idee su come far migliorare l'iperattività pur riuscendo a concentrarsi sui compiti (perchè alla fine non posso dire a sua madre "ah guardi, non sa niente di inglese perchè abbiamo fatto la ricerca delle campanelle!!!"..tanto per dirne una ) allora ti ascolto!

  3. #18
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di pimo_eli
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    Bisognerebbe puntare sull'autocontrollo... è vero anche che lui sarà e rimarrà sempre un iperattivo, ma se sa controllarsi e si conosce potra cmq avere una vita normalissima.
    Ci sono delle schede utili a tal proposito edite dalla erickson (ora mi sfugge il tipolo giusto, ma forse è iperattività e autocontrollo o una cosa simile).
    Per quanto riguarda il normale svolgimento dei compiti (che poi alla fine è quello che effettivamente fai) personalmente ti consiglierei di portare con il bimbo stesso tutto su un piano verbale. Deve essere lui a dirti quando si sente che non ce la fa più, che vorrebbe scattare e perché si sente così.,...deve cioè iniziare a conoscere più consciamente ciò che sente. Poi potresti vedere sempre insieme a lui se ci sono momenti in cui si scatena di più questa iperattività e stabilire sempre con lui la possibile causa. Cerca di allungare i tempi, cioè se adesso capita ogni 5 minuti aiuta il bambino a far diventare 7 questi minuti e così voi.
    Per i genitori consiglierei molto l'uso di giochi in scatola, divertenti e che piacciano anche al bambino e ai genitori... è un gioco che "costringe" a stare attenti e a non essere iperattivi.
    Per ora non mi vengono altri consigli....

  4. #19
    Partecipante Affezionato L'avatar di xxxevolxxx
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    mah, alla fine non è semplice quello che dici. Alla fine la sua distrazione dipende anche molto da quello che hafatto durante la giornata e da come si sente quel giorno (sveglio, stanco, addormentato ecc ecc), non è che ci si può mettere lì a misurarla al millimetro!
    Inoltre è difficile discutere con lui di queste cose, come ti ho detto secondo me non ha ancora sviluppato molto le capacità metacognitive e se ti metti lì a parlargli di queste cose così astratte un pò ti segue ma dopo un pò ti guada come se stessi dicendo una marea di cazzate!
    Ci si tenta sempre certo, ma non posso dirgli "sei iperattivo, come mai?" capisci che non funziona! Non con lui.
    Io forse (forse) se fossi i genitori lo porterei a fare altri approfondimenti... ma bisognerebbe prima capire cosa ha già fatto e a quali test è stato già sottoposto e che risultati hanno dato!
    Ma questo purtroppo non ho avuto modo di chiederglielo (alla madre ovviamente non al bambino).


    Cmq per quanto riguarda i genitori sono dei santi! Il padre cerca sempre di insegnargli a suonare gli strumenti e poi insieme al fratellino più piccolo (che è un genio!) fanno anche giochi con le carte con gli scoobidoo, puzzle ecc ecc. Cose che cmq richiedono un certo grado di destrezza oculo-manuale e una certa attenzione!
    Le sue attività preferite cmq restano il calcio, l'atletica, lo skateboard, la bici.... insomma se non avrà un futuro accademico perlomeno potrà diventare un campione sportivo

  5. #20
    Partecipante Esperto L'avatar di irlanda
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    Originariamente postato da xxxevolxxx
    ok, ma come?
    In realtà io ci convivo con la sua iperattività, sò che ha bisogno di alcuni momenti di "sfogo" e glielo concedo, alle volte mi aggrego (e questo ha contribuito a creare un'atmosfera più giocosa anche tra noi), ma più di così io non posso fare niente, non posso fare esercizi aggiuntivi per correggere l'iperattività, non ho molti poteri.
    Se cmq hai delle idee su come far migliorare l'iperattività pur riuscendo a concentrarsi sui compiti (perchè alla fine non posso dire a sua madre "ah guardi, non sa niente di inglese perchè abbiamo fatto la ricerca delle campanelle!!!"..tanto per dirne una ) allora ti ascolto!
    Queste sono in linea di massima alcune strategie che utilizzo. Naturalmente, come dicevo ogni caso è a sé. Non sempre funzionano e sicuramente vanno adattate allo specifico in cui lavori.
    Quindi ribadisco che è molto importante stabilire dove sta la difficoltà perchè, come tu stessa dicevi, indubbiamente un primo intervento sul comportamento può andare a discapito dell’apprendimento, rallentandolo inevitabilmente. Credo però che si debba ragionare a lungo termine.
    Sarebbe anche utile sapere il livello di collaborazione della madre, questo potrebbe aiutare molto, anche nel rapporto con gli insegnanti. A maggior ragione se c’è un insegnante di sostegno.
    Mi è capitato spesso di trovarmi a concordare con tutte le figure (educatrici, insegnanti di sostegno, e altre figure che ruotavano intorno al bambino) interventi che in casi come questi devono riguardare e coinvolgere tutti. Ricordiamoci sempre che la cosa più importante è il benessere del ragazzo!
    Ciao

    Per quanto riguarda alcuni suggerimenti “didattici” te ne riporto alcuni tratti da Cornoldi, De Meo, Offredi &
    Vio, 2001- Iperattività e autoregolazione cognitiva – Erickson
    Essere positivi. Rivolgersi al bambino comunicandogli che cosa dovrebbe fare, anziché indicargli ciò che non deve fare
    Fornire indicazioni chiare.
    Adottare una routine costante pur continuando a cambiare le cose. In considerazione delle difficoltà di previsione delle conseguenze dei propri comportamenti e di autoregolazione tipiche di queste bambini, emerge primariamente l’importanza di un ambiente routinario, stabile e prevedibile.
    Consentire una certa possibilità di movimento Cogliere i suoi primi segnali di stanchezza e concedere la pausa prima che l’eccesso motorio si verifichi.
    Corretta strutturazione dell’ambiente. Risulta molto importante anche una disposizione della zona di lavoro consona, che permetta sempre di guardare il bambino, di passargli accanto, di tenerlo il più possibile lontano dalle distrazioni. Eliminare qualsiasi oggetto distraente
    Dare feedbak, immediati, frequenti temporalmente e soprattutto positivi.
    Favorire il successo. importante è che le interazioni con il bambino si chiudano con successo.
    Stabilire regole. Porre delle regole chiare che, per essere veramente efficaci, è necessario che siano condivise, perciò è una buona prassi quella di far partecipare il ragazzo allo sviluppo delle regole in modo che, sentendole proprie, sia maggiore l’impegno ad aderirvi. E’ inoltre opportuno che siano formulate attraverso proposizioni positive (e non divieti), semplici e chiare, che siano poche e specifiche per le diverse situazioni e infine, esposte pubblicamente utilizzando cartelloni e simboli pittorici colorati. Non meno importante è stabilire la procedura per farle rispettare: bisogna rispondere immediatamente alla violazione di una regola, intervenendo con calma e fermezza, in modo da insegnare al bambino la relazione tra causa ed effetto, necessaria affinché la interiorizzi
    Insegnare ad organizzare il materiale. E’ utile che i quaderni siano contrassegnati e distinti per colore in base al lavoro scolastico, dotati di specifiche e grandi etichette su cui si possa scrivere in modo chiaro il contenuto
    Valutazioni temporali. Ad esempio riservare alcuni minuti al termine di ogni attività didattica per valutare il tempo necessario allo svolgimento di qualsiasi compito (per esempio attraverso l’uso di simboli pittorici)
    Coerenza nelle regole e nelle routine imposte, mantenendo fede alle indicazioni date, senza contraddirsi per ricercare soluzioni più immediate e semplicistiche.
    Riguardo all’adattamento delle attività didattiche
    Predisponi esercizi brevi e frequenti, strutturando le lezioni in piccole unità di apprendimento
    Considera che il bambino ottiene un miglior rendimento se viene coinvolto totalmente a livello sensoriale e cinestesico, cioè se vengono stimolate interazioni sia visive, sia tattili sia verbali attraverso una varietà di materiali. E’ molto efficace l’uso di un’attività che il bambino trova particolarmente gradevole come ricompensa per aver prima svolto un compito difficile o poco piacevole. Un altro accorgimento utile a stimolare la motivazione e l’interesse consiste nel dare al bambino qualche possibilità di scelta nella selezione di alcune attività quotidiane, coinvolgendolo così nell’organizzazione della propria giornata e fornendogli l’impressione di avere potere decisionale.
    In terzo luogo definisci ruoli e regole. Un clima fatto di cadenze regolari e di routines costanti contribuisce in modo rilevante a ridurre l’insorgenza di situazioni problematiche

    Su Di Pietro, Bassi & Filoramo, 2001, L’alunno iperattivo in classe”: problemi di comportamento e strategie educative – Erickson trovi interessanti spunti
    Te ne riporto una sintesi
    Nella lettura.
    Fogli e libri di lavoro devono essere divisi in parti dimensioni più ridotte e l’alunno deve essere incoraggiato a lavorare su una parte alla volta; concedere al bambino di selezionare il materiale cui è maggiormente interessato per progetti di lettura indipendente; concedere anche l’utilizzo di un registratore per fissare i punti principali e tornarvi sopra riascoltandoli.
    Nella lingua scritta.
    Far usare materiali che si possono manipolare nello studio delle regole ortografiche e sintattiche (ad esempio lettere magnetiche per comporre parole o frasi); far registrare su nastro le parole più difficili in modo che il bambino possa, ascoltandole, esercitarsi nella trascrizione corretta; assegnare i compiti scritti senza scadenza di tempo, suddividendoli però in piccole parti in modo da poterli controllare per accertarsi che il ragazzo proceda correttamente e per fornirgli dei feedback ; nello studio della lingua straniera, aiutare l’alunno a distinguere i sostantivi dagli aggettivi e dai verbi tramite l’utilizzo di cartoncini di diverso colore.
    Se il bambino iperattivo ha una brutta calligrafia e problemi evidenti nello scrivere legati a difficoltà più o meno gravi di disgrafia, si può ricorrere all’utilizzo di mezzi alternativi quali il computer.
    In matematica.
    Far utilizzare fogli a quadretti per aiutarsi nell’organizzazione delle colonne; mettere a disposizione schemi che guidino le attività di soluzione individuale dei problemi; insegnare semplici strategie mnemoniche per ricordare tabelline e regole matematiche; concedere l’uso della calcolatrice soltanto per verificare l’accuratezza del lavoro svolto.
    Quando, poi, si accertano difficoltà nel fare i compiti a casa poiché la maggior parte dei bambini iperattivi presenta il problema di impiegare una grande quantità di tempo a terminare i compiti occorre mostrare al bambino come suddividere un compito lungo in unità piccole e quindi più maneggevoli
    Ci sono giochi volti ad aiutare il bambino a rimanere interessato al lavoro e a completare il compito in un ragionevole periodo di tempo, ad esempio il “gioco del battere l’orologio”. Si fa un elenco delle attività da svolgere e per ognuna si stabilisce il tempo necessario. Quindi si rivolge al bambino dicendo: “Sai, credo che tu sia in grado di finire il lavoro in meno tempo di quanto ci metti abitualmente. Programmo il timer in modo che suoni tra 30 minuti e vediamo se riesci a finire gli esercizi prima che suoni”

  6. #21
    Partecipante Esperto L'avatar di irlanda
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    Originariamente postato da pimo_eli
    Bisognerebbe puntare sull'autocontrollo... è vero anche che lui sarà e rimarrà sempre un iperattivo, ma se sa controllarsi e si conosce potra cmq avere una vita normalissima.
    Ci sono delle schede utili a tal proposito edite dalla erickson (ora mi sfugge il tipolo giusto, ma forse è iperattività e autocontrollo o una cosa simile).
    Per quanto riguarda il normale svolgimento dei compiti (che poi alla fine è quello che effettivamente fai) personalmente ti consiglierei di portare con il bimbo stesso tutto su un piano verbale. Deve essere lui a dirti quando si sente che non ce la fa più, che vorrebbe scattare e perché si sente così.,...deve cioè iniziare a conoscere più consciamente ciò che sente. Poi potresti vedere sempre insieme a lui se ci sono momenti in cui si scatena di più questa iperattività e stabilire sempre con lui la possibile causa. Cerca di allungare i tempi, cioè se adesso capita ogni 5 minuti aiuta il bambino a far diventare 7 questi minuti e così voi.
    Per i genitori consiglierei molto l'uso di giochi in scatola, divertenti e che piacciano anche al bambino e ai genitori... è un gioco che "costringe" a stare attenti e a non essere iperattivi.
    Per ora non mi vengono altri consigli....
    Credo che il libro di cui parli sia "impulsività e autocontrollo, della eickson - Cornoldi e altri

  7. #22
    Partecipante Esperto L'avatar di irlanda
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    Originariamente postato da pimo_eli
    Ho capito il problema...credevo fossi la terapista...scusa! E' vero che non puoi fare tutto, ed è altrettanto vero che un bambino in prima media non è irrimediabilmente irrecuperabile (questa motivazione per la fine della terapia non la ritengo giusta).
    Cmq il bimbno è fortunato ad avere una comprensione pressoché integra. Ti dico un po' per mia esprienza cosa ho fatto in casi simili e cosa farei in questo caso. Esercizi di lettura a voce alta vanno bene, ma alla fine lui comprende e quello che gli è chiesto a scuola è di studiare. In questo caso puoi leggerre tu a voce alta, lui ascolta e poi ripete (ti dice cosa sottolineare, le cose principali e potreste insieme costruire uno schema, che verrò poi letto per ripassare). Il fatto che legga tu al posto renderebbe più veloce lo studiare.
    Il pc può essere distraente ma ti assicuro che è anche considerato molto ludico e più motivante scrivere a pc...provaci, se vedi che si distrae troppo non usarlo più.
    L'attenzione cala in fretta in questo bambino, lascialo pure alzare ogni tot, e poi quando lo fai risedere lo fai lavorare.
    Per quanto riguarda le lingue straniere, se il bimbo ha una diagnosi funzionale di dislessia sappi che per legge è DISPENSATO da tutti i compiti di lingua stranieri SCRITTI. (se vuoi ti posso inoltrare la circolare del ministero).
    Il fatto che tu debba fargli fare i compiti e non essere una terapista è vero, ma sei anche una psicologa (o stai studiando psicologia) e personalmente ti consiglio di utilizzare le tue conoscenze per trattarlo. I compiti vanno fatti, è vero, ma si possono utilizzare strategie da "riabilitazione" per svolgerli.
    Se ha già tutti i pome occupati, molto probabilmente hai ragione a non vedere una cosa positiva che gli si aggiungano ore di terapia logopedica (che in questo caso non so a cosa servirebbero)...è molto più utile quello che tu fai durante i compiti e che ti assicuro è terapia anche quella!

    Per quanto riguarda la diagnosi credo che se xxxevolxxx ha detto che è dislessico, lo sarà, avrà i sui buoni motivi per dirlo..... un po' di deficit di attenzione e iperattività mi sembrano però esserci in comorbilità.
    Buon lavoro
    allego un aggiornamento della direttiva di cui parli Ciao
    Nota del 10 maggio 2007, prot. n. 4674 - Disturbi di apprendimento – Indicazioni operative

    Ministero della Pubblica Istruzione
    Dipartimento per l'Istruzione
    Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici
    Questo Ministero in diverse occasioni ha avuto modo di richiamare l’attenzione degli insegnanti sui disturbi di apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia). Il tema è attualmente oggetto di proposte di legge sostenute da tutti i gruppi parlamentari.
    In particolare, con nota del 5 ottobre 2004, prot. n 4099/A/4, richiamata da altra nota del 5 gennaio 2005, questo Ministero ha evidenziato la necessità che nei confronti di alunni con disturbi di apprendimento, certificati da diagnosi specialistica di disturbo specifico, vengano utilizzati strumenti compensativi e attuate misure dispensative.
    Mentre gli strumenti compensativi, per la loro funzione di ausilio, sono particolarmente suggeriti per la scuola primaria e, in generale, nelle fasi di alfabetizzazione strumentale per i diversi apprendimenti (tabella dei mesi, tabella dell’alfabeto e dei vari caratteri, tavola pitagorica, tabella delle misure, tabella delle formule geometriche, calcolatrice, registratore, computer con programmi di video-scrittura con correttore ortografico e sintesi vocale, ecc.), le misure dispensative possono avere un campo di applicazione molto più ampio che si estende anche agli studenti degli istituti di istruzione secondaria superiore. A mero titolo di esempio, si indicano le misure dispensative già richiamate dalle citate note ministeriali: dispensa dalla lettura ad alta voce, scrittura veloce sotto dettatura, uso del vocabolario, studio mnemonico delle tabelline, dispensa, ove necessario, dallo studio della lingua straniera in forma scritta, programmazione di tempi più lunghi per prove scritte e per lo studio a casa, organizzazione di interrogazioni programmate, valutazione delle prove scritte e orali con modalità che tengano conto del contenuto e non della forma.
    In merito alle misure dispensative, questo ministero ha avuto modo di precisare anche recentemente che in sede di esame di Stato non è possibile dispensare gli alunni dalle prove scritte di lingua straniera, ma che, più opportunamente, è necessario compensare le oggettive difficoltà degli studenti mediante assegnazione di tempi adeguati per l’espletamento delle prove e procedere in valutazioni più attente ai contenuti che alla forma.
    In particolare si richiama l’attenzione sul fatto che gli specifici disturbi di apprendimento rendono spesso difficile lo svolgimento di prove scritte che non si effettuano nella lingua nativa. Le prove scritte di lingua non italiana, ivi comprese ovviamente anche quelle di latino e di greco, determinano obiettive difficoltà nei soggetti con disturbo specifico di apprendimento, e vanno attentamente considerate e valutate per la loro particolare fattispecie con riferimento alle condizioni dei soggetti coinvolti.
    In tutti i casi in cui le prove scritte interessino lingue diverse da quella materna e non si possano dispensare gli studenti dalla loro effettuazione, gli insegnanti vorranno riservare maggiore considerazione per le corrispondenti prove orali come misura compensativa dovuta.

  8. #23
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di pimo_eli
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    ottimi i consigli di Irlanda!
    In più se inizialmente le ricompense che dai al bambino sono di tipo concreto più vai avantai più puoi affiancarle alla token economy (per intenderci gli smile quando fa bene e le faccine tristi quando entrambi sapete che avrebbe potuto fare bene perché è nelle sue capacità, ma lui non l'ha fatto)...via via la ricompensa sarà solo e abbastanza lo smile e poi finirà con essere semplicemente gratificato dal sapere che ha fatto bene.
    Ricordati inoltre che le cose da proporre devono essere da lui raggiungibili con un po' di sforzo ma comunque raggiungibili (non troppo facili)... si instaurerà così un meccanismo per cui si andrà ad incidere positivamente sulla sua autoefficacia percepita.
    Quando dicevo che devi parlare con lui era implicito che tu non ti mettessi a dirgli "sei iperattivo" ma semplicemente discutere con lui...se si alza all'improvviso dal tavolo puoi chiedergli perché, cosa è successo, come si sente etc.... piano piano e con l'aiuto di tutti va portato ad uno sviluppo di metacognizione e coscienza di sè.
    Giusto quello ceh dice irlanda per quanto riguarda anche la collaborazione con l'insegnante di sostegno che in questi casi è fondamentale.
    Buonanotte

  9. #24
    Partecipante Affezionato L'avatar di xxxevolxxx
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    Grazie Irlanda!
    Leggendo i tuoi consigli mi sono per fortuna resa conto che la maggior parte di queste cose le stiamo già facendo, e questo già è rincuorante.
    A questo punto però vorrei sottoporvi una considerazione :

    "Ci sono giochi volti ad aiutare il bambino a rimanere interessato al lavoro e a completare il compito in un ragionevole periodo di tempo, ad esempio il “gioco del battere l’orologio”. Si fa un elenco delle attività da svolgere e per ognuna si stabilisce il tempo necessario. Quindi si rivolge al bambino dicendo: “Sai, credo che tu sia in grado di finire il lavoro in meno tempo di quanto ci metti abitualmente. "

    questo ci provo spesso a farlo ma appena gli dico "credo che tu sia in grado di fare in meno tempo" , la sua risposta è "no no, io no"
    Non nel senso che non ci crede ma che non c'ha "voglia" nemmeno di provarci a fare sta cosa!
    A quel punto cosa puoi dirgli???
    Quando gli dico "ma se ci mettiamo meno tempo puoi andare a giocare prima, non vorrai stare qui tutto il pomeriggio a fare i compiti?"
    risposta "si dai" (ovviamente sempre scherzando per non dover fare veloce).
    Alla fine sono arrivata alla conclusione che cercare di ridurre il tempo serve relativamente, perchè cmq lui si disconnettere proprio fisiologicamente, non dipende da lui! ( e secondo me lui inconsciamente lo sa) Non è che non cerca di concentrarsi è che proprio dopo un pò deve scattare opp al contrario si blocca un attimo a fare una cosa ripetitiva o cambia focus attentivo, del tipo: "cosa facciamo adesso per risolvere il problema?" risposta: "sai che ieri in educazione fisica ho preso ottimo?" In quest'ultimo caso non sò mai come comportarmi. In genere lo riporto al compito ("va bene me ne parli dopo qnd abbiamo finito ok?") eppure certe volte mi sembra che così gli trasmetto anche un messaggio del tipo "non mi interessa poi tanto quello che fai".
    Anche se poi alla fine ne parliamo sempre davvero prima che vado via.

    Cmq Irlanda, come dicevo qualche post prima, la madre (e anche il padre) sono straordinari in questo, si fanno sempre in 4 per lui e vanno regolarmente a parlare con gli insegnanti a scuola e con tutti gli operatori che girano intorno al bambino. Senza contare che gli prendono tutto quello di cui ha bisogno dalle cose normale ai supporti extra. La madre insegna all'asilo inoltre ed è molto sensibile in questo senso.
    Davvero credo che i genitori abbiano fatto e stiano facendo sempre tutto quello che è nelle loro competenze/conoscenze per aiutare il bambino.
    Inoltre la madre riesce sempre a creare una certa routine nei nostri incontri (io da settembre ad oggi posso dire di essere andata praticamente tutti i martedì e sabati (vacanze escluse) con una costanza minuziosa! E la madre fa di tutto per creare questa continuità in tutte le cose).

  10. #25
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di pimo_eli
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    Molto probabilmente ti risponde che non ce la farà a battere il tempo perché non ci è mai riuscito.... la sua percezione di autoefficacia gli fa dire così. Dovresti trovare dei trucchi del tipo che fate una cosa insieme e poi, finito, gli dici: ci abbiamo messo solo.... pensavo ci mettessimo molto di più! e gli fai un esempio. In questo modo fai vedere concretamente al bambino che lui è veloce realmente.
    Per quanto riguarda l'iperattività, però, non so se questo metodo del tempo (fare in fretta) possa essere utilizzato fin da subito, anche perché poi può entrare il fattore impulsività.

  11. #26
    Partecipante Esperto L'avatar di irlanda
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    Originariamente postato da pimo_eli
    Molto probabilmente ti risponde che non ce la farà a battere il tempo perché non ci è mai riuscito.... la sua percezione di autoefficacia gli fa dire così. Dovresti trovare dei trucchi del tipo che fate una cosa insieme e poi, finito, gli dici: ci abbiamo messo solo.... pensavo ci mettessimo molto di più! e gli fai un esempio. In questo modo fai vedere concretamente al bambino che lui è veloce realmente.
    Per quanto riguarda l'iperattività, però, non so se questo metodo del tempo (fare in fretta) possa essere utilizzato fin da subito, anche perché poi può entrare il fattore impulsività.
    Infatti.
    Ogni attività va provata e adattata alla situazione.

  12. #27
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di pimo_eli
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    Originariamente postato da irlanda
    Infatti.
    Ogni attività va provata e adattata alla situazione.
    esatto!

  13. #28
    Partecipante Affezionato L'avatar di xxxevolxxx
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    Originariamente postato da pimo_eli
    Molto probabilmente ti risponde che non ce la farà a battere il tempo perché non ci è mai riuscito.... la sua percezione di autoefficacia gli fa dire così. Dovresti trovare dei trucchi del tipo che fate una cosa insieme e poi, finito, gli dici: ci abbiamo messo solo.... pensavo ci mettessimo molto di più! e gli fai un esempio. In questo modo fai vedere concretamente al bambino che lui è veloce realmente.
    Per quanto riguarda l'iperattività, però, non so se questo metodo del tempo (fare in fretta) possa essere utilizzato fin da subito, anche perché poi può entrare il fattore impulsività.
    no questo non funziona
    Se è per questo ogni volta che posso rimandargli un feedback positivo sul suo operato lo faccio ma non dipende dalla sua forza di volontà! Alle volte le sue condizioni psicofisiche permettono di fare tutto bene e in poco tempo altre volte no, quasi sempre ci mette più di un bambino normale ma cmq non mi dirà mai di si perchè fondamentalmente per lui i compiti restano un dovere di cui farebbe volentieri a meno!
    Alle volte qnd sbaglia qualcosa e gli dico "correggiamolo insieme" la risposta è "ma chi se ne frega!" e quando gli dico che l'importante i compiti non è farne tanti ma farli bene la sua risposta è "ma si ma basta farli, poi chi se ne frega!"
    Si forse un pò più di motivazione gioverebbe, anche i buoni risultati aiuterebbero ad aumentare la motivazione, ma facciamo quel che possiamo e oggettivamente sarà difficile che lui possa arrivare al passo con i suoi compagni o cmq arrivare a voti esorbitanti (e motivanti) in certe materie!!!

  14. #29
    Postatore Epico L'avatar di eva_luna
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    Originariamente postato da xxxevolxxx

    Alle volte qnd sbaglia qualcosa e gli dico "correggiamolo insieme" la risposta è "ma chi se ne frega!" e quando gli dico che l'importante i compiti non è farne tanti ma farli bene la sua risposta è "ma si ma basta farli, poi chi se ne frega!"
    Si forse un pò più di motivazione gioverebbe, anche i buoni risultati aiuterebbero ad aumentare la motivazione, ma facciamo quel che possiamo e oggettivamente sarà difficile che lui possa arrivare al passo con i suoi compagni o cmq arrivare a voti esorbitanti (e motivanti) in certe materie!!!
    sembra di sentir parlare il dislessico che seguo io... Anche se in realtà non succede sempre, a volte diciamo che è in "buona" e fa i compiti in fretta... altre volte non ne ha voglia e ci mettiamo due ore per fare un riassunto... ho notato però che uno dei modi per farlo concentrare di più è quello di dirgli "se riusciamo a finire tutto prima della fine delle due ore ti faccio giocare con la play station così mi fai vedere come sei bravo a calciare i rigori (adora fifa 2006)" di solito funziona e si impegna... ovviamente poi la promessa va mantenuta se no non ha più alcun valore e tu perdi ogni credibilità.
    ho notato anche che se ogni volta che porta a casa da scuola un bel voto viene gratificato anche solo con un complimento è più portato a fare bene.

    una cosa che ti posso consigliare è quella di non insistere se un giorno ti rendi conto che proprio non ne ha voglia... Dedica il tempo non utilizzato per i compiti a parlare con lui, tanto serve molto!
    fammi sapere!

    per i voti non è proprio vero, basta che si convinca di essere in grado di prendere bei voti e vedrai che non sarà difficile... l'altro giorno il mio bimbo (ha 13 anni non è propriamente bimbo ) ha preso distinto di italiano, e le sue prof al contrario del tuo fortunato allievo non sono assolutamente comprensive con lui e ti assicuro che il loro atteggiamento non lo aiuta!
    Ultima modifica di eva_luna : 22-05-2007 alle ore 00.18.23

  15. #30
    Partecipante Affezionato L'avatar di xxxevolxxx
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    Si quella tattica della play station la uso sempre, non con la play, che non ce l'ha ma con altre cose, ad esempio vuole sempre farmi vedere i suoi disegni, i suoi lavoretti, come va con lo skateboard. Allora gli dico "se finiamo veloce i compiti poi mi fai vedere..."
    Funziona ma solo inizialmente, dopo è più forte di lui distrarsi, si vede che proprio non ce la fa anche se si mette di buona volontà!

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