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  1. #16
    kiky
    Ospite non registrato

    approcci cognitivo-comportamentale....come mai è così diffuso?

    dato che risulta essere il più diffuso, qualcuno dei suoi seguagi mi spiegherebbe perchè?
    è un approccio che ha ben poco a che fare ormai con la psicologia e rende sterile e asettico il suo intervento.
    Dov'è la psiche, dove sono le motivazioni, le cause, la sofferenza interna, dov'è la soggettività e l'interiorità vera della persona? tutto sacrificato per concentrasi su aspetti superficiali ed evidenti di comportamento e alla loro "correzione"....ma questa è psicologia?
    secondo me no, e sarà ciò che la farà morire del tutto.


    scusate il negativismo....

  2. #17

    Re: approcci cognitivo-comportamentale....come mai è così diffuso?

    Beh, prima di tutto tu stabilisci l'identità psicologia = psicologia clinica (o dinamica), e questo mi pare qualcosa di piuttosto ingiusto: anche se nell'immaginario collettivo, lo psicologo è in realtà uno psicologo clinico, che segue un qualche tipo di psicologia dinamica, c'è *molto altro*, per la psicologia
    Detto questo, perchè ha tanto successo?
    Provo a dare qualche motivazione, che non debbono per forza essere viste tutte come positive.
    E' intersoggettivo: c'è meno variabilità nel trattamento rispetto ad altre terapie
    I dati sono raccolti con piu' rigore rispetto ad altre terapie
    E' un tipo di terapia meno impegnativo personalmente
    E' un tipo di terapia meno costoso
    E' un tipo di terapia efficace sul breve periodo, e talvolta (spesso, dicono loro) anche sul lungo

    Infine: per quanto riguarda psiche, cause, soggettività, eccetera eccetera: è semplicemente un'altra teoria. Non si occupa di quelle cose, trova non sia utile o forse non si possa intervenire su quegli stati mentali, e quindi non lo fa; in un certo senso salvaguardandoli, evitando di interferire con i lati piu' "profondi" dell'anima in quanto non pensa ci sia un modo scientifico di farlo.
    Capisco che umanamente questa idea di psicologia asettica, di "gommisti dell'anima", come dice il mio professore, sia meno attraente, ma non per questo si può dire che la psicologia si riduca a una cosa.
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  3. #18
    kiky
    Ospite non registrato

    Re: Re: approcci cognitivo-comportamentale....come mai è così diffuso?

    Originariamente postato da Dreamstalker
    Beh, prima di tutto tu stabilisci l'identità psicologia = psicologia clinica (o dinamica), e questo mi pare qualcosa di piuttosto ingiusto: anche se nell'immaginario collettivo, lo psicologo è in realtà uno psicologo clinico, che segue un qualche tipo di psicologia dinamica, c'è *molto altro*, per la psicologia
    Detto questo, perchè ha tanto successo?
    Provo a dare qualche motivazione, che non debbono per forza essere viste tutte come positive.
    E' intersoggettivo: c'è meno variabilità nel trattamento rispetto ad altre terapie
    I dati sono raccolti con piu' rigore rispetto ad altre terapie
    E' un tipo di terapia meno impegnativo personalmente
    E' un tipo di terapia meno costoso
    E' un tipo di terapia efficace sul breve periodo, e talvolta (spesso, dicono loro) anche sul lungo

    Infine: per quanto riguarda psiche, cause, soggettività, eccetera eccetera: è semplicemente un'altra teoria. Non si occupa di quelle cose, trova non sia utile o forse non si possa intervenire su quegli stati mentali, e quindi non lo fa; in un certo senso salvaguardandoli, evitando di interferire con i lati piu' "profondi" dell'anima in quanto non pensa ci sia un modo scientifico di farlo.
    Capisco che umanamente questa idea di psicologia asettica, di "gommisti dell'anima", come dice il mio professore, sia meno attraente, ma non per questo si può dire che la psicologia si riduca a una cosa.
    fermo restando che con psicologia, essendo nella stanza psicoterapie, mi riferisca ad esse.....
    è proprio questi concetti che hai elencato che mi sebra assurdo condividere
    ha ragione il tuo prof, sembra quasi che i pazienti vadano dal meccanico per cambiarsi qualche pezzo che funziona male
    ma non capisco perchè ci sia tutta questa esigenza di rimanere nel superficiale, (e quindi nel più facile), non capisco perchè sia scomparsa la voglia di capire veramente a persona che si ha di fronte ed aiutarla a capire se stessa (che è ciò che dovrebbe fare una psicoterapia x aiutare veramente una persona), tutto in nome di una fantomatica validità scientifica e della rischiesta del mercato
    tutte queste nuove discipline non hanno un'anima, non danno spiegazione, nè interpretazione e i pazienti magari perderanno momentaneamente i sintomi ma non risolveranno mai ciò che li ha causati...perchè investire tempo e soldi per una cosa incompleta....?
    certo...perchè è la via più facile e proponendo queste terapie semplici, superficiali, veloci e poco costose, gli psicoterapeuti non fanno altro che colludere con la fuga del paziente....

    mah, a me mette una tristezza infinita, appunto perchè essendo la via più semplice (ma che non porta a nulla), rischia di spazzare via la vera cura della persona (che mette paura) a causa delle collusioni tra pazienti, terapeuti e comunità scientifica
    Ultima modifica di kiky : 25-05-2004 alle ore 00.21.13

  4. #19

    Re: Re: Re: approcci cognitivo-comportamentale....come mai è così diffuso?

    Ci sono due modi in cui potrei rispondere: potrei dire che tu parli di concetti condivisi solo da una parte delle persone, e niente affatto verificati in maniera scientifica (e tu potresti dirmi: e cosa mi interessa della scientificità? Io voglio aver fare con le persone, non con la scienza. E io ti dico: a me interessa la scienza; e dunque su questo non possiamo dibattere)
    Tuttavia dirò: trovo che tra il livello epistemologico e quello metafisico ci sia una grossa differenza, e che tutta la scuola psicoanalitica, e altre scuole, supponga che esistano davvero le entità che postula per dare spiegazioni a un certo fenomeno.
    Come e perchè queste entità esistano, non è dato saperlo.
    In un certo senso, una terapia che non si occupa di queste cose, evita di contrarre un debito metafisico: rimanendo nella sfera del sensibile, si evita di modificare quella del sottosensibile (che non si sa bene come trattare), ed evitando queste trappole del sottosensibile, evita di fare danni.
    Danni che una psicoterapia "classica" può fare, almeno a mio avviso.

    Detto questo, è innegabile che le persone hanno paura di "scavare" per trovare i lati piu' oscuri di sè stessi, ma in un certo senso io trovo che questa paura sia salutare... diciamo adattativa.

    Da un altro punto di vista, abbiamo che le due concezioni della terapia rispondono a due esigenze diverse: se uno ha una fobia, o un disturbo ossessivo, o attacchi di panico, e lo vuole curare ORA, perchè gli rende impossibile la vita sociale, perchè dovrebbe intraprendere il percorso psicoanalitico?
    Non si tratta solo di voler scavare a fondo della propria persona, ma anche di poterlo fare, cosa che non è sempre possibile, temo.
    Infatti spesso ci sono associazioni psicofarmaci (sul breve periodo)-psicoterapia (sul lungo), specie da parti degli psichiatri.
    Ma allora, se sul breve periodo le terapie brevi hanno la stessa efficacia degli psicofarmaci, perchè non utilizzarle?
    Ecco, il problema penso sia proprio questo: le terapie "mirate" brevi, rimuovono il problema in modo di permettere al paziente-cliente di poter pensare ad altro.
    Il percorso psicoanalitico è un percorso di introspezione, di conoscenza di sè, che deve essere intrapreso spontaneamente, e che trovo poco adatto a curare un malessere "acuto".
    Forse è meglio che ci siano le due alternative, in modo da dare alle persone la cosa di cui maggiormente hanno bisogno
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  5. #20
    kiky
    Ospite non registrato

    Re: Re: Re: Re: approcci cognitivo-comportamentale....come mai è così diffuso?

    Originariamente postato da Dreamstalker
    Ci sono due modi in cui potrei rispondere: potrei dire che tu parli di concetti condivisi solo da una parte delle persone, e niente affatto verificati in maniera scientifica (e tu potresti dirmi: e cosa mi interessa della scientificità? Io voglio aver fare con le persone, non con la scienza. E io ti dico: a me interessa la scienza; e dunque su questo non possiamo dibattere)
    Tuttavia dirò: trovo che tra il livello epistemologico e quello metafisico ci sia una grossa differenza, e che tutta la scuola psicoanalitica, e altre scuole, supponga che esistano davvero le entità che postula per dare spiegazioni a un certo fenomeno.
    Come e perchè queste entità esistano, non è dato saperlo.
    In un certo senso, una terapia che non si occupa di queste cose, evita di contrarre un debito metafisico: rimanendo nella sfera del sensibile, si evita di modificare quella del sottosensibile (che non si sa bene come trattare), ed evitando queste trappole del sottosensibile, evita di fare danni.
    Danni che una psicoterapia "classica" può fare, almeno a mio avviso.

    Detto questo, è innegabile che le persone hanno paura di "scavare" per trovare i lati piu' oscuri di sè stessi, ma in un certo senso io trovo che questa paura sia salutare... diciamo adattativa.

    Da un altro punto di vista, abbiamo che le due concezioni della terapia rispondono a due esigenze diverse: se uno ha una fobia, o un disturbo ossessivo, o attacchi di panico, e lo vuole curare ORA, perchè gli rende impossibile la vita sociale, perchè dovrebbe intraprendere il percorso psicoanalitico?
    Non si tratta solo di voler scavare a fondo della propria persona, ma anche di poterlo fare, cosa che non è sempre possibile, temo.
    Infatti spesso ci sono associazioni psicofarmaci (sul breve periodo)-psicoterapia (sul lungo), specie da parti degli psichiatri.
    Ma allora, se sul breve periodo le terapie brevi hanno la stessa efficacia degli psicofarmaci, perchè non utilizzarle?
    Ecco, il problema penso sia proprio questo: le terapie "mirate" brevi, rimuovono il problema in modo di permettere al paziente-cliente di poter pensare ad altro.
    Il percorso psicoanalitico è un percorso di introspezione, di conoscenza di sè, che deve essere intrapreso spontaneamente, e che trovo poco adatto a curare un malessere "acuto".
    Forse è meglio che ci siano le due alternative, in modo da dare alle persone la cosa di cui maggiormente hanno bisogno
    sono d'accordissimo, una terapia focale nel caso di disturbi acuti è d'obbligo....solo che se non risolvi la causa che sta alla base finisce che il sintomo lo sposti da un'altra parte.

    Io non critico a priori queste terapie, hanno la loro validità e la loro necessaria applicazione, solo che ho il serio timore che stia cercando di avere il monopolio del campo proprio in nome della sua "validità scientifica", soppiattando del tutto il campo analitico e levando del dutto la dimensione 'umana' della relazione terapeutica

  6. #21
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    31-03-2003
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    Re: Re: Re: approcci cognitivo-comportamentale....come mai è così diffuso?

    Originariamente postato da kiky
    fermo restando che con psicologia, essendo nella stanza psicoterapie, mi riferisca ad esse.....
    è proprio questi concetti che hai elencato che mi sebra assurdo condividere
    ha ragione il tuo prof, sembra quasi che i pazienti vadano dal meccanico per cambiarsi qualche pezzo che funziona male
    ma non capisco perchè ci sia tutta questa esigenza di rimanere nel superficiale, (e quindi nel più facile), non capisco perchè sia scomparsa la voglia di capire veramente a persona che si ha di fronte ed aiutarla a capire se stessa (che è ciò che dovrebbe fare una psicoterapia x aiutare veramente una persona), tutto in nome di una fantomatica validità scientifica e della rischiesta del mercato
    tutte queste nuove discipline non hanno un'anima, non danno spiegazione, nè interpretazione e i pazienti magari perderanno momentaneamente i sintomi ma non risolveranno mai ciò che li ha causati...perchè investire tempo e soldi per una cosa incompleta....?
    certo...perchè è la via più facile e proponendo queste terapie semplici, superficiali, veloci e poco costose, gli psicoterapeuti non fanno altro che colludere con la fuga del paziente....

    mah, a me mette una tristezza infinita, appunto perchè essendo la via più semplice (ma che non porta a nulla), rischia di spazzare via la vera cura della persona (che mette paura) a causa delle collusioni tra pazienti, terapeuti e comunità scientifica
    ciao kiky, se uno parte dalla premessa secondo cui una persona che viene in terapia non si capisce, non si conosce, già si parte con un tipo di relazione terapeuta/utente che pone il primo in una posizione simile a quella del salvatore del mondo e il secondo in quello che "non ha mai capito niente". Di converso, se si parte dalla premessa secondo cui la persona che viene in terapia sia competente, che conosce se stessa fino al punto da capire che qualcosa non va (e quindi andare in terapia per continuare a capire), la relazione terapeutica assume tutto un altro aspetto come le 'figure' che partecipano a tale relazione. Stesso principio se io, psicoterapeuta, definisco la persona che viene nello studio o struttura pubblica che sia, paziente, utente o cliente.. sono termini che possono sembrare simili, ma dietro questi modi di definire, c'è tutto un modo di considerare l'approccio, i ruoli, gli obiettivi e tante altre cose. Se dovesse venire in terapia un 'narcisista' che è stato inviato da un'altra struttura (chessò, tipo dal tribunale), e il terapeuta 'parte' dal fatto che lui deve conoscersi meglio e per di più lo si definisce paziente, la collusione può diventare il menù preferito degli incontri.. certi narcisisti 'sanno' tutto di loro e se io, emerito sconosciuto, provo anche per sbaglio a farlo 'ragionare' su certi suoi comportamenti, con buona probabilità è 'guerra'.
    Riguardo la critica che poni sulla terapia cognitivo comportamentale (che anche io per certi aspetti critico) essa, lavora sui comportamenti e le cognizioni. Può sembrare (o è) fredda, distaccata, comunque sia, è sempre un punto di partenza per innescare il meccanismo del cambiamento. Lo psicoanalista classico preferisce che si percorra la strada del cambiamento attraverso la storia raccontata dal 'paziente', l'emergere dell'inconscio, analisi dei sogni..ecc., che avranno come effetto quello di modificare comunque dei comportamenti e pensieri nella persona in cura.. il cognitivo comportamentale parte dal comportamento o dalla cognizione per giungere lo stesso obiettivo: il cambiamento. Lo psichiatra, lavora con gli psicofarmaci che hanno un effetto sui pensieri (ad esempio inibendo i pensieri tristi) che poi si traducono in comportamenti differenti e dunque stessa finalità: il cambiamento. Nelle terapie individualiste, ci vedo un limite (quasi sicuramente perchè frequento la scuola sistemica ) e cioè che queste funzionano più che bene, solo che questi 'interventi' non fanno i conti con l'ambiente in cui, la persona che esce dallo studio, ha poi a che fare. L'ex ansioso che torna in una casa dove l'ansia è come l'aria che si respira, si ritrova solo a cercare di cambiare l'aria pesante che circola.. diverso è nel momento in cui (ad esempio) le cinque persone che abitano quella casa decidono di cambiare quell'aria così pesante.. mentre nel primo caso è solo una persona che apre le finestre per poi ritrovarsele chiuse dagli altri che abitano la casa e che sono talmente assuefatti dall'odore ansia da non accorgersene, nel secondo caso sono tutti che vogliono che quelle finestre siano aperte in modo che entri un'altra aria.. magari la tranquillità.

  7. #22
    kiky
    Ospite non registrato

    Re: Re: Re: Re: approcci cognitivo-comportamentale....come mai è così diffuso?

    Originariamente postato da Accadueo
    ciao kiky, se uno parte dalla premessa secondo cui una persona che viene in terapia non si capisce, non si conosce, già si parte con un tipo di relazione terapeuta/utente che pone il primo in una posizione simile a quella del salvatore del mondo e il secondo in quello che "non ha mai capito niente". Di converso, se si parte dalla premessa secondo cui la persona che viene in terapia sia competente, che conosce se stessa fino al punto da capire che qualcosa non va (e quindi andare in terapia per continuare a capire), la relazione terapeutica assume tutto un altro aspetto come le 'figure' che partecipano a tale relazione. Stesso principio se io, psicoterapeuta, definisco la persona che viene nello studio o struttura pubblica che sia, paziente, utente o cliente.. sono termini che possono sembrare simili, ma dietro questi modi di definire, c'è tutto un modo di considerare l'approccio, i ruoli, gli obiettivi e tante altre cose. Se dovesse venire in terapia un 'narcisista' che è stato inviato da un'altra struttura (chessò, tipo dal tribunale), e il terapeuta 'parte' dal fatto che lui deve conoscersi meglio e per di più lo si definisce paziente, la collusione può diventare il menù preferito degli incontri.. certi narcisisti 'sanno' tutto di loro e se io, emerito sconosciuto, provo anche per sbaglio a farlo 'ragionare' su certi suoi comportamenti, con buona probabilità è 'guerra'.
    Riguardo la critica che poni sulla terapia cognitivo comportamentale (che anche io per certi aspetti critico) essa, lavora sui comportamenti e le cognizioni. Può sembrare (o è) fredda, distaccata, comunque sia, è sempre un punto di partenza per innescare il meccanismo del cambiamento. Lo psicoanalista classico preferisce che si percorra la strada del cambiamento attraverso la storia raccontata dal 'paziente', l'emergere dell'inconscio, analisi dei sogni..ecc., che avranno come effetto quello di modificare comunque dei comportamenti e pensieri nella persona in cura.. il cognitivo comportamentale parte dal comportamento o dalla cognizione per giungere lo stesso obiettivo: il cambiamento. Lo psichiatra, lavora con gli psicofarmaci che hanno un effetto sui pensieri (ad esempio inibendo i pensieri tristi) che poi si traducono in comportamenti differenti e dunque stessa finalità: il cambiamento. Nelle terapie individualiste, ci vedo un limite (quasi sicuramente perchè frequento la scuola sistemica ) e cioè che queste funzionano più che bene, solo che questi 'interventi' non fanno i conti con l'ambiente in cui, la persona che esce dallo studio, ha poi a che fare. L'ex ansioso che torna in una casa dove l'ansia è come l'aria che si respira, si ritrova solo a cercare di cambiare l'aria pesante che circola.. diverso è nel momento in cui (ad esempio) le cinque persone che abitano quella casa decidono di cambiare quell'aria così pesante.. mentre nel primo caso è solo una persona che apre le finestre per poi ritrovarsele chiuse dagli altri che abitano la casa e che sono talmente assuefatti dall'odore ansia da non accorgersene, nel secondo caso sono tutti che vogliono che quelle finestre siano aperte in modo che entri un'altra aria.. magari la tranquillità.
    hai ragione, è sottointeso che non tutti possono fare psicoanalisi e che anzi, in molti casi, può essere anche controproducente come scrivevo sopra, la cosa che mi mette tristezza è l a così poca attenzione verso la disciplina dinamica, dalla quale poi bene o male si è aperto tutto il resto. Soprauttto nelle università la sua pratica si riduce ad 1 esame del 1° anno per poi averne altri 6 di cognitivismo, sistemica, famiglia etc...e la cosa è deprimente
    qua in cattolica è tutto sistemico, la laurea specialistica in clinica si è ridotta ad una specializzazione dell'approccio sistemico e a me sinceramente non va di farmi due anni di scuola sistemica (benchè sia un ottima scuola ) dove l'aspetto analitico non viene mai menzionato...
    Il punto è questo: moltissime univeristà italiane e tutte le altre scuole stanno facendo di tutto per soffocare il campo analitico, a partire proprio dalla cattolica di milano dove la simpaticissima Scabini negli ultimi anni ha fatto fuori tutti i professori di impostazione analitica per mettere il suo team sistemico-familiare.
    Ed è una tendenza che è in aumento e che mi spaventa abbastanza


    [ot] ma qua in italia, qualche università con un approccio un poì più analitico nel la ls non c'è??? [/ot]

  8. #23
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    ad esempio io mi sono laureato a Palermo e per me il 'problema' è stato opposto . Psicoanalisi a tempesta.. ricordo l'esame di psicologia dinamica: 13 libri di cui 9 di Freud, 1 di Jung e gli altri tre del professore. Tecniche di osservazione del comp. infantile quasi tutto di stampo psicodinamico pieno di simbolismi e interpretazioni.. era così 'pesante' che ad un certo punto quando guardavo un neonato sorridere ero convinto che si trattasse tipo di una fase maniaco-depressiva (il neonato!). La sistemica l'ho 'scoperta' grazie a psi. sociale attraverso due testi: la pragmatica della comunicazione umana e un testo di Bateson (non ci capii niente ) e poi con psicodinamica delle relazioni familliari (con la quale ci feci anche la tesi). Palermo è psicodinamica (psicoanalisti, analisti Junghiani, gruppo analisi) a parte alcune eccezioni fortunatamente. Certo che se avessi visto Eugenia 'sguinsagliata' facoltà facoltà mi sarei inginocchiato sempre al suo passaggio, da premettere che la conosco solo attraverso i suoi testi. La 'pecca' principale delle facoltà di psicologia comunque è come dici tu.. predomina sempre un approccio rispetto ad un altro.. il bello è che ci insegnano che l'equilibrio sta nelle giuste dosi

  9. #24
    kiky
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Accadueo
    ad esempio io mi sono laureato a Palermo e per me il 'problema' è stato opposto . Psicoanalisi a tempesta.. ricordo l'esame di psicologia dinamica: 13 libri di cui 9 di Freud, 1 di Jung e gli altri tre del professore. Tecniche di osservazione del comp. infantile quasi tutto di stampo psicodinamico pieno di simbolismi e interpretazioni.. era così 'pesante' che ad un certo punto quando guardavo un neonato sorridere ero convinto che si trattasse tipo di una fase maniaco-depressiva (il neonato!). La sistemica l'ho 'scoperta' grazie a psi. sociale attraverso due testi: la pragmatica della comunicazione umana e un testo di Bateson (non ci capii niente ) e poi con psicodinamica delle relazioni familliari (con la quale ci feci anche la tesi). Palermo è psicodinamica (psicoanalisti, analisti Junghiani, gruppo analisi) a parte alcune eccezioni fortunatamente. Certo che se avessi visto Eugenia 'sguinsagliata' facoltà facoltà mi sarei inginocchiato sempre al suo passaggio, da premettere che la conosco solo attraverso i suoi testi. La 'pecca' principale delle facoltà di psicologia comunque è come dici tu.. predomina sempre un approccio rispetto ad un altro.. il bello è che ci insegnano che l'equilibrio sta nelle giuste dosi
    già
    cmq su eugenia non ci sono affatto valutazione positive come insegnante dai un occhio al valutaprof

    cavolo però palermo è un po' lontanuccia

  10. #25
    io mordo
    Ospite non registrato
    Ciao Kiky,
    io ti consiglio, se non lo hai già fatto, di leggere "verità narrativa e verità storica - D. Spence".
    Spence paragona l'analisi a un lavoro di ricostruzione e non di archeologia come invece faceva Freud e ripone quindi poca fiducia nei processi mnemonici......il significato del nostro profondo viene anche costruito (per la maggior parte......secondo me) e non semplicemente recuperato come ci viene spontaneo di pensare, in quest'ottica, un'insight ad esempio, verrebbe interpretato come un processo creativo.

  11. #26
    io mordo
    Ospite non registrato
    sono d'accordissimo, una terapia focale nel caso di disturbi acuti è d'obbligo....solo che se non risolvi la causa che sta alla base finisce che il sintomo lo sposti da un'altra parte.
    Cosa ti fa essere così sicura che la psicoanalisi "risolve" le cause alla base dei disturbi? Questa è solo un'ipotesi, tra l'altro la psicoanalisi non è nata con l'obbiettivo di guarire i disturbi delle persone ma con quello di favorire la conoscenza personale.
    La storia del sintomo che ritorna fuori con un'altra maschera è anch'essa solo un'ipotesi vecchia quanto i primi casi di isteria trattati da Freud con l'ipnosi.
    Ciao

  12. #27
    kiky
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da io mordo
    Cosa ti fa essere così sicura che la psicoanalisi "risolve" le cause alla base dei disturbi? Questa è solo un'ipotesi, tra l'altro la psicoanalisi non è nata con l'obbiettivo di guarire i disturbi delle persone ma con quello di favorire la conoscenza personale.
    La storia del sintomo che ritorna fuori con un'altra maschera è anch'essa solo un'ipotesi vecchia quanto i primi casi di isteria trattati da Freud con l'ipnosi.
    Ciao
    un sintomo psicologico ti viene fuori a causa di qualche tuo disagio psichico. Nel momento che ti aiutano a farlo passare, non ti spiegano perchè.
    Alla fine cosa ci guadagni? la guarigione dal sintomo e basta, mentre il conflitto che te lo ha fatto nascere non verrà risolto.....magari non c'è lo spostamento ma non hai risolto il conflitto psichico, solo la sua manifestazione.

    comunque qua è questione di correnti

  13. #28
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da kiky
    un sintomo psicologico ti viene fuori a causa di qualche tuo disagio psichico. Nel momento che ti aiutano a farlo passare, non ti spiegano perchè.
    Alla fine cosa ci guadagni? la guarigione dal sintomo e basta, mentre il conflitto che te lo ha fatto nascere non verrà risolto.....magari non c'è lo spostamento ma non hai risolto il conflitto psichico, solo la sua manifestazione.

    comunque qua è questione di correnti
    Infatti! E' proprio una questione di correnti: tu stai tentando di verificare l'approccio cognitivo-comportamentale partendo da degli assunti di psicologia dinamica ed è ovvio che ,in quest'ottica, la seconda non ha motivo di esistere.
    Tanto per cominciare, ad esempio, il concetto di inconscio, nell'approccio cognitivo-comportamentale è parecchio diverso da quello che si usa in psicoanalisi.
    Non a tutti i disturbi si può felicemente applicare la teoria del conflitto, in realtà le cose sono molto più complicate di come le può far apparire una bella teoria, non è mai un solo fattore a causare un sintomo o, soprattutto, un disturbo.

  14. #29
    il bello è che tutto il discorso parte da premesse sbagliate e da un pregiudizio.... si assume che la psicologia dinamica abbia le chiavi per capire quali sono le cause di un disturbo piscologico... ma io che non conosco bene le moderne teorie psicodinamiche mi chiedo: "quali sono queste cause?" e soprattutto in che cosa il sapere la causa del perchè sto male mi aiuta a stare meglio?
    Non commento le critiche alla terapia cognitivo comportamentale perchè sono da manuale di psicologia generale e risalgono a 40 anni fa... il cognitivismo moderno è tutt'altra cosa e può agire più in profondità di quanto tu possa immaginare.... si è riscoperata la teoria dell'attaccamento, l'evoluzionismo, la teoria degli scopi... insomma al tuo riduzionismo non si può contrabattere perchè parte da premesse e da concetti che sono tipi del TCC ma che tu definisci in termini errati.
    Infine il fatto che tutto è iniziato con la psicoanalisi (cosa secondo me non vera) non è cmq un buon motivo perchè questa debba essere mantenuta se la teoria non si dimostra più valida...
    D'altro canto ben vengano le integrazioni se queste sono utili... Bene vengano gli psicoanalisti se fan stare meglio i pazienti... ma le critiche alla teorie cognitive comportamentali non possono ancora essere quelle che si facevano s skinner... nel frattempo è cambiato qualcosa....

  15. #30
    Partecipante Leggendario
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    La terapia cognitivo-comportamentale è un toccasano per tutti quelli che non hanno risorse economiche e di tempo da dedicare ai lunghi anni richiesti dalla psicoanalisi! Quindi... ben venga!
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