Io leggo spesso i discorsi tra utenti come voi, ma solo in pochi casi intervengo; più che altro per via del fatto che trovo non vi venga data una preparazione apprezzabile (per i limiti stessi dei campi nei quali vi muovete, fin troppo empirici), e il mio farlo notare mi rende perlopiù antipatico. Non che sia mio interesse esser simpatico, ma non lo è nemmeno il contrario.
Però qui emerge un problema non solo di sicurezza nei propri mezzi, ma anche di comunicazione: usate le stesse parole ma con esse fate capo a concetti differenti. Questo - spostandoci in una visuale più ampia - crea una eterogeneità nel vostro tessuto professionale che non trovo sia buona. Soprattutto per un paziente che non saprà mai in quali mani potrà capitare. E se volesse azzardare cinque tentativi con cinque differenti praticanti, potrebbe trovarsi con cinque diagnosi differenti e relativi inviti a seguire altrettanti percorsi di "cura". Decisamente avvilente.







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) ti occupi prevalentemente di diagnosi e(questo, però, concerne anche altre forme di psicologia clinica), eventualmente, di indirizzare il paziente a quello che risulta essere il trattamento più adatto ai problemi che presenta. Però, Isabella parla specificatamente di "curare". Mi sembra che esista proprio un articolo del codice deontologico che vieta questo tipo di attività agli psicologi...
(nel caso...un minimo di pietà, please...
