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  1. #16
    Iggy1982
    Ospite non registrato
    Io leggo spesso i discorsi tra utenti come voi, ma solo in pochi casi intervengo; più che altro per via del fatto che trovo non vi venga data una preparazione apprezzabile (per i limiti stessi dei campi nei quali vi muovete, fin troppo empirici), e il mio farlo notare mi rende perlopiù antipatico. Non che sia mio interesse esser simpatico, ma non lo è nemmeno il contrario.
    Però qui emerge un problema non solo di sicurezza nei propri mezzi, ma anche di comunicazione: usate le stesse parole ma con esse fate capo a concetti differenti. Questo - spostandoci in una visuale più ampia - crea una eterogeneità nel vostro tessuto professionale che non trovo sia buona. Soprattutto per un paziente che non saprà mai in quali mani potrà capitare. E se volesse azzardare cinque tentativi con cinque differenti praticanti, potrebbe trovarsi con cinque diagnosi differenti e relativi inviti a seguire altrettanti percorsi di "cura". Decisamente avvilente.

  2. #17
    ninfaverde
    Ospite non registrato
    Magari se ci indirizzi al tuo tipo di preparazione e ci spieghi bene come sei giunto ad un livello di chiarezza interiore riguardo a concetti molto complessi come questi, potremmo iniziare a parlare come ti esprimeresti tu e comunicare più efficacemente con te, oltre che fare un lavoro migliore. Facci sapere..

  3. #18
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
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    Quello che dice Iggy è lapalissiano, impossibile dargli torto.

    Quello che mi chiedo, piuttosto, è se questa eterogeneità, in un campo come il nostro, sia un limite o una necessità. Io propendo per la seconda ipotesi, lasciando aperta la questione.

    Credo, infine, che il problema di comunicazione sia intrinsecamente legato al linguaggio umano (non solo degli psicologi): significanti e significati non si sovrappongono mai pienamente, di fatto non ci si intende mai davvero.

    Saluti,
    ikaro

  4. #19
    Iggy1982
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da ninfaverde
    Magari se ci indirizzi al tuo tipo di preparazione e ci spieghi bene come sei giunto ad un livello di chiarezza interiore riguardo a concetti molto complessi come questi, potremmo iniziare a parlare come ti esprimeresti tu e comunicare più efficacemente con te, oltre che fare un lavoro migliore. Facci sapere..
    Personalmente non mi interessa facciate nulla di quanto hai detto. Né in particolare che lo faccia tu: molto sinceramente la tua risposta mi lascia pensare che non sei il tipo di persona col quale discorrerei volentieri. Non te la prendere, sei semplicemente troppo suscettibile e mediocremente ironica.

    Il mio messaggio era serio, e tale voglio rimanga. Per le futilità clicca pure il mio tasto "pm". A tempo perso rispondo anche ai messaggi più noiosi, credimi.

    Ho espresso una perplessità che - come investe me - potrebbe investire qualunque potenziale paziente; il che dovrebbe essere una vostra preoccupazione, da prendere piuttosto seriamente e con maturità. Suppongo.

  5. #20
    Iggy1982
    Ospite non registrato
    Grazie Ikaro.

    Vorrei spiegassi però perché la consideri una necessità. Come avrai capito, io la considero un limite, e mi interessa ovviamente più un parere discordante che non uno aderente al mio.

  6. #21
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    1
    Originariamente postato da tata_moni
    E quindi lo psicologo si congela fino alla fine della specializzazione? Allora perchè esiste la laurea in psicologia clinica?
    Oddio...mi veniva spontanea un grossa risata ma la trattengo...
    Purtroppo, tata, la risposta che mi hanno dato nel corso del tirocinio è : Sì.
    In effetti, mi sembra che tu stessa, che operi nel campo della neuropsicologia(sbaglio? ) ti occupi prevalentemente di diagnosi e(questo, però, concerne anche altre forme di psicologia clinica), eventualmente, di indirizzare il paziente a quello che risulta essere il trattamento più adatto ai problemi che presenta. Però, Isabella parla specificatamente di "curare". Mi sembra che esista proprio un articolo del codice deontologico che vieta questo tipo di attività agli psicologi...
    Spero di non aver detto una castronata troppo grossa.... (nel caso...un minimo di pietà, please... sono fuori dal giro....il senso mi sembrava quello )
    Mi sembra che il codice parli di attività al fine di "promuovere il benessere psicofisico della persona", forse a questo ti riferisci e a questo si riferiva la stessa Tipolina, ma, da come è posta la domanda a me viene proprio da pensare al risolvere i problemi. e, questo, mi viene da collegarlo alla psicoterapia. Anche se poi, di fatto, i confini delle due attività sono molto sfumati, e a molti enti pubblici(dove non potrebbe essere effettuata psicoterapia) fa' comodo usare i tirocinanti delle scuole di specializazzione per portare avanti quelle che poi divantano dlle vere e proprie psicoterapie...
    Questo senza nulla togliere all'ottimo lavoro che svolgi come neuropsicologa e alle tue conoscenze, che, da profana, mi sembrano essere molto più vaste di quelle di molti psicoterapeuti che, haimè, ho incontrato nel corso della mia deludente esperienza di tirocinio. Però diverse
    "The road of excess leads to the palace of Wisdom..." W. Blake



    Il mio primo blog!!!

  7. #22
    ninfaverde
    Ospite non registrato
    La tua risposta esprime un'aria di sufficienza .. Ti ho chiesto semplicemente cosa proponi concretamente per questa discussione e quale tipo di preparazione hai ricevuto per ritenere che la preparazione di molte persone qui presenti sia inadeguata, in pratica ti ho chiesto di concretizzare le tue idee con valide argomentazioni.. E' difficile la domanda? Puoi anche non rispondere se lo desideri, ma francamente non vedo perchè dovrei mandarti messaggi privati quando ho tutta l'intenzione di esprimere pubblicamente i miei pensieri.

    Parti un po' prevenuto nelle considerazioni sugli utenti, non ti pare?

  8. #23
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    06-07-2004
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    Grazie Ikaro.

    Vorrei spiegassi però perché la consideri una necessità. Come avrai capito, io la considero un limite, e mi interessa ovviamente più un parere discordante che non uno aderente al mio.
    E' una necessità nella misura in cui utilizziamo come strumento la relazione e la parola.

    E' impossibile, in altre parole, una riduzione del soggetto ad oggetto come avviene, per esempio, in medicina e - in generale - nelle scienze della natura, perchè la scienza - per definizione - forclude il soggetto e le sue questioni personali.

    Il problema, piuttosto, è che buona parte della psicologia (applicata alla terapeutica, s'intende: altra cosa è la psicologia generale che è 1 scienza "dura" a tutti gli effetti) sembra andare - per come la vedo io e so benissimo che la più parte degli opsiani non è d'accordo con me - dalla parte della scienza, tende a scimmiottare il modello ortopedico-psichiatrico.

    Su questo hai pienamente ragione: la preparazione è approssimativa, basta fare 1 giro per le facoltà di psicologia per rendersene conto (sfido chiunque a dimostrare il contrario, il nuovo ordinamento, poi, è davvero preoccupante).

    Allora sono guai e dolori, per i pazienti in primis.
    Per il futuro della psicologia pure.

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 01-08-2007 alle ore 12.48.13

  9. #24
    ninfaverde
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da ikaro78
    E' una necessità nella misura in cui utilizziamo come strumento la relazione e la parola.

    E' impossibile, in altre parole, una riduzione del soggetto ad oggetto come avviene, per esempio, in medicina e - in generale - nelle scienze della natura, perchè la scienza - per definizione - forclude il soggetto e le sue questioni personali.

    Il problema, piuttosto, è che buona parte della psicologia sembra andare - per come la vedo io e so benissimo che la più parte degli opsiani non è d'accordo con me - dalla parte della scienza, tende a scimmiottare il modello ortopedico-psichiatrico.

    Su questo ai pienamente ragione: la preparazione è approssimativa, basta fare 1 giro per le facoltà di psicologia per rendersene conto (sfido chiunque a dimostrare il contrario, il nuovo ordinamento, poi, è davvero preoccupante).

    Allora sono guai e dolori, per i pazienti in primis.
    Per il futuro della psicologia pure.

    Saluti,
    ikaro

    Mi trovo completamente d'accordo con te.. La preparazione del nuovo ordinamento fa diventare matti in primis i futuri psicologi e lo dico non per sentito dire, ma per esperienza tangibile. E' un grande problema la frammentazione dei programmi, in 3 anni sono da sostenere 45 esami e per chi non lo sapesse è giusto che si faccia presente un'emergenza del genere. Ora, più che di preparazione approssimativa (almeno a la sapienza il problema è che si fanno le cose del vecchio ordinamento, solo che sono diluite stupidamente e ripartite in 50 esami in più), il problema è cosa ci offre oggi questa disciplina, a che punto sta la ricerca, a che punto siamo disposti noi stessi a non fare confusione tra tanti approcci. Trovo preoccupante che ci siano scuole di pensiro frammentate in seno alla psicologia e psicoterapia, talmente ostinatamente diverse anche nella terminologia, che ogni terapeuta è un mondo a sè stante. vado predicando un sano eclettismo, in virtù di una comunicazione condivisibile e non parcellizzata e attuabile solo a chi la pensa "come me". Come si può arrivare allo status di scienza in condizioni similari?
    Ultima modifica di ninfaverde : 01-08-2007 alle ore 12.52.18

  10. #25
    Iggy1982
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da ikaro78
    E' impossibile, in altre parole, una riduzione del soggetto ad oggetto come avviene, per esempio, in medicina e - in generale - nelle scienze della natura, perchè la scienza - per definizione - forclude il soggetto e le sue questioni personali.
    Questo è vero. Per lo stato attuale delle materie che vi competono le cose stanno così.

    Poi hai aggiunto:
    Il problema, piuttosto, è che buona parte della psicologia sembra andare - per come la vedo io e so benissimo che la più parte degli opsiani non è d'accordo con me - dalla parte della scienza, tende a scimmiottare il modello ortopedico-psichiatrico.
    E anche su questo sono d'accordo. Ma non capisco perché tendi a vederlo negativamente. O almeno così mi pare di capire, correggimi se sbaglio.
    Io considero questo tipo di trasformazione ciò di cui le materie nel campo della psicologia necessitano; ovviamente posponendo questo risultato alla sua causa: un'approfondita conoscenza delle meccaniche del cervello umano, attualmente lontana.

  11. #26
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Trovo preoccupante che ci siano scuole di pensiro frammentate in seno alla psicologia e psicoterapia, talmente ostinatamente diverse anche nella terminologia, che ogni terapeuta è un mondo a sè stante. vado predicando un sano eclettismo, in virtù di una comunicazione condivisibile e non parcellizzata e attuabile solo a chi la pensa "come me". Come si può arrivare allo status di scienza in condizioni similari?
    Non ho detto questo, io sono contro a quello che tu chiami "sano eclettismo", crea solo confusione e questo è evidentissimo nei giovani psicologi che molto spesso in nome di questo "sano eclettismo" non hanno chiara in testa (figuriamoci nella pratica) una epistemologia o una teoria della mente, quindi piuttosto che il caos totale, concetti presi, estrapolati e de-contestualizzati da una parte all'altra io sono per la scelta epistemologica precisa e puntuale (che uno sceglie in base alla proprio cultura ed esperienza), il che non significa che non si possa comunicare con differenti epistemologie, anzi, la sfida è proprio questa.

    Saluti,
    ikaro

  12. #27
    Iggy1982
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Iggy1982
    [...]qui emerge un problema non solo di sicurezza nei propri mezzi, ma anche di comunicazione: usate le stesse parole ma con esse fate capo a concetti differenti. Questo - spostandoci in una visuale più ampia - crea una eterogeneità nel vostro tessuto professionale che non trovo sia buona.
    Originariamente postato da ninfaverde
    Trovo preoccupante che ci siano scuole di pensiro frammentate in seno alla psicologia e psicoterapia, talmente ostinatamente diverse anche nella terminologia, che ogni terapeuta è un mondo a sè stante. [...] Come si può arrivare allo status di scienza in condizioni similari?
    ...Ti voglio bene, te lo giuro.

  13. #28
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Ma non capisco perché tendi a vederlo negativamente. O almeno così mi pare di capire, correggimi se sbaglio.
    Io considero questo tipo di trasformazione ciò di cui le materie nel campo della psicologia necessitano; ovviamente posponendo questo risultato alla sua causa: un'approfondita conoscenza delle meccaniche del cervello umano, attualmente lontana.
    Tendo a vederlo negativamente perchè penso che la clinica psicologica debba occuparsi di soggettività, di differenze, di irriducibilità, non delle meccaniche del cervello umano (uguali per tutti e che ci interessa relativamente). Per cogliere questo, cioè il particolare che fa problema, è necessario adottare il metodo delle scienze idiografiche, piuttosto che i metodi delle scienze naturali.

    Saluti,
    ikaro

  14. #29
    ninfaverde
    Ospite non registrato
    Avere chiara nella testa un teoria della mente ed un orientamento che possa fare capo al modus operandi, ti assicuro non esclude che possa riconoscere le virtù, i limiti e i confronti di altre scuole di pensiero. L'eclettismo è la virtù di chi ha le idee sufficientemente chiare ed una personalità tale da non disdegnare quanto di prezioso offrono altri apporti. La rigidità, ovvero avere a mente un solo modo unico di procedere, può far diventare bravo un terapeuta.. Ma dimmi, dove sta l'invenzione, l'estro, il genio, la sensibilità se si segue una corrente quasi fosse un compito in classe dettato dalla maestra? E' vero che si può spaziare infinitamente, ma pur sempre abbracciare e sposare una scuola, esclude l'infinitudine di ricchezza e genialità di altre scuole. Per fare ciò che auspico, ci vuole quello scattino in più, il quid, che non dipende da cosa si è studiato durante la specializzazione, ma dal tipo di psicoterapeuta che sei.. Uno psicoterapeuta è sì formazione, ma anche personalità, cervello, creatività.. Dove le mettiamo queste arti, le deponiamo prima di sposarci la nostra teoria e quei quattro termini che ci insegnano a scuola?

  15. #30
    ninfaverde
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Iggy1982
    ...Ti voglio bene, te lo giuro.
    Iggy, guarda che non ce l'avevo con te e non facevo ironia spicciola.. Stavo solo cercando di tirarti fuori il tuo pensiero, dato che nel tuo primo post avevi espresso una critica non argomentata ragionevolmente! Ma apprendo ora dal tuo profilo che non studi psicologia, quindi ti faccio le mie scuse.. Il tuo dubbio doveva essere accolto decisamente in altra maniera... Sorry...

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