ma ragazzi: a cosa vi serve precisare come chiamare chi vi paga? è una persona alla fin fine che ha problemi maggiori di quanto possa emergere da questa discussione.
ciaz
ma ragazzi: a cosa vi serve precisare come chiamare chi vi paga? è una persona alla fin fine che ha problemi maggiori di quanto possa emergere da questa discussione.
ciaz
giusto! allora vai ad aiutare qualcuno che è in difficolta invece di scrivere in questo thread!!!!Originariamente postato da neuromancer
ma ragazzi: a cosa vi serve precisare come chiamare chi vi paga? è una persona alla fin fine che ha problemi maggiori di quanto possa emergere da questa discussione.
ciaz![]()
secondo me la differenza non dipende da chi paga o meno, per me sono pazienti anche quelli che vedo in asl, gratis...non sono clienti, sono pazienti!!
dipende appunto da come loro si pongono nei confrotni della relazione terapeutica...non credo che basti dire che loro pagano per essere in pari nella relazione.
secodno me è molto più complesso. appunto, vista come dici tu, è proprio da estetista...
Sicuramente il termine 'paziente' è più di origine medica. La psicologia soffre un poco dell'influenza del medico: io sono il paziente, perciò malato, e tu 'dottore' mi devi guarire. Gli psicologi che devono combattere con questo tipo di 'fantasie' hanno da lavorare parecchio nelle terapie che si apprestano ad offrere!
a mio parere si tratta sia di un paziente che di un cliente. Enfatizzare l'una o l'altra dimensione, da parte del terapeuta, è assolutamente soggettivo:
- chi dirà che è meglio parlare di paziente tende a sottolineare la dimensione soggettiva, in particolare l'importanza del soggetto come "persona che soffre" chi dirà che è meglio parlare di cliente tende a sottolineare la dimensione economica, in particolare l'importanza del soggetto come "utente di un servizio" e, quindi, pagante.
Personalmente, la serietà e l'onestà dovrebbero spingerci ad enfatizzare soprattutto la prima dimensione. Sicuramente, il fatto di "dover arrivare a fine mese" non ci permette di tralasciare la seconda.
Quel che penso, comunque, è che è bene rivolgersi alla persona che abbiamo di fronte sempre utilizzando il termine "paziente".
io sono sui libri per l'EdS...![]()
...ma il mio cervello si rifiuta
intendevo questo, grazie, non mi ergevo certamente a santone guaritore..
penso che alcuni abbiano travisato ciò che volevo dire. Innanzitutto voglio specificare bene che non sono assolutamente d'accordo con neuromancer.
penso che chiamarlo cliente metta in risalto l'importanza del rapporto di reciprocità con il terapeuta. con questo non sminuisco il termine paziente o utente o altro, altrettanto importanti. volevo mettere in luce questo. ma forse non si è capito.
un'altra cosa che ritengo fondamentale è che non occorre screditare il pensiero dell'altro in modo gratuito con paragoni offensivi. da ciò che è stato scritto mi son presa della persona poco seria e disonesta ed estetista (Dio benedica le estetiste!). dalle mie parti si dice: "ciapa sù e porta a cà! (= prendi sù e porta a casa)...![]()
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potrei però anche esagerare, in questo periodo sono un pò nervosetta andante ma lo riconosco!![]()
per me, questa è una delle domande interessanti da porre alla persona che è in relazione con lo psicologo/psicoterapeuta. "Lei, in questo contesto, si sente cliente o paziente?" e anche "il mio modo di relazionami con lei, la fa "sentire" più una sorta di cliente o di paziente?"
Nel contesto terapeutico è importante "aprire nuove possibilità". Una persona che ha la sola idea in un determinato momento di trovarsi nella posizione di paziente e per la prima volta gli viene offerta la possibilità di decidere di sè "altro", potrebbe avviarsi l' innesco di un nuovo apprendimento meno "ospedalizzante, malato, passivo e paziente"
ciaociao
Io la persona in carne ed ossa non la chiamo nè utente nè cliente. Però per me è un cliente, perchè viene da me per avere una prestazione professionale. E' una prestazione diversa da quella dell'estetista, ma è pur sempre una professione, non possiamo dimenticarlo. Inoltre, anche dal mio punto di vista il termine "paziente" presuppone che io abbia di fronte una persona in svantaggio ed io la devo aiutare. Invece secondo me è la persona che decide di aiutare sè stessa, attuando tutta una serie di strategie, tra cui anche richiedere una prestazione psicologica professionale. Ecco perchè la scelta di "cliente".
Sono convinta che sia più una distinzione mentale che terminologica, ma può essere importante riflettere sulle motivazioni che ci spingono ad utilizzare un termine piuttosto che l'altro.
Originariamente postato da tata_moni
Io la persona in carne ed ossa non la chiamo nè utente nè cliente. Però per me è un cliente, perchè viene da me per avere una prestazione professionale. E' una prestazione diversa da quella dell'estetista, ma è pur sempre una professione, non possiamo dimenticarlo. Inoltre, anche dal mio punto di vista il termine "paziente" presuppone che io abbia di fronte una persona in svantaggio ed io la devo aiutare. Invece secondo me è la persona che decide di aiutare sè stessa, attuando tutta una serie di strategie, tra cui anche richiedere una prestazione psicologica professionale. Ecco perchè la scelta di "cliente".
Sono convinta che sia più una distinzione mentale che terminologica, ma può essere importante riflettere sulle motivazioni che ci spingono ad utilizzare un termine piuttosto che l'altro.![]()
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in teoria io chiamo pazienti coloro che si rivolgono da uno specialista di loro iniziativa, che quindi hanno un carico di sofferenza personale che li porta a chiedere aiuto..chiamo clienti invece coloro che vengono inviati da persone a loro vicine che quindi hanno una motivazione minore ma che la loro sofferenza si riflette nella loro rete sociale e affettiva. diciamo che per me pazienti/clienti hanno a che fare con egoditonia/egosintonia...in teoria ho detto perchè nei fatti per me sono tutti pazienti!
lu
"c'è gente che dice che vuol lottare e poi confonde il fischio d'inizio della partita con quello dell'ultimo minuto, e va a casa" (S. Benni)
per me l'unica questione sulla quale bisogna discutere è che paziente richiama, etimologicamente, a colui che soffre...non è forse vero che chi richiede un intervento psicoterapeutico è una persona che in qualche modo soffre?
Secondo me stiamo subendo ancora l'influenza medica che qualsi ci "obbliga" a non chiamare l'utente finale "paziente" per non equiparare le materie...
Sasi
Però bisogna vedere se il 'paziente' pensa di essere in qualche modo 'aggiustato' o 'curato', in seguito all'utilizzo di questo termine. Ciò, credo, che possa complicare le cose...del resto penso che noi psicologi non 'aggiustiamo' o 'curiamo' niente!Originariamente postato da wundt_12
per me l'unica questione sulla quale bisogna discutere è che paziente richiama, etimologicamente, a colui che soffre...non è forse vero che chi richiede un intervento psicoterapeutico è una persona che in qualche modo soffre?
Secondo me stiamo subendo ancora l'influenza medica che qualsi ci "obbliga" a non chiamare l'utente finale "paziente" per non equiparare le materie...
uno psicologo o uno psicoterapeuta? e poi cmq nell'attività di consultazione che fa parte dei tre ambiti in cui opera uno psicologo si crede ke è la restituzione stessa al "paziente" ad "aggiustare". Se poi parliamo di psicoterapia che terapia è se nn sereve ad "aggiustare"?
Sasi
E cosa si sarebbe 'rotto' secondo te una persona che va dallo psicologo-psicoterapeuta?