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  1. #16
    Violinfrau
    Ospite non registrato
    Scusa Silvia, abbiamo scritto contemporaneamente!!

    Professionisti, va bene, ma allora un professionista deve solo attenersi alle regole ed a quello che ha studiato e non interessarsi a chi ha davanti?
    Le persone in tutto questo dove stanno??

    Tornando al tuo esempio dell'handicap. Che io faccia uscire di casa quel ragazzo e basta, o che lo segua tramite un programma ad esempio di riabilitazione cognitiva...non l'ho sempre aiutato?
    Non ho sempre migliorato la sua situazione di partenza?
    Allora cosa cambia?

    L'obiettivo e' diverso solo in apparenza, perche' siamo andati ad agire su due aspetti distinti, ma il risultato non mi sembra poi tanto diverso.

  2. #17
    Partecipante Assiduo L'avatar di silvia80
    Data registrazione
    05-05-2007
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    Toscana
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    240
    Originariamente postato da Violinfrau
    Scusa Silvia, abbiamo scritto contemporaneamente!!
    Professionisti, va bene, ma allora un professionista deve solo attenersi alle regole ed a quello che ha studiato e non interessarsi a chi ha davanti?
    Le persone in tutto questo dove stanno??




    Tornando al tuo esempio dell'handicap. Che io faccia uscire di casa quel ragazzo e basta, o che lo segua tramite un programma ad esempio di riabilitazione cognitiva...non l'ho sempre aiutato?
    Non ho sempre migliorato la sua situazione di partenza?
    Allora cosa cambia?
    L'obiettivo e' diverso solo in apparenza, perche' siamo andati ad agire su due aspetti distinti, ma il risultato non mi sembra poi tanto diverso.



    (rispondo alla prima parte)
    Assolutamente non volevo dire questo! La persona va messa al primo posto!
    Io ho studiato anche questo!quindi quando scrivo mettere in pratica cio che abbiamo studiato intendo tutto il bagaglio che una Laurea in Psicologia ti fornisce in cinque anni.


    (rispondo alla seconda parte)
    Ok ti do' ragione la questiaone e' un inghippo terminologico. Ma il problema non e' solo il termine "Aiutare".
    Tutte le mie risposte eramo in mertito al fatto che tu dici di aver studiato psicologia solo per questo motivo.
    Volevo solo scindere le due cose:da una parte l'aiuto umanitario(cosi avevo inteso la tua aspirazione)
    dall'altra la consulenza che facciamo al cliente.Ok chiamiamola aiuto ma e' diverso dal fare il bene al prossimo.
    mi sono spiegata!
    Sono rimaste stranita dal fatto che dopo aver detto che vuoi aiutare gli altri nella vita hai scritto: ...faccio volontariato, ma solo perche' per fare esperienza non si puo' pretendere di essere subito pagati...
    Io vorrei essere ricca per andare in Burundi gratis ad aiutare la gente bisognosa.
    Siccome non sono ricca e devo "campare" ho scelto di investire le mie risorse negli studi per diventare psicoterapeuta.
    Io do il servizio al cliente, il cliente mi paga.
    E' diverso dal voler aiutare gli altri nella vita.
    Capisci cosa voglio dire?
    Ultima modifica di silvia80 : 11-07-2007 alle ore 19.08.06

  3. #18
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Violinfrau
    [...]Tu dici che una persona che studia psicologia dovrebbe farlo soprattutto perche' ha passione proprio per il lavoro dello psicologo e non per una generica spinta ad aiutare gli altri...ho capito?? [...]
    si hai capito quello che volevo dire. secondo me (e sottolineo che è solo la mia opinione e non verità assoluta! )una generica spuinta all'aiuto non è sufficiente per lavorare come psicologo.

    Originariamente postato da Violinfrau
    [...] Ho scelto psicologia come avrei scelto scienze della formazione o medicina, perche' si' mi interessava la psicologia, ma la mia motivazione principale non era quella di fare la psicologa ( e non la e' neanche adesso). [...]
    quello che dici non fa altro che confermare la mia opinione sul fatto che alla base di un lavoro ci debba essere la passione per la materia che è la base di quel lavoro ... e non un generico desiderio ... anche se bellissimo come quello di aiutare gli altri ...
    ... ripeto secondo me per fare bene una cosa bisogna amare quella cosa
    ... tu dici addirittura che la motivazione principale non è quella di fare la psicologa ... io ... non so difronte a queste parole resto un po' sconcertata ...



    Originariamente postato da Violinfrau
    [...]Non capisco invece la differenza tra aiutare e migliorare la qualita' della vita....non sono la stessa cosa??
    io credo che non siano la stessa cosa ... decisamente no. la realzione d'aiuto sta dentro è uno degli strumenti per migiorare la qualità della vita, ma "migliorare la qualità della vita è un concetto molto più ampio che non si esaurisce con la relazione d'aiuto ... mi spiego ...

    se aiuti una persona per definizione questa è in difficoltà.

    ... ma la psicologia non necessariamente aiuta le persone in difficoltà, perchè non sempre si rivolge a persone in "difficoltà".
    è un malinteso tutto italiano (secondo me) quello di vedere la psicologia solo come una materia d'aiuto (psicoterapia, psicologia clinica, ecc) ... prova a pensare alla selezione del personale ... che è una branca interessantissima della psicologia. non aiuti una persona in difficoltà, selezioni il candidato con le caratteristiche più adatte per un lavoro.
    pensa alla psicologia ecologica, alla psicologia applicata all'ergonomia, alla psicologia generale, del pensiero, della salute, ecc. ... non necessariamente "aiutano", ma sicuramente possono migliorare la vita di tutti.
    secondo me chiudere la psicologia nella sola relazione d'aiuto la soffoca e la sminuisce!




    Originariamente postato da Violinfrau
    [...]Ma secondo te potrei fare danni pensandola cosi'?
    Cioe', se io riesco a lavorare bene anche con una motivazione "sbagliata" (ammettendo che possa esserla) dov'e' il problema?

    non mi riferisco in particolare a te, credimi non ti voglio giudicare ...

    però, in generale, secondo me, chiunque pratichi la psicologia senza avere una forte passione e motivazione alla psicologia e alla professione di psicologo fa un danno gravissimo alla psicologia e alla professione.
    io credo che se siamo ridotti così male (avrai certo compreso come stanno le cose seguendo ops) sia anche perchè troppe persone si sono dedicate alla psicologia senza la giusta passione e motivazione alla materia ... pensa solo ai vecchi psicologi laureati in lettere o filosofia o scienze politiche ... che hanno praticato la professione ...

    poi ripeto io la penso così ... ma questa è solo la mia opinione e non pretendo che sia l'unica possibilie!
    Ultima modifica di psicosarix : 11-07-2007 alle ore 19.09.15

  4. #19
    Violinfrau
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da silvia80
    (rispondo alla prima parte)
    Assolutamente non volevo dire questo! La persona va messa al primo posto!
    Io ho studiato anche questo!quindi quando scrivo mettere in pratica cio che abbiamo studiato intendo tutto il bagaglio che una Laurea in Psicologia ti fornisce in cinque anni.


    (rispondo alla seconda parte)
    Ok ti do' ragione la questiaone e' un inghippo terminologico. Ma il problema non e' solo il termine "Aiutare".
    Tutte le mie risposte eramo in mertito al fatto che tu dici di aver studiato psicologia solo per questo motivo.
    Volevo solo scindere le due cose:da una parte l'aiuto umanitario(cosi avevo inteso la tua aspirazione)
    dall'altra la consulenza che facciamo al cliente.Ok chiamiamola aiuto ma e' diverso dal fare il bene al prossimo.
    mi sono spiegata!
    Sono rimaste stranita dal fatto che dopo aver detto che vuoi aiutare gli altri nella vita hai scritto: ...faccio volontariato, ma solo perche' per fare esperienza non si puo' pretendere di essere subito pagati...
    Io vorrei essere ricca per andare in Burundi gratis ad aiutare la gente bisognosa.
    Siccome non sono ricca e devo "campare" ho scelto di investire le mie risorse negli studi per diventare psicoterapeuta.
    Io do il servizio al cliente, il cliente mi paga.
    E' diverso dal voler aiutare gli altri nella vita.
    Capisci cosa voglio dire?
    Appunto, volevo dire che non lo faccio per i soldi, che il fatto di essere pagata o no non cambia il mio approccio.
    Non intendevo dire che vorrei essere pagata per il volontariato!!
    Ma che il volontariato e' un modo per fare esperienza ed iniziare a conoscere gli utenti con i quali lavorero'.

    Ok, tu offri il tuo servizio di psicoterapeuta ed il cliente ti paga, ma cosa cambierebbe se non ti pagasse? Lavoreresti in un modo diverso? E' questo che voglio capire.


    Psicosarix dice che ci sono altri campi di utilizzo della psicologia che non concernono le persone in difficolta'.
    E' vero, ma a me quei settori personalmente non interessano.
    Pero' non voglio ridurre la psicologia ai settori di mio interesse, dico solo che non ho scelto questo corso di studi per occuparmi ad esempio della selezione del personale, ma so che ci sono molti altri settori in cui uno psicologo puo' lavorare.

  5. #20
    Partecipante Assiduo
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    168
    se non ti pagasse certo che cambierebbe.

    è una nozione base.

    si tratta di tutta quella roba tecnica che uno psicologo dovrebbe conoscere.

  6. #21
    Partecipante Assiduo L'avatar di silvia80
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    Originariamente postato da Meister Budulug
    se non ti pagasse certo che cambierebbe.

    è una nozione base.

    si tratta di tutta quella roba tecnica che uno psicologo dovrebbe conoscere.

    Quoto
    e quoto me stessa quando ho scritto che bisogna attenersi a cio che abbiamo studiato all'universita' e al codice deontologico.certo poi l'esperienza sul campo completa il tutto!!!
    Io ho imparato tante tante cose durante i corso di laurea.Grazie ai miei professori ad hai libri!!!
    tutto cio' che mi serve ora e' la pratica,logicamente.

  7. #22
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Io ho scelto psicologia perchè mi interessava CAPIRE il funzionamento della mente umana (sono una persona estremamente curiosa...). In effetti ho scelto l'indirizzo generale e sperimentale perchè mi sembrava il più illuminante da questo punto di vista. Mi sono interessata principalmente di neuropsicologia, ma durante il tirocinio ho iniziato anche a praticare un po' di clinica. Adesso sono iscritta ad una scuola di psicoterapia. Nella mia esperienza ho capito che l'atteggiamento principale dello psicologo non deve essere tanto la tensione ad aiutare, ma ad ACCOGLIERE. Diventa quindi fondamentale ASCOLTARE, non dare consigli, STIMOLARE LA RIFLESSIONE PERSONALE, non fornire interpretazioni, DARE RESPONSABILITA' ALLA PERSONA, non renderla dipendente da noi. Questo è ciò che nella mia esperienza ho visto funzionare e sono anche valori in cui credo, valori che restituiscono "potere" alle persone, a discapito della cultura della delega vigente nella nostra mentalità, per cui molti credono che se hanno un problema debba essere qualcun altro a risolverlo per loro.
    Io la penso così, ma ho impiegato del tempo per maturare queste esperienze. Secondo me vale la pena che Violinfrau abbia il tempo di maturare le proprie.

    Riguardo al fatto di essere pagati per il proprio lavoro, trovo che sia giustissimo e troppo spesso gli psicologi soffrono di sensi di colpa per questo. Il nostro è un lavoro, che svolgiamo con passione, ma pur sempre un lavoro e tutti vengono pagati per il lavoro, anche gli apprendisti, mentre noi accettiamo anni di volontariato per fare esperienza. Anche questa non è un'accusa, io stessa ho seguito questo percorso, ma adesso ho capito che il mio senso di colpa è ridicolo, anche se è veramente dura sradicarlo completamente.

  8. #23
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    D'accordissimo con TataMoni. Per me, la passione per la psicologia, e per la clinica in particolare, passa in modo fortissimo per la voglia di capire, di comprendere. L'esperienza di una psicoterapia, non è solo quella del "dare aiuto" (termine che, peraltro, non mi piace. Preferisco "essere utili a"). L'incontro tra due persone nella stanza di consultazione è anche una situazione che consente a me di cercare di comprendere come l'altro/a sia, viva, pensi, si comporti, lavori, ami e quant'altro. Un'occasione unica per un curioso.

    Sul pagare. Non capisco le remore nel farsi pagare per un lavoro che facciamo. Qualunque lavoro viene pagato, nella nostra società. Intanto, perché gli psicologi non sono puri spiriti e devono mangiare, pagare il mutuo e crescere i propri figli. Poi perché l'incontro con uno psicologo è anche uno scambio. Uno scambio nel quale ognuno dei due ci mette qualcosa. Io ci metto il mio studio, la mia passione, le mie conoscenze e le mie capacità. Ci metto me stesso. E l'altro mi dà il denaro che mi consente di essergli utile. Non vedo proprio perché dovrei lavorare gratis.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  9. #24
    Partecipante Esperto L'avatar di maryflower
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    Io avevo scelto psicologia, mi sono laureata e.....sonjo finita a fare l'educatrice, ben felice di farlo. ho vinto un concorso comunale senza troppo entusiasmo, poi ho iniziato a occuparmi di bambini svantaggiati: che dire, non potrei volere di più. quando qualche bambino impara a usare la forchetta o a battere le mani, io mi senti realizzata. ho capito che il mio futuro è tutto lì: non mi frega nulla di fargli da psicologa, se riesco a farli arrivare alle materne con delle competenze in puù, sono felicisima così. il mio obiettivo, dunque, è di diventare sempre più brava nel mio lavoro.

    piccola considerazione: mi piace immensamente il mio lavoro, ma di certo non lo faccio solo per la gloria. mi pagano e anche bene, viste le responsabilità che ho. e dato che anche il vostro è un lavoro con delle responsabilità (e pure grosse), il discorso mnmetario vien da sè...do ut des!

  10. #25
    Violinfrau
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da silvia80
    Quoto
    e quoto me stessa quando ho scritto che bisogna attenersi a cio che abbiamo studiato all'universita' e al codice deontologico.certo poi l'esperienza sul campo completa il tutto!!!
    Io ho imparato tante tante cose durante i corso di laurea.Grazie ai miei professori ad hai libri!!!
    tutto cio' che mi serve ora e' la pratica,logicamente.
    Ma c'e' un divario enorme tra la teoria e la pratica!!!
    La teoria ti da' solo le basi...ma poi cosa fai se dopo la laurea scopri che la pratica e' tutta un'altra cosa e magari questo lavoro non fa per te??
    Per questo secondo me si dovrebbero fare piu' esperienze pratiche quando si studia ancora.
    Quando studi impari si' tante cose, ma in teoria!!
    Nessuno ti spiega e potra' mai spiegarti bene come si fa in pratica, perche' ognuno di noi dovra' costruirsi un suo personale metodo di lavoro.
    Per me i libri servono solo fino ad un certo punto, ma non mi baserei mai solo su quello che ho studiato.

    Infatti, come dice Mary Flower, io vorrei fare l'educatrice nella vita e non la psicologa.
    Quindi forse un educatore ha un modo completamente diverso di vedere certe cose.

    Non so se col tempo cambiero' il mio modo di vedere, perche' sono quasi al secondo anno di specialistica, non sono agli inizi, e l'ho sempre pensata cosi'...
    E' proprio un mio atteggiamento generale non solo nello studio universitario, ma anche nella musica e in tutto quello che faccio.
    Non riesco a seguire nessun metodo e nessuna teoria totalmente, ma preferisco avere un mio stile personale.

    Quello che dice Tata Moni sul ruolo dello psicologo e' vero, pero' appunto io non riesco ad essere cosi' certa su quello che devo/non devo fare quando mi trovo davanti ad un bambino (visto che preferisco occuparmi di eta' evolutiva), credo che dipenda molto dalla persona che mi trovo davanti.
    Non riesco a generalizzare.
    Dare responsabilita' alla persona quello si', sempre, ma per il resto non riesco a pensare "sono una psicologa, quindi NON POSSO comportarmi cosi'(nn dare consigli ad esempio), perche' gli psicologi NON DEVONO avere certi comportamenti".

    Questo modo di pensare mi blocca...

  11. #26
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
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    Originariamente postato da Violinfrau
    Ma c'e' un divario enorme tra la teoria e la pratica!!!
    La teoria ti da' solo le basi...ma poi cosa fai se dopo la laurea scopri che la pratica e' tutta un'altra cosa e magari questo lavoro non fa per te??
    Per questo secondo me si dovrebbero fare piu' esperienze pratiche quando si studia ancora.
    Quando studi impari si' tante cose, ma in teoria!!
    Nessuno ti spiega e potra' mai spiegarti bene come si fa in pratica, perche' ognuno di noi dovra' costruirsi un suo personale metodo di lavoro.
    Per me i libri servono solo fino ad un certo punto, ma non mi baserei mai solo su quello che ho studiato.

    Infatti, come dice Mary Flower, io vorrei fare l'educatrice nella vita e non la psicologa.
    Quindi forse un educatore ha un modo completamente diverso di vedere certe cose.

    Non so se col tempo cambiero' il mio modo di vedere, perche' sono quasi al secondo anno di specialistica, non sono agli inizi, e l'ho sempre pensata cosi'...
    E' proprio un mio atteggiamento generale non solo nello studio universitario, ma anche nella musica e in tutto quello che faccio.
    Non riesco a seguire nessun metodo e nessuna teoria totalmente, ma preferisco avere un mio stile personale.

    Quello che dice Tata Moni sul ruolo dello psicologo e' vero, pero' appunto io non riesco ad essere cosi' certa su quello che devo/non devo fare quando mi trovo davanti ad un bambino (visto che preferisco occuparmi di eta' evolutiva), credo che dipenda molto dalla persona che mi trovo davanti.
    Non riesco a generalizzare.
    Dare responsabilita' alla persona quello si', sempre, ma per il resto non riesco a pensare "sono una psicologa, quindi NON POSSO comportarmi cosi'(nn dare consigli ad esempio), perche' gli psicologi NON DEVONO avere certi comportamenti".

    Questo modo di pensare mi blocca...
    Per risponderti, credo sia vero, un conto è la teoria ed un conto è la pratica, però penso che più si fa pratica e più si riesca a capire la validità e l'importanza di alcune teorie... Sul fatto di costruirsi un personale metodo di lavoro, questo viene da sè, se per personale intendi adatto alla propria personalità, ma non troppo, nel senso che occorre comunque considerare alcuni aspetti comprovati, non si può procedere totalmente per tentativi ed errori.
    Se vuoi fare l'educatrice, effettivamente è molto diverso e non credo che gli anni di studio di psicologia ti aiuteranno molto, o almeno non quanto normalmente si crede. Capisco che un educatore sia più portato al fare che al riflettere, ma va bene così nel suo lavoro, in psicologia non va sempre bene. Io non credo al "dare consigli" per i motivi di cui ho parlato prima, che senso avrebbero nella vita di una persona? Il mio obiettivo è la sua autonomia, che di conseguenza porta al miglioramento della qualità di vita e al benessere, e dare consigli rispecchia un atteggiamento opposto, di dipendenza, di scarsa attivazione personale, di affermazione della supremazia del terapeuta. Le stesse cose che sono chiare a noi possono esserlo alle altre persone, se hanno il tempo ed il modo di rifletterci sopra. Dare consigli è un modo molto facile per alimentare la propria autostima, ma molto poco funzionale alla vita della persona che si rivolge a noi. Molte volte mi è capitato di essere stata tentata a farlo, anche perchè lavorando in ospedale ricevo molte richieste di "consigli" (le persone sono abituate a chiederli ai medici!), devo mordermi la lingua per non spiattellare ciò che mi sembra ovvio (e oltretutto apparirei anche più competente, probabilmente). Tuttavia, la consapevolezza di come realmente si raggiunge il benessere mi frena e così invito alla riflessione personale e alla fine registro dei risultati duraturi e non passeggeri come quelli legati ai consigli.
    Io sono laureata da 4 anni e mi ritengo agli inizi e spero di cambiare opinione altre 100 volte ancora, sebbene l'abbia già cambiata rispetto al passato. Trovo che non esistano cose giuste in assoluto, ma la ricerca del miglior modo possibile di lavorare sia comunque una spinta imprescindibile, ricerca che inevitabilmente presuppone un cambiamento.
    Ultima modifica di tata_moni : 12-07-2007 alle ore 12.23.29

  12. #27
    Partecipante L'avatar di emma2005
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    Ciao a tutti
    scusate se entro nella discussione , la trovo molto interessante e con parecchi spunti di riflessione.
    Sono pienamente d'accordo sul fatto che la scelta di una professione (in generale) nasca da motivazioni individuali profonde che , secondo me, sono complesse (molto più di quanto si creda) e come dire, multisfaccettate: nel senso che può prevalere per alcuni l'interesse per la psicologia, per altri il desiderio di aiuto ecc.. e spesso possono esserci più motivazioni insieme.
    non credo ci siano motivazioni "giuste" o "sbagliate". Per esempio ci sono persone che desiderano aiutare gli altri: e perchè non fare i medici o i missionari ? (mi collego a quanto detto da Meister Budulung): perchè secondo me ognuno aiuta come può, con gli strumenti che ha , con i talenti che ha ( per es ottimi medici sarebbero pessimi psicologi e viceversa, indipendentemente dalla motivazione comune)
    volevo poi sottolineare l'importanza dell'AUTOCONSAPEVOLEZZA (per quanto possibile) sulla motivazione, in modo da non diventarne "succubi" (ad es. per me non c'è nulla di male nel fare lo psicologo per "sublimare" il nostro desiderio di aiuto, l'imp è saperlo, in modo ad es da non rimanere travolti se non riusciamo ad aiutare il paziente, o peggio a "forzarlo" a guarire per noi!!).
    insomma, anche il discrorso della tecnica, tutto è relativo alla consapevolezza: la tecnica è fondamentale per lavorare, non solo per avere direttive, ma per sapere CHI SIAMO quando lavoriamo (in fondo non scegliamo la tecnica che più si avvicina al nostro modo di intendere patologia e cambiamento? e poi, in fondo, non è il nostro ruolo dare autoconsapevolezza agli altri? )
    grazie per l'interessante thread

  13. #28
    Violinfrau
    Ospite non registrato
    Perche' non ho fatto medicina o non sono andata in Africa come missionaria?Perche' non mi sarebbe piaciuto.
    Perche' volevo avere una formazione psicologica, e poi pensavo che lo psicologo aiutasse gli altri, ma forse mi sbagliavo....
    Sono consapevole della mia motivazione, ma so anche gestirla: dopo alcuni errori che ho commesso, ho capito di non poter salvare tutti, ed ho capito che a volte si puo' fallire.
    Ma il mio carattere rimane indipendente e un po' "ribelle" se vogliamo, non solo nell'approccio alla psicologia ma in tutto, e non penso che riusciro' a cambiare totalmente....
    Anche il discorso del distacco professionale ad esempio e' molto "spinoso" per me, perche' io ho assolutamente bisogno di essere coinvolta quando faccio qualcosa, e non riesco ad essere distaccata.
    So che ci dev'essere un certo equilibrio e che il coinvolgimento non dev'essere eccessivo, pero' credo che in un certo grado sia indispensabile.

    Anche con la musica ho sempre avuto questo problema, non ho mai voluto reprimere la mia personalita', ed ammetto di aver avuto problemi , perche' sono sempre stata"troppo me stessa", anche suonando.

    Dici che la tecnica ci aiuta a capire chi siamo mentre lavoriamo, ma c'e' proprio bisogno di etichettare una tecnica che usiamo?
    Non puo' essere che servano tecniche diverse in situazioni diverse?
    E' proprio indispensabile scegliere un orientamento teorico?

  14. #29
    Partecipante L'avatar di emma2005
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    Ciao Violinfrau
    volevo risponderti per quanto riguarda il discorso della tecnica:non vorrei risultare troppo rigida, ma ritengo importante avere un quadro teorico di riferimento, o per lo meno, per come sono fatta io, ne sento la necessità: sono pienamente d'accordo con te sul fatto che ci sono casi e casi, situazioni diverse che richiedono flessibilità, e che si possono utilizzare in alcuni momenti anche tecniche o interventi mutuati da altri orientamenti: però io ho bisogno di avere una "cornice" di riferimento che mi dia, come dire, la rotta generale, e non mi sento di "etichettarmi", ma solo di riconoscermi più in un modo di approcciare le cose che in un altro. secondo me una cosa è la tecnica, un'altra è lo "stile" personale.
    poi magari psicologi con più esperienza possono lavorare più liberamente, io che sono agli inizi sento un maggiore bisogno di "paletti".

  15. #30
    Violinfrau
    Ospite non registrato
    Io invece ho questo problema appunto per carattere: voglio essere libera da subito.
    So che e' pericoloso agire cosi', ma sono una che sopporta veramente poco alcune regole , che spesso sento come restrizioni anche quando non lo sarebbero.
    E faccio fatica a seguire fino in fondo regole fisse...

    Non nella vita eh, ma nelle attivita' lavorative si', infatti anche con gli insegnanti (ad es di violino ma anche all'universita') mi trovo meglio e rendo meglio con quelli che mi lasciano sempre un margine di liberta' per decidere da sola.

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