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  1. #16
    Angelus_Laguna
    Ospite non registrato
    riformulo: a costo di sembrare un "cane" , primo cercherei di fargli spifferare quanto possibile, facendo la parte dell'amicone per poi dare quanti più dettagli possibile, in un caso simile.
    PErchè? Perchè mi troverei ADDOSSO, la responsabilità di aver potuto ottenere quanti più dati possibile, e invece averlo messo sulla difensiva, chiudendo le porte per crimini di cui potenzialmente non ci sarebbero mai state altre certezze/ prove.
    C' anche un altro pericolo: se capisce che ci saranno conseguenze, potrebbe fare gesti inconsulti, o ancora RIPETERE l'esperienze.

  2. #17
    Partecipante L'avatar di plinius11
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    a costo di sembrare un "cane" , primo cercherei di fargli spifferare quanto possibile, facendo la parte dell'amicone per poi dare quanti più dettagli possibile
    purtroppo siamo psicologi/psicoterapeuti e NON POSSIAMO sembrare cani. lavoriamo molto sulla motivazione in analisi e sulla fiducia e non possiamo permetterci di rovinarla: il clima ideale è un clima di rispetto e sincerità altrimenti non possiamo lavorare.

    Perchè mi troverei ADDOSSO, la responsabilità di aver potuto ottenere quanti più dati possibile, e invece averlo messo sulla difensiva, chiudendo le porte per crimini di cui potenzialmente non ci sarebbero mai state altre certezze/ prove
    Non siamo investigatori e la nostra responsabilità mira primariamente a preservare il paziente. La nostra responsabilità è quella di aiutarlo a capire e a collaborare. Le prove non saremo noi a fornirle o cmq se fossimo chiamati a testimoniare dovremo stare moooooolto attenti. nel mio post precedente dicevo proprio di "analizzare il nostro controstransfert"...magari non ci credi ma è molto importante capire quanta ansia c'è dietro il discorso della "responsabilizzazione" e quanto avresti forse difficoltà ad avere la patata bollente tra le mani.

    Da psicoterapeuti io la vedo così: il paziente ci butta addosso sta patata bollente, noi indossiamo i guanti della nostra formazione e la tratteniamo finchè non è del tutto raffreddata e il paziente può nuovamente gestirsela tra le mani senza scottarsi. se lui non ce la fa, ce ne occuperemo noi..ma DEVE esserci il dialogo...

    se capisce che ci saranno conseguenze, potrebbe fare gesti inconsulti, o ancora RIPETERE l'esperienze
    se avrai uno schizofrenico in analisi e lui ti vivrà come il padre che lo ha picchiato ripetutamente magari rischi di essere il possibile referente per una sua azione di aggressività (evviva, generalizziamo ;o) -> scusate la banalità)...questo per dire che di rischi in questo lavoro ne trovi parecchi e sempre.personalmente se non li metti in considerazione allora non puoi lavorare.poi sul fatto che possa imparare a mentire dobbiamo considerare anche questo rischio tendendo presente che l'intera analisi allora sarà stata un nostro fallimento.

    E' sicuramente un caso difficile ma che ha scatenato una bella riflessione metodologica e deontologica. Il pedofilo/omicida etc sarà sempre il tuo paziente. Devi imparare a comprendere anche se non condividerai, devi contenere l'angoscia. E' la cosa più difficile ma solo chi riesce ad avere davanti un pedofilo e pensare di aiutarlo senza che condizionamenti sociali possano influenzare la terapia, riuscirà a produrre un cambiamento o comunque ad aiutare davvero quella persona.

  3. #18
    Angelus_Laguna
    Ospite non registrato
    Prima di psicologo, o aspirante nel mio caso, ritengo che la prima cosa che viene è la persona.
    Che non è solo il paziente in sè, ma anche l'ambiente con cui interagisce, e che a sua volta interagisce con lui.
    Ergo: il dialogo senza dubbio, mettersi nei panni per capire : sempre e cmq.
    Ma francamente, a dirla tutta, ma ci stò volentieri a studiare 5/7 anni e buttare tutto nel water se il risultato è fermare un mostro come quello.
    Pare che la legge sia "comprensiva" come nel caso che abbiamo avuto da inizio topic.
    Ma il rischio che per "temporeggiare" e salvaguardare il paziente debbano subire violenze/morti terzi ... e sto volutamente tralasciando il caso in cui si può pagare di persona, diciamo che non mi viene faciel come idea.
    Ultima modifica di Angelus_Laguna : 01-11-2007 alle ore 17.24.31

  4. #19
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Giuppy83
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    Quando ho frequentato il seminario di etica deontologica, la dottoressa che lo tenne ci informò che la psicologa da cui era in cura Luigi Chiatti, il cosiddetto Mostro di Foligno (che molestò e uccise due bambini negli anni '90) dopo l'arresto del suo pz venne radiata dall'albo, perchè sapeva che era pedofilo, e non aveva fatto nulla per fermarlo, ad esempio denunciandolo; in tal modo aveva fatto sì che avvenissero i due omicidi.
    Detto ciò, io sono perfettamente d'accordo con ciò che ha fatto lo psichiatra che ha denunciato il suo pz: un conto è la salvaguardia del rapporto di fiducia, un conto è l'incolumità fisica e psicologica di terze persone. Cosa avrebbe dovuto fare il dottore? temporeggaire e cercare di responsabilizzare il pz convincendolo ad autodenunciarsi? non credo proprio che un pedofilo lo farebbe...

  5. #20
    Postatore OGM L'avatar di magictoldo
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    Sono d'accordo con chiocciolina che dice che è un vecchio dilemma, secondo me lo psichiatra ha fatto bene a denunciare il paziente, nn fraintendetemi, si è vero c'è il segreto professionale, però secondo me ci sono certe occasioni in cui è bene tradirlo anche perchè c'erano dei minori nel mezzo...
    FEDERICA

    NON HO CHIESTO IO DI NASCERE...QUINDI LASCIATEMI VIVERE COME VOGLIO...

    Candidata per l'elezione a moderatore di A&C vieni a sostenermi in questa elezione, ho bisogno anche di te!http://www.opsonline.it/forum/psicol...nde-80205.html

  6. #21
    Partecipante L'avatar di plinius11
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    credo di essere stato frainteso.

    Non ho detto che il segreto professionale debba prevalere in questi casi ma non starò certo col telefono in mano mentre il paziente racconta quello che è successo: "pronto polizia, qui in vivavoce potete ascoltare le dichiarazioni di questo mostro". E non faccio finta di rispettare il segreto professionale e poi appena esce dalla stanza: "aiutatemi, ho appena parlato con uno stupratore di bambini". E' la cosa più difficile ma dobbiamo mantenere la lucidità e contenere le nostre personali paure.

    Ho detto che darei un aut aut: o nell'arco di pochi giorni ci pensi e ti denunci o sarò costretto a farlo io e tu ora ne sei avvisato, sia chiaro che sarebbe meglio che lo facessi tu. (tradotto: io la responsabilità me la prendo ma do al paziente la possibilità di ravvedersi, di fidarsi, di poter risolvere ciò che di conflittuale c'è nella sua storia personale. Certo che non si risolve tutto in 2 giorni ma do il tempo per riflettere).

    Una cosa che sento è che prevale l'irrazionale nelle vostre parole. Mi sembra che siate maggiormente colpiti dalla mostruosità del gesto piuttosto che dal gesto terapeutico di cui io parlo. mi chiedo se la psicologa radiata dall'albo non abbia avuto un feedback di SUPERVISIONE o se non avesse sentito come l' ORDINE DEGLI PSICOLOGI/PSICOTERAPEUTI avrebbe consigliato da un punto di vista legale. Magari sono cose a cui non si pensa in determinate circostanze. IO SONO FAVOREVOLE AL FATTO DI DENUNCIARE, sappiate intendermi.

    Non vorrei aprire il discorso sulla MOSTRUOSITA' di cui ho sentito parlare. Sono daccordissimo che sia riprorevole il gesto di abusare su bambini o uccidere o violentare qualcuno e che vadano perseguiti legalmente e penalmente questi avvenimenti, ma non vorrei che si rischiasse di fare la seguente equazione MOSTRO=NON LAVORERO' MAI CON UNO SCHIFOSO DEL GENERE quasi a voler prenderne le distanze. Cioè mi va bene se i non addetti ai lavori, i mass media, etc, fanno queste considerazioni ma uno psicologo/psicoterapeuta deve riuscire a porsi al di sopra e capire come aiutare quell'individuo (credo che tutto questo derivi da una IDENTIFICAZIONE CON LA VITTIMA a cui i media ci hanno abituati lobotomizzandoci). Aiutare a capire le sue motivazioni, lavorare sulla sfera affettiva/emotiva e riuscire a fornire i mezzi per comprendersi e favorire la riflessione profonda del gesto compiuto. Aprire la porta al senso di colpa, che forse in questi casi non ha accesso alla coscienza.

    PRENDETE TUTTO CON LE PINZE: non significa giustificare ma riuscire a comprendere anche quando non condividiamo il gesto in questione.

    (certo che è difficile esprimersi in un forum ;o) )

  7. #22
    Partecipante Assiduo L'avatar di vitanostra
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    i nostri limiti

    secondo il mio parere, la denuncia scatta quando ci si rende conto dei nostri limiti.
    cioè, quando riconosciamo che le nostre capacità non bastano per rimediare il paziente.
    quindi ,se di colpa si deve parlare, è divisa al 50 e 50.
    altrimenti , se non riconosciamo i nostri limiti, è meglio che cambiamo mestiere.
    noi e nussun'altro ha scelto il mestiere più difficile, quindi ci pigliamo tutte, e ripeto tutte le responsabilità, anche una"vendetta" del paziente.
    daltronde i limiti sono le nostre neccessità e sono quelle che ci portono alla sofferenza per comprenderci e per comprendere meglio.
    50 e 50
    Ultima modifica di vitanostra : 02-11-2007 alle ore 04.45.10
    ci vediamo in giro

  8. #23
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    Citazione Originalmente inviato da plinius11 Visualizza messaggio
    credo di essere stato frainteso.

    Non ho detto che il segreto professionale debba prevalere in questi casi ma non starò certo col telefono in mano mentre il paziente racconta quello che è successo: "pronto polizia, qui in vivavoce potete ascoltare le dichiarazioni di questo mostro". E non faccio finta di rispettare il segreto professionale e poi appena esce dalla stanza: "aiutatemi, ho appena parlato con uno stupratore di bambini". E' la cosa più difficile ma dobbiamo mantenere la lucidità e contenere le nostre personali paure.

    Ho detto che darei un aut aut: o nell'arco di pochi giorni ci pensi e ti denunci o sarò costretto a farlo io e tu ora ne sei avvisato, sia chiaro che sarebbe meglio che lo facessi tu. (tradotto: io la responsabilità me la prendo ma do al paziente la possibilità di ravvedersi, di fidarsi, di poter risolvere ciò che di conflittuale c'è nella sua storia personale. Certo che non si risolve tutto in 2 giorni ma do il tempo per riflettere).

    Una cosa che sento è che prevale l'irrazionale nelle vostre parole. Mi sembra che siate maggiormente colpiti dalla mostruosità del gesto piuttosto che dal gesto terapeutico di cui io parlo. mi chiedo se la psicologa radiata dall'albo non abbia avuto un feedback di SUPERVISIONE o se non avesse sentito come l' ORDINE DEGLI PSICOLOGI/PSICOTERAPEUTI avrebbe consigliato da un punto di vista legale. Magari sono cose a cui non si pensa in determinate circostanze. IO SONO FAVOREVOLE AL FATTO DI DENUNCIARE, sappiate intendermi.

    Non vorrei aprire il discorso sulla MOSTRUOSITA' di cui ho sentito parlare. Sono daccordissimo che sia riprorevole il gesto di abusare su bambini o uccidere o violentare qualcuno e che vadano perseguiti legalmente e penalmente questi avvenimenti, ma non vorrei che si rischiasse di fare la seguente equazione MOSTRO=NON LAVORERO' MAI CON UNO SCHIFOSO DEL GENERE quasi a voler prenderne le distanze. Cioè mi va bene se i non addetti ai lavori, i mass media, etc, fanno queste considerazioni ma uno psicologo/psicoterapeuta deve riuscire a porsi al di sopra e capire come aiutare quell'individuo (credo che tutto questo derivi da una IDENTIFICAZIONE CON LA VITTIMA a cui i media ci hanno abituati lobotomizzandoci). Aiutare a capire le sue motivazioni, lavorare sulla sfera affettiva/emotiva e riuscire a fornire i mezzi per comprendersi e favorire la riflessione profonda del gesto compiuto. Aprire la porta al senso di colpa, che forse in questi casi non ha accesso alla coscienza.
    Concordo in pieno con quanto hai detto.
    E ancora di più con il fatto che siamo abituati a idnetificarci con la vittima e a non vedere nient'altro, così come il fatto di mettersi a sentire l'aggressore non vuol dire "giustificarlo". anche perchè, se mai ci metteremo ad ascoltare davvero gli aggressori, quando mai riusciremo a studiarli davvero?
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    mas quero procurar.
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  9. #24
    Angelus_Laguna
    Ospite non registrato
    io direi che più che volerne prendere le distanze, il punto sarebbe : quale è la condotta corretta da seguire in un caso cosi delicato?
    E qual'è allora, il limite da tenere tra psicoterapeuta e cittadino con coscienza, al momento in cui siamo consapevoli di una confessione di abusi?
    Plinus ha detto egregiamente la sua , che condivido in tanti punti.

  10. #25
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    qual'è allora, il limite da tenere tra psicoterapeuta e cittadino con coscienza, al momento in cui siamo consapevoli di una confessione di abusi?
    io direi anche un'altra cosa: capire, nel momento in cui il paziente rivela una cosa del genere, se il comportamento è attuale o passato.
    se è passato, la denuncia ci potrà essere lo stesso ma sicuramente i tempi di lavoro e di azione sono diversi. nel senso che come terapeuta/psicologo posso allora lavorare con "più calma" per portare il paziente a prendere coscienza e denunciarsi. certo che va fatto anche un lavoro su come proteggere le vittime da altri eventi del genere. non so se è chiaro, ma intendo dire che bisogna lavorare col paziente e mettere in atto un *paino di interevento* nel caso si renda conto, e sotto quali condizioni, che sta per commettere un altro abuso.
    se invece è un comportamento attuale, come dice Plinus, i tempi sono minimi per agire. e dipende forse anche da ognuno di noi e dai nostri limiti a tollerare una situazione del genere. credo anche che se uno riceve una rilevazione del genere e non so come fare, può tranquillamente chiamare l'Ordine e avere un consulto legale.
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  11. #26
    Postatore OGM L'avatar di chiocciolina4
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    concordo con tutto quanto ha detto Plinius11, mi sembra molto saggio e oltretutto è un buon compromesso tra le due cose.
    Anche nell'articolo che ho postato cita l'opportunità di cercare di far costituire il paziente.

    Ma solleverei un'altra questione, più ampia: al di là del rapporto duale paziente-analista (secondo me è ovvio che sia più importante salvaguardare dei bambini rispetto alla relazione terapeutica del momento), a livello di messaggio generale, non pensate che quanto accaduto (o meglio, più che quello che è accaduto, intendo la risonanza mediatica del fatto) potrebbe indurre le persone disturbate (pedofili, assassini, etc) a non rivolgersi a psicologi e psichiatri?
    non so se ho espresso in modo chiaro la mia domanda.
    Ultima modifica di chiocciolina4 : 03-11-2007 alle ore 00.15.58

  12. #27
    Postatore Compulsivo L'avatar di Calethiel
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    Citazione Originalmente inviato da plinius11 Visualizza messaggio
    Ho detto che darei un aut aut: o nell'arco di pochi giorni ci pensi e ti denunci o sarò costretto a farlo io e tu ora ne sei avvisato, sia chiaro che sarebbe meglio che lo facessi tu. (tradotto: io la responsabilità me la prendo ma do al paziente la possibilità di ravvedersi, di fidarsi, di poter risolvere ciò che di conflittuale c'è nella sua storia personale. Certo che non si risolve tutto in 2 giorni ma do il tempo per riflettere).
    Concordo pienamente con quello che hai detto

    E in questo caso comunque c'è l'obbligo legale di denunciare. Noi come psicologi siamo "incaricati di pubblico servizio" (art. 358 codice penale) anche se lavoriamo privatamente. E per l'articolo 331 del codice di procedura penale abbiamo l'obbligo di denuncia e di referto, anche se siamo coperti dal segreto professionale, se incorriamo in un reato perseguibile d'ufficio. E credo che la pedofilia lo sia. http://www.perrupato.it/codici/procedura_penale.htm E lo dice anche il nostro codice deontologico, anche se non ha valore legale.
    E l'articolo 200 dice che anche i ministri religiosi hanno le stesso obbligo...

    Mentre il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito

    Non ti curar di loro, ma guarda oltre e passa

  13. #28
    Partecipante L'avatar di andreapsico
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    Dal Codice Deontologico degli Psicologi:

    Articolo 11
    Lo psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale. Pertanto non rivela notizie, fatti
    o informazioni apprese in ragione del suo rapporto professionale, nè informa circa le
    prestazioni professionali effettuate o programmate, a meno che non ricorrano le ipotesi
    previste dagli articoli seguenti.
    Articolo 12
    Lo psicologo si astiene dal rendere testimonianza su fatti di cui è venuto a conoscenza in
    ragione del suo rapporto professionale.
    Lo psicologo può derogare all’obbligo di mantenere il segreto professionale, anche in caso di
    testimonianza, esclusivamente in presenza di valido e dimostrabile consenso del destinatario
    della sua prestazione. Valuta, comunque, l’opportunità di fare uso di tale consenso,
    considerando preminente la tutela psicologica dello stesso.
    Articolo 13
    Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, lo psicologo limita allo stretto
    necessario il riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale, ai
    fini della tutela psicologica del soggetto.
    Negli altri casi, valuta con attenzione la necessità di derogare totalmente o parzialmente alla
    propria doverosa riservatezza, qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute
    psicofisica del soggetto e/o di terzi.
    Andrea

  14. #29
    Partecipante L'avatar di plinius11
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    ragazzi posso buttarmi la zappa sui piedi? volevo confessare.... Io l'articolo che è linkato al primo post non lo avevo letto ma piuttosto mi sono fatto trascinare dalla vostra discussione ;o)

    a parte questo, mi rendo conto che purtroppo i media possono essere la nostra croce e delizia...è un mezzo attraverso il quale raggiungiamo tutti (io sono un anti-morelliano ma devo ammettere che grazie a lui persino mia nonna si era affascinata della figura dello psicologo) ma che può indurre generalizzazioni che possono screditarci (psicologo opinionista: beh non ci fa una buona pubblicità). Io per esempio sono dell'opinione che in un caso come il delitto di Cogne (non voglio aprire polemiche) avrei focalizzato l'attenzione SOLO sullo psichiatra che direttamente aveva conosciuto e parlato con la Franzoni. Tutti magari ci possiamo fare una opinione ma nessuno di noi l'ha conosciuta, nessuno ha avuto uno spettro più ampio che uno schermo televisivo per emetteree la propria sentenza di condanna o remissione. E' giusto avere delle opinioni ma andare in tv a parlarne non mi entusiasma.

    Ricollegandomi al discorso di chiocciolina, credo che un pedofilo possa rendersi conto di aver bisogno dello psicologo ma che cmq dopo questo fatto ne sia preoccupato per la paura della denuncia...purtroppo è un rischio...io non avrei dato tanta risonanza all'evento...anche perchè purtroppo c'è un bisogno estremo di fare notizia e il pedofilo, l'extracomunitario, il drogato, l'assassino sono gli attori preferiti di tutte le testate giornalistiche percè fanno salire l'audience...

    qualcuno di voi che lavora su ct o che frequenta qualche scuola di specializzazione in sicilia?

    bye

  15. #30
    ho aperto una discussione del tutto simile al reparto psicoterapia se volete andate a darci un' occhiata leggerete altri pareri compresi il mio ,cmq n linea di massima sono d accordo con plinius11,ovvero che certe espressioni tipo mostro vanno bene se usate da gente comune e dai mass media ma bisognerebbe andarci un po piu cauti se ci si interessa di psicologia o se si lavora in campo psicologico ,perche la pedofilia oltre ad essere un'orribile forma di criminalita (anzi forse la piu' terribile) è anche un disturbo mentale presente nel dsm con il quale bisogna farci i conti se ci si definisce psicoterapeuta a tutti gli effetti

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