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Discussione: Sofferenza

  1. #16
    Partecipante Super Esperto L'avatar di valevalens
    Data registrazione
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    Citazione Originalmente inviato da ziogargamella Visualizza messaggio
    Certamente l'obiettivo di chi giunge in terapia è togliere la sofferenza, il dolore, per tornare ad uno stato di benessere soggettivo. E' normale che sia cosi, sarebbe preoccupante se cosi non fosse. Il punto è che il terapeuta gia in fase di assessment non deve cadere in questa trappola legata ad una precisa richiesta del paziente a cui noi non possiamo rispondere. Perchè poi sulle aspettative della terapia ci si gioca il futuro della terapia stessa. Per questo in fase di assessment è sempre importante mettere dei paletti ben saldi, facendo percepire al pz che la strada sarà lunga, tortuosa, difficile, che richiederà grandi energie perchè solleverà alti livelli di sofferenza. E allo stesso tempo in questa fase è sempre opportuno far passare l'idea che tu terapeuta non possiedi doti magiche tali che faranno passare il dolore e la sofferenza del pz. Ma che allo stesso tempo possiedi degli strumenti che ti permetteranno di comprenderla, di capire da cosa nasce, di prenderla cosi a due mani e di poterla affrontare. E che con la terapia tu paziente imparerai a conoscerli, scoprendoli e imparando a padroneggiarli. Che poi venga tolta è un discorso diverso, e, ripeto, non dipende da noi (purtroppo..o per fortuna). Perchè poi il pz fuori dalla seduta ha una sua vita con tutti gli aspetti positivi e negativi che una vita inevitabilmente ha. Quindi il cambiamento non è legato alla sofferenza che viene tolta, ma alla possibilità da parte del pz di essere guidato alla scoperta di quegli strumenti che gli permetteranno di comprendere i suoi processi di funziomanento. Grazie alla comprensione di sè allora il cambiamento è possibile. Ma il terapeuta è bene che, in fase di vaglio delle aspettative di trattamento, sottolinei bene questo aspetto. Come ho gia detto prima poi, la sofferenza non verrà tolta. Impareremo a convivere con essa, a rielaborarla, a rileggerla, e tutto ciò sarà possibile in primis grazie al lavoro di condivisione iniziato in seduta.

    Non è detto che la terapia debba essere lunga e tortuosa e comunque non si può stabilire a priori, non è detto neanche che la sofferenza non venga tolta, perchè sappiamo per esempio che in un disturbo ossessivo la sofferenza è legata alle ossessioni, perciò se la terapia si pone l'obiettivo di mettere in condizione il paziente di superare le sue ossessioni, di rimando, se poi questo accade passa anche la sofferenza legata a questa patologia.

    Si va dallo psicologo certamente per rielaborare e rileggere le proprie esperienze, ma anche per star meglio e riuscire a superare il problema con tutta la sofferenza che ne comporta. Durante la scuola ho visto pazienti che dopo anni e anni di terapia stavano sempre male. Dal mio punto di vista e per quello che fino adesso ho studiato, una terapia che si conclude pur avendo davanti un paziente che ancora soffre per il suo problema è una terapia che non è stata efficace.

  2. #17
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di ziogargamella
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    tu vale mi dici:
    "Non è detto che la terapia debba essere lunga e tortuosa e comunque non si può stabilire a priori, non è detto neanche che la sofferenza non venga tolta, perchè sappiamo per esempio che in un disturbo ossessivo la sofferenza è legata alle ossessioni, perciò se la terapia si pone l'obiettivo di mettere in condizione il paziente di superare le sue ossessioni, di rimando, se poi questo accade passa anche la sofferenza legata a questa patologia."


    ...appunto perchè non sappiamo se la terapia sarà lunga o breve vale a maggior ragione il mio discorso: è intuile e controproducente ai fini stessi della terapia non prospettare crisi, ripensamenti, difficoltà ed intoppi che il pz probabilmente incontrerà durante la terapia. Questo è fondamentale per bilanciare le aspettative del paziente e far nascere una buona alleanza. Tu stessa dici "Non è detto che la terapia debba essere lunga e tortuosa e comunque non si può stabilire a priori"....se poi la terapia sarà breve tanto meglio e tanto di guadagnato (oddio....tanto di guadagnato nell'ottica del terapeuta mica tanto ). Ma se cosi non fosse? come confrontarsi con un pz che credeva di stare bene nell'arco di x sedute e invece alla seduta x+1 è ancora in impasse?Non esistono del resto terapie lunghe o breve a priori come hai detto giustamente tu. E questo non tanto in relazione ad una patologia o ad un'altra, ma in base ai tempi del pz. Perchè il terapeuta deve sempre stare dietro al paziente, rispettando i suoi tempi, non anticipandolo, proprio perchè il lavoro duro lo deve fare lui. Noi siamo "solo" strumenti che loro devono utilizzare per comprendere meglio loro stessi, il loro modo di funzionare, di rispondere agli eventi


    "Si va dallo psicologo certamente per rielaborare e rileggere le proprie esperienze, ma anche per star meglio e riuscire a superare il problema con tutta la sofferenza che ne comporta. Durante la scuola ho visto pazienti che dopo anni e anni di terapia stavano sempre male. Dal mio punto di vista e per quello che fino adesso ho studiato, una terapia che si conclude pur avendo davanti un paziente che ancora soffre per il suo problema è una terapia che non è stata efficace."

    Quello che hai scritto in realtà è consequenziale: si va dallo psicologo per rielaborare e rileggere le proprie esperienze, IN VIRTU' DI CIO' è possibile stare meglio e riuscire a superare il problema con tutta la sofferenza che ne comporta. Qui la mia opinione è poi quella gia detta altre volte: non è importante che la sofferenza in sè sia passata, perchè se una lama mi infrange il petto la cicatrice resterà tutta la vita, ma l'importante è che riesca a convivere con essa, che tale sofferenza sia cioè elaborabile. Nel momento in cui è elaborabile la si vive diversamente, non è piu un dolore soffocante e sopprimente che non ci lascia respiro, ma diventa una finestra dentro noi stessi che noi stessi siamo liberi di aprire o di chiudere senza che sia più padrona di noi stessi. Diventiamo cioè padroni a casa nostra senza farci comandare
    Ultima modifica di ziogargamella : 14-11-2007 alle ore 20.45.11

  3. #18
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di promises78
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    Siete stupendi e mi state aiutando davvero a capirci qualcosa...quindi vi ringrazio molto. Da quello che scrivete però mi sembrate provenire da approcci diversi. Mi dite quali???
    Foglia che cade nel fiume, anche se il fiume la porta via, muta l'aspetto del fiume...


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  4. #19
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di ziogargamella
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    Siete stupendi


    . .

  5. #20
    Partecipante Super Esperto L'avatar di valevalens
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    Siete stupendi e mi state aiutando davvero a capirci qualcosa...quindi vi ringrazio molto. Da quello che scrivete però mi sembrate provenire da approcci diversi. Mi dite quali???
    Approccio breve strategico a orientamento sistemico. La mia scuola è stata fondata da Paul Watzlawick (un altro grande della psicologia e della pragmatica della comunicazione umana recentemente scomparso) insieme a G.Nardone. Proprio la scorsa settimana si è conclusa una conferenza europea qui ad Arezzo a cui hanno partecipato terapeuti provenienti da paesi diversi e dall'MRI di Palo Alto allievi di G.Bateson, J.Haley,dello stesso Watzlawick ecc. E' stata molto interessante. Tra due anni pare che sarà una conferenza mondiale. Unica pecca: il costo era un pò elevato.
    Tengo a precisare che questo approccio erroneamente si tende a confonderlo con uno di tipo cognitivo-comportamentale e troppo focalizzato sulla risoluzione del sintomo. In realtà, l'approccio mira a far sentire e sperimentare concretamente una percezione diversa del problema e una modalità più funzionale di reagire ad esso, a mettere la persona in condizione di riuscire a gestire in tempi brevi la sua difficoltà (che poi breve lo è anche in base all'intensità della sua sofferenza) e una volta fatto questo, però si lavora su ciò che emerge dietro il problema e da lì comincia un percorso di ricostruzione della propria vita che può essere tutt'altro che breve. In sintesi: per noi il cambiamento passa attraverso l'azione che porta a un sentire diverso e che permette un cambiamento anche nella visione della sua realtà (azione-emozione-cognizione), si punta sul qui ed ora e si utilizza il passato per costruire in avanti. E nel far questo c'è un adattamento continuo alla persona e al tipo di problema che porta in termini di comunicazione-relazione e tecniche terapeutiche.
    Può sembrare molto semplice a parole, ma nella pratica è molto difficile.
    E' una scuola che personalmente mi ha dato tanto, mi ha permesso di svolgere sedute in co-terapia, di vedere molti casi, di capire che se si muovono le giuste corde di un problema si può davvero produrre un cambiamento. Inoltre come ex allievi siamo tenuti ad un continuo aggiornamento e menomale perchè mi sento di dover imparare ancora tante cose.

  6. #21
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di promises78
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    Io ho un'amica che fa l'infermiera in pronto soccorso...vede un sacco di cose. Secondo voi quali strumenti hanno per rimanere staccati? A volte crolla...non è semplice.
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