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Discussione: Psicologi cattolici???

  1. #16
    Matricola L'avatar di ElisaPag
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    Non credo ci sia nulla di male a dichiararsi "psicologi/psicoterapeuti cattolici"..una persona può essere psicologa ed anche cattolica insieme e per me che sono cattolica questo può essere una risorsa! Uno psicologo cattolico con alle spalle un percorso di analisi ben fatto per me ha una visione molto completa e rispettosa dell'essere umano e può anche saper meglio indirizzare l'utente se questi si presenta con dei problemi che riguardano non solo la mente, ma anche interrogativi sull'esistenza, etc. Senza mischiare gli ambiti, può intervenire a livello psicologico e magari consigliare il paziente che a lui si rivolge (penso al 99% cattolico) su dove e con chi trovare le risposte ai propri problemi "dell'anima". Non credete che oltre al livello del soma e quello della mente, ci sia anche una sfera che attiene ad altri problemi?

  2. #17
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Anche se ritengo che il "corpo-mente" basti ed avanzi a raccontarci e a spiegarci, sono daccordo con ElisaPag. Non ci vedo nulla di strano nell'essere contemporaneamente cattolici e psicologi/psicoterapeuti.
    E finiamola di considerare i pazienti come dei cretinetti qualunque disposti a subire il "fascino" altrui. Se un paziente va da un terapeuta è perché trova utile il suo lavoro ed è questa l'unica "misura" dell'operato di uno psicoterapeuta.
    Penso sia un bene che esistano le diversità. Gli psicologi cattolici vedranno meglio alcuni aspetti dell'essere umano, gli psicoanalisti altri, i cognitivi altri ancora. Siccome non possiamo essere tutto, è bene che ci siano tanti approcci. Tra tutti, se non altro, qualcuno sarà utile a una data persona.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  3. #18
    Partecipante Affezionato L'avatar di ParanorWill
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Penso sia un bene che esistano le diversità. Gli psicologi cattolici vedranno meglio alcuni aspetti dell'essere umano, gli psicoanalisti altri, i cognitivi altri ancora. Siccome non possiamo essere tutto, è bene che ci siano tanti approcci. Tra tutti, se non altro, qualcuno sarà utile a una data persona.

    Buona vita

    Guglielmo
    Nulla da ridire sul fatto che differenti prospettive possano aiutare ad affrontare differenti aspetti della vita umana. Ma tu cosa ne diresti di quei "profesionisti", e le virgolette non sono casuali, che di fronte, ad esempio all'omosessualità di un paziente la valutano come una patologia e si premurano di prescrivere delle cosiddette terapie riparative? Per caso è quello il particolare contributo che consente di vedere meglio alcuni aspetti dell'essere umano?

  4. #19
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Penso che hanno il diritto di farlo. E che il paziente non sia inerte. Se con la propria omosessualità si trova bene, cercherà un altro professionista. Altrimenti no.
    Fidarsi delle persone implica che siano loro a scegliere. Non noi.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  5. #20
    Partecipante Esperto L'avatar di tatee
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Fidarsi delle persone implica che siano loro a scegliere. Non noi.
    Sono d'accordo.
    E nel caso in cui una persona si voglia fare del male.... noi dobbiamo accontentarla ed aiutarla a farlo?
    Nel caso del suicidio, ad es, ci sono alcune correnti di pensiero che ritengono di non dover forzare i desideri di un individuo così sofferente da vedere nell'atto di togliersi la vita l'unica soluzione ai propri problemi. In pratica dovremmo lasciarlo.... morire, in una sorta di eutanasia senza malattia terminale.
    Ma rimanendo nell'ambito di problemi meno invalidanti, come nel caso della citata omossesualità, una persona che non si accetta e che si rivolge ad uno psicoterapeuta per "guarire" dall'omosessualità... deve essere "accontentato"?
    Sappiamo benissimo che l'omossesualità non è una patologia e quindi chi ragionasse nella direzione di questo individuo commetterebbe un gesto non etico!
    Il discorso potrebbe portare ad altri ragionamenti pericolosi a mio avviso:
    un anoressica che si vede grassa e che vuole dimagrire ancora... deve essere aiutata a farlo???
    Datemi libri, frutta, vino francese, un buon clima e un po' di musica fuori dalla porta, suonata da qualcuno che non conosco.
    Keats

  6. #21
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    E nel caso in cui una persona si voglia fare del male.... noi dobbiamo accontentarla ed aiutarla a farlo?
    Seguo la prima legge della robotica: "Un robot non può permettere che venga fatto del male ad un essere umano, né che a causa della sua inazione un essere umano subisca danno" (Asimov, I., "I robot dell'alba", Mondadori, varie edizioni).

    Per il resto, cerco di seguire una regola generale: noi, come psicologi/psicoterapeuti siamo persone che possono dare delle possibilità ai nostri pazienti. Ma la scelta di cosa farne della loro vita è e rimane loro. Compresa la possibilità di buttarla dal terzo piano.

    Altrimenti ci mettiamo nell'ottica di chi sa come gli altri debbano vivere, cosa debbano fare. Ma questo credo sia preferibile lasciarlo a chi l'ha scelto come mestiere: legislatori, uomini politici, magistrati, sacerdoti. Io, semplicemente, non ci riesco. Ho una vaga idea di cosa sia meglio per me. Ma non ho la più pallida idea di cosa sia meglio per un'altra persona.

    Se poi verrà da me un'anoressica perché io la aiuti a dimagrire, non potrò fare altro che dirle che ha sbagliato indirizzo. Quel che posso fare per lei, al massimo, è aiutarla a capire perché vuole dimagrire ancora.


    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  7. #22
    Matricola L'avatar di ElisaPag
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    Io credo che dobbiamo imparare a tenere il più possibile fuori dal percorso terapeutico con un utente le nostre convinzioni personali, monitorandole (non solo un cattolico, ma tutti!!). Ma è difficilissimo. Si deve cercare cosa è bene per l'utente, ma le linee guida che noi diamo al percorso psicologico dipendono in parte sempre dalle nostre convinzioni...voi cosa ne pensate?

  8. #23
    Partecipante Affezionato L'avatar di Nadiuccia
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    fiano romano
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    Ragazzi mi sento di intervenire in questa discussione, visto che conosco il professionista citato nel primo intervento ed a gennaio inizierò a frequentare "la sua scuola di spec. in psicoterapia", premesso che il prof. in questione ribadisce, per primo che, a livello professionale non esiste di certo una psicologia o una psichiatria(visto che è psichiatra) cattolica anzi come tutte le discipline scientifiche devono fondarsi su principi laici, ciò non toglie che la sua visione antropologica dell'uomo si avvale della fede cattolica, ciò non TOGLIE laicità alla sfera psicologica ma AGGIUNGE, senza dubbio, valore alla relazione terapeutica e creare un'associazione di psicologi-psichiatri cattolici significa solo unire quei professionisti che condividono tale visione e farsi portavoce di tale concezione; vi consiglio di frequentare qualcuno dei seminari che questa associazione organizza (spesso gratuiti), interessanti e soprattutto ricchi di interventi di diverse figure professionali che ruotano intorno alla complessità della salute umana, naturalmente non manca l'aspetto religioso.Inoltre il prof. in questione è, amio avviso, un ottimo professionista, stimato nell'ambiente e "amato" dai pazienti per la sua umanità, semplicità e professionalità (forse un pò è merito del suo credo???), il mio intervento nasce solo dal desiderio di ricollocare nella giusta visione sia il professionista in questione che l'associazione che rappresenta ...spesso una trasmissione televisiva mostra solo un aspetto (di certo non esauriente) di un complesso approccio. CIAO a tutti e scusate "la predica"...visto che siamo in tema.
    Nadiuccia

  9. #24
    Partecipante Affezionato L'avatar di Nadiuccia
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    Ragazzi mi sento di intervenire in questa discussione, visto che conosco il professionista citato nel primo intervento ed a gennaio inizierò a frequentare "la sua scuola di spec. in psicoterapia", premesso che il prof. in questione ribadisce, per primo che, a livello professionale non esiste di certo una psicologia o una psichiatria(visto che è psichiatra) cattolica anzi come tutte le discipline scientifiche devono fondarsi su principi laici, ciò non toglie che la sua visione antropologica dell'uomo si avvale della fede cattolica, ciò non TOGLIE laicità alla sfera psicologica ma AGGIUNGE, senza dubbio, valore alla relazione terapeutica e creare un'associazione di psicologi-psichiatri cattolici significa solo unire quei professionisti che condividono tale visione e farsi portavoce di tale concezione; vi consiglio di frequentare qualcuno dei seminari che questa associazione organizza (spesso gratuiti), interessanti e soprattutto ricchi di interventi di diverse figure professionali che ruotano intorno alla complessità della salute umana, naturalmente non manca l'aspetto religioso.Inoltre il prof. in questione è, amio avviso, un ottimo professionista, stimato nell'ambiente e "amato" dai pazienti per la sua umanità, semplicità e professionalità (forse un pò è merito del suo credo???), il mio intervento nasce solo dal desiderio di ricollocare nella giusta visione sia il professionista in questione che l'associazione che rappresenta ...spesso una trasmissione televisiva mostra solo un aspetto (di certo non esauriente) di un complesso approccio. CIAO a tutti e scusate "la predica"...visto che siamo in tema.
    Nadiuccia

  10. #25
    Partecipante Esperto L'avatar di tatee
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    Credo che il principio della robotica, citato da willy61 sia validissimo per tutti.
    Quello che mi preoccupa sottolineare è sempre e comunque l'etichettatura non laica... che poi i professionisti all'interno dell'associazione operino in modo assolutamente professionale e magari anche laico è un altro discorso, ma ripeto: perchè esporsi, quindi?
    Nadiuccia, tu parli di valore aggiunto. Questo per i credenti, ovviamente.

    Mi sembra un po' il discorso della scuola pubblica versus privata/cattolica.
    Mi ha sempre dato da pensare il fatto che, per es, dei ragazzini vanno all'asilo dalle suore, poi si fanno 12 anni di scuola gestita da religiosi, poi una volta cresciuti magari si iscrivono ad un università gestita dalla chiesa e poi, se incontrano difficoltà nella vita, si rivolgono ad un professionista dichiarato cattolico....
    Cosa c'è dietro? Mancanza di fiducia verso i non (dichiarati) cattolici?
    Che ne pensate?
    Datemi libri, frutta, vino francese, un buon clima e un po' di musica fuori dalla porta, suonata da qualcuno che non conosco.
    Keats

  11. #26
    Partecipante Affezionato L'avatar di ParanorWill
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    Citazione Originalmente inviato da tatee Visualizza messaggio
    Mi sembra un po' il discorso della scuola pubblica versus privata/cattolica.
    Mi ha sempre dato da pensare il fatto che, per es, dei ragazzini vanno all'asilo dalle suore, poi si fanno 12 anni di scuola gestita da religiosi, poi una volta cresciuti magari si iscrivono ad un università gestita dalla chiesa e poi, se incontrano difficoltà nella vita, si rivolgono ad un professionista dichiarato cattolico....
    Cosa c'è dietro? Mancanza di fiducia verso i non (dichiarati) cattolici?
    Che ne pensate?
    Beh..di fronte ad un esempio simile, altro che condizionamenti, siamo in presenza di un lavaggio del cervello; quasi una circonvenzione di incapace... Perdonate l'espressione un po' pesante, mi rendo conto che è eccessiva, anche in una situazione del genere degli spazi per accogliere prospettive di pensiero differenti potrebbero comunque aprirsi.

    Per quel che riguarda l'aggettivazione "cattolica" di un gruppo, sinceramente penso sarebbbe un po' ingenuo presumere possa essere così casuale.
    Io ho sentito, come del resto sarà capitato a molti, considerazioni sulla sessualità umana provenienti da esponenti del mondo cattolico (vedi Militia Christi); che avevano la pretesa di un valore di scientificità (citando i loro esperti ovviamente), ma che in realtà erano palesemente un derivato della dottrina cattolica. Molto sinceramente tutta questa storia del valore aggiunto mi sà di mascheramento per minestroni psico-religiosi che consentano di semplicemente di avvalorare patologie inesistenti nella realtà, ma ben presenti e di rilevante gravità nei testi dei teologi.

  12. #27
    Partecipante Esperto L'avatar di tatee
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    Citazione Originalmente inviato da ParanorWill Visualizza messaggio
    Molto sinceramente tutta questa storia del valore aggiunto mi sà di mascheramento per minestroni psico-religiosi che consentano di semplicemente di avvalorare patologie inesistenti nella realtà, ma ben presenti e di rilevante gravità nei testi dei teologi.
    Quoto in pieno.
    Un altra piccola riflessione.
    Se mi rivolgo ad uno psicologo cattolico, MI ASPETTO che lui si comporti da cattolico e che nel trattare il mio caso aggiunga qualcosa della sua religione che altrimenti non troverei in altri.
    Se dichiaro apertamente qualcosa, etichetto in qualche modo il mio "prodotto/servizio".
    Quindi se sono omosessuale, per dire, mi aspetto che quel terapeuta mi "guarisca" o comunque mi aspetto che giudichi in modo negativo quello che sono. Altrimenti, se non lo fa, non è un buon cattolico. O no?
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    Keats

  13. #28
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    Citazione Originalmente inviato da tatee Visualizza messaggio
    Quoto in pieno.
    Un altra piccola riflessione.
    Se mi rivolgo ad uno psicologo cattolico, MI ASPETTO che lui si comporti da cattolico e che nel trattare il mio caso aggiunga qualcosa della sua religione che altrimenti non troverei in altri.
    Se dichiaro apertamente qualcosa, etichetto in qualche modo il mio "prodotto/servizio".
    Quindi se sono omosessuale, per dire, mi aspetto che quel terapeuta mi "guarisca" o comunque mi aspetto che giudichi in modo negativo quello che sono. Altrimenti, se non lo fa, non è un buon cattolico. O no?
    Mi inserisco con una riflessione su questo tema anche io, riprendendo in parte ciò che ha affermato Willy, cioè che il paziente non sia inerte, pertanto se una persona omosessuale e cattolica si rivolge ad uno psicologo anche lui dichiaratamente cattolico, sta facendo una scelta, sua.

    Forse, tra l'avere dei condizionamenti pesanti ed esprimerli palesemente ed averli, senza esprimerli, ma agendoli, penso sia migliore la prima condizione, rende chiaro il rapporto per terapeuta e paziente.

    Pat

  14. #29
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    Peccato che l'omosessualità non sia una patologia e che non esistono terapie che siano in grado di "guarire" e di cambiare orientamento sessuale.

    Di certo per un omosessuale che non si accetta a causa dei pregiudizi omofobi presenti nella società, incontrare uno psicologo che lo etichetterà come deviante, malato e che lo spingerà a convincersi di poter diventare eterosessuale negando la sua natura è proprio una manna dal cielo.

    A me sembra incredibile che ci siano psicologi che giustificano un operato di questo tipo, conosco preti più sensibili, umani e che agiscono eticamente per il benessere delle persone non per aiutarle a rinnegare parte di se, a che prezzo poi?con che effetti collaterali?

    E dire che uno psicologo dovrebbe aiutare le persone a star bene, ad accettarsi ,aiutare a stare in contatto con la realtà e liberarsi dai condizionamenti morali che impediscono uno sviluppo armonico della persona.
    Visto il loro operato, mi sembra si stia facendo il contrario, immagina una donna che tradisce il fidanzato, o giovani che hanno rapporti prematrimoniali...
    E' il titolo di psicologo che può trarre in inganno, uno può essere psicologo e professare qualsiasi religione ma non per questo convincere qualcuno di essere malato quando non lo è, o indurre sensi di colpa invece di aiutare la persona a rendersi indipendente a precetti morali troppo pressanti.
    Ho conosciuto tanti casi di persone con disturbi gravi, molti dei quali causati da un' educazione cattolica rigida inculcata fin dalla più tenera età, immagino se fossero capitati in mano a professionisti di questo tipo, persone con sensi di colpa immensi, deliri religiosi,
    paura del diavolo e del peccato.
    E' molto bello che ci sia attenzione alla spiritualità dell'uomo, ma se uno vuole avere chiarimenti sulla morale cattolica e sui dogmi va dal prete, non dallo psicologo.

  15. #30
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    Corsi clandestini per "guarire" dall'omosessualità. Lo ha scoperto un giornalista di “Liberazione”, che fingendo di essere un gay desideroso di cambiare corso alla propria sessualità si è avventurato in un mondo sconosciuto ai più, legato alla Chiesa e alla psichiatria cattoliche.

    Il giornalista dietro indicazione di un sacerdote che ha un ruolo di intermediario tra i "pazienti" e i "guaritori", ha frequentato per sei mesi un corso psicoterapeutico, gestito dall'equipe del professor Tonino Cantelmi (presidente dell'Associazione degli psicologi cattolici italiani) e avente lo scopo, appunto, di guarire chi è "malato di omosessualità".

Secondo quanto emerso dall'inchiesta, i terapeuti del gruppo Cantelmi applicano il metodo della cosiddetta "terapia riparativa", importata dagli Stati Uniti. In America, sono molti i gruppi legati alla Chiesa e «che segue l'insegnamento e la pratica di Joseph Nicolosi”, uno psicologo clinico che "vanta ben 500 casi di “gay trattati”».

    L'inchiesta ha spinto il presidente dell'Arcigay, Aurelio Mancuso, a chiedere l'intervento dell'Ordine nazionale degli Psicologi e del ministro alla Salute, Livia Turco. «Un quadro allarmante» ha detto Mancuso commentando l'articolo, «con figure di primo piano coinvolte nell'applicazione di pseudo terapie di guarigione dall'omosessualità che derivano dalle teorie imbevute di pregiudizi e luoghi comuni di un sedicente terapeuta cattolico americano».

    «Vogliamo inoltre sapere - prosegue Mancuso - se Cantelmi, i suoi collaboratori, i corsi di terapie individuali e collettivi, siano in qualsiasi modo riconosciuti o sostenuti finanziariamente dalla sanità pubblica oppure attraverso fondi derivanti dall'8 per mille». «Denunciamo infine - conclude Mancuso - come in tutto il paese, come più volte evidenziato da nostre comunicazioni e di altre associazioni di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, imperversino gruppi di psicologi o sanitari cattolici, che nelle parrocchie e in altri ambiti ecclesiastici propagandino la cura dell'omosessualità, senza che alcuna autorità preposta sia per ora intervenuta a contrastare teorie altamente lesive della dignità delle persone omosessuali».


    speriamo che l'ordine si attivi al più presto e metta fine a queste schifezze!
    l'omosessulità è un normale orientamento sessuale

    secondo me qualcuno ha confuso la professione di psicologo con quella da prete o suora

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