Ok, zio. Allora, se vuoi proprio aprire una discussione in questi termini, mi attrezzo e cerco di mettere giù un discorso minimamente coerente, un po' sensato e, spero, relativamente approfondito.
Prima della contesa, tuttavia, penso sia utile stabilire alcune caratteristiche del terreno di gioco.
a) Parto da un punto di vista psicoanalitico. Quindi, considero le persone come mosse prevalentemente da motivazioni inconsce. Per te può essere diverso, quindi, se vogliamo continuare a discutere in modo proficuo e imparare l'uno dall'altro, credo sarebbe utile che anche tu ci dessi un minimo di informazioni sui tuoi punti di partenza
b) Penso sempre che, quando ci occupiamo di un caso, non possiamo permetterci (da un punto di vista etico, quantomeno) di occuparci solo della persona che abbiamo davanti. Gli esseri umani non vivono nel vuoto pneumatico. Ogni persona ha una rete di familiari, parenti, amici, che verranno (che lo vogliamo o meno) influenzati da quel che facciamo con un soggetto. Davvero possiamo permetterci il lusso di non considerarci responsabili di loro? Di non tenerne conto?
Premesso questo, credo che tu vada giù molto con l'accetta nel dare pareri su questioni etiche molto complesse. E, sinceramente, è un modo di fare che non mi piace, che non riesco ad apprezzare. Perché mi pare non riesca a cogliere il fatto che gli esseri umani non sono né angeli, né diavoli. Sono, per l'appunto, solo esseri umani. Sbagliano, bestemmiano, fanno la cacca, puzzano, alcuni stanno persino in parlamento e pretendono di governarne altri.
Allora, se proprio vuoi inserire questa vicenda nel DSM qualcosa, puoi benissimo invocare la sindrome di Munschausen per procura. Ma dubito che questo possa aiutare in qualche modo i protagonisti dell'articolo citato.
Oppure puoi metterti lì, pensare a quel che può provare quella coppia di genitori, e immaginare se un intervento di chirurgia plastica al figlio possa o meno modificare qualcosa nel clima familiare, nell'accettazione del figlio da parte dei genitori, nel loro rispondere alle sue espressioni facciali (che sono espressioni emotive, e sullo scambio, sull'incontro, sulla congruenza tra espressioni emotive del figlio e quelle del genitore si fonda tanta parte dello sviluppo umano).
E, mi pare, non consideri che moltissimi segnali che ci scambiamo sono segnali non-verbali e che, pur non passando attraverso la parola, ma solo (solo?) attraverso il corpo, la postura, l'espressione, sono segnali estremamente potenti, in grado di influenzare e modificare la sfera cognitiva. In senso sia positivo che negativo.
Allora, per come la vedo io, prima di dare giudizi a braccio, prova a prendere in considerazione più ipotesi, a sondare idee che possono anche ripugnare, a verificare la possibilità e la fattiilità di interventi che non è obbligatorio ti piacciano per essere utili. Poi scrivi. Io leggo e imparo. Promesso.
Buona vita
Guglielmo











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