Kayle![]()
Kayle![]()
Voglio essere sincero, a costo di essere crudo.
E' facile NASCONDERSI dietro le cose, dire che ci sono dei problemi (non e' forse il nostro lavoro risolvere i problemi?) e arrendersi prima ancora di aver provato ad affrontarli!
I raccomandati?
Raccomandati per che cosa!
Proprio ieri a Bologna nella conferenza organizzata dal mio ordine (emilia-romagna) un responsabile ha detto che i servizi pubblici difficilmente assumeranno psicoterapeuti!!!
E allora?
il nostro lavoro tradizionalmente si rivolge verso il privato, qui serve prima di tutto il "merito", non la raccomandazione.
Nel privato abbiamo la massima possibilita' di determinare NOI i risultati, non le raccomandazioni.
Poi ognuno puo' scegliere giustamente la propria strada.
Ma se scegliamo una strada chiusa, sapendo che e' chiusa, anche se abbiamo ragione, a cosa serve lamentarsi?
Io da libero professionista ho lavorato in studio clinico, ho fatto consulenza aziendale, ho tenuto corsi per psicologi, studenti, professionisti di diversi settori, gente comune, ecc. quindi sono abituato a ragionare in modo pratico:
Se faccio questo, che risultato raggiungo?
Mi piace questo risultato?
Si allora continuo, No allora cambio strada.
Punto e basta.
Con affetto, un abbraccio,
Stefano.
Voglio essere anche io altrettanto diretto e chiaro a costo di essere duro
Utilizzerò una prafrasi clinica per nonb essere particolarmente duro.
"Mi sembra di riscontrare un certo meccanismo di negazione"
Con affetto
Sebastiano
Mi spiace Ezechiele che tu la vedi in questo modo.......
Tu mi parli di meccanismo di negazione, io invece riscontro nelle tue parole un "semplice" pessimismo.
Porei dirti che non e' vero.....
Potrei cercare di convincerti......
Potrei portarti dei dati, anche numerici per sostenerlo.....
.....ma preferisco chiederti il perche' di questo pessimismo, prima di tutto se deriva da esperienze tue nel lavoro come psicologo, o da altro....
... in ogni caso mi piacerebbe capire.
Un abbraccio,
Stefano
Ciao a tutti,
io sono laureata da tre anni e mezzo e come pessimismo-ottimismo mi colloco a metà tra Stefano ed Accadueo-Ezechiele. Mi sembra vero, come dice Stefano, che é importante buttarci, capire cosa ci piace fare, cercare occasioni, scegliere formazione mirata. Sicuramente questo atteggiamento aiuta e porta frutti. Però penso che sia necessaria qualche precisazione sui mille ambiti di lavoro dello psicologo, di cui si parla a proposito ma anche spesso a sproposito. Esempi: psicologia dello sport. Gli psicologi che lavorano in questo campo sono un numero assolutamente esiguo, l'università in cui mi sono laureata ha attivato un master in psicologia dello sport e nonostante sia un ottimo master dal punto di vista formativo, pochi tra quelli che sono usciti fanno qualcosa che é attinente alla psicologia dello sport, e comunque sicuramente non vivono di quello. Psicologia giuridica: idem. Pochissimi giovani psicologi lavorano nell'ambito, le perizie sono riservate di fatto a colleghi più esperti. Psicologia della pubblicità: mi risulta che ci siano 2 psicologi in tutta la Lombardia (!) che lavorano in un'agenzia di pubblicità. Quindi bisogna fare attenzione quando si parla di ambiti di inserimento.
Penso che sia possibile farcela, ma bisogna tenere molto duro all'inizio, facendo molte cose. Alcune persone che conosco fanno quattro lavori in posti diversi arrivando più o meno a un milione e mezzo al mese e devono pagare scuola e analisi.
Quanto alle raccomandazioni: io vivo a Milano, dove il lavoro dovrebbe mancare meno rispetto ad altre parti d'Italia, ma sicuramente é necessario essere presentati ovunque da qualcuno. Per fare un tirocinio GRATUITO in ASL sto insistendo da più di 6 mesi, e comunque sono stata presentata da una persona che lavora con me.
Assolutamente vero il fatto che l'università non prepari a questa situazione, adesso per fortuna con la riforma si stanno introducendo (almeno a Milano) attività fatte apposta per far sapere agli studenti cosa li aspetta dopo, secondo me utilissime![]()
Insomma, secono me é importante un po' di ottimismo, ma senza perdere di vista quello che é il dato di realtà!
Un saluto a tutti![]()
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mi introduco in questa discussione...
rispondo all'ultimo messaggio di psicopulce con l'intento in verità di dare il mio contributo a tutti voi....
La realtà della nostra professione è molto complessa e variegata, non solo per i diversi ambiti in cui può essere applicata la psicologia ma anche per il nostro substrato socio-culturale italiano...
Mi spiego meglio...
E' vero...i raccomandati ci sono è in alcune regioni d'italia è un fenomeno più presente e palese rispetto ad altre...però esiste anche in altre e probabilmente può essere maggiore in posti con una struttura più rigida e con una certa storicità come le ASL...
Pensate anche che tutti noi tendiamo, per qualsiasi scelta, ad indirizzarci verso chi già conosciamo o chi ci viene presentato da un amico, familiare, ecc...
Sicuramente non è facile farsi conoscere...nessuno dice il contrario...bisogna soprattutto credere in quello che si fa ed investire molto in termini di energie, di motivazione, ecc...
La motivazione non è forse un motore fondamentale per i cambiamenti...
Non abbiamo appreso dai testi universitari l'importanza di questo costrutto (motivazione intrinseca, estrinseca, ecc...)
Sapete, nel corso degli anni e soprattutto vivendo, mettendomi in gioco, talvolta con molta fatica, mi sono accorta di sapere molto di più rispetto ciò che applico...
credo che il pregio/difetto delle università sia proprio questo, la vasta conoscenza teorica rispetto una scarsa consapevolezza di come applicare tali informazioni alla realtà.
Credo che questo sia valido per molti...non rendersi conto delle proprie capacità, di come sfruttare le informazioni che già abbiamo e che teniamo in qualche cassetto e pensare...o meglio essere convinti che gli altri sappiano fare meglio di noi...
Per la mia esperienza posso dire che molte volte gli altri fanno, agiscono...
Io pensavo di non essere capace a "fare" .... mi sbagliavo!!!
E' ovvio che si sbaglia e non solo all'inizio...nessuno può dare o avere la certezza che gli errori non si faranno...
Per imparare bisogna sbagliare!!!!
questo può avvenire nella maggior parte dei casi.
Iniziare un'attività non è sicuramente facile bisgna essere molto tenaci, sicuri e convinti di volerlo fare...
Psicoluce, tu dici che ci sono pochi psicologi dello sport che lavorano a pieno titolo in quest'ambito, facendo solo questo...è molto probabile...
Per come sono fatta io a me non piace fare solo una cosa, mi piace variare ed integrare...
Tutto questo per dirti che io lavoro in ambito della psicologia dello sport...
Sicuramente non è stato facile iniziare soprattutto perchè tutti dicono che lo psicologo serve ma poi dicono che ci sono difficoltà economiche, si ha paura, non si capisce bene cosa faccia, e tanti altri problemi....
Però se tu provi a fare una piccola ricerca sulle società sportive, coni e tipi di sport ti renderai conto....che sono veramente tante!!!!!
Il difficile è entrare ma una volta che la freccia è penetrata, quando fai un buon lavoro sari ricontattata non solo dal tuo primo committente, ma anche da altri...
Possono essere ambienti informali, con pregi e difetti di sorta, la voce circola velocemente...
Quanto all'essere presentati...sicuramente aiuta...ma puoi cercare di presentarti anche tu...
Ho imparato che è meglio spendere del tempo facendosi conoscere di persona piuttosto che mandare curricula o altro...
Concordo con te che l'ottimismo è importante senza perdere di vista la realtà....
.....molto dipende dalla tua percezione della realtà....
Non è facile buttarsi e rischiare, si può cadere, ci si fa male...
Per farvi capire meglio vi racconto un piccolo aneddoto...
... conoscete Edison l'inventore della lampadina?
Secondo voi quanti tentativi ha fatto prima di raggiungere il suo obiettivo?....
provate a pensarci.....aspetto le vostre rispote...
poi vi dirò il suo numero di tentativi...
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a presto
Cinzia
Ho letto solo ora il tuo messaggio.....e mi sono resa conto che abbiamo un sogno ion comune .... criminologia!!!Originariamente postato da ezechiele
Io sto arrivando verso il traguardo della laurea e più vado avanti e più mi accorgo di non averne la più pallida idea.
Ovvero
Mi piacerebbe fare terapia e allo stesso tempo occuparmi di psicologia investigativa poi ho un interesse per via della tesi nella cybercriminologia, formarmi come criminologo per L’UACV (Unità Analisi Crimini Violenti) in realtà ho paura che rimarranno tutti solo dei sogni.
Sono d’accordo con Puky non è una questione di atteggiamento il dire “cosa mi faranno fare?” ma di…chiamiamole consulenze, ma non di indirizzo non so se rendo l’idea.
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PER HT CINZIA
ciao Cinzia,
vorrei chiederti un cosiglio.
Io faro' l'esame di stato a novembre, vivo all'estero e mi trasferiro' in Spagna a lavorare.
Ho pensato che una buona opzione potrebbe essere, dopo aver fatto riconoscere il titolo, fare l'esame per il posto di PIR (psicologo interno residente). Con il PIR, sostanzialmente, se si passa l'esame (molto molto selettivo) si entra in un programma di training in psic. clinica. Per tre anni si lavora (800 euro al mese) a rotazione nei diversi sistemi di salute mentale spagnoli e facendo esperienza nei vari ambiti (bambini, adulti ,crisi, ambulatorio).
Il mio dubbio e'...a me piacerebbe occuparmi di gruppi in un lontano futuro, fare questo tipo di esperienza (PIR), se mai riuscissi, mi ostacolerebbe nel dedicarmi successivamente alla psicoterapia?
GRazie
Ciao Ciao
Ciao Stefano, io mi sento molto insicura sulle mie possibilita`/capacita` anche perche` l`esperienza di tirocinio non mi ha aiutata per nulla! per es, per me gia` pensare di fare la consulente o presentare un progetto in una scuola e` impensabile perche` non saprei proprio da dove partire. Voi avete fatto qc del genere? come avete iniziato?Originariamente postato da HT Sirri
Ciao Puki,
capisco perfettamente il tuo discorso, ma temo di doverti
contraddire.
"Cosa ci faranno fare dopo la laurea" presuppone sia un
atteggiamento passivo, sia la non possibilita' di decidere e
scegliere, anche se ti puo' sembrare strano non e' cosi'.
Per citare una frase che mi piace molto:
"la psicologia e' utile ovunque vi sia una mente umana in azione"
Non mi riferisco a te, ma voglio fare un discorso piu' generale.
Possiamo fare gli psicoterapeuti, ma spesso ho la sensazione che ci si iscriva ad una scuola di psicoterapia solo perche' non si sa' cosa fare, e ci si senta carenti da un punto di vista pratico.
Anch'io avevo questa "sensazione", ma ti posso assicurare che nel mondo del lavoro ho scoperto di sapere piu' di quello che credevo... e da li al "saper fare" il passo a volte e' breve, se abbiamo passione in quello che facciamo e magari veniamo indirizzati, giusto quanto basta.
Bisogna trovare la propria strada, e facendo il lavoro che ci piace, possiamo fare tanto.... veramente tanto.
A presto,
Stefano.
Grazie..
sono molto spaesata..![]()
Ilaria
Ciao Ciletta,
purtroppo spesso e' un'errore persare che il tirocinio ci faccia imparare la pratica.
Personalmente ho fatto diverse cose, in diversi ambiti della psicologia, ma io sono un tipo estremamente curioso....
Per consulente non so che dirti, perche' non capisco bene a che ambito ti riferisci (clinico, del lavoro, ecc.).
Per le scuole ti consiglio questo:
1) esistono dei fondi sia regionali, provinciali, ecc. a cui poter attingere. Prova a chiedere al tuo comune o all'informagiovani: vai e reperisci tutte le informazioni che puoi.
2) avrai un tuo professore delle superiori che ti e' piaciuto. Vai da lui e chiedigli dei consigli sul periodo giusto in cui proporre, sui temi verso i quali le scuole sono piu' sensibili, sul linguaggio da utilizzare, ecc.
3) fatti un'elenco delle scuole che ti possono interessare, e vedi di includerne piu' di 10;
4) telefona a TUTTE le scuole in oggetto e chiedi un appuntamento con il preside;
5) parti con un'analisi di quello che loro hanno gia' fatto, dei loro problemi, ecc.
6) proponi una soluzione adeguata alle loro esigenze (e non a quello che a te piacerebbe fare), a costo di inserire nel progetto anche altre persone.
7) fammi sapere come va.
A presto,
Stefano Sirri.
Ciao Martha,
secondo me è un'ottima idea cercare di farti un'esperienza così variegata e non credo assolutamente sia dispersivo per il tuo orientamento futuro...anzi.
Hai detto che nel tempo vuoi occuparti di gruppi, questo è sicuramente un trampolino per vedere come lavorano diversi gruppi a seconda del loro vettore (bambini, adulti, ecc...) scoprirai delle basi comuni che appartengono sia alle regole di una burocrazia scritta, sia a quella non scritta ma condivisa da tutti, ma avrai anche la possibilità di arricchirti delle loro differenze. E credo, soprattutto come tua crescita personale, avrai così tu la possibilità di sperimentarti in diverse situazioni e capire maggiormente le tue potenzialità...quindi un grosso
IN BOCCA AL LUPO!!!!
Cinzia
Originariamente postato da martha
PER HT CINZIA
ciao Cinzia,
vorrei chiederti un cosiglio.
Io faro' l'esame di stato a novembre, vivo all'estero e mi trasferiro' in Spagna a lavorare.
Ho pensato che una buona opzione potrebbe essere, dopo aver fatto riconoscere il titolo, fare l'esame per il posto di PIR (psicologo interno residente). Con il PIR, sostanzialmente, se si passa l'esame (molto molto selettivo) si entra in un programma di training in psic. clinica. Per tre anni si lavora (800 euro al mese) a rotazione nei diversi sistemi di salute mentale spagnoli e facendo esperienza nei vari ambiti (bambini, adulti ,crisi, ambulatorio).
Il mio dubbio e'...a me piacerebbe occuparmi di gruppi in un lontano futuro, fare questo tipo di esperienza (PIR), se mai riuscissi, mi ostacolerebbe nel dedicarmi successivamente alla psicoterapia?
GRazie
Ciao Ciao
come tanti laureati anche io non so dove sbattere la testa,considerando il fatto aggravante che la mia laurea in psico lavoro et org. (che in realtà era un corso prettamente di psicologia sociale) non collima con il mio reale interesse per la clinica. naturalmente il bivio che mi si presenta è: da un lato la scarsa formazione in ambito del lavoro et organizzazioni, perchè ripeto, il corso era incentrato più sulla psicologia sociale, quindi ho un'infarinatura davvero imbarazzante di entrambe (esami scollegati e soprattutto aria fritta); dall'altro la mia passione per la clinica, che pero' si scontra con la formazione pregressa e con le difficoltà nel rientrare nei criteri di ammissione delle scuole piscoanalitiche per l'età adulta, che sarebbero il mio sogno.
Detto questo, ognuno è un caso a sè, e dice bene chi sostiene che spesso bussare alle porte produce molte più opportunità che una formazione infinita tra corsi, master, scuole scelte per disperazione,.... pero' è anche vero che la realtà spesso obbliga persone capaci che nutrono ambizioni ( e qui dò prova di modestia..!!!) a scegliere ambiti lontani e frustranti,che non producono altro che esperienza di cui si farebbe volentieri a meno. Il resto è comune a tutti, quando si capisce che la professione di "psicologo" è come lo Zelig di Woody Allen: assume la parvenza di cio' che hai accanto. E questo è tanto sgradevole quanto reale.
Ciao AlessandraD,
in realta' non capisco bene la tua posizione.
Mi sembra di capire che vuoi fare la clinica...
....o forse la psicoterapeuta?
Legalmente parlando per lavorare in ambito clinico non hai bisogno di specializzazione....
Eppure mi sembra che il tuo problema sia un'altro....
Mi pare, ma forse sbaglio, che il tuo dubbio sia:
"Ma dopo questi 5 anni di psicologia, che so fare?"
A presto,
Stefano Sirri
ciao Stefano, a me piacerebbe studiare la psicanalisi,anzi per essere precisa, psicologia analitica.
Dopo 5 anni di psicologia "varia ed eventuale" non sono certo in grado di affrontare una scuola di psicanalisi, sia per "forma mentis", sia per preparazione,sia per l'impegno economico, sia per una forma di obiettività che mi mostra i miei limiti (per fortuna!). Scuole di psicoterapia "alternative" alla mia passione per la psicologia analitica non ce ne sono, ovviamente, e per fortuna mi sono corretta da sola senza scegliere una scuola tanto per tamponare la frustrazione, col rischio di ritrovarmi poi ancora più frustrata.
Sono laureata da 3 anni, ho perso un anno di tempo col tirocinio, come la maggior parte di noi, e da due anni non so che mani darmi, perchè non sono interessata al campo delle risorse umane,nè a forme di "consulenza", o di qualsiasi cosa che riguardi il settore lavoro et organizzazioni .
Ovvio che è necessario "specializzarsi",non necessariamente in una scuola,concordo che l'esperienza formi molto più della teoria propinata sterilmente per anni (almeno al mio corso) e l'appunto che muovo con la mia esperienza personale è che è necessario avere in mano delle carte (leggi: strumenti e possibilità di apprendere e mettere in pratica) per potersele giocare. Altrimenti sì, possiamo barare, ma non porta molto lontano,soprattutto perchè alla fin fine giochiamo partite che escludono la nostra soddisfazione personale. Quando queste carte non puoi procurartele da nessuna parte perchè non ti è consentito resta solo da cambiare gioco, o no??