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Discussione: quale orientamento?

  1. #16
    annae_k8
    Ospite non registrato

    Riferimento: quale orientamento?

    va behh ragà...grazie x le risposte, anche se più che sentire pareri personali derivanti magari anche da esperienze di psicoterapia e formazione , mi sembra francesco che hai publiccizzato alla grandei metodi cognitivi comportamentali, ma allo stesso tempo mi hai dato preziose info.
    dalla mia sarei molto curiosa di conoscere più da vicino qst orientamento, senza pormi subito in posizione scettica...ma cm si fa a lavorare sul presente senza tener conto di quello che siamo stati??quanto è efficace nel tempo?nn kiro ad una ristrutturazione completa della personalità, ma neanche ad essere un paziente pacchetto..mahh rimane che la scelta è difficile e le conoscenze che abbiamo mai abbastanza!ciao!!
    anna
    d

  2. #17
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
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    2,312

    Riferimento: quale orientamento?

    Cara anna, effettivamente hai ragione, ci siamo persi e non abbiamo risposto alla tua domanda iniziale.
    Vorrei però chiederti di essere più precisa riguardo a cosa vuoi sapere sulla psicoanalisi. Ti interessa solo l'aspetto terapeutico o pensi ad un percorso di formazione?

    Un saluto
    gieko

  3. #18
    annae_k8
    Ospite non registrato

    Riferimento: quale orientamento?

    noo...x ora mi interessa l'aspetto terapeutico (che trovo molto affascinante) allo stesso tempo ne sento tante su altri orientamenti, meno impegnativi, meno costosi e meno lunghi...insomma lasciando stare mode e costi vorreei capire come cacchio si sceglie il terapeuta..ecco!in qst casi è meglio x chi è completamente ignorante in materia!!
    anna

  4. #19
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
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    Milano
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    2,312

    Riferimento: quale orientamento?

    Non fai una domanda facile.
    Credo che ci siano almeno due aspetti fondamentali in gioco, come sicuramente avrai intuito.
    Il primo è relativo alla modalità di lavoro che si effettuerà e gli scopi che ci si prefigge. La psicoanalisi si pone da sempre in una cornice teorica per cui l'obbiettivo terapeutico è modificare le "strutture patologiche" che sono all'origine del sintomo. Per fare questo è necessario un percorso lungo ed impegnativo, dal momento che, oltrettutto, l'analizzando deve avere il tempo per poi iniziare a sperimentare nuove modalità di inter ed intrapsichiche. Come puoi capire è importante che ci sia anche una motivazione coerente (anche se spesso emerge anche in pazienti che inizialmente portavano una domanda meno specifica o legata al sintomo). Come ti è stato fatto notare anche altri orientamenti si pongono come obbiettivo di lavorare sulla struttura di personalità, ovviamente in maniera differente.
    L'altro aspetto centrale è il tipo di rapporto che si viene a costituire nei primi colloqui con il terapeuta o analista. Qui non ci sono molti suggerimenti. L'unica cosa che mi sento di dire è che è possibile provare a fare due colloqui conoscitivi con professionisti diversi e poi lasciarsi "guidare" dalla sensazione... Non è detto che quello che razionalmente è sembrato "migliore" sia poi la persona giusta.

    Un saluto
    gieko

  5. #20
    barese28
    Ospite non registrato

    Riferimento: quale orientamento?

    scusate ma dico la mia: visto e considerato la diversità degli approcci, la confusione di meriti, i limiti e i vantaggi di uno rispetto all'altro...io ho scelto un approccio integrato e mi sto trovando benissimo...soprattutto perchè sono daccordo con francesco27 che le terapie brevi vanno per la maggiore.

  6. #21
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    25-06-2005
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    campi bisenzio
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    338

    Riferimento: quale orientamento?

    Scelta dell'indirizzo teorico:

    Questione soldi: questi dipendono da ocme ti sai vendere, per cui lo psicanalista bravo nelle pubbliche relazioni incassa molto più del terapeuta strategico che non è altrettanto bravo. Starei attento nel scegliere in base a questa variabile (il denaro) poichè alla fine l'imprenditorialità personale prevale sulla reale efficacia. Comunque, dovendo dare un parere personale, se la scelta è per il denaro allora è meglio che ti rivolgi ad una terapia breve, poichè nello scegliere percorsi che richiedono più tempo, qualora non mutassero le tue idee riguardo la questione in oggetto, ti troveresti a sfruttare per anni pazienti che oltre alla dipendenza dalla terapia sperimenterebbero ben poco, con un percorso breve faresti meno danno o quantomeno per minore tempo.

    Efficacia: la questione efficacia dipende molto dagli obiettivi posti dallo specifico indirizzo, immagino che la instant therapy abbia obiettivi differenti da una cognitivo-comportamentale. Ci sono ricerche riguardo l'efficacia di più o meno tutti gli approcci, e chi non le trova abbia il buon cuore di ritenersi almeno momentaneamente male informato. Ad oggi l'efficacia appare molto più legata alle caratteristiche del terapeuta indipendentemente dall'approccio cui è stato formato.

    Brevità-lunghezza: ribadisco che dipende dagli obiettivi della terapia. non concordo con chi sostiene la teoria del sintomo sostitutivo, per cui qualora non venisse modificata la personalità il sintomo riemerge in modi differenti. non tanto per studi scientifici che tendono a dimostrarlo (a mio avviso in modo semplicistico, troppo per la complessità dell'argomento che affrontano) ma per una serie di considerazioni che non necessariamente confermano l'esigenza di un sintomo sostitutivo. detto questo ritengo che la questione sulla lunghezza della terapia dipenda molto da come siamo fatti noi, da considerazioni personali, caratteristiche di personalità.

    Poi non ci sono solo le terapie individuali, ci sono approcci che spostano il loro accento sul gruppo, sulla famiglia, sulla coppia. Anche questi mondi sono importanti da valutare, innanzi tutto perchèè belli e vari, poi perchè potrebbe essere che il nostro "gusto personale" ci porti in quella dimensione piuttosto che privilegiare la terapia individuale (gruppoanalisi, psicodramma moreniano, psicodramma anlitico, l'universo sistemico relazionale. per fare degli esempi). Poi gli approcci prevalentemente corporei, come la funzionale o la bioenergetica. Perchè poi non guardare la transazionale, la gestalt, l'approccio rogersiano.

    Integrazione: anche io ho sposato questo indirizzo. sono felicissimo, ma si addice molto alla mia personalità e questo è l'unico motivo per cui l'ho scelto.
    In merito all'integrazione vorrei dire che la cognitivo-comportamentale arriva all'orientalismo con 50anni di ritardo rispetto alla gestalt, forse pure 60. (e la gestalt sarà arrivata in ritardo rispetto a chissa chi, per cui...!) Ma questo non è un male di per sé, è disinformazione. Ed anche questa non è un male di per sé. è giusto dire poi che molte scuole oggi hanno a che fare con l'integrazione o l'assimilazionismo teorico, per cui alla fine nessuno si può vantare di questo primato.

    Concludo sostenendo l'ipotesi non molto personale secondo la quale ogni psicoterapia ha un modello d'uomo e di terapeuta implicito o esplicito ed è in base a quale modello vogliamo assomigliare che conviene fare la scelta, onde evitare il rischio di trovarsi in luoghi per noi ameni e scoprire che abbiamo speso un sacco di soldi!!!

    Per la terapi personale concordo con l'idea che conviene provare, specialmente se si vuol fare questo mestiere è bene rpovare, fare esperienze e col tempo anche differenti. più che l'indirizzo teorico conta la persona del terapeuta.

    così è come la vedo io. un saluto
    Ultima modifica di massimomassimo : 19-07-2008 alle ore 00.08.46
    giustimassimo

  7. #22

    Riferimento: quale orientamento?

    ciao anna
    mi inserisco nella discussione molto interessante..io sto per vedere la fine del tunnel, essendo a 5 mesi dalla fine della specializzazione in psicoterapia cognitiva..non so risponderti su quale sia la migliore terapia, sono banale dicendo che non esiste quella perfetta, sicuramente quello che mi ha fatto propondere verso questo orientamento non sono stati certo in primis le evidenze di efficacia sul trattamento di certi disturbi..ma quale rispecchiava più la mia visione della psicologia..io penso che il terapeuta essendo in primis un essere umano, alla prossima banalità mi bloccano, debba lavorare su piani che più lo rendono genuino, non artificioso...prima ancora dell'orientamento più o meno attinente con il tuo background universitario penso sia importante vedere come tale visione della clinica sia quella in cui ti rivedi meglio..io lavoro con questo orientamento perchè mi rispecchia meglio e in cui sono più naturale...rispetto alla tua domanda...il lavorare sul qui e ora è fondamentale perchè viene incontro alla richiesta principale del p. da questo piano però, la terapia cognitiva va a ricercare come quelle credenze, quella visione del mondo tu possa averla imparata, in base a che esperienze precoci e vedere come magari quelli stessi schemi che ora sono ipertrofici, iperinvestiti, un tempo erano funzionali,adattivi ti davano la possibilità di mantenere magari vicina mamma...
    non è un caso che il cognitivismo nasca con ellis che è nato come analista...
    ma ti ripeto, se posso darti un consiglio, non guardare le statistiche di efficia o almeno guardale ma non utilizzarle come unica discrimante, ma semmai esplora più orientamenti anche tra di loro diversi e guarda quello che a livello umano ti attiva di più..poi col tempo partendo da quello e mantenendo una sana curiosità e una giusta critica puoi vedere altro e magari arrivare un giorno ad una sintesi che renderà il tuo approccio non perfetto ma il tuo stile..che è la cosa più importante...
    poi una cosa da non dimenticare mai..
    noi non curiamo nessuno...mettiamo tutt'al più delle bende..le cicatrici vengono dall'interno!!
    saluti
    lu
    "c'è gente che dice che vuol lottare e poi confonde il fischio d'inizio della partita con quello dell'ultimo minuto, e va a casa" (S. Benni)

  8. #23
    annae_k8
    Ospite non registrato

    Riferimento: quale orientamento?

    ciAO LU! QUELLO CHE MI DICI è ESATTAMENTE L'IDEA CHE HO MATURATO UN Pò CN IL FORUM E UN Pò CHIEDENDO A PERSONE FIDATE ESPERTE NEL CAMPO...TI RINGRAZIO E TI FACCIO UN GROSSO INBOCCAALLUPO X LA TUA SPECIALIZZAZIONE!!!

  9. #24
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: quale orientamento?

    gieko sicuramente nella formazione psicoanalitica è fondamentale l'analisi personale (solitamente richiesta con una frequenza di 3-4 sedute settimanali, per un periodo di tempo medio di circa 6-8 anni)
    ma davvero bisogna fare così tante sedute per così tanto tempo? quindi continua anche dopo aver terminato la specializzazione?

    e poi, scusa se magari faccio una domanda un po' banale e terra terra, ma in sostanza, nelle analisi personali degli specializzandi, di cosa si parla?

  10. #25
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
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    Milano
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    2,312

    Riferimento: quale orientamento?

    Ma come ras, tu che citi Freud a spron battutto...

    Un'analisi ha una frequenza di sedute ed una durata elevate: le 3 o 4 sedute settimanali ed i tempi, non stabilibili a priori ma comunque non inferiori ai 5-6 anni (raramente, usualmente ci si aggira sugli 8 anni) sono la norma. Ovviamente la durata dell'analisi non è legata a questioni "burocratiche" come la durata della scuola, e può continuare ben oltre o precederla di diversi anni (per alcune scuole, come la SPI, la frequenza delle lezioni avviene solo dopo "un periodo cospicuo di analisi personale", ad esempio).

    Per quanto riguarda quello di cui si parla in un'analisi didattica ti rispondo altrettanto semplicemente: si seguono le libere associazioni esattamente come fanno tutti gli altri analizzandi.

    Un saluto
    gieko

  11. #26
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: quale orientamento?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Ma come ras, tu che citi Freud a spron battutto...
    eh bè c'è sempre da imparare

  12. #27

    Riferimento: quale orientamento?

    Bella discussione, interessante il dibattito tra psicodinamici e non.
    Per dare altri stimoli, ricordo che tempo fa lessi una recenzione di un manuale in cui un singolo caso clinico veniva sviscerato secondo i vari approcci psicoterapeutici più conosciuti, ma purtroppo non ricordo né titolo né autore... Qualcuno può aiutarmi?
    Grazie

  13. #28

    Riferimento: quale orientamento?


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