Ultima modifica di RosadiMaggio : 13-12-2008 alle ore 20.37.17
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Molto semplicemente io credo che in questo mondo di squali, si diventa cattivi solo per sopravvivere
Generalmente non si è cattivi sempre e con tutti, ma solo quando e con chi è stato cattivo con te.
Ciao
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Io penso infatti, che, alla fine, la cattiveria sia una forma di difesa verso il mondo esterno. Quante persone dicono, dopo una storia d'amore andata male, che sono stanche di essere buone e gentili, e che d'ora in avanti saranno ciniche e cattive per evitare di soffrire?
Io penso che Rousseau abbia detto una cosa che, se in apparenza è una sciocchezza, in realtà una verità di fondo c'è: l'uomo nasce buono, ma diventa cattivo a causa della società.
Un esempio che mi viene in mente: ci avete mai fatto caso che, spesso, i bambini per strada vi salutano anche se non vi conoscono? Io sì, ed è una cosa ch emi piace un sacco: perché quei bambini sono spontanei e naturalmente socievoli...ma poi gli verrà insegnato a no parlare con gli sconosciuti, perché gli sconosciuti sono tutti esseri cattivi da cui bisogna difendersi.
Quello che voglio dire, insomma, è che la cattiveria è una cosa che si acquisisce, qualcosa che il mondo stesso ci insegna ad adoperare per difendersi e non stare male.
Questo naturalemnte è il mio pensiero.
Anche se assumiamo che sia definibile cosa sia la cattiveria in modo oggettivo (io penso ad esempio personalmente che sia qualcosa di relativo e soggettivo, per qualcuno un atto può risultare malvagio per qualche altro non malvagio ed addirittura buono ed utile) secondo me questa teoria non è sostenibile.Originalmente inviato da braveheart
Se fosse vero che tutti non sono mai "cattivi" con qualcuno che non è stato "cattivo" con loro, e nascessero tutti, per così dire "buoni", non dovrebbero poi esistere persone che compiono azioni "cattive".
Se ci sono tre persone e nessuno nasce cattivo, nessuna delle tre persone dovrebbe reagire ad un quache atto "cattivo" di qualche altro nei suoi confronti e nessuna delle tre sarebbe quindi motivata ad essere "cattiva" con qualcun altro.
Possiamo aumentare il numero di persone e ragionare in modo analogo.
Qualcuno dovrà pure aver innescato questo meccanismo per induzione e questo non può aver subito torti da qualche altro.
Un saluto a tutti
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Lucio Demetrio Regazzo
Si, sono abbastanza stringata...Attribuendo alla natura umana ciò che qui stiamo chiamando cattivaria,non intendo chiamare in causa fattori genetici in chiave materialistica e deterministica. Mi riferisco piuttosto ad un aspetto trasversale ed ubiquitario di una tendenza aggressiva che ,a mio avviso e con i dovuti distinguo,appartiene al repertorio dell'essere umano. Oviamente dobbiamo rispolverare la distinzione un pò elementare tra istinto e pulsione e considerare le vrie forme attraverso le quali una tendenza aggressiva può arrivare ad esprimersi ,interagendo con un a determinata struttara personologica a sua volta inserita in un contesto ambientale con certe caratteristiche . I fattori sono molti.
Per quanto riguarda i miei riferimenti,in questo caso,non penso a nulla in particolare,provo a dare la mia opinione.Certo si tratta di pensieri plasmati attraverso studi e letture,come per ognuno di voi. Spiego di essermi spiegata meglio e per il futuro cercherò di essere meno laconica! Un saluto.
Mi sembra che i termini “cattiveria” e “cattivo, siano stati decodificati in modi diversi dai diversi utenti che hanno scritto.
Non so bene,quindi, dove andare a parare nella risposta: vediamo se azzecco qualcosa.
1- Non credo che la cattiveria, intesa come volontà di fare del male agli altri, sia un istinto innato. Penso piuttosto che sia un’alterazione di comportamenti volti alla sopravvivenza della specie.
2- Questa che ho definito alterazione, può dipendere da molte variabili, rappresentate dagli accadimenti della vita e come questi vengono vissuti.
3- Ritengo che si possano compiere azioni dannose verso altre persone anche del tutto involontariamente.
4- Infine, distinguerei azioni “cattive” che rientrano nel campo della psicopatologia, da quelle “reattive” (gli altri ti fanno diventare cattivi di peste 1987).
Ci si potrebbe dilungare ancora per molto, ma penso di aver dato qualche indicazione sia a Marguerite sia a peste.
Ciao. Lucio
Lucio Demetrio Regazzo