Se fossi il paziente gieko farei lo stesso discorso riguardo al pagamento, non pagherei l'analista e gli direi che anche il pagamento c'è stato "a livello fantasmatico" proprio come la seduta.Originalmente inviato da gieko
Se fossi il paziente gieko farei lo stesso discorso riguardo al pagamento, non pagherei l'analista e gli direi che anche il pagamento c'è stato "a livello fantasmatico" proprio come la seduta.Originalmente inviato da gieko
Ultima modifica di Char_Lie : 30-01-2009 alle ore 14.42.46
Bella battuta, complimenti.
gieko
Forse sei tu che stai imparando a "leggere"?Ikaro ma sei proprio tu che parli di flessibilità? Non credo ai miei occhi o alle mie orecchie!!!!!!!!!!!!Ti stai forse un pò ammorbidendo?![]()
![]()
Salve a tutti ho letto i diversi commenti a proprosito e vorrei dire la mia come psicoterapeuta;
come terapeuta dico che non saltare la seduta, poichè questo dà continuità ad un lavoro che si stà facendo è una regola del setting ed io la applico senza sentirmi rigida ma cercando di dare un valore a quello che faccio. (vedi Freud cosa dice in proposito); questa regola che può essere ovviamente trasgredita dal paziente, "il paziente non si presenta" che fare ? parlarne e cercare di dare un senso a ciòè fondamentale.
Come terapeuti ci perdiamo se dobbiamo andare dietro alle motivazioni che hanno impedito al paziente di venire in seduta. (la febbre è la scusa più ovvia, ma ce ne saranno tante altre...) e come faremo a decidere quando è una causa oggettiva o si tratta di una resistenza?
ritengo che il paziente debba avvisare con netto anticipo se ha un impegno improrogabile tipo almeno tre quattro-giorni prima se non può venire, così sarà possibile concordare un'altra data, in modo da non perdere la seduta settimanale. Riguardo al fatto che il terapeuta può invece spostare la seduta non ritengo che sia un abuso di potere, ma è semplicemente una differenza di ruoli da una parte "il terapeuta" che dà un servizio e dall'altra il "paziente" che fino a prova contraria porta una richiesta di cura, per cui dovrebbe essere nel suo interesse non saltare le sedute!!! (non è così ...e con l'esperienza ci se ne rende conto).
Il terapeuta in genere non sposta le sedute così, tanto per, senza un motivo veramente valido proprio perchè si ci assume una responsabilità di cura rispetto al paziente, ma anche nel caso in cui lo fà perchè capità, la motivazione è completamente diversa.
La continuità nel lavoro tepautico è fondamentale e la seduta non è solo un tempo, ma è soprattutto un servizio, uno spazio mentale che viene messo a disposizione del paziente. Se questo vale solo per noi terapeuti e non per i pazienti allora dobbiamo chiederci quali obiettivi stiamo perseguendo, insieme al paziente.
Credo che se un paziente viene ricoverato d'urgenza per un intervento, non serva fargli pagare la seduta.
Certe rigidità uccidono la Psicoterapia.
Secondo me, é necessario valutare caso per caso.
Ciao.Lucio
Lucio Demetrio Regazzo
Ultima modifica di francesca63 : 02-03-2009 alle ore 01.09.02
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
E se la febbre non é una scusa ma é una reale febbre a 39,5 - 40, interpretata invece come scusa di cui trovare il senso dal terapeuta? mentre il paziente sta realmente male, per una grave infezione bronchiale? Mentre ad es., la seduta precedente era andato lo stesso pur avendo qualche lineetta di febbre?
Il paziente non potrebbe sentito gravemente incompreso ed ai limiti dell'essere emotivamente "aggredito" dal terapeuta?
Talvolta, certe adesioni rigide, almeno in teoria, a dei "regolamenti" della relazione, sembrerebbero andare pur di mantenerla entro certi canoni, ( che sembrano esprimere più timori di un terapeuta inesperto o poco incline alla riflessione caso per caso, parlando in generale) contro il buon andamento possibile di una relazione terapeutica; un buon terapeuta secondo me, dovrebbe essere flessibile e riconoscere i casi in cui é più adeguato esserlo, oltre quelli in cui sarebbe effettivamente sbagliato il contrario .
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Io lavoro con bambini e spesso non sono loro a decidere di "saltare" la seduta ma i genitori...
A volte si tratta di motivi oggettivi (i bambini si ammalano spesso) ma mi è capitato che ci fossero salti perchè "c'è la festina dell'amichetta" o perchè i genitori avevano un impegno e non potevano accompagnarli (e nessun altro poteva).
Partendo dal presupposto che io l'affitto dello studio lo pago comunque per quel giorno, che il paziente venga o meno, che se tengo quell'ora fissata per lui non posso prendere altri pazienti (a meno che non lo sappia con giorni e giorni di anticipo) e quindi non lavorerei ma nemmeno guadagnerei (ricordiamo che come portatrice sana di p.IVA non ho ferie o altro)...
ho concordato di farla pagare (anche perchè lavorando con i bambini spesso seguo il ritmo delle vacanze scolastiche: niente terapia dal 20 dic. al 10 genn. e da metà giugno a metà settembre: se ci mettiamo anche le sedute saltate e non pagate finisce per costarmi di più lo studio!).
Non potendo però sapere quando la febbre è vera e quando invece coincide solo con la festina o altro, do la possibilità di recuperare la seduta in un altro giorno (fra quelli da me proposti: quindi può essere che richieda di spostare altri impegni o di venire in orari scomodi), oppure uso quella seduta per il colloquio mensile con i genitori (che in quel caso non viene conteggiato come colloquio in più).
La mia analista faceva così (farmi recuperare le sedute saltate in orari in cui aveva "buchi") e questo per me è stato importante: ho sempre saltato pochissime sedute (quelle in cui ero ammalata) e ne ero sempre molto dispiaciuta, sia per l'interruzione del lavoro sia perchè essendo ammalata in quei giorni avevo anche la perdita economica del mancato lavoro!
Questa possibilità mi ha fatto sentire un contesto accogliente ed empatico, non rigido ma comunque capace di tenere conto dei limiti di realtà.
Vimae
[QUOTE=Vimae;1940559]Io lavoro con bambini e spesso non sono loro a decidere di "saltare" la seduta ma i genitori...
A volte si tratta di motivi oggettivi (i bambini si ammalano spesso) ma mi è capitato che ci fossero salti perchè "c'è la festina dell'amichetta" o perchè i genitori avevano un impegno e non potevano accompagnarli (e nessun altro poteva).
Partendo dal presupposto che io l'affitto dello studio lo pago comunque per quel giorno, che il paziente venga o meno, che se tengo quell'ora fissata per lui non posso prendere altri pazienti (a meno che non lo sappia con giorni e giorni di anticipo) e quindi non lavorerei ma nemmeno guadagnerei (ricordiamo che come portatrice sana di p.IVA non ho ferie o altro)...
ho concordato di farla pagare (anche perchè lavorando con i bambini spesso seguo il ritmo delle vacanze scolastiche: niente terapia dal 20 dic. al 10 genn. e da metà giugno a metà settembre: se ci mettiamo anche le sedute saltate e non pagate finisce per costarmi di più lo studio!).
Non potendo però sapere quando la febbre è vera e quando invece coincide solo con la festina o altro, do la possibilità di recuperare la seduta in un altro giorno (fra quelli da me proposti: quindi può essere che richieda di spostare altri impegni o di venire in orari scomodi), oppure uso quella seduta per il colloquio mensile con i genitori (che in quel caso non viene conteggiato come colloquio in più).
![]()
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Ci stiamo concentrando solo sul problema del pagamento, ma sarebbe interessante capire anche il valore, il significato terapeutico della seduta saltata. Perchè un paziente dovrebbe volontariamente mancare all'appuntamento senza un valido motivo? E' una resistenza che non riesco a definire....nessuno lo obbliga a seguire un percorso terapeutico, se lo decide è perchè lo ha scelto liberamente. E allora perchè marinare la seduta?![]()
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Cara francesca, se parliamo in generale delle espressioni della resistenza, ivi compresa quella del salto di seduta, dobbiamo considerare che, accanto alla spinta ed alla motivazione al percorso terapeutico, va considerata la spinta al mantenimento dello status quo. Freud parlava della coazione a ripetere proprio come di una forza che si esprime nelle resistenze e tende a mantenere la struttura patogena (sorretta quindi dalla pulsione di morte). Autori successivi hanno ulteriormente approfondito questo aspetto. La Klein ha esplorato particolarmente le espressioni della resistenza alla cura negli attacchi all'analista ed all'analisi, Bion ha parlato addirittura di "attacchi al pensiero". Sempre Bion ha ravvisato nel mantenimento della struttura patogena una resistenza imponente, tanto che l'analizzando arriva a percepire il cambiamento reale della struttura come "catastrofe".
Anche riferendosi a contesti teorici differenti (fisica, biologia, matematica) si può vedere come l'intuizione clinica della psicoanalisi abbia fondamento. Ad esempio, riferendosi alla teoria dei sistemi dinamici lineari, l'importanza della coerenza del sistema vivente può diventare vera e propria rigidità strutturale, finalizzato al mantenimento dell'identità e, paradossalmente, della propria sofferenza.
Un saluto
gieko
E' vero ci possono essere dei casi veramente "estremi", come quelli sopra citati, (gravissimo incidente o morte improvvisa di un genitore) e me ne guarderei bene dal fare pagare la seduta.
Però credo che questi casi siano talmente rari, che costituiscono delle eccezioni. Per cui in linea generale,le sedute saltate si pagano, proprio come assetto mentale di partenza del terapeuta.
A tal riguardo pure io ho uno studio in affitto e a mio avviso diventa ingiusto, quasi paradossale che finiamo per assumerci ogni responsabilità economica. Ci sono dei limiti e bisogna fare i conti con la realtà!!!
E aggiungo..
Prima di essere terapeuta, sono stata anch'io paziente; e per esperienza posso dire di avere sempre pagato le sedute saltate, quelle in cui stavo male, febbre o gastrite e quelle in cui i motivi erano diciamo...molto soggettivi. certo, questo mi pesava, non lo nascondo ,però riconoscevo che era una cosa giusta, non mi sentivo certo "aggredita" nei miei bisogni. Era così e basta;non rigidità bensì chiarezza e rispetto.
Di fatto poi in quell'ora "saltata" ,in cui mi trovavo "altrove" , mi succedeva spesso di pensare alla stanza di analisi, alla dottoressa, a quello che avrei potuto dire, al fatto che avrei dovuto corrispondere comunque l'importo della seduta, che con la mi assenza avevo perso. E allora forse solo così, si può comprendere il valore terapeutico del pagamento della seduta saltata.
Ultima modifica di annacaputo : 02-03-2009 alle ore 17.02.33