
Originalmente inviato da
gieko
Mah, sarà... Forse mi sbaglio ma non ho sentito di una teoria genetica dell'autismo che possa spiegare completamente il fenomeno.
Ad ogni modo ho trovato questo articolo scritto da Gallese (che immagino tu sappia chi sia...) insieme a Eagle e Migone che sono due psicoanalisti. Parrebbe che il dialogo tra le neuroscienze, nel caso specifico da parte di uno degli scopritori dei "mirror neurons" e la "vetusta" psicoanalisi sia in atto. Riporto l'abstract:
The neural circuits activated in a person carrying out actions, expressing emotions, and experiencing sensations are activated also, automatically via a mirror neuron system, in the observer of those actions, emotions, and sensations. It is proposed that this finding of shared activation suggests a functional mechanism of "embodied simulation" that consists of the automatic, unconscious, and noninferential simulation in the observer of actions, emotions, and sensations carried out and experienced by the observed. It is proposed also that the shared neural activation pattern and the accompanying embodied simulation constitute a fundamental biological basis for understanding another's mind. The implications of this perspective for psychoanalysis are discussed, particularly regarding unconscious communication, projective identification, attunement, empathy, autism, therapeutic action, and transference-countertransference interactions. [Gallese V, Eagle MN, Migone P.; J Am Psychoanal Assoc. 2007 Winter;55(1):131-76]
Secondo il mio parere la tua visione dell'autismo è riduzionista non tanto per l'eziopatogenesi genetica in sè, su cui sono anche d'accordo. Non bisogna però dimenticare che essa non esclude che vi sia anche una conseguente organizzazione psichica e che quest'ultima influisce sul sostrato biologico, stando alla visione sistemica dei viventi proposta da diversi autori (Varela, Maturana, Sander...).
Trovo riduzionistico e deterministico pensare che non si possa fare psicoterapia con chi è portatore di alterazioni genetiche, perchè il presupposto è che tanto non è possibile un cambiamento oltre che a livello genetico anche a livello emotivo. Persone con la sindrome di Down hanno spesso difficoltà nella gestione delle emozioni a causa della propria patologia, ma questo non esclude che possa essere fatto un intervento psicoterapeutico a questo livello.
Saluti