• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 2 di 2 PrimoPrimo 12
Visualizzazione risultati 16 fino 27 di 27

Discussione: Realtà non italiane

  1. #16
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    1,975

    Riferimento: Realtà non italiane

    Sinceramente sono un pò stufa delle caste italiane......semmai l'arretratezza culturale è la nostra.....ma è possibile che dal mercato del lavoro restino esclusi proprio i "migliori"?Purtroppo l' Italia è molto malata....e se non si dà una svolta culturale che in primis dovrebbe venire dal popolo non si va avanti.....semplicemente ci adattiamo al sistema...!
    Ecco, ci mancava pure Zuccherina_Guevara, ora siamo veramente al completo!! Credo che ci siano ben altri problemi in Italia da risolvere, i counsellor dell'ultima ora possono pure attendere...

  2. #17
    Partecipante Figo
    Data registrazione
    30-11-2008
    Messaggi
    773

    Riferimento: Realtà non italiane

    Quante volte abbiamo assistito all'incompetenza di certi individui che rivestono cariche importanti senza esserne competenti?come fa certa gente ad andare a lavorare ogni mattina e non provare quel senso di insoddisfazione dovuto al fatto di sentirsi completamente inutile ed incapace?L'Italia è strapiena di gente così.....e poi un povero laureato con tanta voglia di imparare e ed essere efficiente/efficace trova le porte chiuse perchè si ritrova degli incompetenti raccomandati al suo posto!
    Io non so qual'è la realtà americana o di altri paesi ma penso solo che sia migliore....!!!!

  3. #18
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
    Data registrazione
    06-07-2006
    Messaggi
    717

    Riferimento: Realtà non italiane

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    L'Ordine le racconta, insieme a diversi Ordini regionali e gli organi preposti delle Facoltà; Londra, considerando che non ha un Ordine apposito non l'ho citata di proposito. E' logico che poi ogni paese, ha alcune norme proprie specifiche che lo differenziano da altri, così come vale per l'Italia, che non permette l'iscrizione ad uno che studiato solo in America se prima non supera determinati step, date alcune note carenze culturali del paese, a differenza della tecnica e tecnicismo spesso più utilizzabili grazie a fondi lì investiti.
    Se poi, tutti indistintamente scrivono ed inviano cavolate sui e dai vari ordini e facoltà di psicologia a questo rigurdo, soprattutto in modo coerente tra loro, prima o poi si ravvederanno; certo che sarebbe bello capire che ti ha fatto o a cosa ti ha messo davanti l'Ordine (o disordine - non ordine, da come sembri percepirlo tu) e da tempi indietro.

    Se invece riesci a chiarici tutto tu sulle propagande e pubblicità, di alcune associazioni di categoria (tipo?) e dall'Ordine degli psicologi, ben venga; prima però dovresti dire perché detieni una "verità forte" in tal senso - specifico della psicologia - come sembrerebbe, credo. In modo da capire perché dovresti o sei una fonte più attendibile di loro
    Quando ho parlato di estero, proprio a scanso di equivoci, ho sempre messo tra parentesi UE. L'America non c'entra niente. Stiamo parlando di Europa.
    Ti ricordo che nel tuo primo post hai scritto "[...] può per diritto iscriversi e lavorare".

    Semplicemente il mio post intendeva spiegarti che "per diritto" non si fa assolutamente niente. Lo ribadisco entrando ancor più nello specifico: nei paesi Europei, sia che esista l'Ordine sia che non esista, è necessario verificare i requisiti che il singolo stato richiede al professionista.

    Io non detengo affatto una verità forte...: una cosa sono le opinioni, altra cosa sono i dati oggettivi. Ed oggettivamente l'aver superato l'EdS ed essere iscritti all'Ordine, non permette "di diritto" di lavorare fuori dall'Italia negli altri paesi UE.

    Il mio esempio di Londra era volutamente paradossale e significava: non solo è difficile farsi riconoscere il titolo laddove esiste un equivalente dell'Ordine, ma addirittura dove l'Ordine non esiste. Questo l'ho detto perché tra i partecipanti di questo forum ancora non è chiaro che "assenza di Ordine" non equivale ad "assenza di regole".

    Siamo ancora molto lontani da quella che in Europa si chiama libera circolazione dei titoli e delle professioni... anche perché, fino ad oggi, i singoli Stati non hanno ancora trovato il tempo di riunirsi intorno ad un tavolo per armonizzare i curricula formativi e i relativi mestieri di destinazione.

    Un piccolo passo in avanti è stato fatto con il recepimento in Italia della Direttiva 2005-36-CEE, recepimento avvenuto attraverso il così detto D. Lgs. "qualifiche", approvato in CdA il 23 ottobre 2007 (dopo un grande sbattimento personale dell'allora Ministra Bonino).

  4. #19
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
    Data registrazione
    06-07-2006
    Messaggi
    717

    Riferimento: Realtà non italiane

    Ora però sento proprio la necessità di fare una piccola divagazione (ma nemmeno più di tanto) sul tema.

    Il termine deontologia deriva dal greco e significa: “ciò che si deve fare”. La deontologia professionale rappresenta dunque, sul piano valoriale, il comune sentire (e il conseguente agire) di una comunità professionale.

    Il codice deontologico è quindi l’espressione scritta della deontologia di una comunità professionale.


    Nonostante questo, è dovere di ogni professionista:
    • conoscere le norme e le leggi che lo riguardano;
    • conoscere i principi fondamentali del diritto, le procedure essenziali di regolazione dei conflitti, le Istituzioni basilari dell’organizzazione dello Stato;
    • conoscere nel dettaglio la legislazione concernente la professione ivi compresa quella fiscale, le norme deontologiche, il regolamento disciplinare, le istituzioni della professione.
    Ecco, trovo semplicemente scandaloso che professionisti non più studenti e già iscritti all'Ordine non sappiamo una beata mazza delle Leggi e dei regolamenti inerenti la propria professione.

    E dunque i professionisti iscritti all'Ordine sarebbero la miglior espressione della tutela professionale verso i propri pazienti (e verso se stessi)?

    C'è solo da piangere...

  5. #20
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    1,975

    Riferimento: Realtà non italiane

    E dunque i professionisti iscritti all'Ordine sarebbero la miglior espressione della tutela professionale verso i propri pazienti (e verso se stessi)?

    C'è solo da piangere...
    Quante storie, gli scandali sono ben altri nel nostro lavoro!

  6. #21
    Partecipante Figo
    Data registrazione
    30-11-2008
    Messaggi
    773

    Riferimento: Realtà non italiane

    Assenza di ordini non è equivalente ad assenza di regole......e questa è anche la mia opinione...anche perchè se non ci sarà l'ordine ci sarà sicuramente qualche altra regola da rispettare, no?
    Ho parlato con una ragazza londinese...e mi ha detto che lì non ci sono le professioni....poi se ne è andata presto quindi non ho avuto modo di chiarire...cosa intendeva secondo voi con questa frase?

  7. #22
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    1,975

    Riferimento: Realtà non italiane

    Assenza di ordini non è equivalente ad assenza di regole......e questa è anche la mia opinione...anche perchè se non ci sarà l'ordine ci sarà sicuramente qualche altra regola da rispettare, no?
    Guarda che lo so, ma anche abolendo l'Ordine degli psicologi le questioni da noi poste sul counselling restano, cosa credete, che sia solo un problema di casta?

  8. #23
    Partecipante Figo
    Data registrazione
    30-11-2008
    Messaggi
    773

    Riferimento: Realtà non italiane

    Qua non si parla del counselling ma di come funziona all'estero in generale...quindi implicitamente anche della tutela della mia professione..!

  9. #24
    Axamer Ibk
    Ospite non registrato

    Riferimento: Realtà non italiane

    Sugli aspetti burocratici non so dire molto ma dalla mia esperienza inglese la convivenza/collaborazione tra diversi "clinicians" - conusellors, infermieri, psicologi di vario genere ecc (la laure in psic. qua consente molti sbocchi) - è generalmente pacifica e vissuta nel rispetto reciproco.

  10. #25
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
    Data registrazione
    10-02-2006
    Residenza
    Tra le Alpi e gli Appennini
    Messaggi
    11,960

    Riferimento: Realtà non italiane

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Quando ho parlato di estero, proprio a scanso di equivoci, ho sempre messo tra parentesi UE. L'America non c'entra niente. Stiamo parlando di Europa.
    Ti ricordo che nel tuo primo post hai scritto "[...] può per diritto iscriversi e lavorare".

    Semplicemente il mio post intendeva spiegarti che "per diritto" non si fa assolutamente niente. Lo ribadisco entrando ancor più nello specifico: nei paesi Europei, sia che esista l'Ordine sia che non esista, è necessario verificare i requisiti che il singolo stato richiede al professionista.
    La verifica dei requisiti richiesti, per un minimo di garanzia (anche se qui si sta strumentalizzando il discorso per altri fini, rispetto a quelli previsti dai vari Ordini e paesi che lo prevedono al loro interno) mi sembra il minimo che si possa fare ed era implicito ma evidente per chi sa o vuole leggere realmente, in quanto ho scritto, così come molto semplice - in base alle Leggi vigenti, del 2000, (ce ne sono anche di antecedenti, ma non voglio e non sarebbe il caso di elencarle tutte, perché non servirebbe) 2006, 2007/8/9 ed in programmazione, ce n'é una anche per il 2010, sia interfacoltà che per regolamentare i rapporti tra diversi paesi UE- pensavo potesse esserlo capirlo; é la logica che dovrebbe condurre a pensare semplicemente al fatto che si faccia una verifica dei requisiti minimi previsti, se essa funziona bene.
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 10-06-2009 alle ore 06.11.30
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  11. #26
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
    Data registrazione
    06-07-2006
    Messaggi
    717

    Riferimento: Realtà non italiane

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    La verifica dei requisiti richiesti, per un minimo di garanzia (anche se qui si sta strumentalizzando il discorso per altri fini, rispetto a quelli previsti dai vari Ordini e paesi che lo prevedono al loro interno) mi sembra il minimo che si possa fare ed era implicito ma evidente per chi sa o vuole leggere realmente, in quanto ho scritto, così come molto semplice - in base alle Leggi vigenti, del 2000, (ce ne sono anche di antecedenti, ma non voglio e non sarebbe il caso di elencarle tutte, perché non servirebbe) 2006, 2007/8/9 ed in programmazione, ce n'é una anche per il 2010, sia interfacoltà che per regolamentare i rapporti tra diversi paesi UE- pensavo potesse esserlo capirlo; é la logica che dovrebbe condurre a pensare semplicemente al fatto che si faccia una verifica dei requisiti minimi previsti, se essa funziona bene.
    Ti dovessi dire che ho capito mezza parola di quello che hai scritto, ti direi una bugia...

  12. #27
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
    Data registrazione
    06-07-2006
    Messaggi
    717

    Riferimento: Realtà non italiane

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    é la logica che dovrebbe condurre a pensare semplicemente al fatto che si faccia una verifica dei requisiti minimi previsti, se essa funziona bene.
    Io credo tu stia parlando di cose che non conosci...

    L'Italia ha provveduto alla ratifica formale della Convenzione di Lisbona con la Legge n. 148 del 21 luglio 2002.

    Tuttavia la Comunità Europea ha già sollevato eccezioni verso l'Italia in quanto la prassi italiana fa distinzioni, rispetto al paese di provenienza, tra professioni ordinate e non. E quindi, in sostanza, anziché recepire il principio ispiratore della Convenzione (la semplificazione), paradossalmente lo stravolge.

    Così (sintetizzo io) possiamo leggere nel preambolo della Convezione: L'autoreferenzialità di molti atenei e docenti, le barriere difensive elevate dalle corporazioni professionali nazionali, il pregiudizio circa la qualità dell'istruzione superiore degli altri Paesi sono atteggiamenti e comportamenti che rischiano di coagularsi in una pericolosa miscela di protezionismo.

    E dunque il solito problema: i privilegi di casta.

    Ti faccio un esempio, così forse è più chiaro.

    In Slovenia, l'obbligo di iscrizione all'equivalente del nostro Ordine degli Psicologi è tale solo per chi intende lavorare nella scuola o nella sanità pubblica. Dunque chi in Slovenia vuole esercitare la libera professione non è obbligato ad iscriversi da nessuna parte. Ergo chi viene dalla Slovenia ed è Psicologo nella scuola o nell'ospedale, può richiedere l'iscrizione al nostro Ordine. Chi invece è libero professionista (a parità di formazione) viene iscritto alla sezione B dell'Albo! E questo è un bel paraddoso se consideri che prima della Convenzione di Lisbona, era sufficiente dimostrare di aver lavorato in maniera continuativa almeno 24 mesi all'estero in qualità di Psicologo per vedersi riconosciuto il titolo professionale...

    La solita italianata: si aderisce a qualcosa (Convenzione di Lisbona) e la si stravolge fino a farla diventare l'esatto contrario di ciò che è. Convenzione di Lisbona = semplificazione. Recepimento italiano della Convenzione = complicazione.

Pagina 2 di 2 PrimoPrimo 12

Privacy Policy