D'accordo, ma si sta parlando di 'omissioni', ovvero di quelle situazioni in cui il paziente deliberatamente e coscientemente decide di non parlare di determinate tematiche, quindi è qualcosa che è già verbalizzato, ma non è ancora possibile inserirlo in una dialettica, in altre parole non è possibile aiutare il paziente ad elaborare ciò che non vuole ancora elaborare.quindi non si tratta di "scoprire" quello che il paziente non dice, come si chiedeva nella domanda iniziale di questo thread, ma di rispettare il modo con cui egli comunica e saper ascoltare anche ciò che non è espresso a livello verbale, per poi, eventualmente, aiutare il paziente ad elaborarlo. Non vedo cosa c'entri la magia nera, tutto il mio intervento si riferiva al concetto bioniano di reverie
Saluti,
ikaro
Magari si tratta di cose che lui vuole elaborare ma ha solo timore di dirlo per paura di essere giudicato perchè quei fatti sono "imbarazzanti" anche per lui.....allora mi chiedo se la cosa giusta da fare è semplicemente aspettare che li tiri fuori da solo oppure va aiutato nel farlo e se si come!!!Ovviamente ogni caso è a sè ma ci saranno delle regole generali o no?Io posso pure avere fiducia in quella persona(psicoterapeuta) nel senso che penso sia una persona seria....però le cose che evito di dire probabilmente fanno male a me ossia sono io il primo a giudicarmi.....come se ne esce?![]()
Appena il paziente capisce veramente che non verrà giudicato ma che é lui/lei che si autogiudica e sta facendo tutto da solo? (se il clima terapeutico tra i due interagenti nel setting, é "favorevole", dato che c'é fiducia...).
E... appena ne parla? In modo da poter elaborare la questione?
Se ci tiene ne parla, altrimenti vuol dire che in quel momento, non é ancora il momento e ciò va rispettato.
E' piuttosto normale poter avere difficoltà a parlare di cose che fanno male in primo luogo a sé stessi, soprattutto in alcune persone; ma tu a che tipo di cose ti riferisci, per capire? Cioé a cose "intime" di qualsiasi tipo della vita personale o a fatti di "rilevanza sociale"?
Ultima modifica di RosadiMaggio : 16-06-2009 alle ore 06.20.05
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Io credo che la chiave di volta sia l'alleanza terapeutica che si costruisce con il paziente, il quale non deve sentirsi violato, ma al sicuro nella stanza del terapeuta. Questa sicurezza, condicio sine qua non per un'apertura, non si realizza in 2 minuti, nè la si deve pretendere pensando che è lui ad aver chiesto di noi, ma la si costruisce insieme e nel tempo. Un tempo più o meno lungo, tanto quanto lo richiede il pz. Se un terapeuta o unaltra figura sociale smania dall'imperativo di "denudare" il pz e "sgamarlo", sarebbe il caso che si fermasse a riflettere su questa sua pericolosa modalità e sul suo significato, sia che l'adotti in genere con tutti sia che la utilizzi con quello specifico pz.
Primo: Non nuocere.
Ultima modifica di GIUNONE : 16-06-2009 alle ore 08.45.33
Ma certo, intendevo proprio questo tipo di situazioni!Magari si tratta di cose che lui vuole elaborare ma ha solo timore di dirlo per paura di essere giudicato perchè quei fatti sono "imbarazzanti" anche per lui.....
Esattamente, è proprio su questo punto che il concetto di alleanza terapeutica non tiene, io posso avere fiducia nello psicoterapeuta ma non poter ancora parlare di alcune cose, se ne esce sapendo aspettare e cogliere quelle aperture, anche minime.allora mi chiedo se la cosa giusta da fare è semplicemente aspettare che li tiri fuori da solo oppure va aiutato nel farlo e se si come!!!Ovviamente ogni caso è a sè ma ci saranno delle regole generali o no?Io posso pure avere fiducia in quella persona(psicoterapeuta) nel senso che penso sia una persona seria....però le cose che evito di dire probabilmente fanno male a me ossia sono io il primo a giudicarmi.....come se ne esce?![]()
Saluti,
ikaro
Quindi un 'quartino' di vissuto!
Ma perchè, per rimanere nella metafora, credi sia importante la bottiglia intera? L'intero non esiste in psicoterapia ma tutto ciò che è un uomo in quel preciso momento è l'intero. Quel 'quarto' contiene tutto ciò che c'è da sapere, non c'è altro da aggiungere: non a caso in psicoanalisi c'è la necessità di ''imparare'' da quel poco che si ha; e cioè a volgere l'attenzione al gioco dei richiami e dei rinvii che quel ''quarto di vissuto'' intrattiene con la questione inconscia del paziente, attraverso il transfert. Più che altro, mi sembra aleggi nell'aria una immagine un pò ingenua della psicoterapia: cioè il solito strascico di freudiana memoria che vedrebbe nella psicoterapia un mero processo di indagine ''causale''...un pò vicino all'idea di trauma specifico del primo Freud. Le cose stanno diversamente, e hanno iniziato a stare diversamente già dai tempi di Freud.
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Rosa mi riferisco a vissuti intimi della vita di una persona......
Io credo che per capire veramente una persona bisognerebbe venire a conoscenza non di TUTTO ma proprio delle cose che fanno male maggiormente.....è lì che risiede il "problema"....
Però mi domando se nel periodo di tempo tra la "presentazione" e il dire cose più intime ed imbarazzanti vi possono essere dei miglioramenti che incidono proprio su queste cose "intime"!non so se mi sono spiegata!
Un inciso: non credo che l'alleanza terapeutica sia definibile solo come fiducia nel terapeuta, in tal caso penso non si andrebbe molto avanti nel percorso. La ritengo una vera alleanza di lavoro che si costruisce lentamente e che si alimenta non solo di fiducia ma di nutrimento emotivo-affettivo veicolato dalla elicitazione di una reciprocità reale e fantasticata in cui le corde dell'intimità emotiva ed affettiva, spesso inconsce, sono accolte e trovano spazio e riconoscimento. Questo lo si costruisce nel tempo.
Talvolta la fiducia affonda le radici su una base eminentemente razionale, mentre l'alleaza terapeutica si costruisce nello spazio vitale della dimensione emotiva-affettiva, non razionale, spesso inconscia.
Purtroppo, non si può dare una reale risposta ad una questione tanto specifica ed allo stesso tempo, tanto generale. Ci potremmo scrivere un trattato.
Se tu la consideri ad es., in un'ottica sistemica (non so se la conosci bene), ciò é in parte possibile, perché si possono creare nuove "aperture" e prospettive che incidono su altri fattori importanti e permettono - in genere - di affrontare anche il problema più "difficile" per il paziente in collaborazione con il terapeuta. E ciò può avvenire in tempi relativamente "rapidi" e senza forzare il paziente che non deve sentirsi violato ma tutelato.
In un'ottica psicoanalitica la problematica, viene affrontata secondo varie prospettive, freudiana - lacaniana, junghiana, costruttivista - relazionale più altre meno note, ognuna con modi e tempi diversi.
Sulla prima, ti ha risposto ikaro; é sempre importante il rispetto dei tempi del paziente e se il terapeuta sa calibrare i suoi interventi con il discorso in atto nel paziente, ciò può può incidere favorevolmente.
In ogni caso, alla base di tutto, c'é sempre - indipendentemente dal tipo di terapia e di orientamento del terapeuta - l'alleanza terapeutica ed un "clima" ecologico e di fiducia, per permettere a ciò che vuole esprimersi di emergere con tranquillità; inoltre, generalmente, dato che come diceva anche Luigi'84, un paziente é sempre un intero, non solo nella terapia ma anche nel corso di ogni singola seduta, molto spesso ciò che é esperito quale "non detto", viene colto - nel senso che "potrebbe esistere un qualcosa di importante per quella persona" - da un terapeuta preparato attraverso altre vie, importanti per permettere sblocchi e cambiamenti nel paziente.
Considera in ogni caso che queste sono risposte esclusivamente in via ipotetica e teorica, perché nella specificità del caso ogni individuo, é una storia a sé. E come tale va garantito.
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Quoto Gaia,
e questo è vero non solo in terapia, ma anche nella relazione di Counseling. Soprattutto in quegli approcci che si richiamano al "campo lewiniano" e anche agli approcci sistemici: migliorando un problema, se ne migliorano altri in qualche modo interrelati. Ma è la persona che, come su un piano inclinato, prenderà il movimento, se lo darà.
Alcuni, approcci di Counseling, rispettano il fatto che la persona voglia non voler affrontare alcuni aspetti della propria vita, soprattutto quelli considerati "non problematici". In questo caso la valutazione è della persona.
E non del counselor.
E' proprio questo quello che succederà...ma non è detto che quei miglioramenti saranno macroscopici, potranno essere anche minimi. Ma sempre miglioramenti!
Ultima modifica di IT_Modeler : 16-06-2009 alle ore 16.24.26
psi_net
dal regolamento di ops.qualcosa mi sembra familiare:
La sanguisuga
CHI E' LA SANGUISUGA?
Internet promuove la cultura della condivisione. Tuttavia questo genere di partecipante approccia ad Internet come se tutto gli fosse dovuto e si aspetta di ricevere risposta a qualunque domanda ponga.
Assume il comportamento dello "scroccone" e diventa sarcastico e risentito quando nessuno gli fornisce le informazioni e/o risorse richieste.
COME INDIVIDUARE UNA SANGUISUGA?
Riconoscere le sanguisughe richiede tempo e scambi ripetuti:
• Stanchezza: quando cominci a sentirti stanco e prosciugato di energie dopo aver cominciato ad interagire con una specifica persona, poniti il problema
• Ripensa alle tue ultime interazioni: questa persona ha sempre fatto domande attendendosi risposte e prendendoti energie?
• Cosa hai ottenuto? La sanguisuga chiede, ma non dà nulla. Assorbe energie, spendendo il meno possibile.
COME GESTIRE LA SANGUISUGA?
Quando pensi di avere di fronte una sanguisuga, aspetta perché potrebbe essere una persona in cerca di reale aiuto. Sii compassionevole.
Spesso una persona prende senza poter ricambiare il favore nell’immediato, ma senza malizia.
Quando invece ritieni di avere di fronte una sanguisuga puoi:
• Provare a rispondere ad una sua richiesta con un assertivo “No”, senza scuse di sorta, e vedere come reagisce.
• Provare a chiederle tu aiuto e vedere come si comporta.
Se verifichi il suo comportamento da scroccone, potrai semplicemente evitare qualsiasi contatto con quel partecipante, anche perché su OPs la collaborazione e condivisione sono asset fondanti!
Se dovesse ulteriormente infastidire, puoi sempre contattare i moderatori della stanza per esporgli la situazione.
la persona fa parte di un sistema in cui vi sono delle relazioni ad es......(io penso a prescindere dall'approccio)che rappresentano un problema interrelato a quello che la persona riporta! It-modeler.....praticamente stai dicendo che una persona potrebbe avvertire dei miglioramenti nelle proprie relazioni "migliorando" sè stessa attraverso le sedute....ossia se si interviene sulla persona singola è come se si stesse intervenendo anche sugli altri(con cui è in relazione)?![]()
Solo uno spunto ulteriore per riflettere: la persona é sempre in relazione con gli altri anche se essi non sono presenti.
Ora, come ti hanno detto già, rileggi gli ultimi interventi (ed anche altri se lo ritieni, del 3d) e prova a rifletterci con calma, altrimenti non ti é utile.
Ultima modifica di RosadiMaggio : 17-06-2009 alle ore 16.51.29
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4