capisco di far parte del tuo/vostro problema e non della soluzione, però... almeno alcune precisazioni vorrei farle lo stesso.
intanto i grandi numeri: nessuno ha detto, a noi che facciamo gli esami del I anno: "sterminateli!!!!!" solo perchè siete il triplo del solito.
sta accadendo esattamente quello che accade tutti gli anni, ovvero che la selezione maggiore si ha SEMPRE il primo anno, che ci sia la prova d'ingresso o che non ci sia. non è un'impressione, sono i dati a parlare: in biblioteca, se volete, potete trovare un articolo pubblicato lo scorso inverno su Psicologia dell'Educazione che parla proprio delle carriere dei vostri predecessori e che molto semplicemente e platealmente conferma questa cosa: la maggior parte delle rinunce si ha SEMPRE il I anno, così come è il I anno a determinare in gran parte chi si laureerà in corso e chi fuori corso.
I motivi sono tanti e NON dipendono dalla vostra numerosità: al I anno trovate tanti esami obiettivamente pesanti, e non solo alcuni esami pesanti; moltissimi pagano lo scotto di trovarsi fronte materie in aprte inattese (che c'entra la biologia con Freud, qualcuno avrà detto), lo scotto dell'inesperienza, del doversi inventare un metodo di studio che magari non coincide affatto con quello delle superiori, della difficoltà di imparare a gestire l'emotività, a comprendere le richieste degli esami e ad affrontare prestazioni che richiedono maggior sforzo di quelle delle superiori. paradossalmente chi ha sempre fatto relativamente poca fatica alla superiori può trovarsi più spiazzato di chi invece ha sempre dovuto tirarsi il collo: se prima studiare tre ore erano sufficienti per un sette o più, adesso tre ore non bastano più.
sarettasx ha ragione, secondo me, nel dire che la numerosità semmai amplifica la percezione delle bocciature, per cui 80 bocciati (su 160) fa più sensazione di 20 (su 40), però, addirittura, quest'anno in neuroscienze siete mediamente andati meglio del solito... idem per metodologia: facendo il raffronto con la sola prof pinelli, che teneva il corso anche gli anni passati, i bocciati sono stati percentualmente di meno.
non credo sia una politica vincente, anche nel caso si cambi facoltà, identificare il problema con il mitico docente - carogna: il docente "buono", quello che ti da' 18 perchè ha compassione o fa un esame facile per far passare tutti - ammesso che esista! - è/sarebbe un docente inutile. gli esami non sono difficili perchè siam cattivi: gli esami sono difficili perchè la psicologia è difficile, e studiare psicologia, ve ne accorgerete, è addirittura più semplice che fare gli psicologi. se l'università deve sfornare professionisti o quantomeno figure professionali, il minimo che dovete pretendere (non semplicemente aspettarvi) è che si esigano conoscenze professionali.
poi, certo, il docente - buono probabilmente non esiste, e probabilmente il docente - carogna esiste, ma non mi pare fruttuoso fare di una possibile eccezione una legge che spieghi l'andamento del mondo. attribuire successi ed insuccessi ad altri che a sè (locus of control esterno) è poco produttivo, ma nella vita in generale, non in università. porsi in discussione, chiedere aiuto per identificare quali modalità di studio sono errate o migliorabili, per gestire meglio l'organizzazione dei tempi e dell'ansia, ecc., è sicuramente un atteggiamento più vantaggioso - ribadisco, nella vita, io credo. le persone per aiutarvi ci sono, il servizio di psicologia applicata è nato apposta, e pochi o nessun docente rifiuta a priori un colloquio per aiutare chi trova difficoltà nel proprio esame, soprattutto per le matricole.
la figura dello studente che non fa nulla e piglia 30 mi pare tanto mitica quanto quella del docente-buono: poi, ovvio, ci sono i superdotati che leggono un capitolo sbadigliando e se lo ricordano a memoria, ma questo è nascere sotto una buona stella, non colpa nè usurpazione di meriti altrui.
ok, a questo punto potete pure picchiarmi![]()







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) ha ragione...