caro Guglielmo..Originariamente postato da willy61
Carlotta carissima
Spero mi perdonerai per il post lungo, ma su argomenti come questi ritengo non sia utile usare meno parole di quanto sia necessario. Non preoccuparti, nel rispondere di "usare un linguaggio semplice". Non sempre si possono esprimere concetti complessi con un linguaggio da rimpatriata tra amici. E, dato che sei appassionata di filosofia, non credo avrai problemi ad "alzare" il livello della discussione.
Lpd, e prima io, molte volte, ti ha chiesto di "esplicitare i criteri" che utilizzi per considerare "scienza" una qualunque attività umana. E mi pare che tu insista a non farlo. Non esplicitamente, quantomeno. E mi dispiace, perché, senza criteri condivisi, appare difficile discutere.
A quanto pare, secondo te, la scienza si occupa di qualcosa di "oggettivo", con strumenti che rendono possibile vedere "la realtà delle cose". Ti riporto la mia esperienza.
Lavoro dal 1984 presso il laboratorio chimico di Ricerca e Sviluppo del Centro Tecnico di Gruppo Italcementi, dove mi occupo di struttura dei materiali da costruzione a livello microscopico (da 100 micron a qualche decimo di nanometro). Per il mio lavoro utilizzo un porosimetro ad intrusione di mercurio ed un sorptometro ad adsorbimento di gas.
Cosa faccio? Vado a misurare le caratteristiche porosimetriche dei materiali. Cioè: ogni materiale, per quanto a livello macroscopico sembri assolutamente compatto e privo di pori, se osservato a livello microscopico presenta una serie di "difetti"; pori, crepe, fratture, punti di confine tra materiali differenti. La presenza di questi pori, le loro dimensioni, il volume che essi occupano, influiscono in modo sostanziale su caratteristiche dei materiali come la resistenza alla compressione ed alla trazione, la permeabilità ai gas, la durabilità nel tempo, ecc.
Esiste una teoria matematica dello sviluppo dei pori che mi rende in grado di predirne la loro distribuzione in funzione di una serie di parametri oggettivi (tipo di cemento e sua composizione chimica, rapporto acqua/cemento nell'impasto, tipo e qualità dell'aggregato utilizzato, ecc.). Tuttavia, ed è questa la cosa più divertente, fa un punto di vista oggettivo i pori non esistono affatto. O meglio, esistono se e solo se definiamo che il campo di osservazione va dai 100 micrometri ai 2 nanometri. Infatti, se aumentiamo gli ingrandimenti ai quali osserviamo il materiale, all'inizio non vediamo nulla, poi vediamo i pori, poi ci accorgiamo che i pori non hanno pareti lisce e compatte, ma che le loro pareti sono a loro volta frammentate e bucherellate. Per farla breve, la materia ha una natura frattale che rende impossibile oggettivare alcunché.
E sto parlando di pezzi di calcestruzzo, di fisica e di chimica. Cioè di scienza, della mia scienza.
Ora, vorresti per cortesia raccontarmi cosa sarebbe la tua, di scienza?
Grazie
Guglielmo
la scienza che intendo io è esattamente quello che fai tu..
So che può sembrare contradditorio ma è esattamente così..
solo che io non vedo questa scienza nella psicologia..
ps: ma allora tu non fai lo psicologo?







Rispondi citando
io ammiro il lavoro che fai tu..ma non mi risulta che nel lavoro dello psicologo che lavora in un consultorio, per una scuola o che o fa psicoterapia si usino ogni volta gli elettrocardiogrammi!!!! o mi sbaglio???
sono stata chiamata a fare la valutazione finale di un progetto formativo. Te la racconto per dirti che siamo NOI che scegliamo come lavorare. 
