“mi sono licenziato, anche se non so più cosa voglio fare nella vita veramente”
Questa risposta qui è abbastanza corrispondente a quel che sento io, me la annoto.
E che uno dei problemi dietro è proprio quello dell'ideazione di qualcos'altro, è divenuto certe volte un altro problema quello del "non mi vengono idee riguardo a cosa fare" quindi più che innescare uno stato di serenità innesca un altro circolo vizioso.
Certe cose so comunque che non voglio farle, altre le vorrei fare ma non saprei manco vagamente dove andarmi a cercare certe relazioni che mi soddisfino abbastanza.
Non avevo mai avuto relazioni sessuali e così dopo anni mi sono barcamenato in una relazione a pagamento. Prima di ricorrere a questo avevo instaurato comunque una relazione con una ragazza che come al solito voleva mettersi con me per cambiarmi di sana pianta, le volevo bene però così con lei io non ci stavo bene e nemmeno lei con me, e quindi questo mi ha lasciato comunque deluso.
Il lavoro che facevo anni e anni fa mi faceva stare più male che bene e mi sono tolto di mezzo io stesso, tutto sommato mettendo le cose sul piatto della bilancia sto meglio adesso.
Alla fin fine non è che non scelgo, alla fine scelgo comunque le situazioni che mi fanno stare meglio e meno peggio, poi però penso a quel che non mi va delle situazioni in cui mi trovo e precipita tutto, tornare a quello che non funziona non funziona, perciò penso ci vorrebbe "altro", ma dove sta?
Anche quando immagino di stare al posto di altre persone, per così dire, che svolgono certe professioni, l'idea davvero non riesce ad allettarmi (provo più fastidio che piacere ad immaginarmi lì), qua davvero è così, io al loro posto mi sentirei talmente incatenato da grovigli di impegni, relazioni difficili con clienti, capi ufficio, vessazioni, orari, e cose del genere che davvero poi mi butterei dalla finestra dell'ufficio o sotto alla catena di montaggio direttamente, a seconda della professione(ho parlato prima anche delle stragi negli uffici, queste cose dipendono secondo me anche dalla frustrazione a dovere star là dentro forzatamente).
"Lavoro" se è inteso in tal senso io sono già convinto di non volermici andare a ficcare in situazioni del genere, pure per questo non è che lo cerco volentieri. Forse chissà mi verrebbe voglia di farlo pure se pensassi "non è necessario per me lavorare per campare", ma non saprei, forse non è nemmeno questa la difficoltà. Io comunque conosco persone che campano di rendita, una situazione del genere a me non dispiacerebbe, però non ho abbastanza risorse per farlo. Io un po' mi appoggio economicamente ai miei, un po' a mio fratello, un po' ho un piccollo affitto concessomi sempre dai miei. L'indipendenza economica non ce l'ho, non potrei permettermi di vivere da solo e pagare le bollette, però lavorare significa sacrificare un altro tipo di indipendenza di cui io sento comunque il bisogno. Per me la realizzazione professionale non è che sia proprio un bene in sé, è soprattutto l'indipendenza economica che mi manca, certe cose mi piace farle per conto mio, ma perché le energie per farle sorgono spontanee per compierle e portarle avanti (andare al cinema di tanto in tanto già è qualcosa, quando son stato peggio manco questo volevo fare più), l'esempio del bambino che cerca di afferrare il giocattolo di Megiston è calzante in questo caso. La mamma lo incita perché riesce ad afferrare che è proprio in quella direzione che vuole andare in quel momento (che qualcuno faccia il tifo per me non mi dispiace affatto), ma se la mamma non riesce a capire bene il bambino cosa vuol fare e lo "spinge" o più che altro "lo forza" a fare cose che non sente consone a sé e dissonanti col proprio malloppo di bisogni ed aspettative produrrà più danni che benefici.
Io è vero sono dipendente economicamente (non solo da mammà pure da papà) ma non sono così pazzo da mettere su famiglia con una donna o cose del genere senza avere risorse più solide e senza esser davvero persuaso nel far questo, ho visto persone senza aver nulla sfornare figli e fingersi altro che hanno prodotto molti più disagi in giro di quanti ne produco io col mio atteggiamento "infantile".
Io preferisco comunicarglielo a una ragazza che non sono quel che s'aspetta e non farglielo credere, se da me si aspetta determinate cose, forse sbaglio ma non riesco a fingermi qualcos'altro, nel bene e nel male sono un po' polpo e un po' piovra, sono abbastanza sfaticato e malsopporto certe costrizioni, incastrarmi senza una genuina convinzione in certe cose non è bene per me. Mi vien voglia in un momento di aiutare una signora per strada in difficoltà e lo faccio volentieri, non ne ho voglia, non l'aiuto, ma non è che devo costringermi ad aiutare qualcuno perché si deve aiutare, così non va bene.
Ci vorrebbe per me un lavoro poco impegnativo in cui non ti viene chiesto di stare occupato per molte ore al giorno e si guadagni qualcosa, ma questa a me sembra una contraddizione in termini se si osserva solo un po' come stanno andando le cose in giro.
Saluti







(ho parlato prima anche delle stragi negli uffici, queste cose dipendono secondo me anche dalla frustrazione a dovere star là dentro forzatamente).
) ma non sono così pazzo da mettere su famiglia con una donna o cose del genere senza avere risorse più solide e senza esser davvero persuaso nel far questo, ho visto persone senza aver nulla sfornare figli e fingersi altro che hanno prodotto molti più disagi in giro di quanti ne produco io col mio atteggiamento "infantile".
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