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  1. #301
    consulente_
    Ospite non registrato

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Devo dire che ho trovato interessante la discussione, ma spero nessuno se la prenda se non l'ho letta tutta tutta ^ ^;
    Forse mi sono sbagliato, ma ho sentito come una domanda inespressa nelle ultime pagine: ovvero se un amore "inespresso"(o meno), un legame tra terapeuta o paziente, (una situazione che è oltre il limite della correttezza, ora che si conosce meglio il funzionamento, che si è maturata,come disciplina, esperienza proprio da casi come quelli di jung) possa di fatto essere uno sprono, un aiuto verso la guarigione.
    A mio modestissimo e sindacabilissimo parere, mi piacerebbe dire questo: che quello che conta è che le persone abbiano un input mirato alle loro necessità di cura.
    Il terapeuta ,come parrà ovvio, deve avere un equilibrio e un autocontrollo, una fermezza, che lo rende in grado di recepire il disturbo, e di influenzare quello, SOLO quello, senza toccare possibilmente altre corde profonde e "impelagarsi" in situazioni difficili e sopratutto NON etiche.
    Non è una questione di aderenza a regole fine a se stessa: c'è un motivo ben preciso per la loro esistenza.
    Conclusione? In "mezzo" a quell'amore ci saranno stati input utili per la paziente di Jung, ma non era certo stato il modo migliore, o l'unico!, per lei.
    C'è un enorme differenza tra i nostri desideri, consci e inconsci, basati su sentimenti di vuoto, di mancanza, di desiderio per ciò che sentiamo non avere, e quello che di fatto ci porta a capire noi stessi, ad accettarci, ad equilibrarci.

  2. #302
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da consulente_ Visualizza messaggio
    Devo dire che ho trovato interessante la discussione, ma spero nessuno se la prenda se non l'ho letta tutta tutta ^ ^;
    Forse mi sono sbagliato, ma ho sentito come una domanda inespressa nelle ultime pagine: ovvero se un amore "inespresso"(o meno), un legame tra terapeuta o paziente, (una situazione che è oltre il limite della correttezza, ora che si conosce meglio il funzionamento, che si è maturata,come disciplina, esperienza proprio da casi come quelli di jung) possa di fatto essere uno sprono, un aiuto verso la guarigione.
    A mio modestissimo e sindacabilissimo parere, mi piacerebbe dire questo: che quello che conta è che le persone abbiano un input mirato alle loro necessità di cura.
    Il terapeuta ,come parrà ovvio, deve avere un equilibrio e un autocontrollo, una fermezza, che lo rende in grado di recepire il disturbo, e di influenzare quello, SOLO quello, senza toccare possibilmente altre corde profonde e "impelagarsi" in situazioni difficili e sopratutto NON etiche.
    Non è una questione di aderenza a regole fine a se stessa: c'è un motivo ben preciso per la loro esistenza.
    Conclusione? In "mezzo" a quell'amore ci saranno stati input utili per la paziente di Jung, ma non era certo stato il modo migliore, o l'unico!, per lei.
    C'è un enorme differenza tra i nostri desideri, consci e inconsci, basati su sentimenti di vuoto, di mancanza, di desiderio per ciò che sentiamo non avere, e quello che di fatto ci porta a capire noi stessi, ad accettarci, ad equilibrarci.
    Infatti, è cosi'; dove si afferma che qs esperienze sono state utili, è per far comprendere quali sono i confini che non dovrebbero mai essere superati, nell'ambito di un'analisi o psicoterapia, nel momento in cui esse, sono considerate nel loro particolare contesto storico in cui certe acquisizioni, non erano ancora cosi' certe e che sono state prodotte, sia in Jung che in modo diverso, in Ferenczi, attraverso passaggi segnati da profondi turbamenti e sconvolgimenti da entrambi le parti.
    L'utilita' attuale di qs accadimenti,risiede nella capacita' di storicizzarli e farne tesoro, per cio' che ci hanno lasciato come insegnamento.
    E' necessario, contestualmente, ricordare che entrambi, non furono pero' solo portsabandiere conosciute,perchè ce ne sono altre di meno note, di storie simili, ma fondatori di importanti scuole di pensiero, seppur diverse tra loro, che ebbero molte diramazioni, come nel caso di Ferenczi e soggette a interpretazioni diverse come nel caso di Jung.

    Ciao.
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

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  3. #303
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da consulente_ Visualizza messaggio
    quello che conta è che le persone abbiano un input mirato alle loro necessità di cura.
    Il terapeuta ,come parrà ovvio, deve avere un equilibrio e un autocontrollo, una fermezza, che lo rende in grado di recepire il disturbo, e di influenzare quello, SOLO quello, senza toccare possibilmente altre corde profonde e "impelagarsi" in situazioni difficili e sopratutto NON etiche.
    Non credo che questo valga per la psicoanalisi, dove è invece fondamentale - ed inevitabile per l'evolvere del processo analitico - che paziente ed analista tocchino insieme tutto ciò che emerge nella relazione transferale che si crea tra di loro. Come dire: bisogna "impelagarsi" proprio nelle situazioni difficili, essere in grado di uscirne, di portare un "terzo vertice" su ciò che sta accadendo a livello collusivo, per poter produrre cambiamento. Anche perchè la questione etica per me si pone se questo processo non si compie e l'analisi non permette di esperire nel transfert e quindi di analizzare ciò che il paziente porta - patologico o sano che sia, sempre ammesso che possa esistere una distinzione netta. Si creano, in altre parole, degli scotomi che possono servire sia da difesa per il paziente che per l'analista.
    Se parliamo di psicoanalisi, come accade in questo forum, personalmente ritengo che all'analista spetti il processo di analisi, ed al paziente quello di libera sintesi e, di conseguenza, decisione. Ecco perchè l'analista non influenza nè il sintomo nè le scelte del paziente.

    Un saluto
    gieko

  4. #304
    consulente_
    Ospite non registrato

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    gieko, io intendevo nel senso di lasciarsi andare al trasporto e all'amore, in un contesto tanto delicato come quello, intendevo come esempio proprio quella situazione, non il fatto di non "affrontare" , consocere e capire cosa si prova dentro e i nodi, non sò se avevo lasciato fraintendimento su questo.

  5. #305
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Penso che siamo tutti d'accordo che il transfert "amoroso" non vada agito in alcun modo. D'altra parte però esso va trattato ed analizzato, come sempre con la dovuta "delicatezza", come qualsiasi altra forma del transfert, pena la creazione di una condizione di scotoma che lascia aree della relazione non analizzate.
    gieko

  6. #306
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Penso che siamo tutti d'accordo che il transfert "amoroso" non vada agito in alcun modo. D'altra parte però esso va trattato ed analizzato, come sempre con la dovuta "delicatezza", come qualsiasi altra forma del transfert, pena la creazione di una condizione di scotoma che lascia aree della relazione non analizzate.
    Le urgenti richieste del paziente di ricevere quell'affettività e calore che sente non aver mai ricevuto in tutti i rapporti importanti della sua vita, di saziare quella fame d'amore mai sodisfatta, sono una realtà con cui ogni analista deve continuamente fare i conti e che deve , come sostiene giustamente Gieko, affrontare con la dovuta "delicatezza"....
    Trattare e analizzare con delicatezza il transfert "amoroso", a mio avviso dovrebbe significare per l'analista condurre la relazione facendosi guidare dalla sua sensibilità e intuito di percepire il giusto equilibrio tra l'indispensabile verticalità e asimmetria della relazione e quella partecipazione, accudimento affettuoso, contatto emotivo di cui il paziente ha estremo bisogno.
    Salve.
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  7. #307
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Cara francesca, non dimenticando mai però che il fine non è dare "accudimento affettuoso" nè sostenere bisogni e desideri regressivi, ma avendo come fine la trasformazione di questi in desideri e modalità di funzionamento non più così rigide e assolute. Altrimenti non se ne esce più...
    Detto in altri termini: penso che il paziente abbia tutto il diritto di sentirsi a volte "un bambino bisognoso", per usare una certa terminologia, ma che l'analista non debba identificarlo come tale, e, soprattutto, non debba porsi nella posizione di riparazione e soddisfacimento di questo bisogno (linea ad esempio portata avanti in buona misura da Kohut). La "delicatezza" cui accennavo sta nel comprendere tali vissuti ma nel permanere in una posizione trasformativa degli stessi, pena un'analisi che promuove soprattutto dipendenza.

    Saluti
    gieko

  8. #308
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    nè sostenere bisogni e desideri regressivi, ma avendo come fine la trasformazione di questi in desideri e modalità di funzionamento non più così rigide e assolute.
    Quindi la psicoanalisi serve a modificare i desideri che una persona ha? Non serve per aiutarla a soddisfarli?
    Ultima modifica di Char_Lie : 09-09-2008 alle ore 15.05.26

  9. #309
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Quindi la psicoanalisi serve a modificare i desideri che una persona ha? Non serve per aiutarla a soddisfarli?
    Sì. Ovviamente si parla di desiderio inconscio che comporta sintomatologia e, quindi, malessere.
    gieko

  10. #310
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    A volte, ho l'impressione che potrebbe crearsi una involontaria confusione tra il termine "accudimento" ed il termine "accoglimento", che ha in se' invece una connotazione positiva e potenzialita' trasformativa, non regressiva; inoltre, ci sono momenti, in cui troppa rigidita' ed aderenza a canoni "sicuri", (non perchè si debba fare qualcosa di non etico, chiaramente)riferibili alla propria griglia teorica, potrebbe anche essere controproducente, funzionale ad un'esclusiva sicurezza -per insicurezza-dell'analista. Non necessariamente anche del paziente, a seconda della particolare fase che sta attraversando, bisognerebbe essere capaci di essere relativamente elastici, ed offrire ad es., una piccola porzione di accoglimento in piu', che talvolta potrebbe trasformare o salvaguardare un trattamento. O renderlo possibile.
    Ciao
    Gaia

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  11. #311
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Cara francesca, non dimenticando mai però che il fine non è dare "accudimento affettuoso" nè sostenere bisogni e desideri regressivi, ma avendo come fine la trasformazione di questi in desideri e modalità di funzionamento non più così rigide e assolute. Altrimenti non se ne esce più...
    Detto in altri termini: penso che il paziente abbia tutto il diritto di sentirsi a volte "un bambino bisognoso", per usare una certa terminologia, ma che l'analista non debba identificarlo come tale, e, soprattutto, non debba porsi nella posizione di riparazione e soddisfacimento di questo bisogno (linea ad esempio portata avanti in buona misura da Kohut). La "delicatezza" cui accennavo sta nel comprendere tali vissuti ma nel permanere in una posizione trasformativa degli stessi, pena un'analisi che promuove soprattutto dipendenza.

    Saluti
    Ciao Gieko.
    Nei ragionamenti sul transfert, è sempre fortemente presente la storia personale di ciascun individuo (l'elemento dinamico a cui accenni spesso) e che questa - e non potrebbe essere altrimenti - influenza i punti di vista(parole tue).
    Sicuramente, la richiesta di una maggiore affettività nella relazione terapeutica, è la manifestazione da parte del paziente di essere ancora in una fase di regressione e dipendenza e di avere conflitti irrisolti e nuclei non ancora ben scandagliati che esigono una traduzione. Ma, secondo me, il mostrarsi comprensivi, attenti, spiegare con chiarezza il perchè non è possibile soddisfere tale esigenza, è la via che può condurre alla trasformazione della stessa e dunque all'emancipazione del paziente e alla sua guarigione.
    Non colludere o soddisfare ma solo mostrarsi aperti e partecipi.
    Vorrei capire perchè il buon esito di una terapia non può poggiare sulla flessibilità e disponibilità di un analista con cui costruire una relazione calda, gratificante, un'esperienza emozionale in cui ci si sente capiti, ascoltati, al sicuro, protetti , mentre si esplora la propria psiche in quella penosa discesa agli inferi che inevitabilmente produce tanta sofferenza . Accogliere, offrire un sostegno, manifestare affettività , partecipare, soffrire, sperare col paziente sono, secondo me, le coordinate essenziali su cui prende forma il potere curativo della psicoanalisi.
    Ciao
    Ultima modifica di francesca63 : 10-09-2008 alle ore 09.56.06
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  12. #312
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Vorrei capire perchè il buon esito di una terapia non può poggiare sulla flessibilità e disponibilità di un analista con cui costruire una relazione calda, gratificante, un'esperienza emozionale in cui ci si sente capiti, ascoltati, al sicuro, protetti , mentre si esplora la propria psiche in quella penosa discesa agli inferi che inevitabilmente produce tanta sofferenza. Accogliere, offrire un sostegno, manifestare affettività , partecipare, soffrire, sperare col paziente sono, secondo me, le coordinate essenziali su cui prende forma il potere curativo della psicoanalisi.
    Cara francesca, la questione è più complessa. Anzitutto non mi sembra di sostenere che la relazione psicoanalitica non debba costituirsi su una reciproca partecipazione. Il fatto che essa non sia "calda e gratificante" su un livello collusivo, ma piuttosto su un livello trasformativo mi porta a dire che c'è una sostanziale incomprensione: almeno secondo una determinata ottica, le possibilità trasformative della psicoanalisi non sono legate alla partecipazione affettiva in sè stessa quanto alla capacità di rimettere in moto la struttura del paziente (e, perchè no?, dell'analista) mediante l'interpretazione. Altrimenti, come dicevo sopra, l'analisi diventa questione di accoglimento e soddisfazione delle richieste affettive, e non di trasformazione.
    Quanto ad eventuali spiegazioni (che pure possono far parte dell'interpretazione, ma questa è una scelta dell'analista) non sono dell'idea che in seduta vadano discusse scelte tecniche sul piano teorico, del tipo "guardi che faccio questo perchè così si ottiene quest'altro", se no ci si perde rispetto a ciò che è importante, ovvero ciò che le scelte tecniche dell'analista permettono di far emergere, avvitandosi su questioni che pertengono all'analista che ha la formazione e la preparazione per capire cosa fare, quando e perchè.
    Un saluto
    Ultima modifica di gieko : 10-09-2008 alle ore 10.26.44
    gieko

  13. #313
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    Quanto ad eventuali spiegazioni (che pure possono far parte dell'interpretazione, ma questa è una scelta dell'analista) non sono dell'idea che in seduta vadano discusse scelte tecniche sul piano teorico, del tipo "guardi che faccio questo perchè così si ottiene quest'altro", se no ci si perde rispetto a ciò che è importante
    Gieko io non sono d'accordo con te.
    Bisognerebbe sempre informare il paziente, è eticamente molto discutibile operare in questo modo. Il paziente potrebbe non voler sottoporsi ad una certa pratica dolorosa per ottenere questo o quell'altro.
    Tutto questo dovrebbe deciderlo sempre il paziente e non l'analista, l'analista in questo secondo me non dovrebbe affatto essere libero di scegliere, deve dare informazioni chiare e precise riguardo a quello che ha intenzione di fare, così come dovrebbe fare un qualsiasi medico o psicoterapeuta.
    Non si compiono operazioni chirurgiche senza informare la persona riguardo a quello che si sta facendo soltanto perché si pensa che si sta operando "a fin di bene". Ciò che è importante è sempre il paziente a deciderlo secondo la propria volontà (cosciente) perciò lo psicoterapeuta dovrebbe essere proprio obbligato ad informare il paziente in modo adeguato con un "guardi che faccio questo perchè così si ottiene quest'altro".
    Io la penso così.
    Un saluto.

  14. #314
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Forse non mi sono spiegato bene, e comunque il discorso è relativo alla tecnica psicoanalitica, cioè a questioni complesse e specifiche che chi non ha un minimo di preparazione in materia, logicamente non conosce.
    Gli aspetti tecnici intraseduta non vengono discussi perchè se no si passa l'intera seduta a parlare di tecnica, quando non è assolutamente attinente. Il paziente sa bene in cosa consiste il metodo perchè gli viene spiegato al momento della presa in carico. Se vogliamo utilizzare l'immagine del chirurgo - che non mi piace per via delle implicazioni che comporta, ma tant'è... - non mi risulta che si discuta con il paziente se si userà un tal tipo di bisturi e quale tecnica di incisione verrà adoperata, mentre si parla dell'operazione e dei risultati per cui si è deciso di intervenire.
    Prima di dire che certi procedimenti sono "eticamente discutibili", assicuriamoci di avere capito come minimo quale è l'argomento in questione e il livello a cui è posto.

    Un saluto
    gieko

  15. #315
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    Io mi son riferito a quello che hai scritto..."guardi che faccio questo perchè così si ottiene quest'altro", ed in una certa misura queste informazioni al paziente si è tenuti a darle. Molti medici non informano affatto i loro assistiti parandosi dietro alla scusa delle complicazioni tecniche e così tutte le persone risultano facilmente manipolabili come bambini senza potersi mai rendere conto se hanno ricevuto cure adeguate rispetto alla loro "domanda". Ci vuole sempre un consenso informato e se qui siete in disaccordo su come trattare i pazienti ed addirittura alcuni pazienti trovano che certe cure non siano poi così adeguate a causa del dolore che provocano, questa cosa va discussa bene, non è più soltanto una questione teorica.

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