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  1. #316
    gil74:-)
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da pimo_eli
    Prendiamo il caso della depressione.
    In questa patologia c'è un problema a carico di alcuni neurotrasmettitori.... i farmaci fanno sì che questi neurotrasmettitori si equilibrino nuovamente e fanno sì che cambino le sinapsi a livello cerebrale.... la psicoterapia cosa fa???? Bene! Fa anmche lei lo stesso....cioè, in farmaci fanno sì che i neurotrasmettitori funzionino bene, e la psicoterapia agisce sulle sinapsi che vanno rafforzate, affinché i percorsi sinaptici più attivi siano quelli che non portano a depressione, tristezza, apatia etc.....
    In conclusione per la depressione occorrono farmaci e psicoterapia....ma la prova che la psicoterapia funziona c'è! Ed è scientifica perché si basa su esami che tu carlotta definisci oggettivi.
    Questa cosa mi sembra molto interessante, e ne avevo già sentito parlare dal mio prof di biologia! La psicoterapia ha un effetto analogo a quello dei farmaci!
    Grazie primo_eli per aver precisato questa cosa!

    avevo smesso per un po' di leggere questa stimolante discussione e ho trovato molte risposte interessanti!

    Comunque, Carlotta, alla fine non mi sembra che tu abbia trovato una risposta per te soddisfacente.
    Continui ad affermare che la psicologia non è una scienza, che non intendi occuparti delle persone che hanno disturbi psichici perché non puoi avvalerti di strumenti oggettivi....
    tutto quello che è stato detto finora non ti ha fatto cambiare idea, e del resto nessuno ha questa pretesa....
    a questo punto, se continui a pensare che per te non sia il caso di fare la psicologa perché questo mestiere non ha strumenti validi per aiutare le persone, dovresti semplicemente decidere di non farlo.
    Perché fare una cosa che si ritiene inutile? una cosa che non si ritiene affidabile?
    Con la laurea in psicologia potresti anche occuparti delle risorse umane, della selezione del personale....credo che in questi campi non avresti a che fare con il patologico, e quindi non avresti il timore di sbagliare diagnosi o sbagliare "cura"...
    oppure approfondire lo studio dei disturbi del linguaggio o dell'apprendimento...non me ne intendo, ma non credo che rientrino nel campo della psicologia dinamica, quindi potresti trovare strumenti che rispondano maggiormente alle tue esigenze.
    Prova a vedere nell'elenco dei master di primo livello e dei corsi specialistici della tua facoltà... guardali con la prospettiva di un lavoro che ti possa soddisfare, piuttosto che dal punto di vista di chi ama studiare.... forse potresti trovare qualcosa che ti consenta di utilizzare la tua laurea triennale e di lavorare con serenità.

  2. #317
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    nell'orbita di Anarres
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    Perdona Gil74 ma....

    Con la laurea in psicologia potresti anche occuparti delle risorse umane, della selezione del personale....credo che in questi campi non avresti a che fare con il patologico, e quindi non avresti il timore di sbagliare diagnosi o sbagliare "cura"...
    .... potrebbe ritenere erronea una persona per un certo tipo di lavoro e questa, nella migliore delle ipotesi trovarsi male, nella peggiore fare errori, magari seri per la propria ed altrui incolumità...

    potrebbe non dare la possibilità ad una persona molto valida di entrare in una azienza sottovalutando il suo potenziale e quindi segnandone un possibile futuro...

    quello che in definitiva voglio dire è che la possibilità di "non errare" è incompatibile con la vita, chi fa sbaglia, anche chi non fa erra, perchè anche il suo "non" è comunque un comportamento, mi sa che tocca far pace con le parti di noi che non sono "perfette".

  3. #318
    gil74:-)
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da ghiretto
    Perdona Gil74 ma....



    .... potrebbe ritenere erronea una persona per un certo tipo di lavoro e questa, nella migliore delle ipotesi trovarsi male, nella peggiore fare errori, magari seri per la propria ed altrui incolumità...

    potrebbe non dare la possibilità ad una persona molto valida di entrare in una azienza sottovalutando il suo potenziale e quindi segnandone un possibile futuro...

    quello che in definitiva voglio dire è che la possibilità di "non errare" è incompatibile con la vita, chi fa sbaglia, anche chi non fa erra, perchè anche il suo "non" è comunque un comportamento, mi sa che tocca far pace con le parti di noi che non sono "perfette".
    Sono assolutamente d'accordo con te, soprattutto sull'ultima parte della tua risposta!!
    Io personalmente non sono d'accordo con quanto detto da Carlotta, e all'inizio della discussione ho anche espresso il mio parere (che tra l'altro si è anche arricchito grazie alle risposte degli altri)... però, prendendo in considerazione il suo dubbio iniziale e il suo timore di dover buttare la sua laurea, mi sembrava giusto consigliarle altri campi di studio/lavoro. E' vero che in qualunque campo sbagliando si possono danneggiare gli altri, ed effettivamente nei lavori che ho citato ci sono i rischi di cui parli...
    però magari potrebbe sentirsi più sicura su quello che fa, visto che, da quanto ho capito, sono la ps.dinamica e la psicoterapia a sembrarle inaffidabili.
    Comunque hai ragione, sono d'accordo. Bisogna rinunciare alla ricerca della perfezione....e, come dici tu, far pace con le parti di noi che non sono perfette! (che bella immagine!)



  4. #319
    Cara Carlotta,
    noto solo ora il tuo messaggio di apertura del thread - e in effetti ho trovato nei tuoi post un sacco di pensieri simili ai miei, specie dell'ultimo periodo.
    Io dico - e lo credo davvero - che alla fine quello che ci guida nella scelta dell''approccio che utilizziamo per affrontare un qualche argomento è una questione estetica, o forse, meglio ancora, assiologica.
    E siccome la gente non è usualmente disposta a discutere (se non per ribadire l'unicità dell'esattezza della propria posizione) nè di estetica, nè di etica, nè di teoria del valore, ecco allora che genti appartenenti a diversi paradigmi di pensiero, prima ancora che "scientifici" tendano a detestarsi l'un l'altro, e non essere assolutamente in grado di comprendersi.
    Capita anche tra chi adora i gatti e ritiene i cani stupidi, e chi invece pensa che il cane sia la più meravigliosa creatura della terra (dopo il proprio partner, forse )

    E succede dunque che tu in questo periodo ti senta confusa ed insoddisfatta dalla psicologia. E siccome dalle anime inquiete e soddisfatte nascono - talvolta - i nostri migliori cervelli, sono contento per te. Ma ora, ascolta la mia storia e la sua strana conclusione (oh santo cielo, ho solo 3 ore di sonno e sto scrivendo come il narratore di una fiaba per bambini):
    Quando mi sono iscritto a psicologia, non avevo le idee chiarissime sul come e sul perchè di questa mia scelta. Capitò però, per una serie fortuita di casi, che ad una delle mie prime (forse: la primissima) lezione di psicologia il ricercatore che ci teneva il corso chiese "Qualcuno di voi pensa che la psicologia non sia una scienza?". Si alzò qualche mano, a questi chiese "e voi perchè siete qua, allora?"
    Io non avevo mai pensato alla questione in questi termini - ma aderii in fretta a quell'idea e, in effetti, fino alla specialistica mi sono occupato tanto dei lati più scientifici che potessi trovare (nel mio caso: neuropsicologia, con brevi gite in altre facoltà a studiare neurologia e biochimica). Il passo successivo è stato rendermi conto delle assunzioni filosofiche che facevo sul mondo, sulla mente e su altre cose, e cercare di chiarirmi le idee e di crearmi una teoria coerente - ma il compito non è stato impossibile: per fortuna ci sono piu' libri di filosofia in terra che pesci nelle acque (per non parlare dei libri di filosofia gettati a mare )
    Dunque: tutto era splendido e spianato davanti a me.

    Ma poi - sarà per stanchezza, sarà che la continua ripetizione di tutte le cose che studio mi ha stufato, è successo che le cose han iniziato a non funzionare più bene. L'inadeguatezza delle componenti scientifiche della psicologia mi pare sempre piu' evidente - quel che è peggio è che una vasta sezione di studiosi della mente inizia a tirare fuori pezzetti di cervello per tutto: dall'area dell'empatia (vedi Rizzolatti), ai sistemi motivazionali (vedi i cognitivisti clinici, specie Liotti), il nucleo della religiosità (o di Dio, potremmo dire), il gene che rende gli uomini gay, i piccioni che sanno contare, le foche che fanno il pane nel forno a legna, i bambini che a diciotto mesi hanno una vita cognitiva così intensa da poter leggersi tutta l'opera di Tolstoj (scriverla è stato sicuramente meno faticoso ), e questo e quello e quell'altro. E, ultima ma solo come posto d'onore, la neuropsicologia, che è del tutto in grado di fare vedere cose dubitabili.
    Tutto questo è scienza?
    Forse sì, forse no.
    Temo che la scienza - specie quando per scienza si intenda l'attività accademica del fare scienza - sia una specie di grande gioco di società, che talvolta (e comunque: molto più frequentemente che tutti gli altri giochi umani) arriva a stabilire regole, spiegazioni, procedure che funzionano un po' per tutti (almeno: per tutti quelli che le usano) e forse ci fa vedere barlumi di verità sul mondo esterno.
    Ma, siccome gioco di società rimane, ognuno cerca di far valere le sue regole, e c'è gente che si giustifica con Kuhn, altri con Popper, qualcuno (i più onesti ) con Lakatos, altri (no, forse sono questi i più onesti) ritengono non ci sia alcun bisogno di giustificarsi. E tutti dicono noi facciamo scienza perchè la scienza è blabla, altri dicono che fanno scienza perchè la scienza è blublu, altri ancora dicono di fare scienza e guai a chi dice il contrario. E su varie idee di scienza nascono varie idee di psicologia scientifica, e tutte pubblicano su riviste internazionali.
    Se pensi che passare ad una scienza 'hard' ti risulti piu' gratificante, fallo. Laureati (almeno alla triennale). Studia chimica, studia biologia, studia fisica (quella che serve). Sei a Padova, e a Padova mi pare ci siano buoni neuroscienziati: frequentali. Gli psicologi che decidono che le molecole siano piu' interessanti delle persone sono generalmente accolti nei laboratori dove studiano neuroscienze, o neuroscienze cognitive.
    Prova. E' possibile che tu abbia clamorosamente sbagliato, e che dissezionare topi fosse la tua strada E' possibile (come è successo a me) che alla fine il senso di vacuità, il sentirsi criceti che girano su una ruota, rimanga.
    E sai a cosa sto pensando io allora?
    Che forse è meglio lasciar cadere la scienza, e passare all'ingegneria Trovati un campo in cui la psicologia sia *applicata*, dallo studio dei robot all'ergonomia alla clinica, a solo gli dèi sanno cosa.
    Forse il trovare qualcosa che *funziona*, e funziona tutti i benedetti giorni, e che non per questo abbia la pretesa, tipica di tanta psicologia, che le cose stiano proprio in quel modo, senza avere poi chissà quale fondamento (tagliata col coltello e posata sulle nuvole, dice una mia amica), sarà un buon sostituto al trovare la Scienza che noialtri cerchiamo (forse senza possibilità di trovarla, da che Heisenberg, il gatto di Schroedinger o il teorema di Goedel - tutte cose che sentirai stranominare da gente dalle dubbie qualifiche in materia - vanno di moda).
    Un abbraccio, mia compagna di sventure
    A.

    P.S.: tra trattini e parentesi forse il filo del discorso non è sempre logico. togliete pure gli incisi che sembrano di troppo, in fin dei conti alcuni sono solo decorativi
    Ultima modifica di Dreamstalker : 19-06-2007 alle ore 21.31.32
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  5. #320
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di pimo_eli
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    Originariamente postato da carlotta84
    pensiamo un attimo ad una cosa: il medico vede un paziente e sente i SINTOMI: da questo parte con un'ipotesi: che sia appendicite? a questo punto fa un'ecografia (per esempio, non sono un medico) e vede che è proprio appendicite: quindi opera. questa situazine è ripetibile da tutti i medici del mondo: non è ripetibile il perchè ad un medico venga l'intuizione dell'ipotesi di appendicite e perchè ad un altro venga l'intuizione di un altra malattia, ma quello che conta è che alla fine tutti i medici con un esame comeper esempio la ecografia, pervengono allo stesso risultato: appendicite!!!!
    ora: la psicologia funziona diversamente: uno psicologo vede un paziente e sente che questo lamenta dei problemi: sintomi.. ma lo psicologo si ferma qua: non ha nessun mezzo per indagare qual'è l'origine dei sintomi: cioè ha i suoi mezzi ma non sono REPLICABILI, RAGGIUNGIBILI E DIMOSTRABILI IN QUALSIASI PARTE DEL MONDO: ED E' QUESTO CHE INVECE FA LA SCIENZA!
    ecco quindi dimostrato il tutto
    Premesso che la psicologia non è la medicina... premesso che la psichiatria si serve di test e colloqui per fare diagnosi di depressione, per es., (quindi usa gli stessi nostri strumenti) qual è la certezza che fa dire che un esame medico è infallibile? I medici ci misero 3 mesi per trovarmi l'appendicite! Perché? perché era retroversa e con gli esami standard non si trovava! Alla fine ho rischiato di finire con la peritonite...
    Ho un pz a cui da 1 anno non hanno ancora fatto una diagnosi.... non si sa se è o non è sclerosi multipla. Ha fatto miliardi di tac, rison magnetica etc... è andato anche in svizzera..... bene, ti dirò, i sintomi e la valutazione neuropsicologica fatta da psicologo e neurologo collimano con una diagnosi e i referti medici sono tutti un programma perché non hanno prodotto una diagnosi..... dovremmo perciò dire che la medicina non è una scienza? Che tutti i medici stanno sbagliando, che non stanno facendo del loro meglio, che dovrebbero sentirsi in colpa perché non hanno ancora trovato la cura per lui (e nemmeno una diagnosi)?
    No!
    Le scienze che studiano l'uomo anche a livello puramente organico, non saranno MAI delle scienze esatte, ma perché è l'oggetto di studio che non è esatto (passatemi la terminologia)

    Mi sembra che tu ti sia fissata con l'argomento scienza o non scienza, ma davvero mi sembra più che altro una scusa per la tua paura di sbagliare...ma se hai così tanta paura di sbagliare (che è umano) cambia lavoro, davvero, sarebbe meglio per te...vivresti con angoscia ogni colloquio e i tuo pz non si sentirebbero tranquilli.
    Ultima modifica di pimo_eli : 19-06-2007 alle ore 21.46.50

  6. #321
    Partecipante Affezionato
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    dolianova
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    Forse vi sfugge che non è ildocente del mio master, che studia da 15 anni psicologia, lasciamo perdere me che non sono psicologa, ma è l'intero sistema che non considera la psicologia una scienza, ilproblema è che non viene considerata proprio, e lo dimostrano i messaggi inviati su questo forum, il vostro lavoro lo fanno cani e porci purtroppo, aggiungo), la categoria non è tutelata, ma i medici sono trattati così secondo voi?Certo che non sono paraganobili, perchè loro hanno quello che gli spetta, lauti stipendi e lavorano nel loro campo, non in call center e non fanno i commessi.Gli psichiatri utilizzavano anche l'elettroshock se è per questo, e se ritirne opportuno chiede ad un collega neuropsichiatra di fare tutti gli esami clinico-scientifici che crede.
    Lo psicologo con chi collabora?Non lo chiamano neanche quando serve, e quando per es. una ragazza con disturbi alimentari arriva da uno psicologo sta morendo!Non siete considerati per nulla, e non lo dico io che non è una scienza ma è il mondo scientifico che non la include, e non la considera una scienza.
    X Carlotta
    Ti sono vicina, rifletti beni sul tuo futuro e prova a pensare di cambiare, sei sempre in tempo per intraprendere altri studi,per esempio Serivi sociali, mafari ti convalidano qualche esame e poi c'è possibilità di lavoro. Oppure le lauree brevi tipo logoterapia o fisioterapia, aiuteresti sempre ilprossimo.Non arrenderti, capita a tutti di essere in crisi.Anche un mioamico, ha 30 anni, e si è accorto che la psicologia non fa per lui,quella clinica,ora fa ilpassaggio il psicologia informatica o del turismo.Ci vuole un certo carattere per fare certi lavori,lui ha parlato con amici che fanno lo psicologo e sono un pò esauriti,specie se tratti con bambini maltrattati ecc.,naturalmente questi sono volontari.

    Un'altra differenza con i medici e che loro vengono pagati per specializzarsi gli psicologi pagano.Ci sono differenze di trattamento allucinanti.

  7. #322
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    Ciao Willy,
    premesso che, 1) come ti ho detto su msn, il discorso è estremamente complesso e difficilmente sintetizzabile in poche righe, 2) conosco poco la medicina (e soprattutto quali siano le peculiarità e la storia dell’applicazione del metodo scientifico in medicina), di seguito ho provato a enucleare le principali differenze tra quello che avviene in medicina e quello che si fa in psicoterapia.

    In primo luogo (anche se è fondamentale) tralascerei il problema della misurazione: faccio solo notare che è ovvio che in psicologia dinamica o in psicoterapia nel momento in cui non uso tecniche standardizzate come i test o interviste strutturate, tiro dentro alle mie osservazioni una quantità incontrollata di ‘soggettività’…morale: due professionisti che parlano con lo stesso paziente potrebbero tranquillamente non ‘osservare’ le stesse cose (con ovvie conseguenze).

    Detto questo, credo che sia centrale l’esistenza (o meno) di una teoria condivisa di riferimento. Ovvero, nel corso dei secoli la medicina ha sviluppato una teoria empirica del funzionamento del corpo umano che è condivisa dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica dei medici e che si basa su prove sperimentali (come dicevo prima non sono un esperto di storia della medicina, ma questo link http://pacs.unica.it/biblio/storia1.htm riporta degli appunti in merito). Ora, è evidente che nel corso dei secoli la medicina ha avuto un percorso estremamente diverso da quello frammentato, spesso lontano dalle prove empiriche, etc, della psicologia clinica/dinamica o della psicoterapia.

    Oltretutto, come hai notato anche te diverse volte in altre sedi, non c’è accordo su cosa sia la mente (te dubiti che esista, no?)… esistono un’enormità di scuole di pensiero diverse circa il comportamento umano, il funzionamento mentale, etc. Chi ha ragione? Forse nessuna, forse tutte (come dicevi te prima). Ma se non capiamo quali siano quegli aspetti invarianti di cui parlavi:

    Nella realtà della stanza di consultazione (o di psicoterapia, o di analisi) una delle cose veramente curiose (e ci sarebbe materia per un'ampia e interessante discussione) è che, per quanto le teorie di riferimento siano profondamente differenti, gli psicologi e gli psicoterapeuti che ottengono risultati positivi sembrano comportarsi in modo abbastanza simile tra di loro. Come se non fosse molto importante il perché fanno o dicono una determinata cosa, ma il come la fanno e/o la dicono. Questo sembra essere un dato abbastanza consolidato, ma privo al momento di spiegazioni adeguate


    a differenza del medico in psicologia non avremo mai una teoria normativa di riferimento condivisa di ciò che accade nella relazione psicoterapeutica. Il medico non può rimettere l’appendice al suo posto, ma sa che cos’è un’infiammazione, cos’accade al tessuto biologico, etc grazie a tutta una serie di prove empiriche (che costituiscono un insieme di conoscenze scientifiche condivise e che guidano le sue azioni). Ovvio che queste conoscenze sono state ottenute con un metodo più debole rispetto al metodo ‘hard’ della fisica. Tuttavia, da un punto di vista strettamente ‘ordinale’, è un tipo di metodo più ‘hard’ rispetto a quello usato in psicologia (dove la situazione è veramente più complicata), sempre a causa del tipo di oggetto che si studia. Banalmente, il metodo ‘hard’ è applicabile con estremo successo agli oggetti inanimati, con alcune limitazioni al corpo umano, con seri limiti alle funzioni mentali (anche se qui il discorso si fa complesso, dipende dalla funzione mentale in questione ).
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  8. #323
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    AlessiaNike ha scritto:
    "Non siete considerati per nulla, e non lo dico io che non è una scienza ma è il mondo scientifico che non la include, e non la considera una scienza."
    Vi sembrerà magari contraddittorio rispetto a quel che ho scritto nei post precedenti ma, in fondo, a me, che il "mondo scientifico" consideri o meno una scienza la psicologia (e, in particolare, la psicologia clinica e la psicoterapia), non è proprio una di quelle cose che non mi fa dormire di notte.
    Io sono abbastanza convinto (almeno finché che korianor non riesca a convincermi del contrario ) che quel che faccio come psicologo e quel che mi sto preparando a fare come psicoterapeuta siano attività che rientrano appieno in quel modo di interpretare il mondo che chiamiamo "scienza".
    E che, sebbene io stesso usi le definizioni e gli algoritmi per dire cosa è "scientifico" e distinguerlo da cosa non lo è (e continuo a non considerare scientifiche attività come la lettura dei tarocchi, la religione, l'economia e il diritto), so anche che una cosa sono le ricostruzioni a posteriori di quello che gli scienziati fanno e altra cosa è quello che fanno davvero.
    Così come so che l'ambiente sociale e i flussi di finanziamenti, i condizionamenti della politica (qualcuno si ricorda delle vicende della biologia nell'ex-Unione Sovietica?), gli stessi nostri modelli interni di pensiero (coscienti o meno), contano spesso più dei sacri algoritmi e delle procedure nel definire cosa sia scientifico e cosa non lo sia. In particolare contano quando si tratta di decidere se prendere in considerazione o meno un argomento, una teoria, un'ipotesi per farli entrare nell'ambito della "scienza insegnata". Perché non si tratta solamente di teorie, modelli e metodi, ma di flussi di denaro, alleanze di potere, scambi di favori, a volte sopravvivenze di sentimenti tribali o familiari.
    Insomma, la scientificità della psicologia è sì cosa che mi importa, di cui sono convinto, ma in modo alquanto relativo.
    Anche perché quando mi accade di praticarla, di essere lì nello studio di fronte al paziente, pur desiderando fare il meglio di quanto posso fare, non è che posso attendere di verificare sperimentalmente con studi controllati di laboratorio se una certa inflessione vocale, un sentimento provato, una modalità di costruzione della frase, una tempistica più o meno rapida, abbiano o meno dei riscontri oggettivi. Sono lì, in quel momento, con quella persona. E a quella persona devo rispondere, lì e allora.
    E che, insomma, l'attività clinica è una forma di conoscenza abbastanza particolare nella quale la pressione del bisogno esiste ed è incarnata, incorporata nell'essere umano che ti sta di fronte. E questo non succede nei laboratori.
    Ma è anche, scientifico o meno che sia il mio - il nostro - agire, una forma di conoscenza affascinante, per me; l'unica che ho finora trovato che mi consenta di ripensarmi ogni giorno e di diventare qualcun altro, pur rimanendo sempre quello che sono.

    Confuso, lo so, ma è difficile tradurre in un discorso lineare quel che appartiene ad un altra forma di pensiero.

    Buona vita, comunque.

    Guglielmo

    P.S.: Edito perché vedo che il buon korianor mi ha preceduto. Carissimo. Con questo so che sposto un po' la mira, ma leggo quel che hai scritto e cercherò di rispondere.

    Un abbraccio

    Guglielmo
    Ultima modifica di willy61 : 20-06-2007 alle ore 16.37.48
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  9. #324
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    Carissimo Guglielmo,

    malgrado io stia cercando di convincerti ( ) sull’impossibilità di chiamare ‘scientifica’ la psicologia dinamica e la psicoterapia, sono assolutamente d’accordo con quanto hai scritto. E appoggio anch’io la tua candidatura a presidente dell’Ordine degli Psicologi. Se chiami scienza o meno quello che fai dipende dalla definizione che dai di scienza; a me non interessa usare la parola ‘scienza’ o qualsiasi altro termine per definire il famoso approccio hard, voglio solo ribadire che esistono delle profonde differenze tra le modalità conoscitive in psicologia dinamica o psicoterapia rispetto a quelle della fisica (ma anche, a un livello diverso, rispetto alla medicina )

    Detto questo, sottoscrivo tutto ciò che hai scritto (dalle ricostruzioni a posteriori, ai flussi di finanziamenti, l’influenza dell’ambiente sociale, etc). Quoto solo due passaggi per me particolarmente belli e significativi:

    Anche perché quando mi accade di praticarla, di essere lì nello studio di fronte al paziente, pur desiderando fare il meglio di quanto posso fare, non è che posso attendere di verificare sperimentalmente con studi controllati di laboratorio se una certa inflessione vocale, un sentimento provato, una modalità di costruzione della frase, una tempistica più o meno rapida, abbiano o meno dei riscontri oggettivi. Sono lì, in quel momento, con quella persona. E a quella persona devo rispondere, lì e allora.
    E’ proprio questa la differenza di fondo, amico mio!

    E che, insomma, l'attività clinica è una forma di conoscenza abbastanza particolare nella quale la pressione del bisogno esiste ed è incarnata, incorporata nell'essere umano che ti sta di fronte. E questo non succede nei laboratori.
    Ma è anche, scientifico o meno che sia il mio - il nostro - agire, una forma di conoscenza affascinante, per me; l'unica che ho finora trovato che mi consenta di ripensarmi ogni giorno e di diventare qualcun altro, pur rimanendo sempre quello che sono.

    E’ proprio perché è una forma di conoscenza così particolare, non corrisponde a quella della medicina o della fisica!

    Il mio non è un discorso di superiorità o di inferiorità (è meglio il metodo scientifico rispetto a quello umanistico o viceversa, etc)ma è finalizzato unicamente a constatare una differenza.

    Buona vita Guglia,

    Giorgio
    Ultima modifica di korianor : 20-06-2007 alle ore 17.06.39
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  10. #325
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Le differenze sono l'anima della vita, Giorgio. Bello trovarle e trovare chi le sappia pensare.

    Grazie

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  11. #326
    gil74:-)
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da korianor

    due professionisti che parlano con lo stesso paziente potrebbero tranquillamente non ‘osservare’ le stesse cose (con ovvie conseguenze).
    .....
    per quanto le teorie di riferimento siano profondamente differenti, gli psicologi e gli psicoterapeuti che ottengono risultati positivi sembrano comportarsi in modo abbastanza simile tra di loro. Come se non fosse molto importante il perché fanno o dicono una determinata cosa, ma il come la fanno e/o la dicono. Questo sembra essere un dato abbastanza consolidato, ma privo al momento di spiegazioni adeguate


    [/B]
    Penso che questa sia un'osservazione veramente importante.
    le teorie di riferimento sono tante, eppure terapeuti di orientamenti diversi ottengono risultati positivi....
    Ultima modifica di gil74:-) : 26-06-2007 alle ore 11.21.23

  12. #327
    carlotta84
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da willy61
    Le differenze sono l'anima della vita, Giorgio
    sono fermamente convinta che anche un fisico, un biologo hanno dentro di sè l'anima della vita e la sanno riconoscere.. tutti ce l'hanno..

  13. #328
    psicosarix
    Ospite non registrato
    la "scienza" sta cambiando, credo che anche questo debba essere considerato e non è un caso, a mio parere, che stia cambiando adesso.

    e secondo me è anche grazie ad alcuni modelli della psicologia, alla "sua pseudoscientificità" e alla collaborazione con le neuroscienze (che hanno messo in luce che non si potranno tenere separate, per sempre, la "res cogitans e la res extensa" cartesiana) ... che il modello meccanicistico newtoniano inizia a scricchiolare e forse anche per questo paradigmi olistici (globali), anche di cura, prendono sempre più piede (paradigmi che la "nostra scienza", anche quella "hard" fatica a comprendere e valutare).

    il principio di Indeterminazione di Heisemberg, che avete nominato, è solo uno dei "cambi di direzione" che la "nostra scienza occidentale" sta effettuando (metto scienza occidentale tra le virgole, perchè poi il nostro concetto di scienza è condivisibile solo se si accettano i suoi presupposti ... no? )

    forse è proprio partendo dalla consapevolezza che le cose stanno cambiando che si potranno integrare diverse linee di pensiero ( willy61 e korianor bellissimo il vostro confronto!!! ... vedremo come andrà ... per la "nostra scienza" ... che ne dite?


    ... cmq ... aldilà di quello che ho scritto sopra, per tornare al thread ...


    penso che: per le persone che cercano "certezze assolute", "misurazioni infallibili", "risultati certi su cui basare il proprio lavoro" la psicologia non sia la strada giusta.

    cara carlotta84 come ho fatto in precedenza ti consiglio di cambiare facoltà, soprattutto alla luce del disagio grandissimo (che ci hai descritto, ma che è anche evidente ... di cui mi spiace molto ) che influenza così negativamente la tua vita.
    lo dico perchè non credo che troverai le risposte che cerchi ... non perchè non siamo in grado di capire la tua domanda o di darti delle risposte (pur ben documentate, come dimostrano alcuni interlocutori), ma perchè sei in cerca di una "risposta di tipo assoluto" che la psicologia, ora, non ti può dare ... e forse non potrà darti mai ... chissà ...

    ci sono altri bellissimi lavori che puoi fare con le persone e puoi continuare ad interessarti di psicologia senza farne la tua professione, secondo me sarebbe la soluzione ideale per te ... se poi in futuro cambi idea ... puoi sempre prendere gli altri due anni che ti mancano !

    incrocio le dita per te



    a tutti

  14. #329
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Leggendo e rileggendo, mi son venute in mente una serie di considerazioni, non del tutto semiserie, anche se potrebbero sembrarlo.
    Io penso che noi psicologi di persone come Carlotta abbiamo un gran bisogno. E' uno stimolo, non sempre piacevole, ma credo utile (quanto meno, per me lo è, in questi giorni) a ripensare continuamente in modo critico quel che facciamo. Una forma di "supervisione" a livello cognitivo (ma non solo) che potremmo praticare più spesso.
    Perché mi accorgo che il leggere le sue risposte e le sue riflessioni fa sì che io mi allontani da un pensiero lineare di causa-effetto per scivolare in una forma di pensiero più "circolare", che è in grado di interrogarsi su se stesso. Riflessività.
    E penso anche che Carlotta potrebbe trovare un senso al suo studiare psicologia anche assumendo questa funzione, in ambito accademico ma non solo, di "coscienza critica". Potresti, Carlotta, dedicare la tua esistenza a cercare quali siano, se esistono, i meccanismi ed i fattori di cura e di guarigione incorporati nei diversi approcci clinici o terapeutici.
    Vedete, sarà un condizionamento culturale, saranno gli anni di lavoro di laboratorio, ma anche a me piacerebbe trovare delle base più "oggettive" per quel che faccio. Certo, leggendo, vedo che qualcosa si fa: i sistemici aumentano il numero degli osservatori e favoriscono così la molteplicità dei punti di vista, ma riescono anche a costruire nella seduta una conoscenza condivisa; gli studiosi dell'"infant research" stanno dando contenuti più oggettivi a quella che viene chiamata "relazione", osservando i comportamenti e la loro sequenza nel tempo. Sarebbe interessante avere una Carlotta che studia come facciamo noi a fare quel che facciamo. E utile anche, che lo scopra o meno.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  15. #330
    carlotta84
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da willy61
    Leggendo e rileggendo, mi son venute in mente una serie di considerazioni, non del tutto semiserie, anche se potrebbero sembrarlo.
    Io penso che noi psicologi di persone come Carlotta abbiamo un gran bisogno. E' uno stimolo, non sempre piacevole, ma credo utile (quanto meno, per me lo è, in questi giorni) a ripensare continuamente in modo critico quel che facciamo. Una forma di "supervisione" a livello cognitivo (ma non solo) che potremmo praticare più spesso.
    Perché mi accorgo che il leggere le sue risposte e le sue riflessioni fa sì che io mi allontani da un pensiero lineare di causa-effetto per scivolare in una forma di pensiero più "circolare", che è in grado di interrogarsi su se stesso. Riflessività.
    E penso anche che Carlotta potrebbe trovare un senso al suo studiare psicologia anche assumendo questa funzione, in ambito accademico ma non solo, di "coscienza critica". Potresti, Carlotta, dedicare la tua esistenza a cercare quali siano, se esistono, i meccanismi ed i fattori di cura e di guarigione incorporati nei diversi approcci clinici o terapeutici.
    Vedete, sarà un condizionamento culturale, saranno gli anni di lavoro di laboratorio, ma anche a me piacerebbe trovare delle base più "oggettive" per quel che faccio. Certo, leggendo, vedo che qualcosa si fa: i sistemici aumentano il numero degli osservatori e favoriscono così la molteplicità dei punti di vista, ma riescono anche a costruire nella seduta una conoscenza condivisa; gli studiosi dell'"infant research" stanno dando contenuti più oggettivi a quella che viene chiamata "relazione", osservando i comportamenti e la loro sequenza nel tempo. Sarebbe interessante avere una Carlotta che studia come facciamo noi a fare quel che facciamo. E utile anche, che lo scopra o meno.

    Buona vita

    Guglielmo
    Guglielmo,
    questo tuo post mi ha commosso: inutile negarlo.. voi non mi conoscete, ma io sono una persona molto sensibile..
    vedi: il mio sogno vero e proprio sarebbe passare una vita nella ricerca.. questo sarebbe il mio sogno.. ma tutti (anche professori) mi dicono che è una strada quasi impossibile perchè c'è molta ipocrisia, raccomandati, ecc..
    grazie mille comunque.. come vedi io non serbo rancore per nessuno: tutti cercano di fare del bene, e se tutti ci confrontiamo è bellissimo.. ma purtroppo a volte molti di voi lo hanno fatto con toni e parole offensive, o nervose, irritanti.. me ne dispiace molto perchè il titolo che ho messo fin dall'inizio è "aiutatemi" non "mi metto contro tutti!!!"..
    grazie mille a tutti, ma soprattutto a chi lo ha fatto con gentilezza e cortesia..
    un grazie di cuore

    sai qual'è la frase che piu mi ha colpito e mi ha commosso? questa:Potresti, Carlotta, dedicare la tua esistenza

    ah..un'ultima cosa, visto che credo che questa intera discussione stia per finire: io non mi chiamo Carlotta..

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