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  1. #316
    Postatore Compulsivo L'avatar di peste1987
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Ecco il risultato del trasfert...e dell'indifferenza di voi psico...bella, bella...bella merda
    Io creo sogni, voi li uccidete

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  2. #317

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Da profana e semplice paziente mi sento di dar ragione a Gieko, sia per quanto riguarda il post di Francesca che quello di Charlie.
    La stanza di analisi non sono il luogo adatto per cercare quell'affetto/accudimento/accoglienza che ci sono mancati, purtroppo li dobbiamo cercare fuori da lì, ma è invece un luogo dove si cerca di comprendere, di capirsi, di accettarsi, di "guarire" e di proiettarsi verso il "fuori", verso quella che è la ns. vera vita.
    Sono perfettamente d'accordo che un clima caldo, accogliente e gratificante siano di grande aiuto in una terapia (magari in un momento di crisi) tuttavia il tutto dovrebbe essere sempre dosato e concesso in modo attento da parte dell'analista.
    Noi pazienti non siamo obiettivi: siamo così travolti dal ns. transfert che vediamo solamente quello che ci manca quando magari in realtà la giusta dose di affetto e partecipazione ci viene già data. In realtà noi non saremmo mai contenti: una volta ricevuto un pò di affetto, saremmo lì a chiederne ancora, e poi ancora di +...ci sarebbe sempre una parte di noi che rimane insoddisfatta finchè non si raggiunge la completa soddisfazione dei ns. desideri....ma questa non è terapia.
    Penso quindi che sia corretto da parte dell'analista porre dei limiti, ferrei in alcuni casi + elastici in altri a seconda del suo "sentire", anche se riconosco che molto spesso non coincidono con i ns. (cosa che fa altamente arrabbiare).

    Per quanto riguarda l'informare il paziente, penso che meno sappiamo meglio è...o dovremmo andarci a leggere tutti i libri di psicologia per almeno capire di cosa si sta parlando.
    Se sapessimo già in anticipo che una psicoterapia prevede sofferenza e dolore, non quantificabile tra l'altro, chi inizierebbe + una terapia?
    un caro saluto.

  3. #318
    Postatore Compulsivo L'avatar di peste1987
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da lallaconfusa Visualizza messaggio
    Per quanto riguarda l'informare il paziente, penso che meno sappiamo meglio è...o dovremmo andarci a leggere tutti i libri di psicologia per almeno capire di cosa si sta parlando.
    Se sapessimo già in anticipo che una psicoterapia prevede sofferenza e dolore, non quantificabile tra l'altro, chi inizierebbe + una terapia?
    un caro saluto.
    E se non si riuscisse a sopportare questo dolore..? E si abbandonasse la terapia dopo poco?
    Allora non si sarebbe risolto nulla comunque
    Io creo sogni, voi li uccidete

    -----------------------

  4. #319
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    E se non si riuscisse a sopportare questo dolore..? E si abbandonasse la terapia dopo poco? Allora non si sarebbe risolto nulla comunque
    Chi può dirlo? Abbandonare la terapia non è necessariamente una cosa negativa, a volte c'è bisogno di un tempo in più, per decidere di iniziare un'analisi.

    Saluti,
    ikaro

  5. #320
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Chi può dirlo? Abbandonare la terapia non è necessariamente una cosa negativa, a volte c'è bisogno di un tempo in più, per decidere di iniziare un'analisi.

    Saluti,
    ikaro

    Giustissima osservazione
    Gaia

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  6. #321
    Laurettatabù
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Ciao a tutti,leggevo quesa disc e mi sono permessa di dire la mia in base alla mia esperienza di paziente.Volevo dire la mia riguardo al fatto se sia giusto o meno che il terapeuta "sveli" le sue tecniche e procedure di intervento. Io credo che se il paziente si assume la responsabilità di sapere e ha un problema che non genera il disacco dalla realtà ha tutto il diritto di sapere in che modo sta intervenendo il terapeuta.Se il paziente è ignorante e non si intende di psicologia sta al terapeuta espimersi a parole semplici e farsi capire.Io credo che se un paziente paga e vuole avere delle delucidazioni anche tecniche ha tutto il diritto di averle,sta poi al terapeuta dargliele cercando di non ostacolare il fine della trapia.Poi certo dipede dai casi,dal paziente e dal tipo di problema. Però credo che se un pziente voglia sapere il terapeuta per una questione etica deve informare,se poi il paziente se ne frega e non vuole sapere niente allora tanto meglio.Non credo che bisogna ingannare ne omettere niente,credo che il rapporto terapeutico debba basarsi sulla sincerità e sull'umiltà reciproca.Si può discutere sul modo di farlo e sul tempo,ma se il paziente vuole sapere biogna acontentarlo secondome e non rimanere misteriosi. Credo che a volte si tega a sottovalutare troppo un paziente,anche se come ho scitto prima dipende dal tipo di poblema che egli ha.Sono una profana e paziente anche io ed è così che la penso,senza dilungarmi troppo,volevo dire la mia.

  7. #322
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Ciao Laurettatabu, hai detto una cosa sacrosanta: "non bisogna mai sottovalutare un paziente", purtroppo, è una tendenza in parte ancora oggi diffusa; non solo, ma anche qd il paziente non ha un buon rapporto con la realta', sta ugualmente al terapeuta trovare il modo di fargli capire, con i giusti modi, ed esprimendosi adeguatamente, "dove" e "come" si trova e cosa si puo' fare per trovare una soluzione, affrontare il problema.
    Ciao
    Gaia

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  8. #323
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ci vuole sempre un consenso informato e se qui siete in disaccordo su come trattare i pazienti ed addirittura alcuni pazienti trovano che certe cure non siano poi così adeguate a causa del dolore che provocano, questa cosa va discussa bene, non è più soltanto una questione teorica.
    Non mi pare che stiamo parlando dello stesso livello, Char_lie. Ti pare verosimile che una decisione tecnica come stare in silenzio, dire una determinata parola, lavorare su un determinato vissuto emotivo in seduta, vada introdotto ogni volta dicendo: "caro signore, adesso non parlerò perchè ipotizzo che sta dicendo delle cose molto importanti ed interverrò quando sentirò che il clima emotivo è sufficientemente saturo per poter fare un'interpretazione. Vada avanti adesso, io starò zitto fino ad allora..."? Non mi sembra molto produttivo interrompere la seduta 3-4 volte con comunicazioni di questo tipo.
    Completamente altra cosa è invece fare comunicazioni sul metodo che si userà e le finallità che si adottano, come ho scritto prima, anche se questo è passato inosservato...
    Altra cosa: solitamente una scelta tecnica viene verificata rispetto alla sua adeguatezza e, qualora inadatta, cambiata. E questo proprio perchè il paziente lo si rispetta e si lavora con lui (contrariamente al modello medico).

    Saluti
    gieko

  9. #324

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da peste1987 Visualizza messaggio
    E se non si riuscisse a sopportare questo dolore..? E si abbandonasse la terapia dopo poco?
    Allora non si sarebbe risolto nulla comunque

    ....ma almeno hai provato, non hai escluso a priori una possibilità di cura.

  10. #325
    Partecipante Figo L'avatar di agatarossa
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    credo che già venire a "contatto" con il proprio dolore sia qualcosa di positivo pur se doloroso... poi ognuno ha i suoi tempi e il fatto di averci provato dovrebbe essere positivo

  11. #326
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    .....Quanto ad eventuali spiegazioni (che pure possono far parte dell'interpretazione, ma questa è una scelta dell'analista) non sono dell'idea che in seduta vadano discusse scelte tecniche sul piano teorico, del tipo "guardi che faccio questo perchè così si ottiene quest'altro", se no ci si perde rispetto a ciò che è importante, ovvero ciò che le scelte tecniche dell'analista permettono di far emergere, avvitandosi su questioni che pertengono all'analista che ha la formazione e la preparazione per capire cosa fare, quando e perchè.
    Un saluto
    Gieko il tuo punto di vista non fa una piega. Riconosco, che al paziente deve interessare solo il suo benessere, non la tecnica che usa il terapeuta per ottenerlo. Ma il problema è questo: dopo un intervento chirurgico si guarisce in tempi brevi, invece la terapia analitica dura anni e anni. E purtroppo non sempre la cura si rivela efficace. Se i sintomi della nevrosi si alleviano, il paziente è più disponibile ad affrontare tutte le difficoltà che comporta un percorso terapeutico(transfert che suscita malessere, costi, tempi ecc.), se invece dopo anni di terapia si ritrova al punto di partenza o quasi, come dice Ikaro, conviene cambiare aria. Ma questi sono casi limite in cui, a mio avviso, o il paziente non vuole collaborare, o il terapeuta non prende a cuore il caso; io credo nella psicoterapia e nel suo potere trasformativo.

    Per me il vero inghippo è un'altro.....Non è importante soffermarsi sul significato di termini come accudimento o accoglienza, la questione che mi pongo è capire perchè tu ritieni che :" le possibilità trasformative della psicoanalisi non sono legate alla partecipazione affettiva in sè stessa quanto alla capacità di rimettere in moto la struttura del paziente (e, perchè no?, dell'analista) mediante l'interpretazione. Altrimenti, l'analisi diventa questione di accoglimento e soddisfazione delle richieste affettive, e non di trasformazione." Vorrei capire perchè gli elementi non possono coesistere e una cosa dovrebbe escludere l'altra. Non sarebbe più facile rimettere in moto, cambiare l'assetto psicologico del pz, interpretare, spiegare il suo transfert, raggiungere nuovi insight in un clima relazionale di accoglienza e partecipazione?
    Perdonami se insisto.
    A mio avviso le due cose potrebbero essere complementari, purchè il paziente non attribuisca al comportamento più o meno affettivo del terapeuta, la responsabilità del suo benessere o malessere , ma comprenda che l'efficacia della terapia, nel tempo,e dunque la cura consiste, è dovuta ad una forma di comunicazione che deve fare presa sulla sua psiche e dunque provocare un cambiamento, un nuovo modo di vedere e relazionarsi con se stesso e con la realtà. Ma quando nel setting si respira un'aria di complicità, di empatia è più facile per il pz tollerare, vivere meglio i silenzi o le mancate risposte ad urgenti richieste di un consiglio o di una direttiva del terapeuta.
    E' vero che l'analisi deve addestrare il pz ad affrontare la vita reale e la realtà è crudele..... Se hai avuto un padre poco affettivo cercherai disperatamente quell'affetto nella figura dello psi, ma lui non te lo deve dare, deve invece aiutarti a capire che sei adulto e che devi riuscire ad essere autosufficente e fare a meno di quell'affetto...Ma tutto questo il paziente profano non lo sa e spera invece di trovare risposte confortanti alle sue proiezioni nell'atteggiamento affettivo dell'analista e non trovandole soffre e non sa dare un nome alla sua sofferenza.
    Il partner più forte della coppia analitica è il terapeuta. A lui spetta l'arduo compito di offrire al paziente un rapporto rassicurante , un'adeguata partecipazione e la certezza della condivisione degli obiettivi.
    Ciao.
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  12. #327
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Nelle ultime battute è emerso a mio parere un particolare problema:una tendenza serpeggiante e non giustificata a identificare psicoanalisi e psicoterapia. Ora, volendo essere ragionevoli, la psicoanalisi è innanzitutto una ‘indagine’ della personalità per come essa si è strutturata nel tempo e indagine di quei processi sempre status nascendi e quindi inconsci che condizionano le forme di vita che assumiamo di volta in volta: una indagine del genere non è assolutamente ‘in tutti i casi’ terapeutica nel senso che nessun uomo accetta di buon grado la possibilità di poter osservare (in un coinvolgimento senza pari) quel magma incandescente dal quale si dispiegano come tentacoli tutte le forme della psicopatologia quotidiana che, attenzione, è tale solo perchè ora (in analisi) riusciamo a vedere la natura dei legami affettivi, di tutti quei ‘buoni propositi’ che costellano la giornata, del legame con le cose e la nostra visione interiore che, nella migliore delle ipotesi, pongono radici nella vanità, nella meschinità, in quel 'male' (non ovviamente solo individuale) che ‘per magia’ proiettiamo all'esterno ma che invece è generatore indiscriminato di valori, visioni del mondo, belle parole e...nevrosi appunto. Tutto ciò in breve (che è poi anche il senso storico-antropologico di Freud affatto superato come vorrebbero alcuni) non è necessariamente psicoterapia, a mio modesto parere. Se intuisco il motivo fondamentale di un sogno e so che esso contiene 'troppo' rispetto a quello che una 'coscienza media' (come lo è la mia d’altro canto o di chiunque viva il conflitto nevrotico) può sopportare, non mi sento di rivelare la mia idea interpretativa proprio perchè la verità è ‘destabilizzante’ (e perciò ‘trasformativa’), ma ‘non sempre terapeutica’. Ci sono molte forme di psicoterapia che non si preoccupano di questi fattori per ovvi motivi: è quindi giusto secondo me fare delle differenze opportune tra psicoterapia,psicoanalisi,psicoterapia psicodinamica...il concetto e il senso del transfert fluttuano fra queste dimensioni e si trasformano di volta in volta assumendo l'aroma essenziale del contesto...il contesto psicoanalitico (inteso come indagine ripeto) non è per forza quello dell’accudimento e perciò il transfert incontra la sua naturale barriera: anche per questo motivo considero molti psicoanalisti che ho conosciuto ridicoli e spregiudicati perché tutto possono fare, tranne condurre una serena ‘psicoterapia’…

    Saluti,
    Luigi

  13. #328
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da lallaconfusa
    Per quanto riguarda l'informare il paziente, penso che meno sappiamo meglio è...o dovremmo andarci a leggere tutti i libri di psicologia per almeno capire di cosa si sta parlando.
    Se sapessimo già in anticipo che una psicoterapia prevede sofferenza e dolore, non quantificabile tra l'altro, chi inizierebbe + una terapia?
    Però lallaconfusa non si può passare da un estremo all'altro: un conto è non sapere con estrema precisione qualcosa, un conto è voler sapere grosso modo in cosa consiste. Un po' di informazioni secondo me lo psicoterapeuta dovrebbe darle durante la terapia se gli vengono chieste.

    Io personalmente voglio sempre essere informato su quel che si sta facendo e cosa si spera di ottenere, se non so nemmeno a cosa vado incontro come faccio a decidere se è qualcosa che può risultarmi utile o meno?

    Quello che si ritiene davvero salutare in larga parte deve deciderlo ognuno di noi da solo, non ci si può affidare ciecamente nelle mani di qualcun altro. Un'altra persona può offrirmi e vendermi delle tecniche (mediche e non) per ottenere qualcosa, ma sta a me giudicare se queste risultano utili rispetto ai miei scopi, rispetto a quello che in definitiva desidero ottenere.
    Non voglio affatto che chi dispone di certe tecniche particolari cerchi di modificare degli aspetti della mia personalità per "farmi star meglio" senza informarmi assumendo un atteggiamento paternalistico nei miei confronti.

    A mio avviso non ci sono parti buone (sane) e parti cattive (malate) oppure parti infantili e parti non infantili e qualcuno per cui parteggiare, c'è una persona che espone dei problemi ed ha delle esigenze psicologiche che vorrebbe soddisfare in una certa misura.

    Un buon psicoterapeuta dovrebbe cercare di andare incontro a queste esigenze piuttosto che cercare di "migliorare" le persone secondo il suo metro o secondo qualche altro metro astratto di valutazione, perché in genere non gli vien chiesto di far questo.

    Forse Luigi ha ragione si accavallano interessi teorici ed interessi pratici. Una cosa è la psicoanalisi come teoria della mente o parti della mente, altra cosa sono le applicazioni pratiche di certe conoscenze psicoanalitiche all'interno di qualche relazione di aiuto. Una persona poi può non essere affatto interessata ad ottenere un "cambiamento significativo" (o la "guarigione") secondo una qualche teoria psicopatologica ma soltanto ad ottenere un cambiamento consono alle proprie esigenze.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 11-09-2008 alle ore 08.10.19

  14. #329
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Nelle ultime battute è emerso a mio parere un particolare problema:una tendenza serpeggiante e non giustificata a identificare psicoanalisi e psicoterapia. Ora, volendo essere ragionevoli, la psicoanalisi è innanzitutto una ‘indagine’ della personalità per come essa si è strutturata nel tempo e indagine di quei processi sempre status nascendi e quindi inconsci che condizionano le forme di vita che assumiamo di volta in volta: una indagine del genere non è assolutamente ‘in tutti i casi’ terapeutica nel senso che nessun uomo accetta di buon grado la possibilità di poter osservare (in un coinvolgimento senza pari) quel magma incandescente dal quale si dispiegano come tentacoli tutte le forme della psicopatologia quotidiana che, attenzione, è tale solo perchè ora (in analisi) riusciamo a vedere la natura dei legami affettivi, di tutti quei ‘buoni propositi’ che costellano la giornata, del legame con le cose e la nostra visione interiore che, nella migliore delle ipotesi, pongono radici nella vanità, nella meschinità, in quel 'male' (non ovviamente solo individuale) che ‘per magia’ proiettiamo all'esterno ma che invece è generatore indiscriminato di valori, visioni del mondo, belle parole e...nevrosi appunto. Tutto ciò in breve (che è poi anche il senso storico-antropologico di Freud affatto superato come vorrebbero alcuni) non è necessariamente psicoterapia, a mio modesto parere. Se intuisco il motivo fondamentale di un sogno e so che esso contiene 'troppo' rispetto a quello che una 'coscienza media' (come lo è la mia d’altro canto o di chiunque viva il conflitto nevrotico) può sopportare, non mi sento di rivelare la mia idea interpretativa proprio perchè la verità è ‘destabilizzante’ (e perciò ‘trasformativa’), ma ‘non sempre terapeutica’. Ci sono molte forme di psicoterapia che non si preoccupano di questi fattori per ovvi motivi: è quindi giusto secondo me fare delle differenze opportune tra psicoterapia,psicoanalisi,psicoterapia psicodinamica...il concetto e il senso del transfert fluttuano fra queste dimensioni e si trasformano di volta in volta assumendo l'aroma essenziale del contesto...il contesto psicoanalitico (inteso come indagine ripeto) non è per forza quello dell’accudimento e perciò il transfert incontra la sua naturale barriera: anche per questo motivo considero molti psicoanalisti che ho conosciuto ridicoli e spregiudicati perché tutto possono fare, tranne condurre una serena ‘psicoterapia’…

    Saluti,
    Luigi
    Luigi, scusami, ma io non ho ben compreso la seconda parte del tuo post; è piuttosto densa ed oscura un po' il significato del contenuto, che sicuramente è piu' chiaro ed interessante; me lo potresti esplicitare in modo piu' semplice e comprensibile, per cortesia? E dire anche, in qualche modo, perchè valuti certi psicoanalisti che hai conosciuto "ridicoli e spregiudicati", che tutto potrebbero fare meno che una serena 'psicoterapia'? Capirai che qs aspetto si presta a molteplici interpretazioni, dalla piu' semplice alla piu' complessa e seria.
    Grazie
    Ciao
    Gaia

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  15. #330
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Vorrei capire perchè gli elementi non possono coesistere e una cosa dovrebbe escludere l'altra. Non sarebbe più facile rimettere in moto, cambiare l'assetto psicologico del pz, interpretare, spiegare il suo transfert, raggiungere nuovi insight in un clima relazionale di accoglienza e partecipazione?
    Provo a risponderti sapendo che l'argomento è complesso e che sicuramente non riuscirò ad essere esaustivo.
    Mi vengono in mente due motivazioni principali. La prima è di natura teorica: i dati che provengono da altre discipline nonchè dalla clinica psicoanalitica mostrano come l'elemento che produce il cambiamento strutturale sia costituito dall'esperienza di complessificazione che viene fornito dall'incontro con l'altro, col diverso. Ad esempio un riferimento può essere la ricerca sull'infanzia, che illustra come tra madre e bambino sia importante che non esistano solo momenti di sintonizzazione affettiva, sottolineando quindi l'importanza della dissintonia. La coppia acquisisce una capacità di auto ed etero strutturazione che diviene sempre più flessibile e capace di mantenimento e cambiamento delle reciproche organizzazioni interiori. In estrema sintesi - e mi scuso per la sinteticità con cui mi sono espresso, ma l'argomento è davvero troppo vasto - le capacità evolutive non risiedono nell'accoglimento affettivo del bambino (che è comunque presente, intendiamoci bene), ma sulla capacità che si viene a costituire nella coppia rispetto alla gestione di eventi interattivi "positivi e negativi".
    In analisi le cose possono stare più o meno in questo modo. La clinica poi - e questa è la seconda motivazione - si può notare come l'esclusività della riparazione affettiva conduca a stagnazione del processo terapeutico perchè le valenze transformative dell'interpretazione, che contengono sia elementi sintonici che dissintonici proprio per sostenere il processo di cambiamento, sono "limitate" dall'eccessiva preoccupazione di "non turbare" il paziente. Si tratta, con la tradizione psicoanalitica clinica che sento più vicina a me, di muoversi in un clima di esprimibilità del disagio (e qui ti contraddico rispetto al non soffermarsi sui termini, perchè sono importanti per capire dove si pone l'accento... non a caso utilizzi termini "respirare aria di complicità" che mi pare suggestivo...) ma con l'idea che lo spazio analitico sia finalizzato al cambiamento.

    Mi riallaccio brevemente qui a quanto detto da luigi. Non sono molto dell'idea di attribuire alla psicoanalisi una valenza principale di "indagine", seppure in senso esistenziale come viene inteso. Dal mio punto di vista si rischia di porsi in un'ottica lontana da quella di molti pazienti e della clinica, in cui è importante il cambiamento, ovviamente rispetto alle modalità problematiche che porta il paziente e che emergono nel transfert. Le conclusioni esistenziali le lascierei al paziente (o all'analista), qualora lo desideri, ma come analisti credo che siamo chiamati ad occuparci di ciò che si dispiega nella relazione analitica, senza cadere in eccessi.

    Un ultimo appunto rispetto al post di Char_lie. Dalle tue parole sembra che l'analista possa prendere in mano la vita del povero paziente, ribaltarlo come un calzino a suo piacimento, e crearlo a sua immagine e somiglianza. Constatiamo per fortuna che le cose non stanno così perchè i pazienti non sono burattini nelle mani del demiurgo, e che l'incontro analitico è basato sul rispetto e sulla comunicazione di quelle che sono le problematiche consce e, soprattutto, inconsce del paziente.

    Saluti a tutti
    gieko

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