
Originalmente inviato da
gianli86
Credo che quello che hai detto sia una cosa molto sensata, e credo anche che sarà la prossima strada che dovrà faticosamente intraprendere la ricerca in psicoterapia.. ricordo a questo proposito che oggi le stime relative all’ efficacia della psicoterapia indicano come solo il 25% circa dell’ efficacia è legata alle tecniche, mentre circa il 70 % è legata a due variabili fondamentali:
- Il rapporto cliente- terapeuta
- Il terapeuta stesso
Ora, io ritengo che una relazione sia molto più osservabile del sistema “terapeuta”, ed infatti possiamo definire la terapia come una scienza della relazione, in cui la relazione è utilizzata per veicolare i significati incoerenti del cliente. Questo per dire che, a partire dal gruppo di Palo Alto, passando per la sistemica e la terapia di gruppo, la relazione è già oggi analizzata attraverso paradigmi differenti.
Ciò che manca quindi alla reale comprensione dell’ efficacia terapeutica è comprendere il sistema terapeutico- Il problema è che, mutuando dalla fisica, e più precisamente da Heisenberg, il principio di indeterminazione, è molto difficile osservare il terapeuta senza che l’ osservazione ne modifichi le caratteristiche.
D’ altro canto, in biologia, l’ osservazione dei sistemi che sfrutta l’ inclusione nella teoria dei sistemi osservanti – la cosiddetta cibernetica di secondo ordine- ha già fornito delle cornici teoriche che consentono di scomporre e considerare la variabile terapeuta senza riduzionismi.. intendo l’ auto poiesi di maturana e varela, le griglie di repertorio di Kelly, l’ epistemologia di Bateson… tutto questo evitando di cadere nel costruttivismo banale – come lo ha definito Von Glasterfield- come mi sembra stia facendo bella primavera, ma rimanendo ancorato al costruttivismi radicale.
Credo in definitiva che la frontiera della psicoterapia sarà l’ esplorazione dei sistemi di significati di un terapeuta efficiente, attraverso epistemologie sperimentali derivate dalla cibernetica, dalla teoria dei sistemi e dalla biologia della conoscenza…. Ovviamente c’è ancora da fare molto lavoro teorico ancor prima che pratico, che consenta di studiare la terapia senza riduzionismi…. In tal senso, credo che in questo thread la nozione di costruttivismo e psicoterapia breve strategica sia stata ampiamente fraintesa…
Secondo me bisogna scindere la terapia in due macro aree che devono essere ancorate ad epistemologie sperimentali radicalmente diverse:
- Un aspetto tecnico, legato alle specifiche strategie di un determinato paradigma.. la validazione di queste tecniche dovrebbe seguire protocolli di ricerca lineari, in termini di causa ed effetto trattando tali tecniche alla stregua di un farmaco
- un aspetto relazionale, studiato con protocolli ed epistemologie derivati dalla biologia, dalle teorie sistemiche e costruttiviste
Se per quanto riguarda il primo aspetto gli EST sono stati un passo fondamentale, attraverso l’ adozione di un realismo ingenuo tutto sommato efficace da un punto di vista pragmatico, credo che per quanto riguardi la relazione e il sistema “terapeuta” il costruttivismo radicale, con i suoi concetti di autoreferenzialità e di chiusura dei sistemi sia la prossima frontiera di ricerca.
Credo inoltre che la definizione e l’ analisi delle relazioni circolare tra questi due livelli della terapia sarà il passaggio definivo per la comprensione di ciò che avviene in psicoterapia, e dovrà essere sviluppato all’ interno del paradigma della complessità diffuso ancora negli anni novanta da Bocchi e Ceruti.
Ciao. Gianluca