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Discussione: eds bari

  1. #346
    Ci
    Ospite non registrato
    Buon giorno a tutti!
    sono del vecchio ordinamento di psicologia.
    ieri ho fatto la prima prova all'Università Cattolica di Milano il titolo estratto: "fattori cogniti e fattori affettivi nello sviluppo come cambiamento"
    I risultati usciranno il 30/06.....mah!
    In ogni caso..qualcuno sa darmi delle indicazione sulla seconda prova?Ci saranno più titoli?uno di sviluppo,uno clinico e uno sul lavoro/organizzazioni/sociale/orientamento?
    Grazie infinite!
    In bocca al lupo a tutti!
    Ci

  2. #347
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
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    io ricordo quelle che ho descrito come tracce non uscite, ma si sa ... il ricordo non è fedele .. ed è molto influenzato dall'emotività. Almeno gli argomenti corispondono.

    Ho scritto la definizione di comunicazione; i sistemi di comunicazione, le funzioni e WAtslawick: i 5 assiomi e il modello pragmatico. Le aree della comunicazione secondo Bales.

    Penso che cmq abbiamo interpretato la domanda - più sul versante sociale o più su quello intersoggettivo- ciò che abbiamo scritto sia pertinente e dovremmo avercela fatta. Speriamo proprio di avere i risultati a luglio.


    X ci21
    questa è la thread di Bari, cmq x la seconda prova in tutte le sedi danno una traccia x indirizzo, cioè una x l'indirizzo clinico, una x quello del lavoro , una x quello evolutivo ed una x quello sperimentale, ognuno sceglie quella che preferisce che non necessariamente è quella che corrisponde all'indirizzo seguito.

  3. #348
    Ci
    Ospite non registrato
    ti ringrazio tanto per avermi risposto nonostante tutto...
    in bocca al lupo!

  4. #349
    Partecipante Affezionato
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    Ragazze.....scusate x la mia ansia....ma, siccome sto x cominciare un periodo molto intenso della mia vita, dubito di avere tempo x studiare... Vi prego dunque (anche se mi rendo conto che la maggior parte di voi, ancora vorrebbe far passare un pò di tempo), di cominciare a scambiarci info x la 2 prova.

    Per esempio, secondo voi QUALI patologie dobbiamo studiare?
    Tutte o possiamo fare una selezione?
    Io pensavo di seguire il GABBARD e x gli eventuali approfondimenti il DSM IV... Che dite????

    ....Forza ITALIA!

  5. #350
    ludovicavan
    Ospite non registrato
    Io ho fatto una piccola introduzione relativa al linguaggio,
    citando chomsky, piaget vigotskij, per poi passare alla comunicazione
    vera e propria, watzlavich, Bernstein, riflessione sul colloquio, importanza messaggi chiari per sviluppo personalità e identità sociale, fino alla comunicazione persuasiva tecniche indirette di richiesta ecc.
    Dal mio punto di vista, partire dal linguaggio mi sembrava dovuto,
    visto che la comunicazione è linguaggio.

    Altra cosa, dopo l'intuizione che avevo avuto circa la traccia,
    penso seriamente di darmi alla magia.
    Ciao a tutti.

  6. #351
    Partecipante Affezionato
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    Scusate ragà, ma nella guida Kappa, ci sono i casi clinici svolti?

  7. #352
    Ciao, io ho fatto la prima prova dell'eds a Bari ora ci aspetta la seconda.
    Qualcuno sa quali sono i testi per psicologia del lavoro che si dovrebbero studiare oltre quelli già indicati qui su ops?
    grazie e buono studio a tutti

  8. #353
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
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    x ci21
    non occorre ringraziare, se si frequenta il forum va da sè condividere le informazioni; inoltre, quel 'nonostante tutto' mi fa pensare che deve esserci stato un equivoco e perciò chiarisco: ho dato le info valide x tutte le sedi e ti ho suggerito di immetterti nella thread delle tua sede x avere info specifiche.

    x mary
    secondo me le patologie meno probabili sono quelle psicotiche perchè di pertinenza innanzitutto della psichiatria; le più probabili sono quelle di mezzo (border, narcistiche ecc.) e le tossicodipendenze perchè più complicate delle nevrosi. Nella guida Kappa ci sono vari casi clinici svolti: da pag. 21 a pag 106.

  9. #354
    Partecipante Affezionato
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    Grazie Australia!
    Quindi, secondo te mi conviene procurarmi la guida Kappa o comprarmi il Falabella - ABC della psicopatologia- ?
    Io ho il DSM IV, il Gabbard e i riassunti del Gabbard....
    Ho bisogni di capire lo svolgimento della 2 prova, ecco perchè ho chiesto dei casi clinici.

  10. #355
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
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    16-12-2005
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    Ciao Mary,
    io non ho ancora ripreso a studiare,
    da colleghe che hanno già superato l'esame in varie sedi (non a Bari), mi è stato detto che il Falabella è un ottimo riassunto del Gabbard e che anche i casi descritti nella guida kappa servono ad impostare lo svolgimento del caso. Avendo tempo, mi hanno consigliato di leggere il Gabbard perchè è un bel testo, ma dovendo velocizzare conviene puntare da subito sul Falabella.

    Nemmeno io vedo chiaro su come impostare lo studio x il caso clinico, ancora non riesco a conciliare gli elementi che ho a disposizione e cioè:
    1) non si trovano le tracce uscite nei due anni precedenti;
    2) a giugno '05 il caso consisteva nel delineare il livello intellettivo tramite l'interpretazione dei dati di una Wais, questo suggerisce la possibilità che chiedano di interpretare un altro test, ma quale? il test d'intelligenza è universale, ma non ne esiste un altro equiparabile; un test proiettivo mi sembra molto complicato ed interpretativo e inoltre caratterizza un solo orientamento che, però, è quello dei clinici presenti in commissione; forse è più probabile un test di personalità: secondo te quale?
    3) il taglio decisamente rivolto all'aspetto sociale che caratterizza l'uniba , dove l'unico degli indirizzi del V.O. attivato era quello del lavoro;
    4) la presenza in commissione di clinici di orientamento dinamico, se l'orientamento sistemico-relazionale si può definire dinamico, non ne sono sicura perchè non ne so assolutamente nulla, mentre in zona mi sono accorta è molto seguito perchè a Bari c'è la scuola di specializzazione;
    5) è un dato di fatto che la preparazione possa seguire due linee, quella cognitivo-comportamentale che implica lo studio del DSM e dell'ottimo DSM casi clinici che presenta una marea di casi svolti con il criterio del DSM IV. L'altra possibilità è quella dell'approccio psicodinamico: Gabbard e/o Falabella e casi clinici della Lis che presenta una serie di casi svolti in linea con questo approccio. So che a Bari hanno sempre chiesto di specificare quale approccio si segue e ciò mi fa pensare che lasciassero libertà di scelta, tuttavia, non posso non considerare l'influenza della formazione dei clinici in commissione i quali avranno pure le loro aspettative e preferenze: la I° prova ha dimostrato l'influenza dei membri della commissione sulla traccia.
    Più ragionevole mi sembra ripassare e riprendere l'approccio che abbiamo studiato nell'esame di psi clinica; vista la complessità di ciascun approccio, imparare ora, da autodidatti, un nuovo approccio mai utilizzato prima mi sembra pura follia. Sembra che x chi abbia una formazione di tipo psicodinamico la scelta sia più semplice, x chi ha invece fatto diagnosi con il DSM sono cavoli acidi, un approccio diagnostico non si improvvisa dall'oggi al domani e senza essere seguiti, di sicuro non l'approccio psicodinamico.

    Tu cosa ne pensi? Con quale ragionamento concordi e con quale no? Sarebbero gradite anche le tue informazioni e le opinioni riguardo a ciò che ho proposto io e altre proposte da te. Grazie.
    Se non elaboriamo un pò la questione avremo delle difficoltà sia praticamente nello svolgere il caso che a livello di sentirci sicure di ciò che stiamo studiando e scrivendo il giorno della prova. E lo scambio aiuta molto l'eleborazione.

    A presto.
    Ultima modifica di australia : 26-06-2006 alle ore 21.12.17

  11. #356
    Partecipante Affezionato
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    Riporto un modello di linee-guida x la stesura del caso clinico,trovato su uno dei miei libri: "Esame di Stato x Psicologo" - McGraw-Hill-

    1) apertura: dichiarare il modello diagnostico utilizzato
    nella maggior parte dei casi si utilizza il DSM nelle versioni IV o IV-TR. Così inizieremo a dichiarare “per le finalità diagnostiche richieste ci riferimento prevalentemente al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali quarta edizione (DSM-IV)”.

    2) ipotesi diagnostiche e diagnosi differenziale
    Ciò che viene richiesto non è “indovinare” una diagnosi. Quello che conta è dimostrare di aver capito il processo diagnostico. È come pensare di risolvere una espressione aritmetica, di quelle con parentesi graffe, quadre e tonde tipiche nelle scuole medie inferiori. Se abbiamo capito il processo è probabile che il risultato sia 99 volte su 100 quello giusto (una volta su cento si può sbagliare!). Mentre se non conosciamo il processo possiamo solo “indovinare” (99 volte su 100 sarà sbagliato!).

    Il processo diagnostico differenziale rappresenta la parte sostanziale del nostro elaborato. Dall'analisi attenta del testo emergeranno più possibilità diagnostiche, spesso nessuna di tali possibilità esclude aprioristicamente le altre. Pertanto procederemo nel modo seguente:

    2.1) elencare le sintomatologie descritte
    2.2) creare una gerarchia tra i sintomi più evidenti per primi fino a quelli apparentemente meno rilevanti
    2.3) associamo ogni sintomo ad uno o più disturbi dei quali il sintomo rappresenti un criterio diagnostico

    esempio: "il paziente racconta di sentire spesso il posto dove si trova come estraneo".
    Nel nostro esempio questo sintomo può far pensare ad episodi di "derealizzazione" o più in generale ad un sintomo "dissociativo". Non sappiamo nulla di più, quindi ci rendiamo conto che si ha la necessità di altre informazioni. Ma di quali informazioni bisogno? Per saperlo occorre procedere con il processo diagnostico differenziale. Il sintomo dissociativo descritto può essere un tratto di più disturbi. Prenderemo in considerazione almeno due-tre ipotesi generali che secondo noi sono principali, descrivendo prima la categoria più ampia in cui i sintomi sono contenuti e successivamente andremo nello specifico dei singoli disturbi.

    a) disturbi dissociativi (amnesia dissociativa, fuga dissociativa, disturbo dissociativo dell'identità)
    b) disturbi d'ansia (disturbo da attacchi di panico, disturbo acuto da stress, disturbo post-traumatico da stress)
    c) disturbi di personalità (disturbo borderline di personalità)
    d) disturbi somatoformi (somatizzazione, ipocondria, conversione)

    Ora abbiamo una scaletta da seguire. Dobbiamo quindi fare lo stesso per ogni altro sintomo che emerge nella lettura del testo d'esame. Questa operazione non va scritta immediatamente quindi dovremmo tenerla in mente. Appena sono stati trovati sia la categoria generale di appartenenza di ogni sintomo descritto che la categoria specifica, andremo semplicemente a sommare stilando una classifica. Ci saranno quindi sintomi che convergeranno in uno stesso disturbo. Il disturbo in grado di giustificare la maggior parte dei sintomi diverrà l'ipotesi diagnostica principale (ma non quella certa, ricordiamolo sempre) a seguire nella classifica tutte le altre. Prendiamo quindi in considerazione le prime tre (comunque mai meno di due) ipotesi diagnostiche.

    3) altri dati e fonti di informazione
    Analizziamo tutti gli altri dati del testo che non rappresentano direttamente un sintomo ma che sono rilevanti per le finalità diagnostiche (es. relazioni del paziente, personaggi implicati e fonti di informazione, abbigliamento, lavoro, scuola, ecc.). Questi dati dovranno essere quanto più coerenti con i disturbi presi in considerazione. I dati ricavati dal testo daranno quindi conferma di uno o più possibilità diagnostiche. Tra le ipotesi avanzate quella che riesce a spiegare meglio i sintomi e che sia anche coerente con gli altri dati rilevanti sarà la nostra ipotesi principale definitiva (di nuovo non escluderemo le altre). Le altre diagnosi diverranno le possibili comorbilità (o comorbidità) che andranno sempre tenute in considerazione o diagnosi secondarie.

    4) eventuali test psicodiagnostici
    Rispetto all'ipotesi principale quindi dichiareremo quali altri dati sono necessari al fine di confermarla oppure quali test psicodiagnostici potremmo consigliare per risolvere eventuali dubbi diagnostici.
    Questo è essenzialmente il processo diagnostico differenziale, che ci permetterà di offrire una diagnosi principale, valutare eventuali comorbilità e indicare diagnosi secondarie. Ricordiamo che se viene richiesto nel testo d'esame una valutazione diagnostica, noi dobbiamo sempre fornire una risposta adeguata alla domanda posta. Quindi anche nel caso di un elemento sintomatico in un contesto familiare disfunzionale, se nella domanda è richiesta la diagnosi di questo elemento sarà necessario proporla. Mentre il trattamento può seguire le ipotesi che il problema sia di tipo relazionale familiare.

    5) il trattamento
    Ora passiamo all'indicazione del piano di trattamento. Tutto il resoconto sarà descritto con cautela rimanendo sempre possibilisti rispetto ad altre diagnosi. Utilizzeremo quindi, nella stesura del testo, un linguaggio ipotetico (“nel caso in cui fosse dimostrato... allora...”, “dai dati emersi sarebbe ipotizzabile...”, “sembrerebbe che...”). Una volta concluso il processo diagnostico differenziale e valutati i dati mancanti in grado di migliorare la nostra diagnosi si procede nel definire un breve consiglio di trattamento. Diremmo quindi "qualora fosse confermata attraverso ulteriori colloqui ed altri eventuali strumenti diagnostici l'ipotesi principale si potrebbe orientare il paziente verso un tipo di trattamento X..." tutto questo sarà seguito da una brevissima spiegazione degli obiettivi del trattamento indicato. E' consigliabile proporre anche un'alternativa di trattamento, ma molto brevemente visto che lo spazio disponibile sarà praticamente terminato.

    Da quello che ho capito è FONDAMENTALE dimostrare di aver capito il processo diagnostico, di conseguenza io credo sia utile mettersi a studiare CON GRANDE TRANQUILLITA' ED INTERESSE,SOPRATTUTTO,poi vediamo... Certo, io "aborro" il DSM,quindi spero di riuscire ad orientarmi su un approccio psicodinamico...l'unica cosa che mi mette in crisi è la diagnosi differenziale...si tratterebbe di imparare tutta la pappardella!!!!ma da quello che ho visto ,nel 2004 non l'hanno chiesta...
    FORZAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!

  12. #357
    Partecipante Affezionato
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    Casi clinici. Training pratico per studenti e psicologi clinici
    Lis Adriana


    E' questo il libro di cui parli?

    ....se qualcuno possiede questo libro, può darci delle dritte????
    ...potremmo attivare un giro di fotocopie??????????

  13. #358
    ludovicavan
    Ospite non registrato
    Scusate, ma veramente potrebbero chiedere l'interpretazione
    di un test?Perchè questa cosa non l'avevo mai sentita!

  14. #359
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
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    x Mary,
    quella che hai inserito mi sembra un'ottima scaletta, utilissima nel seguire l'approccio cognitivo-comportamentale e fare dignosi con il DSM.
    Utile mi sembra anche l'informazione di dover dimostrare di avere capito il processo diagnostico piuttosto che fare la diagnosi: questo spiega il perchè della carenza di dati che solitamente forniscono all'esame che, a volte, impedisce di fare la diagnosi, com'è successo a Bari a giugno '05 quando, piuttosto che la diagnosi, la domanda era proprio l'interpretazione dei Q.I. della Wais. Si può focalizzare meglio l'impostazione dello studio.
    E' proprio quello il testo di cui parlo - edizioni Domeneghini- Upsel-, si usava a Padova dove mi sono laureata e dove ho seguito il corso di psi clinica proprio con la Lis. Quando ho lasciato PD il testo non era più in commercio e la prof non sapeva se farlo ristampare aggiornato oppure no. Io ho la vecchia edizione e sono disponibile a fare le fotocopie, il problema è che non ho assolutamente tempo di portarlo a Bari, dovreste venire a prendervele. Se non esiste o non trovate una nuova edizione, scrivetemi una mail privatamente e ci mettiamo d'accordo.

    x Ludovica,
    non so se sia lecito chiedere l'interpretazine dei test; il programma ministeriale non ne parla specificatamente, dice solo che la prova consiste nella discussione del protocollo di un caso individuale o di gruppo!! - io penso che i test facilmente facciano parte del protocollo di un caso. So che nel giugno '05 quando a Bari è stata chiesta la Wais è stato fatto ricorso al TAR, ma non so come è andata a finire.
    Di sicuro c'è che vengono chiesti in varie sedi.
    Dovremmo ragionare specificatamente sulla nostra commissione dove c'è uno psicanalista, che secondo me non è interessato ai test dato che non ne applicano, e due sistemico-relazionali: in merito a questo approccio, del quale conosco appena l'esistenza, chiedo a chi ha info di dirci se e quali test vengono utilizzati nella loro metodologia.
    Raccogliamo info e man mano cerchiamo di farci un'idea.

    A presto.
    Ultima modifica di australia : 27-06-2006 alle ore 10.23.08

  15. #360
    ludovicavan
    Ospite non registrato
    L'ottica sistemico-relazionale non usa test specifici, questo tipo di orientamento
    si riferisce alla terapia familiare e di coppia, per ciò che concerne le patologie
    si rivolge sempre e comunque alla dimensione di gruppo, nel DOC per esempio
    parlano di membro down o up, tendenzialmente si rivolgono all'importanza
    delle interazioni ecc.
    Una mia vecchia prof. è sistemico-relazionale, mi rivolgerò a lei per ottenere
    maggiori informazioni e vi farò sapere.
    Buono studio a tutti.

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