Blog: Spazio di Psicoanalisi
Rinnovo l'invito, che è diventato anche del latino Alejandro: leggete Freud (sempre "Introduzione alla psicoanalisi" del 1915-1917, sempre la lezione dedicata alla "Traslazione" e quella dedicata a "La terapia analitica").
Il concetto di transfert si rende palese per la prima volta agli occhi di Freud, che lo intuisce osservando il rapporto tra Breuer, psichiatra col quale collaborava all'epoca, e Bertha Pappenheim, la famosa Anna O. che diede alla luce una gravidanza isterica grazie all'amore che Breuer stesso aveva dimostrato nella sua cura (il desiderio dell'analista). Freud aveva abbandonato da tempo il metodo catartico e l'ipnosi. Passò dalla prima fase, in cui riteneva sufficiente apporre una mano sulla fronte del paziente in modo da indurlo in uno stato suggestivo, a quella in cui si rese conto che l'elemento suggestivo era inalienabile rispetto alla relazione analitica. Prese quindi a considerarlo una costante e, già che c'era, lo utilizzò come volano della psicoanalisi (Lacan, con la sua solita ironia, diceva: "La cellule analytique, même douillette, même tout ce que vous voudrez, n’est rien de moins qu’un lit d’amour et ceci je crois tient à ce que, malgré tous les efforts qu’on fait pour la réduire au dénominateur commun de la situation, avec toute la résonance que nous pouvons donner à ce terme familier, ce n’est pas une situation que d’y venir– comme je le disais tout à l’heure– c’est la situation la plus fausse qui soit", cioè: "il fulcro dell'analisi [licenza], ovvero il lettino, o tutto quello che vorreste, non è niente di meno che un talamo, un letto d'amore, e questo credo che stia in rapporto a ciò che, con tutta la risonanza che possiamo dare a questo termine familiare, non è che questione di arrivare al dunque - come dissi sùbito - a ciò che è la situazione più falsa che ci sia" [traduzione forse troppo libera e non esente da errori; faccio presente che "fausse couche" vuol dire "aborto spontaneo", per i detrattori della psicoanalisi]). In ultimo, sempre Lacan: "s’isoler avec un autre pour lui apprendre quoi? Ce qui lui manque!" (trad.: appartarsi con qualcuno per fargli capire cosa? Quello che gli manca!).
La resistenza è una manovra difensiva dell'Io inconscio rispetto all'Es emergente, che l'Io sente come pericoloso. L'interpretazione, togliendo la barriera della resistenza nella misura in cui fornisce lo spunto per nuovi legami (nuovi rappresentanti di parola) da associare ai rappresentanti di cosa che emergono dall'Es, riesce a portare alla coscienza il conflitto esistente tra le due istanze, ora entrambe appartenenti al sistema Conscio [mi dispiace, ma meglio di così non ce la posso fare; per capire quello che ho cristallizzato in queste righe si può cominciare con lo scritto "L'Inconscio", nella Metapsicologia di Freud, per passare a... sull'interpretazione in psicoanalisi, buona ricerca!].
Continua...
Ultima modifica di lalangue : 04-01-2010 alle ore 01.50.41
Il transfert lavora come un catalizzatore: non interviene nel risultato finale, ma facilita e velocizza la reazione. L'interpretazione di transfert (la destituzione del Soggetto supposto Sapere) viene utilizzata poco, solo nei casi in cui è necessario farlo: ciò che vediamo nel transfert è una nevrosi totalmente nuova e in rinnovamento, per via dell'analisi che prosegue. Osserviamo una patologia bella fresca, in statu nascendi. Nonostante questo, la resistenza si insinua anche lì (la traslazione è una riproposizione sotto altre spoglie di una esigenza pulsionale "ancestrale", e più in là di questo aggettivo non mi spingo). Una volta eliminata la resistenza tramite l'interpretazione (e qui secondo me l'ultimo Bion ha fatto qualche passo avanti sulla comprensione di questa dinamica), il paziente è di nuovo libero di associare (finale un po' riduttivo, ma concetti espressi in maniera efficace e concisa, e con tanta passione).
Buona serata anche a te, Alejandro, e scusami se mi sono permesso di tradurre (o tradire) quello che ho capito.
Ultima modifica di lalangue : 04-01-2010 alle ore 02.03.50
Grazie lalangue.sull'interpretazione in psicoanalisi, buona ricerca!
Lo cerco, lo trovo e nel frattempo ti maledico ..chiaramente scherzo;
non so se avrò il tempo di cercarlo davvero.
Grazie per gli approfondimenti, comunque.
Nota: non mi ero accorta che la risposta fosse nel messaggio per alej (che avevo omesso di leggere). Ci ritorno con calma.![]()
Ultima modifica di missfreedom : 04-01-2010 alle ore 02.40.59
Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero
Buongiorno !
Grazie per le risposte, vado a ruota libera, ricordando senza rispondere punto per punto (funziono meglio cossi).
Veramente siete appassionati ! Anche io lo sono, certo! Seno che si si fa qui fino a cossi tardi o cossi presto al mattino !! Bello !!!!! BEEEEEEELLLLLLLOOOOOOOOOO !
E si luigi... credo che ci sia tutto, e soprattuto quello che interessa a me come psicoanalista che lavora. Mi dispiace dirlo però è quello che penso e sono aperto a cambiare idea se qualcuno mi dimostrasse che pensare diversamente giova per il mio lavoro, per me e per i pazienti.
Concordo al 100% con lalangue, hai messo il dito in due punti che riguardano la prima e la seconda topica (su questa ti racconterò in altra occasione cosa ne penso). Certamente l'ultimo Bion , fin dove conosco, lascia a l'intuizione un campo importante, dopo aver creato un sistema che appoggia nella prima topica, elementi alfa (prec. di Freud , parola , processo secondario) , elementi beta (processo primario, immagini, inconscio freudiano), questi processi che Freud inventa per spiegare il funzionamento del apparato psichico in modo di accomunare i "sani" con i "malati" , tanto come farà dopo con "Lutto e Malinconia". Dicevo, Bion risalta che questa descrizione freudiana opera in senso successivo , dal inconscio al preconscio e il conscio, e lui li da un senso simultaneo, in modo tale che quel telescopio descritto da Sighi diventa un binocolo, dove due immagine -una in ogni occhio- siano una sola , ed questo è la funzione alfa (vedere l'ultima opera di Alain de Mijollà -dizionario della psicoanalisi- ancora non lo ho trovato in italiano, pero rende molto semplice le cose) he he he !!!
Giusto apprezzare il transfert come lo hai fatto, al meno io cossi la penso pure, se avessi modo di fare un grafico direi che la translazione che accade nel passaggio dal processo primario al secondario accade in modo simile con la figura del analista evitando il penoso passaggio per le parole dil secondario , ora, il problema siamo noi !!!! E che bellezza !!!!
Ti ringrazio per le belle traduzione che rileggerò con tempo.
Bene, vado a lavorare, cioè portare la mia cagneta a spazzo, prendere un caffè al bar, fare due chiacchere con i parrocchiani , fumarmi una bella sigaretta ... Che bel lunedi !
Miss, non so se avrò il tempo più tardi per entrare , cmq domattina alle 6 sicuro si !!!
Baci abbracci.
Alejandro.
Ma buongiorno Alej, vedo che hai accolto l'invito! Mi sa che il campo importante è l'investigazione dell'universo psicotico, in cui sperimenta la dimensione del protomentale. Quando fa nascere, dall'essenza, la capacità di pensare; dunque porta avanti l'idea come nata nell'assenza assoluta dell'oggetto di desiderio. Poi avanza con un precoce scambio madre-bambino (che sarebbe un po' più lungo ma su cui non mi soffermo) attraverso "comportamenti subtalamici" fino ad elaborare un modello integrato dell'apparato psichico, che è interessante: che io ricordi la coscienza non elabora i dati dell'esperienza ma si limita a registrare le qualità psichiche secondo cui un oggetto può essere buono o cattivo. Dunque queste sensazioni restano dati grezzi, non comprensibili finché non intervenga la funzione alfa. Questa dovrebbe connettere i frammenti di realtà rendendoli pensabili; tuttavia, se questa funzione alfa non dovesse svolgere il suo lavoro, tali residui rimmarrebbero indigesti, non pensabili. Ed è a tale punto che i contenuti non pensabili - chiamati beta - possono essere espulsi dal sistema motorio o in alternativa essere trattenuti come ammassi incomprensibili. Se la funzione psichica è priva di elementi alfa, dalla quale pare che tutto dipenda, il soggetto non potrà pensare, dormire, svegliarsi... non disporrà di inconscio, né di conscio (svilupperà una modalità psicotica). E neppure della capacità di apprendere dall'esperienza. Una cosa singolare era la barriera di contatto a separare gli elementi alfa e quelli beta, che è una cosa un po' più flessibile... rispetto alla censura.Certamente l'ultimo Bion , fin dove conosco, lascia a l'intuizione un campo importante, dopo aver creato un sistema che appoggia nella prima topica, elementi alfa (prec. di Freud , parola , processo secondario) , elementi beta (processo primario, immagini, inconscio freudiano), questi processi che Freud inventa per spiegare il funzionamento del apparato psichico in modo di accomunare i "sani" con i "malati" , tanto come farà dopo con "Lutto e Malinconia". Dicevo, Bion risalta che questa descrizione freudiana opera in senso successivo , dal inconscio al preconscio e il conscio, e lui li da un senso simultaneo, in modo tale che quel telescopio descritto da Sighi diventa un binocolo, dove due immagine -una in ogni occhio- siano una sola , ed questo è la funzione alfa (vedere l'ultima opera di Alain de Mijollà -dizionario della psicoanalisi- ancora non lo ho trovato in italiano, pero rende molto semplice le cose) he he he !!!
Un altro aspetto importante, forse, è che gli elementi beta sono collegati ad impressioni sensoriali ed emotive, dolorose e quindi la loro trasformazione richiede alcune attenzioni materne. Necessarie. Bion li accomunava a qualcosa di analogo alla cosa in sé di Kant o al reale di Lacan, che io ricordi, come una sorta di linguaggio unitario dell'umanità, e che viene prima che la funzione alfa possa operare culturalizzazione o disperisione.
Buona passeggiata Alej.![]()
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Ciao Ale...ovviamente il Freud 'storico' circoscrive ciò che appunto chiamiamo 'psicoanalisi' e lo circoscrive come si farebbe con qualsiasi altra disciplina. Su questo ho poco da dire. Epperò, epperò...la psicoanalisi, secondo me, è 'malata' dal principio: essendo una ''storia di transfert'' non può affatto essere considerata una questione ''personale''. Mi spiego: neanche il testo freudiano può essere considerato 'propriamente' freudiano perchè anche Freud, sottostante alla coazione e al processo di trasformazione del transfert, non può essere considerato un discorso ''chiuso''. Da qui la mia doppia critica: una rivolta a chi non legge Freud perchè lo considera ''superato'' e una a chi legge Freud senza considerare il transfert (cioè lo smembramento del soggetto in ''altri'' cui è destinato ciascuno). E così, ogni psicoanalista, all'alba del secolo, porta con sè un frammento di transfert che diventerà il suo punto d'appoggio per cosiddette nuove teorie: in questa ottica la psicoanalisi diventa un ''simbolo'' spezzato (cioè una ''unità'' (sym-ballein) impossibile da ricomporre ricorrendo ai singoli testi dei singoli analisti). Questa natura 'simbolica' (di possibile-impossibile compresenza di opposti) del 'transfert' rende la psicoanalisi impossibilitata a presentarsi come 'singola' o come testo 'chiuso' e al tempo stesso possibilitata alla tensione 'simbolica' di unire un qualcosa di irrimediabilmente perduto (e che pure si riattualizza): per esempio, Freud e le sue 'strane' amicizie (Breuer, Fliess, Jung), la fedeltà incondizionata al Padre dei primi analisti, i movimenti eversivi, e soprattutto il problema del Padre in Jung che, proprio grazie a Freud, ne perviene all'uccisione simbolica (dopo una lunga 'analisi'...e in Freud cosa succede intanto? Cosa succede nel 'testo' freudiano quando il figlio prediletto Jung inizia a scalpitare?..). Jung uccide simbolicamente il padre nel 1912 quando già il movimento psicoanalitico godeva di un certo seguito e i capisaldi della teoria erano gettati. Ma essi sono rintracciabili ovunque come 'orme di una dimensione sacrale' la cui totalità originaria, primitiva, indifferenziata è persa per sempre: questa totalità è ''l'inconscio della psicoanalisi'' intesa come ''storia di transfert''...tutto ciò che è in superfice sono i vari 'Io' degli psicoanalisti.
Vedere le cose nel modo che ho tentato di dire non è ''gossip'' ma è semplicemente accorgersi che la psicoanalisi è destinata agli stessi processi che ha messo in luce. Che ha messo in luce non però come discorso ''freudiano'' ma già da subito come discorso smembrato dal transfert, come discorso trans-personale. In fondo la psicoanalisi è già dal principio ''relazionale''...
Tutto questo per chiarire il motivo della mia ''battuta'' al tuo intervento!Per il resto, nulla da aggiungere!
Saluti,
Luigi
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Buongiorno lalangue, procediamo con cautela
perdonami se non sono velocissima nella comprensione, ma sono ancora troppo precaria.
Perché viene utilizzata poco, dunque, e in base a cosa è necessario farlo o non farlo?L'interpretazione di transfert (la destituzione del Soggetto supposto Sapere) viene utilizzata poco, solo nei casi in cui è necessario farlo: ciò che vediamo nel transfert è una nevrosi totalmente nuova e in rinnovamento, per via dell'analisi che prosegue.
Non lo so, a me verrebbe spontaneo pensare che si faccia sempre. O che sia auspicabile, soprattutto con un paziente che magari ha difficoltà a scindere i suoi fantasmi dall'analista. Forse il processo di interpretazione lo aiuta anche in questo. E forse, mi viene da pensare, sarà proprio in virtù del fatto che non sempre viene interpretato, che poi molti pazienti ne escono con esperienze pseudo-traumatiche. Perché non interpretare significa, in qualche modo, lasciarli preda dei loro tumulti. Penso che sapere di cosa sia fatto tutto quel fracasso emozionale, per il paziente, non sia cosa da poco. Poi non lo so, è un mio pensiero.
Sono d'accordo, concetti espressi con passione. Tuttavia mi confondi. Dunque; la resistenza viene eliminata con l'interpretazione, se questo è vero, quando tale resistenza non viene interpretata, permane? E se è vero che il paziente è libero di associare dopo aver risolto la resistenza, quando questa permane, si presenta un blocco nelle associazioni, suppongo. Dunque è sempre necessaria l'interpretazione, di conseguenza non è vero che l'interpretazione di transfert viene utilizzata poco: altrimenti le resistenze permarrebbero all'interno del processo senza poter dar luce ad alcunché di inconscio, né agito né pensato. Qualche cosa non mi torna lalangue.Una volta eliminata la resistenza tramite l'interpretazione (e qui secondo me l'ultimo Bion ha fatto qualche passo avanti sulla comprensione di questa dinamica), il paziente è di nuovo libero di associare (finale un po' riduttivo, ma concetti espressi in maniera efficace e concisa, e con tanta passione).
O è forse che le resistenze possono risolversi anche senza interpretazioni, in modo pseudo-autonomo?
Questi sono i miei dubbi, ammesso non abbia capito male, sovrapposto termini e quant'altro.
Che pure è possibile. Io sto provando a parlare di transfert, e di interpretazione di transfert.
Ti riferisci alla nevrosi di traslazione?Osserviamo una patologia bella fresca, in statu nascendi.
Riporto una cosa in riferimento a quest'ultima: "In questa prospettiva, si può considerare come il modello ideale della cura la sequenza seguente: la nevrosi clinica si trasforma in nevrosi di traslazione la cui elucidazione porta alla scoperta della nevrosi infantile" (Laplanche e Pontalis, Enciclopedia della psicoanalisi).
Ora, sulla base di quest'ultima affermazione, non si deve forse interpretare il transfert per poter giungere alla scoperta della nevrosi infantile? E lo so che potrei parlarne col mio analista, ma battibecchiamo già per cose che sono molto meno complesse. Figuriamoci se tirassi in ballo una cosa simile (mi direbbe che sto rinnegando l'analisi, probabilmente e ne conseguirebbe solo uno spargimento di sangue senza fine né precedenti).
Mica è morbido e accomodante come voi.![]()
Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero
Oddio ragaaaaa, come mi volete far lavorare !!! Grazie luigi, molto interessante , dovrei leggere anche Jung !!?? Come chi obbligato a prendere un "medicinale" ... chiudendo il naso con due ditta !!!!! hehehe !!!
Cara missfree ... non è semplice godersi il proprio analisi come si vorrebbe, insisti insisti !!!
Al lavoro !
Alej.
Io però delle volte mi sono chiesto una cosa: ma il conflitto è qualcosa di intrapsichico o è qualcosa che si scaglia contro la realtà stessa?
Cioé noi possiamo desiderare situazioni praticamente impossibili, che il conflitto sia cosciente o inconscio io non riesco a capire sostanzialmente cosa cambi, se abbiamo due istanze o bisogni dentro di noi che equamente desiderano che esistano certi oggetti o si realizzino situazioni che abbiano certe qualità ed anche certe altre qualità e sappiamo poi che praticamente è poco probabile che questa "situazione-somma di qualità" possa essere realizzata, presa coscienza della cosa, non mi sembra che abbiamo fatto molto, abbiamo soltanto spostato lo stesso conflitto al livello cosciente, poi come si dovrebbe risolvere la cosa?
Due istanze sono in conflitto rispetto a quel che c'è intorno, insomma sono in conflitto rispetto a quella che chiamiamo realtà, niente sarebbe in conflitto se non ci fosse una qualche realtà con cui cofrontare certe idee, cioé il conflitto sussiste non tanto tra le istanze in sé, ma tra le istanze e il loro collegamento con quel che c'è intorno a noi.
Scoprire che due istanze sono in conflitto ci dà informazioni rispetto a com'è fatto il mondo stesso ed anche rispetto a quel che noi desideriamo ottenere, ma la cosa non risulta risolutiva, la conoscenza che qualcosa che vogliamo sia impossibile da realizzare praticamente, non è affatto detto che acquieti un bisogno o forte desiderio intrinseco di una persona, e questo contrasto fondamentalmente resta irrisolto anche poi al livello cosciente.
Per me è come dire che una persona sa con certezza che tra qualche minuto morirà, ma allo stesso tempo quella stessa persona è consapevole che vorrebbe vivere, quel che si desidera (vivere ancora) e come le cose stanno (un dato di fatto magari accertato in qualche modo dal soggetto) sono in contrasto, e per questo magari soffre. Supponiamo per assurdo che prima la persona non fosse consapevole di avere qualche istanza desiderante che si scagliava direttamente contro come le cose stanno, ed accusava certi sintomi perché era a conoscenza di dover morire comunque ma non capiva perché aveva questi sintomi (non sapendo che desiderava inconsciamente vivere più al lungo): la conoscenza di questa istanza desiderante che è in conflitto con la realtà, con quel che si conosce, alla fine cosa risolve?
Prima una persona aveva dei sintomi psicopatologici di cui non conosceva l'origine, ora conosce l'origine dei suoi sintomi ma è disperata comunque e non sta bene, cosa c'è di sostanzialmente meglio tra le due situazioni?
Un saluto
Ultima modifica di Char_Lie : 04-01-2010 alle ore 16.45.09
Char_Lie... hai sentito mai parlare di negazione?
Un saluto.
Alejandro.
Con 2 ''ditta'' no! A meno che tu non sia un imprenditore di successo!Scherzo!
Beh, poi, per come la vedo io, leggere Jung significa leggere qualcosa di molto di più che una nuova ''scuola'', ''teoria'' ecc.. ecc.. un pò ho tentato di dirlo..ma non mi dilungo su questo. Il 'medicinale' però è amaro davvero!...specialmente per chi ha deciso che la ''psicologia'' sia 'una' teoria, una casa accogliente per scienziati di nuova generazione, un giardinetto borghese di cui prendersi cura lontani dal frastuono della vita ''sotterranea''...questo si.
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Premetto ch la mia era praticamente una traduzione dell'intervento di Alejandro, intervento del quale condividevo le linee generali. Poi, nello specifico, alcune cose hanno lasciato perplesso anche me (non so se le ho fraintese o se siano invece reali differenze di punti di vista).
Sotto, in grassetto, le risposte ai vari punti:
Morbido e accomodante nella discussione su un forum. Poi...![]()