
Originalmente inviato da
Peterpan1977
La responsabilità di chi sta male o di chi chiede aiuto, a qualsiasi titolo e per qualsiasi motivo, è di dichiararsi soggetto di una domanda di cui quasi sempre ne ignora la portata, nient’altro. Per queste ragioni, per me, non valgono le “giustificazioni” o le pretese (talvolta le protervie) di chi sostiene che “quella tal pratica non è terapia” o “quell’altra è solo consulenza” o altro ancora; invito infatti chiunque a trovare delle differenze che non siano soltanto nominalistiche.
Soprattutto credo non sia compito nostro, di terapeuti ci tengo a puntualizzare, “segnare il limite”, di dove il paziente e fin a che punto possa e debba andare e quindi cosa fare: analisi? terapia? sostegno? consulenza? Il paradosso è che, il cosiddetto counselor, è spesso alle prese, mi pare, con domande assai difese e confuse (che il paziente nega di considerare come bisogni di terapia), e quindi dovrebbe essere già un terapeuta “finito” e anche abbastanza esperto. Questo, proprio per permettere al paziente di fare ciò di cui lui ha bisogno (ma che ancora non sa) senza influenzarlo.
L’impressione è che, invece, sul necessario e benefico rischio di andare “oltre”, di accompagnare cioè il paziente al di là di ciò che illusoriamente chiede, seppur talvolta all’interno di un significativo rapporto emotivo, si inneschi una collusione difensiva e salvifica sia per l’operatore che per il paziente.
Lo ripeto, questa secondo me non è prerogativa dei counselor ma fa la differenza fra l’essere uno psicoterapeuta e il fare lo psicoterapeuta.
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Che lo si voglia ammettere o meno, ciò che accomuna paziente e operatore è, soprattutto all’inizio del suo percorso formativo, la medesima ricerca di verità e di benessere personale. In questo senso le domande di formazione, qualsiasi domanda di formazione, sono per loro natura innanzitutto domande di cura; ed è in questo interstizio, fra la cura di sé e la cura del proprio paziente che si pone tutta l’avventura formativa a cui mi pare faccia riferimento il collega e di cui sembra invece totalmente ignara la counselor.