buffer grafemico.
Un ruolo importante è quello svolto dal buffer grafemico, il cui compito è quello di mantenere attive nei compiti di scrittura le rappresentazioni assemblate dai meccanismi di conversione sublessicale fonema grafema, per tutto il tempo necessario all’esecuzione del compito.
Il ruolo giocato dal buffer grafemico risulta meno evidente nel caso di parole, in cui è attivata una rappresentazione lessicale, mentre è di importanza fondamentale nel caso delle non parole, in cui occorre trasformare una rappresentazione ortografica in una rappresentazione fonologica senza poter accedere a una rappresentazione lessicale. Un errore tipico di malfunzionamento del buffer grafemico è la trasposizione di lettere all’interno di una parola o di una non parola (ad esempio “felirto” al posto di “ferlito”).
I processi periferici invece traducono tali rappresentazioni grafemiche astratte nelle diverse realizzazioni finali possibili, ad esempio scrittura manuale, maiuscolo, minuscolo, a macchina. Queste varianti grafemiche, definite “allografi” costituiscono un esempio di processo periferico. Secondo la neuropsicologia cognitivista l’elaborazione degli allografi si colloca a uno stadio successivo al buffer grafemico di uscita. Alcuni errori, soprattutto la sostituzione di lettere che presentano una configurazione simile (ad esempio m e n) potrebbero essere determinati da errori nel trattamento degli allografi.
Si possono individuare tre tipi di disortografia:
– Disortografia vera e propria: Per quanto riguarda la lingua italiana, gli errori ortografici più frequenti non sono altro che scarti nella corrispondenza tra suono e segno.
– Disortografia d’ordine concettuale: Una scrittura corretta spesso pretende, per essere compresa e fissata, capacità logiche che permettano di praticare delle scelte (esempio: in quali circostanze scrivo a, ah, ha?). Errori di questo tipo identificano disortografie di ordine concettuale.
– Disortografia d’ordine culturale: In questi casi la disortografia si manifesta negli scarti dovuti al dialetto, o agli svantaggi socio-culturali presenti nel soggetto.
• Le cause
Ognuno dei tre tipi di disortografie sopra proposti fa riferimento a cause e fattori molteplici. Va anche detto che pur essendo nette le distinzioni tra disgrafie e disortografie, in certi casi tra i due tipi di disturbi sono ipotizzabili diverse correlazioni.
Talvolta, ad esempio, disabilità (o immaturità) di tipo visuo-percettivo e di tipo motorio possono essere presenti nell’uno e nell’altro caso determinando conseguenze negative sia nel campo grafico, sia in quello ortografico.
Va tenuto presente comunque che nella scrittura entra in gioco anche il simbolo non presente invece nel grafismo.
Talvolta un soggetto può presentare disabilità dei due campi (grafico e ortografico) anche per altri effetti. Ciò può capitare quando il soggetto, troppo impegnato nello sforzo di produzione grafica, finisce con l’allentare il controllo attentivo su ciò che scrive commettendo così errori ortografici.
È dimostrato anche che non tutti i soggetti che presentano disgrafie sono necessariamente anche disortografici. Lo si può constatare quando si chiede al soggetto di scrivere a macchina (o scrivere con lettere mobili). In questi casi l’errore ortografico scompare. Capita anche che l’allievo, poiché percepisce la propria come una brutta scrittura, rivolga eccessiva attenzione all’aspetto formale della grafia commettendo in questo modo errori.
Più frequentemente possiamo assistere a una stretta relazione tra disortografie e disabilità specifiche nella lettura (dislessia). Il bambino che scrive anche legge: i due processi di codificazione e decodificazione si alternano in questo caso in una successione strettamente ravvicinata.
io del buffer grafemico ho trovato questo... se qualcuno ha qualche info in + please la può postare.... grazie







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io nn l'ho mai sentito chiedere..forse vi state confondendo col episodic buffer che serve quando non e'disponibile il loop articolatorio (ciclo fonologico)


