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  1. #406
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    potremmo dire che l'aspirante counselor di cui parla la lettera, si pone con i suoi eventuali futuri clienti con atteggiamento narcisistico, cioè usa la relazione con i clienti per una propria gratificaizone e/o completamento personale?
    Io preferisco non fare inferenze, tanto meno da un passaggio riportato da un'altra fonte (lo psicologo). Sinceramente non ne vedrei nemmeno l'utilità.
    La questione è un altra, counselling o non couselling: la formazione non è questione nè di titoli, nè di orientamenti, nè di normative. E' una questione interna all'operatore. Quanti psicologi, psicoterapeuti, counsellor etc. operano nelle relazioni d'aiuto non cogliendo gli elementi collusivi? Quanti per questo motivo ci mettono del loro nella relazione con l'utenza senza possibilità di gestirlo? Quanti insomma non hanno mezzi per affrontare la propria sofferenza e, di conseguenza, non sono in grado di intervenire su quella altrui (anzi la aggraviano)? Il sospetto che ci sia un legame tra queste problematiche e l'esplosione di interventi "sulla salute", "sulle risorse", "sul benessere" è sostanziato. Ecco che si finisce col dire "non è patologia", "dipende dall'ambiente, dagli amici, dal lavoro", "guardiamo a ciò che c'è di buono", "la psicoterapia è destinata solo a chi ha sintomi".

    Saluti
    gieko

  2. #407
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Ecco che si finisce col dire "non è patologia", "dipende dall'ambiente, dagli amici, dal lavoro", "guardiamo a ciò che c'è di buono", "la psicoterapia è destinata solo a chi ha sintomi".

    Saluti
    __________________
    gieko

    E per far questo é però necessario a monte, forse senza che ce ne sia piena consapevolezza - se c'é - ri - fare una netta distinzione tra sanità (o salute) e malattia ( o patologia nelle sue varie forme) al fine di poter dire di "agire" sulla prima cioé, in base al "motto" su persone sane che presentano disagi "temporanei..", ovvero sintomi di una persona con determinata struttura e storia personale senza le quali quei sintomi, non vi sarebbero. E qui si innescano collusioni più o meno pesanti che molte volte aggraviano la condizione base del soggetto e le sue espressioni che chiedevano un "riconoscimento" ed elaborazioni che un counselor non può dare.
    Ora, con il prossimo accreditamento "counselor per counselor", saremo tutti più tranquilli. Soprattutto i cittadini e la loro salute.
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 30-09-2009 alle ore 17.57.10
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  3. #408
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Io preferisco non fare inferenze, tanto meno da un passaggio riportato da un'altra fonte (lo psicologo). Sinceramente non ne vedrei nemmeno l'utilità.
    La questione è un altra, counselling o non couselling: la formazione non è questione nè di titoli, nè di orientamenti, nè di normative. E' una questione interna all'operatore. Quanti psicologi, psicoterapeuti, counsellor etc. operano nelle relazioni d'aiuto non cogliendo gli elementi collusivi? Quanti per questo motivo ci mettono del loro nella relazione con l'utenza senza possibilità di gestirlo? Quanti insomma non hanno mezzi per affrontare la propria sofferenza e, di conseguenza, non sono in grado di intervenire su quella altrui (anzi la aggraviano)? Il sospetto che ci sia un legame tra queste problematiche e l'esplosione di interventi "sulla salute", "sulle risorse", "sul benessere" è sostanziato. Ecco che si finisce col dire "non è patologia", "dipende dall'ambiente, dagli amici, dal lavoro", "guardiamo a ciò che c'è di buono", "la psicoterapia è destinata solo a chi ha sintomi".

    Saluti
    E' giusto quello che dici
    Certo, la formazione nasce da una esigenza interna che può "inquinare" la relazione d'aiuto,
    e a rigore non possono essere stabiliti a priori dei limiti sugli sviluppi di un intervento di aiuto,
    e non ci sono basi sufficienti per circoscrivere un intervento nell'ambito della psicoterapia o del sostegno o counselling o empowerment o coaching, o anche del semplice consiglio, etc.

    Il problema nasce quando si vuole utilizzare la tesi della competenza per difendere la tesi normativa o viceversa, cioè affermare che:
    se lo stato impone un livello di formazione per l'esercizio di una professione, allora questa deve essere la formazione corretta e necessaria per esercitarla con competenza,
    intrecciando così con una relazione pseudo-logica i due piani (normativo e di competenze).

    Ma perchè l'accesso alla formazione in psicoterapia, che si fonda su una relazione "educetiva", è esclusa agli educatori/pedagoghi ed è riservata a medici e psicologi, che non hanno alcuna affinità, sia per formazione che per atteggiamento, verso il "disagio" "psichico"?
    Perchè il percorso di formazione in psicoterapia non è differenziato in riferimento alla formazione di base, medica o psicologica, che è diversa?

    La questione allora potrebbe essere: la psicoterapia è una professione autonoma oppure è una specializzazione dello psicologo e del medico?
    Se vale la seconda ipotesi allora nessuno dei due ne ha diritto, visto che ad entrambi manca la formazione dell'altro.

    ______________________________
    "Ars (regia) totum requirit hominem"
    Theobain von Hogelande

    L'arte (psicoterapeutica) richiede l'uomo nella sua totalità (di corpo-mente-emozioni-spirito-etc.)

  4. #409
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Il problema nasce quando si vuole utilizzare la tesi della competenza per difendere la tesi normativa o viceversa, cioè affermare che:
    se lo stato impone un livello di formazione per l'esercizio di una professione, allora questa deve essere la formazione corretta e necessaria per esercitarla con competenza,
    intrecciando così con una relazione pseudo-logica i due piani (normativo e di competenze).
    Certo, infatti non è di certo il mio punto di vista, dal momento che ritengo che il cuore della formazione alla psicoterapia sia l'analisi personale, che non è prevista di certo dai protocolli del MIUR. La legislazione è sicuramente carente e si può discuterne quanto si vuole, ma quando mai un'istituzione può regolamentare questioni così complesse e delicate? Ci dovrebbero essere gli istituti di formazione a svolgere questo compito, ma a quanto pare non è che vigilino più di tanto...

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    l'accesso alla formazione in psicoterapia, che si fonda su una relazione "educetiva"
    Non sono sicuro di capire il senso di questa frase... L'accesso alla formazione per me si basa su una relazione terapeutica, che non è la stessa cosa della relazione educativa. Compiti differenti a cui si è voluto dare uno statuto anche formativo diverso (almeno in Italia), ma al di là dei formalismi, rimane sempre la questione di cui sopra: la posizione che occupa l'operatore dipende da dove è riuscito a collocarsi attraverso un lavoro di cura su di sè.

    Saluti
    gieko

  5. #410
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Ma perchè l'accesso alla formazione in psicoterapia, che si fonda su una relazione "educetiva", è esclusa agli educatori/pedagoghi ed è riservata a medici e psicologi, che non hanno alcuna affinità, sia per formazione che per atteggiamento, verso il "disagio" "psichico"?
    Perchè il percorso di formazione in psicoterapia non è differenziato in riferimento alla formazione di base, medica o psicologica, che è diversa?
    La questione allora potrebbe essere: la psicoterapia è una professione autonoma oppure è una specializzazione dello psicologo e del medico?
    Se vale la seconda ipotesi allora nessuno dei due ne ha diritto, visto che ad entrambi manca la formazione dell'altro.
    Ottime considerazioni, bisognerebbe ritornare ai dibattiti intorno alla famosa Legge Ossicini, sappi comunque che la decisione sull'accesso ai medici alla formazione in psicoterapia è stata una questione strettamente politica (di lobby, per intenderci...), più che epistemologica.

    Saluti,
    ikaro

  6. #411
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Non sono sicuro di capire il senso di questa frase... L'accesso alla formazione per me si basa su una relazione terapeutica, che non è la stessa cosa della relazione educativa.
    E' per questo che ho usato il termine (inesistente nel vocabolario) "educetiva" e non "educativa", nel significato latino di educere = tirar fuori, o se vogliamo nel senso ericksoniano di (relazione capace di innescare la) riorganizzazione inconscia degli apprendimenti esperienziali del soggetto.

    ______________________________
    "Ars (regia) totum requirit hominem"
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    L'arte (psicoterapeutica) richiede l'uomo nella sua totalità (di corpo-mente-emozioni-spirito-etc.)

  7. #412
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    OPT - Campagna informativa a tutela dei cittadini

    Mh, visto che mi sembra che ancora qui non sia arrivato... date un'occhiata a cosa sta preparando l'Ordine della Toscana, lo trovate in homepage.

    Settimana della psicologia - Campagna d'informazione a tutela del cittadino

    Home
    Settimana della psicologia

    e vi passo anche il comunicato stampa di sabato scorso

    http://www.psicologia.toscana.it/fil...ato_stampa.pdf


    Saranno presenti dei punti informativi pubblici posizionati strategicamente in ogni capoluogo di provincia per almeno due weekend e un giorno infrasettimanale.

    Inoltre, per una settimana a fine ottobre ci saranno gli "studi aperti", presso gli psicologi che hanno aderito all'iniziativa.

    Non solo tutela, ma anche promozione della professione quindi.

    Che ne pensate?

  8. #413
    Partecipante
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Ma il divieto di pubblicità nelle libere professioni non è stato abolito dal decreto Bersani nel 2006?

    Gli psicologi potrebbero spingere gli ordini o anche l'ordine nazionale a fare una campagna pubblicitaria (tipo pubblicità-progresso) sui media per spiegare alla cittadinanza gli ambiti di intervento e evidenziare così che lo psicologo è anche un professionista del benessere psicologico ...
    anche un comitato ci starebbe bene.
    Tutto questo nell'interesse della popolazione e anche della professione.


    _______________________________
    "Ars totum requirit hominem"
    Theobain von Hogelande


    Dai un'occhiata qui

    Settimana della psicologia

  9. #414
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    E' per questo che ho usato il termine (inesistente nel vocabolario) "educetiva" e non "educativa", nel significato latino di educere = tirar fuori, o se vogliamo nel senso ericksoniano di (relazione capace di innescare la) riorganizzazione inconscia degli apprendimenti esperienziali del soggetto.
    Ora è più chiaro, tuttavia non condivido quest'ottica: non si tratta di "tirar fuori" perchè non c'è nulla da tirare fuori. Piuttosto ci sono cose che non sono mai state esperite nè è possibile esperire, perchè non "pensabili" nè "contemplabili" per struttura. Per questo preferisco utilizzare il termine "terapeutico" con la valenza di "relazione trasformativa".
    Ma son discorsi che non hanno molto a che vedere con l'argomento della discussione.

    Saluti
    gieko

  10. #415
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: OPT - Campagna informativa a tutela dei cittadini

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    ...
    Settimana della psicologia - Campagna d'informazione a tutela del cittadino
    ...
    e vi passo anche il comunicato stampa di sabato scorso
    ...
    Non solo tutela, ma anche promozione della professione quindi.

    Che ne pensate?
    Dai un'occhiata qui
    Lodevole iniziativa perchè cerca un contatto con il cittadino e che merita di essere replicata in altre regioni.
    L'immagine dello psicologo che però viene trasmessa è quella che tutti conoscono, cioè di un professionista che si occupa di problemi e non del benessere psicologico.
    E poi, secondo me, confrontarsi subito con gli altri etichettandoli come "abusivi" non va bene.
    Se, ancor prima di mostrarsi e di farsi apprezzare per la qualità dei servizi offerti, si attaccano immediatamente gli altri, l'impressione che si dà alla gente è di conflittualità e litigiosità, e all'inizio non è una buona presentazione.

  11. #416
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Ora è più chiaro, tuttavia non condivido quest'ottica: non si tratta di "tirar fuori" perchè non c'è nulla da tirare fuori. Piuttosto ci sono cose che non sono mai state esperite nè è possibile esperire, perchè non "pensabili" nè "contemplabili" per struttura. Per questo preferisco utilizzare il termine "terapeutico" con la valenza di "relazione trasformativa".
    Ma son discorsi che non hanno molto a che vedere con l'argomento della discussione.

    Saluti
    Il "tirar fuori" comunque non lo riferisco necessariamente a contenuti coscienti, quanto piuttosto all'emergere di una configurazione somatico-percettiva-etc di cui il soggetto può "accorgersi" senza tuttavia comprenderla, anche se cercherà poi di darne una "sua" spiegazione.

    ______________________________
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    L'arte (psicoterapeutica) richiede l'uomo nella sua totalità (di corpo-mente-emozioni-spirito-etc.)

  12. #417
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Ciao a tutti, è da diversi giorni che non ho più seguito questo dibattito. Avrei voluto leggere i vecchi post, ma oggi OPS è lentissimo... vi segnalo questo articolo uscito sul sole 24 ore della scorsa settimana: la diatriba prosegue...

    Spero di non essermi perso niente di interessante nei vecchi post che non sono riuscito a leggere :-)

    Ciao

  13. #418
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    Riferimento: OPT - Campagna informativa a tutela dei cittadini

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Lodevole iniziativa perchè cerca un contatto con il cittadino e che merita di essere replicata in altre regioni.
    L'immagine dello psicologo che però viene trasmessa è quella che tutti conoscono, cioè di un professionista che si occupa di problemi e non del benessere psicologico.
    E poi, secondo me, confrontarsi subito con gli altri etichettandoli come "abusivi" non va bene.
    Se, ancor prima di mostrarsi e di farsi apprezzare per la qualità dei servizi offerti, si attaccano immediatamente gli altri, l'impressione che si dà alla gente è di conflittualità e litigiosità, e all'inizio non è una buona presentazione.
    Uno degli obiettivi della campagna semmai è quello di ampliare le possibilità di lettura della figura dello psicologo da parte della cittadinanza. Questo in considerazione dei risultati emersi da recenti interventi di ricerca commissionati dall'Ordine.
    A tale proposito, ti segnalo questo numero di Psicologia Toscana dove troverai il rapporto sulla ricerca di Carli:

    http://www.psicologia.toscana.it/fil...ero_2-2009.pdf


    Io penso che l'immagine dello psicologo che viene trasmessa dalla campagna è quella di un professionista competente nel fornire supporto alle persone che portano dei problemi, con l'obiettivo di tendere verso un maggiore benessere psicologico.
    Non è che la professione dello psicologo possa prescindere dai problemi dell'utenza, anzi secondo me l'accoglimento della domanda problematica è il primo passo per codefinire un progetto verso il benessere. Ma non è rimuovendo (anche a livello linguistico) i problemi che questi si risolvono.
    Certo, sarebbe molto più gratificante se avessimo clienti già "illuminati", "chiarificati" che vengono dallo psicologo "preventivamente", prima che i problemi sorgano, per chiedergli di aiutarli a raggiungere il benessere. Ma non mi pare una prospettiva realistica.

    Il concept della campagna dell'OPT è che lo psicologo è una figura in grado di "fornire indicazioni", quindi una figura che padroneggia strumenti di analisi e di intervento psicologico attivo nella vita delle persone, che aiuta le persone a (ri)progettare la propria esistenza a fronte di un chiarimento degli obiettivi.
    Tu che cosa proporresti per rendere questa campagna più incisiva? Mi sembra che un'idea te la sei fatta.

    Per quanto riguarda il discorso abusivi, non ho capito bene in che punto preciso l'hai letto ma suppongo che abbia a che vedere con la valorizzazione e la difesa dei confini professionnali. E ci credo che "non va bene". Non va bene per chi non ha chiara la differenza tra chi psicologo lo è chi non lo è, e preferirebbe che non se ne parlasse.

    Esattamente come le ondate di counselor aspecifici (= aspiranti psicologi abusivi), reflector, operatori olistici, psicomaghetti etc... che ad ondate infestano questo forum con la malcelata speranza di farsi accreditare come professionisti preparati.
    La mia personalissima idea (e la ripeto qui perché nei miei pochi messaggi non credo di averla mai esplicitata fino in fondo) è che il counseling è un insieme di tecniche della relazione, che può essere applicato in svariati contesti. In questo senso è sempre specifico, o almeno dovrebbe esserlo. Se sei, per dirne una, un direttore delle risorse umane e vuoi dotarti di strumenti di relazione che ti consentano di lavorare meglio con le persone in quell'ambito aziendale o di supportarle nei loro percorsi professionali, un corso di counseling ti fornisce degli strumenti. Si può parlare in questo caso di counseling aziendale.
    Ma si tratta sempre di problematiche che hanno a che vedere con le persone in QUEL contesto, non nella globalità della loro esistenza e dei loro vissuti.
    In questo caso invece si sfocia decisamente verso il counseling psicologico, che ritengo molto vicino alla consulenza psicologica, e quindi di pertinenza esclusiva degli psicologi iscritti all'Albo.
    Ribadisco, per me il "counselor" aspecifico è una stortura professionale, è il risultato di un percorso di svendita di competenze che riguardano gli psicologi, e nemmeno solo loro (penso agli AS ad esempio). Non è una situazione che è successa così, dall'oggi al domani, e nemmeno cambierà da un momento all'altro.

    Ma da questa situazione si può trarre invece un'opportunità non certo di essere conflittuali, quanto di aprirsi verso la cittadinanza come psicologi, dicendo a chiare lettere cosa facciamo, come, e anche perché lo possiamo fare.
    Sono dell'idea che c'è tanta richiesta di intervento psicologico tra la cittadinanza, a più livelli e in più contesti, e senza partire necessariamente da una dimensione posizionale di "disagio", quanto piuttosto dall'emersione di bisogni che non si sapeva nemmeno di avere.
    Come psicologi, abbiamo gli strumenti per negoziare con questa domanda, o sappiamo come procurarceli quando vogliamo migliorarli in un certo ambito (ad ex, la formazione in psicoterapia per chi è interessato all'ambito clinico). In tutti i casi, abbiamo chiaro di quali strumenti stiamo parlando, una chiarezza che ci viene non solo dal percorso universitario ma anche da un anno di tirocinio, dal superamento di un importante esame di stato e dall'appartenenza ad una comunità professionale che ha da tempo abbandonato il mito dell'autoreferenzialità, per confrontarsi con altre figure professionali sui terreni dell'efficacia e dell'efficienza.

    Io non ci vedo conflittualità da parte dell'OPT. Ci vedo una presa di posizione chiara, scientificamente e deontologicamente motivata, che delinea la differenza tra chi questa professione la vuole esercitare con passione e preparazione, e chi invece ricorre a nebbie legislative e mezzucci linguistici che farebbero inorridire persino Vanna Marchi

    Oggi a Firenze (all'Isolotto e a Gavinana) c'è stata la prima giornata dei "gazebo" di cui trattava la campagna. Un'occasione per mostrarsi alla cittadinanza, per creare contatto, accogliere una domanda di chiarificazione, proporre professionalità con un volto e una voce, e soprattutto comunicare ai cittadini che gli psicologi non sono solo "per" loro ma "con" loro.

    Bene, verso le 140 si presenta una signora sulla quarantina, molto sorridente e la invitiamo ad avvicinarsi e a prendere pure del materiale. La prima cosa che ci dice (restando a un paio di metri dal gazebo) è "no no grazie, sapete noi siamo concorrenti eheheheh, io sono una counselor".
    (Concorrenti?)
    Io e i miei colleghi ci siamo un po' guardati e le abbiamo chiesto dove lavorasse come counselor, ci ha detto che stava ancora studiando in un corso biennale (ma non dove, e d'altra parte non avrebbe fatto la differenza) e ancora: "Ma sapete, io sono dell'idea che se si lavora bene c'è lavoro per tutti". Dopo di che se n'è andata, lasciandomi inizialmente perplesso, e poi mi sono fatto una risata.

    Ora, un episodio del genere mi da da pensare. Questa signora ha voluto addirittura precisare che era "concorrente" nel suo presentarsi. Ma "concorrente" de che? Stai davanti a un gazebo dell'Ordine degli Psicologi della Toscana, vuoi dire per caso che anche tu ti lavori con la scienza psicologica? Come counselor ?

    Tu daimon trai pure le tue conclusioni se ti va. Secondo me, anche un piccolo e apparentemente banale episodio come questo è proprio la conferma che c'è bisogno che la nostra professione venga valorizzata per quello che è, per la forza che ha e per le distintività che la caratterizzano.
    Se poi ci leggi in questo addirittura "conflittualità e litigiosità" beh, secondo me non hai capito cosa si voleva comunicare.

    Ma quella signora invece si, e non credo che le sia piaciuto. E proprio per quello, ipotizzo, ha voluto precisare che lei era una concorrente counselor. Non una collaboratrice in

    rivedere le sue aspettative in merito e magari iniziare un serio percorso di formazione universitaria in psicologia.
    Ultima modifica di Wedro-otk : 06-10-2009 alle ore 23.02.09

  14. #419
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Ciao a tutti, è da diversi giorni che non ho più seguito questo dibattito. Avrei voluto leggere i vecchi post, ma oggi OPS è lentissimo... vi segnalo questo articolo uscito sul sole 24 ore della scorsa settimana: la diatriba prosegue...

    Spero di non essermi perso niente di interessante nei vecchi post che non sono riuscito a leggere :-)

    Ciao
    Bentornato.
    Già avevo notato nel post di OTK, che l'azione dell'Ordine della Toscana
    era ispirata a reagire contro gli <<abusivi>>...MA i giudizi in corso sono solo 4 e 10 segnalazioni inviate alla procura...e dovrebbe essere più preoccupante (dall'articolo del "Sole 24 ore") pensare che Assocounseling afferma che in giro ne sono un migliaio solo in Toscana! - Semplice osservazione: non era meglio opporsi prima alle scuole di psicoterapia che nei Corsi di Counseling ne sfornano così tanti (aggiungo io: ogni anno)??
    Poi, ancora riguardo gli psicoterapeuti...ci sono anche associazioni di categoria che riconoscono Scuole di Counseling, gestite da non-psicologi...non è incredibile?!
    Quindi il problema non è tanto quello degli <<psico-maghetti>> (Chi sono HarryPotters?) in giro, che vedo possono fare anche una brutta fine giudiziale...ma delle contraddizioni e degli interessi che continuano a mantenere in piedi il mercato delle Scuole di Counseling.

    Per Monicadal:
    Virginia Satir aveva il titolo di "Licensed Clinical Social Worker", negli Stati Uniti se il Social Worker raggiunge un certo numero di ore di tirocinio clinico può ottenere questo titolo. Quindi è diverso dal caso italiano.
    Ultima modifica di IT_Modeler : 06-10-2009 alle ore 23.54.59
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  15. #420
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    Riferimento: OPT - Campagna informativa a tutela dei cittadini

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Uno degli obiettivi della campagna semmai è quello di ampliare le possibilità di lettura della figura dello psicologo da parte della cittadinanza. Questo in considerazione dei risultati emersi da recenti interventi di ricerca commissionati dall'Ordine.
    A tale proposito, ti segnalo questo numero di Psicologia Toscana dove troverai il rapporto sulla ricerca di Carli:

    http://www.psicologia.toscana.it/fil...ero_2-2009.pdf


    Io penso che l'immagine dello psicologo che viene trasmessa dalla campagna è quella di un professionista competente nel fornire supporto alle persone che portano dei problemi, con l'obiettivo di tendere verso un maggiore benessere psicologico.
    Non è che la professione dello psicologo possa prescindere dai problemi dell'utenza, anzi secondo me l'accoglimento della domanda problematica è il primo passo per codefinire un progetto verso il benessere. Ma non è rimuovendo (anche a livello linguistico) i problemi che questi si risolvono.
    Certo, sarebbe molto più gratificante se avessimo clienti già "illuminati", "chiarificati" che vengono dallo psicologo "preventivamente", prima che i problemi sorgano, per chiedergli di aiutarli a raggiungere il benessere. Ma non mi pare una prospettiva realistica.

    Il concept della campagna dell'OPT è che lo psicologo è una figura in grado di "fornire indicazioni", quindi una figura che padroneggia strumenti di analisi e di intervento psicologico attivo nella vita delle persone, che aiuta le persone a (ri)progettare la propria esistenza a fronte di un chiarimento degli obiettivi.
    Tu che cosa proporresti per rendere questa campagna più incisiva? Mi sembra che un'idea te la sei fatta.

    Per quanto riguarda il discorso abusivi, non ho capito bene in che punto preciso l'hai letto ma suppongo che abbia a che vedere con la valorizzazione e la difesa dei confini professionnali. E ci credo che "non va bene". Non va bene per chi non ha chiara la differenza tra chi psicologo lo è chi non lo è, e preferirebbe che non se ne parlasse.

    Esattamente come le ondate di counselor aspecifici (= aspiranti psicologi abusivi), reflector, operatori olistici, psicomaghetti etc... che ad ondate infestano questo forum con la malcelata speranza di farsi accreditare come professionisti preparati.
    La mia personalissima idea (e la ripeto qui perché nei miei pochi messaggi non credo di averla mai esplicitata fino in fondo) è che il counseling è un insieme di tecniche della relazione, che può essere applicato in svariati contesti. In questo senso è sempre specifico, o almeno dovrebbe esserlo. Se sei, per dirne una, un direttore delle risorse umane e vuoi dotarti di strumenti di relazione che ti consentano di lavorare meglio con le persone in quell'ambito aziendale o di supportarle nei loro percorsi professionali, un corso di counseling ti fornisce degli strumenti. Si può parlare in questo caso di counseling aziendale.
    Ma si tratta sempre di problematiche che hanno a che vedere con le persone in QUEL contesto, non nella globalità della loro esistenza e dei loro vissuti.
    In questo caso invece si sfocia decisamente verso il counseling psicologico, che ritengo molto vicino alla consulenza psicologica, e quindi di pertinenza esclusiva degli psicologi iscritti all'Albo.
    Ribadisco, per me il "counselor" aspecifico è una stortura professionale, è il risultato di un percorso di svendita di competenze che riguardano gli psicologi, e nemmeno solo loro (penso agli AS ad esempio). Non è una situazione che è successa così, dall'oggi al domani, e nemmeno cambierà da un momento all'altro.

    Ma da questa situazione si può trarre invece un'opportunità non certo di essere conflittuali, quanto di aprirsi verso la cittadinanza come psicologi, dicendo a chiare lettere cosa facciamo, come, e anche perché lo possiamo fare.
    Sono dell'idea che c'è tanta richiesta di intervento psicologico tra la cittadinanza, a più livelli e in più contesti, e senza partire necessariamente da una dimensione posizionale di "disagio", quanto piuttosto dall'emersione di bisogni che non si sapeva nemmeno di avere.
    Come psicologi, abbiamo gli strumenti per negoziare con questa domanda, o sappiamo come procurarceli quando vogliamo migliorarli in un certo ambito (ad ex, la formazione in psicoterapia per chi è interessato all'ambito clinico). In tutti i casi, abbiamo chiaro di quali strumenti stiamo parlando, una chiarezza che ci viene non solo dal percorso universitario ma anche da un anno di tirocinio, dal superamento di un importante esame di stato e dall'appartenenza ad una comunità professionale che ha da tempo abbandonato il mito dell'autoreferenzialità, per confrontarsi con altre figure professionali sui terreni dell'efficacia e dell'efficienza.

    Io non ci vedo conflittualità da parte dell'OPT. Ci vedo una presa di posizione chiara, scientificamente e deontologicamente motivata, che delinea la differenza tra chi questa professione la vuole esercitare con passione e preparazione, e chi invece ricorre a nebbie legislative e mezzucci linguistici che farebbero inorridire persino Vanna Marchi

    Oggi a Firenze (all'Isolotto e a Gavinana) c'è stata la prima giornata dei "gazebo" di cui trattava la campagna. Un'occasione per mostrarsi alla cittadinanza, per creare contatto, accogliere una domanda di chiarificazione, proporre professionalità con un volto e una voce, e soprattutto comunicare ai cittadini che gli psicologi non sono solo "per" loro ma "con" loro.

    Bene, verso le 140 si presenta una signora sulla quarantina, molto sorridente e la invitiamo ad avvicinarsi e a prendere pure del materiale. La prima cosa che ci dice (restando a un paio di metri dal gazebo) è "no no grazie, sapete noi siamo concorrenti eheheheh, io sono una counselor".
    (Concorrenti?)
    Io e i miei colleghi ci siamo un po' guardati e le abbiamo chiesto dove lavorasse come counselor, ci ha detto che stava ancora studiando in un corso biennale (ma non dove, e d'altra parte non avrebbe fatto la differenza) e ancora: "Ma sapete, io sono dell'idea che se si lavora bene c'è lavoro per tutti". Dopo di che se n'è andata, lasciandomi inizialmente perplesso, e poi mi sono fatto una risata.

    Ora, un episodio del genere mi da da pensare. Questa signora ha voluto addirittura precisare che era "concorrente" nel suo presentarsi. Ma "concorrente" de che? Stai davanti a un gazebo dell'Ordine degli Psicologi della Toscana, vuoi dire per caso che anche tu ti lavori con la scienza psicologica? Come counselor ?

    Tu daimon trai pure le tue conclusioni se ti va. Secondo me, anche un piccolo e apparentemente banale episodio come questo è proprio la conferma che c'è bisogno che la nostra professione venga valorizzata per quello che è, per la forza che ha e per le distintività che la caratterizzano.
    Se poi ci leggi in questo addirittura "conflittualità e litigiosità" beh, secondo me non hai capito cosa si voleva comunicare.

    Ma quella signora invece si, e non credo che le sia piaciuto. E proprio per quello, ipotizzo, ha voluto precisare che lei era una concorrente counselor. Non una collaboratrice in

    rivedere le sue aspettative in merito e magari iniziare un serio percorso di formazione universitaria in psicologia.
    Sai che Assocounseling ( counseling ed accreditamento esclusivamente svolto da counselor per counselor) nel suo programma base per l'ammissione alle Scuole di Counseling che vi afferiscono, ha previsto un Diploma di Scuola superiore e neppure una Laurea?
    Pensa un pò il livello della qualità formativa - culturale e personale - richiesta per essere poi accreditati da altri counselor( a parte qualche genio della lampada che ve ne potrebbe uscire fuori). Speriamo bene, con le azioni congiunte degli altri Ordini regionali, che accrescano il livello degli interventi sempre più decisi anche verso chi poi dal 2010, tramite il riconoscimento di "counselor" in un paese cee, spera di rientrare in Italia dalla finestra, che comunque é un paese sovrano in termini di legislazione interna.

    Fortunatamente qualche ordine regionale si muove.
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 07-10-2009 alle ore 08.34.48
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

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