Uno degli obiettivi della campagna semmai è quello di ampliare le possibilità di lettura della figura dello psicologo da parte della cittadinanza. Questo in considerazione dei risultati emersi da recenti interventi di ricerca commissionati dall'Ordine.
A tale proposito, ti segnalo questo numero di Psicologia Toscana dove troverai il rapporto sulla ricerca di Carli:
http://www.psicologia.toscana.it/fil...ero_2-2009.pdf
Io penso che l'immagine dello psicologo che viene trasmessa dalla campagna è quella di un professionista competente nel fornire supporto alle persone che portano dei problemi, con l'obiettivo di tendere verso un maggiore benessere psicologico.
Non è che la professione dello psicologo possa prescindere dai problemi dell'utenza, anzi secondo me l'accoglimento della domanda problematica è il primo passo per codefinire un progetto verso il benessere. Ma non è rimuovendo (anche a livello linguistico) i problemi che questi si risolvono.
Certo, sarebbe molto più gratificante se avessimo clienti già "illuminati", "chiarificati" che vengono dallo psicologo "preventivamente", prima che i problemi sorgano, per chiedergli di aiutarli a raggiungere il benessere. Ma non mi pare una prospettiva realistica.
Il concept della campagna dell'OPT è che lo psicologo è una figura in grado di "fornire indicazioni", quindi una figura che padroneggia strumenti di analisi e di intervento psicologico attivo nella vita delle persone, che aiuta le persone a (ri)progettare la propria esistenza a fronte di un chiarimento degli obiettivi.
Tu che cosa proporresti per rendere questa campagna più incisiva? Mi sembra che un'idea te la sei fatta.
Per quanto riguarda il discorso abusivi, non ho capito bene in che punto preciso l'hai letto ma suppongo che abbia a che vedere con la valorizzazione e la difesa dei confini professionnali. E ci credo che "non va bene". Non va bene per chi non ha chiara la differenza tra chi psicologo lo è chi non lo è, e preferirebbe che non se ne parlasse.
Esattamente come le ondate di counselor aspecifici (= aspiranti psicologi abusivi), reflector, operatori olistici, psicomaghetti etc... che ad ondate infestano questo forum con la malcelata speranza di farsi accreditare come professionisti preparati.
La mia personalissima idea (e la ripeto qui perché nei miei pochi messaggi non credo di averla mai esplicitata fino in fondo) è che il counseling è un insieme di tecniche della relazione, che può essere applicato in svariati contesti. In questo senso è sempre specifico, o almeno dovrebbe esserlo. Se sei, per dirne una, un direttore delle risorse umane e vuoi dotarti di strumenti di relazione che ti consentano di lavorare meglio con le persone in quell'ambito aziendale o di supportarle nei loro percorsi professionali, un corso di counseling ti fornisce degli strumenti. Si può parlare in questo caso di counseling aziendale.
Ma si tratta sempre di problematiche che hanno a che vedere con le persone in QUEL contesto, non nella globalità della loro esistenza e dei loro vissuti.
In questo caso invece si sfocia decisamente verso il counseling psicologico, che ritengo molto vicino alla consulenza psicologica, e quindi di pertinenza esclusiva degli psicologi iscritti all'Albo.
Ribadisco, per me il "counselor" aspecifico è una stortura professionale, è il risultato di un percorso di svendita di competenze che riguardano gli psicologi, e nemmeno solo loro (penso agli AS ad esempio). Non è una situazione che è successa così, dall'oggi al domani, e nemmeno cambierà da un momento all'altro.
Ma da questa situazione si può trarre invece un'opportunità non certo di essere conflittuali, quanto di aprirsi verso la cittadinanza come psicologi, dicendo a chiare lettere cosa facciamo, come, e anche perché lo possiamo fare.
Sono dell'idea che c'è tanta richiesta di intervento psicologico tra la cittadinanza, a più livelli e in più contesti, e senza partire necessariamente da una dimensione posizionale di "disagio", quanto piuttosto dall'emersione di bisogni che non si sapeva nemmeno di avere.
Come psicologi, abbiamo gli strumenti per negoziare con questa domanda, o sappiamo come procurarceli quando vogliamo migliorarli in un certo ambito (ad ex, la formazione in psicoterapia per chi è interessato all'ambito clinico). In tutti i casi, abbiamo chiaro di quali strumenti stiamo parlando, una chiarezza che ci viene non solo dal percorso universitario ma anche da un anno di tirocinio, dal superamento di un importante esame di stato e dall'appartenenza ad una comunità professionale che ha da tempo abbandonato il mito dell'autoreferenzialità, per confrontarsi con altre figure professionali sui terreni dell'efficacia e dell'efficienza.
Io non ci vedo conflittualità da parte dell'OPT. Ci vedo una presa di posizione chiara, scientificamente e deontologicamente motivata, che delinea la differenza tra chi questa professione la vuole esercitare con passione e preparazione, e chi invece ricorre a nebbie legislative e mezzucci linguistici che farebbero inorridire persino Vanna Marchi
Oggi a Firenze (all'Isolotto e a Gavinana) c'è stata la prima giornata dei "gazebo" di cui trattava la campagna. Un'occasione per mostrarsi alla cittadinanza, per creare contatto, accogliere una domanda di chiarificazione, proporre professionalità con un volto e una voce, e soprattutto comunicare ai cittadini che gli psicologi non sono solo "per" loro ma "con" loro.
Bene, verso le 14

0 si presenta una signora sulla quarantina, molto sorridente e la invitiamo ad avvicinarsi e a prendere pure del materiale. La prima cosa che ci dice (restando a un paio di metri dal gazebo) è "no no grazie, sapete noi siamo concorrenti eheheheh, io sono una counselor".
(Concorrenti?)
Io e i miei colleghi ci siamo un po' guardati e le abbiamo chiesto dove lavorasse come counselor, ci ha detto che stava ancora studiando in un corso biennale (ma non dove, e d'altra parte non avrebbe fatto la differenza) e ancora: "Ma sapete, io sono dell'idea che se si lavora bene c'è lavoro per tutti". Dopo di che se n'è andata, lasciandomi inizialmente perplesso, e poi mi sono fatto una risata.
Ora, un episodio del genere mi da da pensare. Questa signora ha voluto addirittura precisare che era "concorrente" nel suo presentarsi. Ma "concorrente" de che? Stai davanti a un gazebo dell'Ordine degli Psicologi della Toscana, vuoi dire per caso che anche tu ti lavori con la scienza psicologica? Come counselor

?
Tu daimon trai pure le tue conclusioni se ti va. Secondo me, anche un piccolo e apparentemente banale episodio come questo è proprio la conferma che c'è bisogno che la nostra professione venga valorizzata per quello che è, per la forza che ha e per le distintività che la caratterizzano.
Se poi ci leggi in questo addirittura "conflittualità e litigiosità"

beh, secondo me non hai capito cosa si voleva comunicare.
Ma quella signora invece si, e non credo che le sia piaciuto. E proprio per quello, ipotizzo, ha voluto precisare che lei era una concorrente counselor. Non una collaboratrice in
rivedere le sue aspettative in merito e magari iniziare un serio percorso di formazione universitaria in psicologia.