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  1. #31
    Neofita
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    alcuni requisiti

    Possedere un'esperienza diretta del webcounseling o della terapia in relazione virtuale è un requisito importante. Ancor di più se queste esperienze si fondano lungo un percorso di continuo contatto virtuale e, quindi, di esercizio alla comunicazione virtuale.
    Un conto è valutare le possibilità "teoriche" di una tecnica virtuale utilizzando un patrimonio di esperienze costruite sul fare "reale", e un altro conto è sviluppare le idee su teorie e prassi psicoterapeutiche vedendole nascere tra le dita, nel fare quotidiano di rapporti on line, di comunicazioni a distanza e dopo anni di approfondimento sul "campo".
    Naturalmente tutte le opinioni contano, eppure c'è una sorta di mutuo e profondo accordo tra chi sa bene cosa vuol dire sviluppare relazioni virtuali (seguirle, confrontarsi, vederne le tipologie, vederle tramontare o trasformarsi, ecc.) e chi invece non ha fatto tali esperienze a livello virtuale e, necessariamente, elabora tali possibilità basandosi sulle esperienze vissute attraverso i canali sensoriali quali si hanno a disposizione nel contatto non virtuale (pressochè tutti).
    Quindi, riassumendo, direi che un terapeuta (anche solo ricercatore sulla psicoterapia on line) deve avere:

    -esperienza diretta dei mezzi che usa (email, chat, forum, blog, messenger, scrittura virtuale estesa (faccine, punteggiatura, uso dei puntini sospensivi, pause, ritmo di battuta, ecc.). Ciò significa effettivamente dedicare almeno un'ora al giorno al dialogo sincrono, più altro tempo al dialogo asincrono;

    -capacità di creare (sostenere, favorire, rispondere) e percepire (riconoscere) due livelli di esistenza dell'interlocutore. Un livello "persona" (colui che effettivamente digita dietro la comunicazione) e un livello "personaggio" (ciò che la persona decide di configurare e "rilasciare" con noi, a nostra volta percepiti come "persone" dietro "personaggi"). Il gioco per trovare il modo di aiutare tale persona in una ipotetica psicoterapia virtuale consiste nel comprendere come fare per "parlare al personaggio affinchè la persona capisca".

    - umiltà nel riconoscere che tutto l'impianto della terapia on line si basa sul presupposto che il percorso finale, quale che sia la costruzione virtuale, consiste nel "raccordo" tra virtuale e reale. Questo raccordo è del tutto a carico del "paziente" virtuale. Per queste ragioni sono del parere che possono fare psicoterapia on line solo coloro che hanno un corretto funzionamento di questa ultima routine. E si dovrebbe trovare il modo di fare una buona psicodiagnosi a monte. Altrimenti i miglioramenti potrebbero essere del 100% a livello virtuale contro un misero 1% a livello reale, per mancanza di buon "raccordo".

    Mi fermo nonostante le mille cose che si potrebbero aggiungere e vi saluto

    Dr. Giuseppe Vadalà
    [email protected]
    Ultima modifica di drvadala : 27-03-2004 alle ore 20.27.32

  2. #32
    Postatore Compulsivo
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    Re: alcuni requisiti

    Originariamente postato da drvadala c'è una sorta di mutuo e profondo accordo tra chi sa bene cosa vuol dire sviluppare relazioni virtuali (seguirle, confrontarsi, vederne le tipologie, vederle tramontare o trasformarsi, ecc.) e chi invece non ha fatto tali esperienze a livello virtuale e, necessariamente, elabora tali possibilità basandosi sulle esperienze vissute attraverso i canali sensoriali quali si hanno a disposizione nel contatto non virtuale (pressochè tutti).]
    ed a riprova di ciò un thread fresco fresco che, pur agli inizi, conferma quanto detto da Giuseppe: http://www.obiettivopsicologia.it/fo...threadid=12287

    Pur con le dovute peculiarità, la comunicazione on line è comunicazione a tutti gli effetti!

    buon weekend,
    nico

  3. #33
    HT Sirri
    Ospite non registrato

    Re: Re: alcuni requisiti

    Originariamente postato da nico
    ed a riprova di ciò un thread fresco fresco che, pur agli inizi, conferma quanto detto da Giuseppe: http://www.obiettivopsicologia.it/fo...threadid=12287

    Pur con le dovute peculiarità, la comunicazione on line è comunicazione a tutti gli effetti!

    buon weekend,
    nico
    Smettiamola di vedere il web come una comunicazione mutilata.
    Non e' una normale comunicazione a cui mancano dei pezzi, ma qualcosa di diverso.
    Ha le sue peculiarita': con i suoi limiti, ed i suoi vantaggi.
    Per esempio alcune "resistenze" vengono superate piu' facilmente proprio perche' non ci si guarda in faccia.

    In questo campo c'e' molto da imparare da persone come Giuseppe, non solo tecnicamente (come funziona un rapporto online), ma soprattutto da un punto di vista umano: la curiosita' di capire come funzionano i rapporti umani in contesti diversi, ed il coraggio di mettersi in gioco.

    A presto,

    Stefano.

  4. #34
    Mi intrometto in questa interessantissima discussione (Nico e Stefano ) per porre una domanda:
    quale potrebbe essere il motivo di questa resistenza nei confronti del web? E' una cosa semplicemente legata al timore del nuovo, di ciò che non si conosce, o c'è dell'altro?

    Spero non sia una domanda troppo stupida
    [“Tutte le lettere sono d'amore”]>>Yellow Letters

  5. #35
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Mia_Wallace
    Mi intrometto in questa interessantissima discussione (Nico e Stefano ) per porre una domanda:
    quale potrebbe essere il motivo di questa resistenza nei confronti del web? E' una cosa semplicemente legata al timore del nuovo, di ciò che non si conosce, o c'è dell'altro?

    Spero non sia una domanda troppo stupida
    Non esistono domande stupide.

    Quello che esprimo ovviamente saranno delle opinioni personali.
    La paura del nuovo esiste sempre, ma non credo sia tutto riducibile a questo.

    Molto spesso un neolaureato in Psy non ha ben chiaro come aiutare qualcuno in modo tradizionale, su web le cose appaiono ancora piu' lontane e gli strumenti piu' vaghi.
    In effetti e' proprio cosi'.

    Non mi risulta che attualmente esistano grosse esperienze sul web, o molti dati condivisi.
    Siamo in un momento in cui vi sono delle esperienze individuali anche importanti, alcune ricerche, molte speranze e forse ancor di piu' dubbi.

    Andare avanti con i piedi ben saldi in terra mi pare un obbligo, soprattutto verso l'utenza, altra cosa importante e' capire come e fino a che punto il web e' utilizzabile.


    Personalmente parlando le novita' mi affascinano sempre, e credo che questo si veda dai miei interventi.
    Ma a parte le mie inclinazioni personali, siamo in una societa' che presuppone un cambiamento continuo e quindi una capacita' di adattarsi alle novita'.
    Questa e' una condizione sicuramente difficile da gestire, ma porta dentro di se qualcosa che io reputo molto importante: il ridiscutere continuamente se stessi, e da un punto di vista sociale i ruoli acquisiti.

    Provo a spiegarmi meglio: tutte le societa' creano delle lobby, le quali gestiscono un potere.
    Se l'evoluzione e' lenta queste lobby hanno il tempo di consolidarsi e creare delle barriere di ingresso forti (entra solo chi loro decidono di far entrare).
    Viceversa una societa' che cambia velocemente permette in misura maggiore un naturale cambiamento.

    Un esempio per tutti e' OPs: realta' importante e nata "dal nulla" grazie all'impegno e alla passione di alcune persone che hanno sognato un progetto e lo hanno realizzato da zero.
    Provate invece a pensare di entrare in un'altro mezzo di comunicazione, e vi renderete subito conto che il problema maggiore non sono i soldi, ma le lobby.

    Per esempio qualche decina di anni fa le radio hanno visto lo stesso sviluppo che oggi e' del web.
    Termino qui perche' sono terribilmente OT.

    A presto,

    Stefano

  6. #36
    Postatore Compulsivo L'avatar di sunflower
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    dal ns meraviglioso sito ecco un articolo interessante http://www.opsonline.it/home/content...sp?a=1175&z=11

  7. #37
    LiIa
    Ospite non registrato

    dubbi

    Originariamente postato da HT Sirri
    Per esempio alcune "resistenze" vengono superate piu' facilmente proprio perche' non ci si guarda in faccia.
    Forse sarebbe utile approfondire la natura di queste eventuali generiche “resistenze” di cui parli, ed il loro ruolo nella relazione terapeutica. ho il sospetto che considerarle esclusivamente come “ostacoli aggirabili” sia un atteggiamento superficiale e un bias più funzionale al terapeuta che al paziente. credo che le resistenze abbiano un ruolo importante, che non costituiscano solo un “impaccio” di cui liberarsi sbrigativamente (e apparentemente) ma che possano e debbano entrare a far parte di un percorso terapeutico come utile materiale di indagine. Non mi è chiaro invece quale possa essere ( e di chi possa essere) il vantaggio di liquidarle senza confrontarsi con esse attraverso il percorso di una relazione, con i suoi necessari tempi, limiti e difficoltà.
    dubbiosa, chiedo lumi.

  8. #38
    HT Sirri
    Ospite non registrato

    Re: dubbi

    Originariamente postato da LiIa
    Forse sarebbe utile approfondire la natura di queste eventuali generiche “resistenze” di cui parli, ed il loro ruolo nella relazione terapeutica. ho il sospetto che considerarle esclusivamente come “ostacoli aggirabili” sia un atteggiamento superficiale e un bias più funzionale al terapeuta che al paziente. credo che le resistenze abbiano un ruolo importante, che non costituiscano solo un “impaccio” di cui liberarsi sbrigativamente (e apparentemente) ma che possano e debbano entrare a far parte di un percorso terapeutico come utile materiale di indagine. Non mi è chiaro invece quale possa essere ( e di chi possa essere) il vantaggio di liquidarle senza confrontarsi con esse attraverso il percorso di una relazione, con i suoi necessari tempi, limiti e difficoltà.
    dubbiosa, chiedo lumi.
    Forse ho sbagliato ad usare il termine resistenze.

    Noi siamo abituati a pensare che il paziente-utente non parli di determinate cose SOLO a causa del suo problema (rimozione, spostamento, ecc.).
    A volte questo e' vero, altre volte no.

    Una persona puo' semplicemente vergognarsi di certi pensieri, situazioni, ecc. senza che questo sia necessariamente un atto patologico.

    Per arrivare al dunque: alcune persone riescono ad aprirsi molto prima in una situazione online, proprio perche' noi non possiamo vederli in faccia. Questo li fa sentire piu' protetti.
    E' lo stesso motivo percui molti raccontano cose importanti della propria vita ad un perfetto sconosciuto...... e non lo farebbero mai con amici e parenti.

    Un abbraccio,

    Stefano

  9. #39
    LiIa
    Ospite non registrato

    Re: Re: dubbi

    Originariamente postato da HT Sirri
    ...A volte questo e' vero, altre volte no. (...)
    Ti ringrazio per il chiarimento.
    Come giustamente sostieni, l’imbarazzo o il disagio aspecifico che una persona può vivere durante un colloquio non costituisce necessariamente un segno “patologico”, ma può rappresentare un vissuto oltre che legittimo e comprensibile, perfettamente “naturale”. Detto questo comunque, c’è da riflettere sul fatto che un consulto a “distanza” difficilmente può approfondirne la natura e l’intensità, poiché deve fare a meno di quel riscontro che un contatto più diretto può fornire. Parte quindi dalla implicita premessa che questa difficoltà sia accantonabile, o di poco conto. Mi chiedo: in che modo un consulto così “mediato” può accertare questa utile informazione? Quali sono gli indizi che suppliscono la verifica diretta?
    Inoltre mi chiedo quali possono essere i “messaggi” impliciti di un percorso che lascia così poco spazio a (o addirittura oblitera) vissuti come l’imbarazzo o la vergogna, patologici o meno. Io sono convinta che ci sia una significativa differenza tra “accoglierli” e confrontarsi con essi entro la relazione “protetta” tra paziente e terapeuta (una relazione che dovrà costruirsi in itinere attraverso molteplici feedback) ed azzerarli, “eluderli” a priori (che secondo me non significa “rispettarli”, né “superarli”).
    i miei saluti.

  10. #40
    bigei
    Ospite non registrato
    Purtroppo sono arrivato troppo tardi in questa interessantissima discussione...cerco di ri-accenderla,ma lo faccio per interesse...diciamo.
    Più che rispondere alle ultime repliche vorrei commentare il centro della discussione ,Internet,premettendo che mi son trovato d'accordo soprattutto con Ste,Nico,Sin e il Dr.Vadalà.

    Vorrei tirare fuori Piaget ,proprio perchè lui di internet ne sapeva poco ,ma nn volendo aveva anticipato il concetto ,o meglio la dimensione entro cui farlo germogliare...L'ipotesi fondamentale di un personaggio che stimano molti psicologi di qualsivoglia scuola,io incluso,è che parallelamente alle nostre conoscenze e alle modalità che utilizziamo per acquisirle così si sviluppano le nostre qualità intellettuali.
    Per qualcuno potrà sembrare folle questo salto,ma Internet con la quantità di informazioni ,stimolazioni e interazioni moltiplica obbiettivamente i files da gestire nell'unità di tempo nel nostro cervello,e non mi stupirei se i bambini di queste generazioni segnino un salto evolutivo della specie .
    Qui mi fermo nel mio breve commento sulla psico onLine per non essere ripetitivo con i principali pro e contro già ben enucleati.
    aspetto...

  11. #41
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    Originariamente postato da bigei
    non mi stupirei se i bambini di queste generazioni segnino un salto evolutivo della specie .
    ciao bigei,

    innanzitutto benvenuto

    Certo l'affermazione è ardita, ma anch'io non la vedo così lontana dal possibile...
    Tempo addietro lessi un libro molto carino (La Terza Ondata di Alvin Tofler) che descrive i mutamenti dell'umanità in base al cambiamento di 4 variabili per lui critiche: spazio, tempo, causalità e materia. In pratica la terza ondata, a suo avviso, è costituita dalle nuove tecnologie telematiche che andranno ad incidere su tutte e 4 le variabili...

    Tornando a bomba alla psicologia, vorrei buttarvi lì una provocazione: immaginiamoci il setting della classica consulenza psicologica. Tutte e 4 le variabili sono presenti ed hanno una specifica valenza.

    Se passiamo alla consulenza on line, così come conosciuta (chat ed e-mail), tutte e 4 si trasformano:
    - spazio: il vincolo della vicinanza tra gli interlocutori scompare e rimane solo quello dei due interlocutori con i propri PC connessi. RImane anche uno spazio non fisico: lo spazio psicologico/affettivo/emotivo che comunque viene percepito
    - tempo: con la chat il vincolo del sincrono rimane, con la mail anche il vincolo temporale può subire un forte allentamento
    - materia: neppure a dirlo... tutto è smaterializzato
    - causalità: il rapporto causa-effetto prende tutt'altre vie essendo profondamente modificate le 3 precedenti varibili. Qui dovremmo noi psicologi studiarci un attimo sopra sui cambiamenti che intervengono...

    Sinora siamo, più o mneo, al presente... immaginiamo di fare un balzo in avanti di 2 o 3 anni, quando praticamente tutti avranno il videotelefonino e la connessione sarà a prezzi abbordabili per tutti!
    - spazio: la vicinanza tra gli interlocutori scompare; la necessità di essere ancora al luogo in cui si trova pc e connessione scompare; sono connesso ovunque e lo spazio psicologico/affettivo/emotivo viene rafforzato dalla presenza dell'imagine dell'interlocutore
    - tempo: barriera temporale completamente assente. Unico vincolo è la disponibilità dello psicologo e la volontà o meno di utilizzare l'accesso alla sua competenza come elemento del setting
    - materia: beh... anche qui è tutto smaterializzato, anche se l'immagine può contribuire a scaldare un pò la relazione
    - causalità: qui a mio avviso il rapporto causa-effetto si fa ancora più delicato e ciò proprio per la potenziale facilità ed instantaneità del rapporto. Il setting così come lo conosciamo è completamente stuprato


    Immaginatevi quindi che tutti potranno connettersi a tutti ed a tutti in qualunque momento e per qualunque motivo. La madre che sta cazziando pesante il figlio, si blocca e va un attimo in "micro-seduta" con lo psicologo per avere qualche dritta. Il manager è in ufficio preso da un attacco d'ansia per il colloquio a breve con il megadirettore e fa una micro-consulenza con lo psicologo...

    Vi immaginate che può significare? ALcuni potrebbero dire: in realtà non succederà perché basta gestire bene gli spazi e le modalità di accesso alla consulenza che si eviteranno questi eccessi commercializzati e di basso profilo...

    Beh, io rispondo riprendendo proprio il salto generazionale: tutta questa iperstrumentazione tecnologica muterà inevitabilmente il nostro stile di vita, di socialità e di servizio. Le persone saranno abituate ad attendersi determinati standard di prestazione. Se non ci sono più barriere, probabilmente si aspettano la stessa cosa anche dalla psicologia ed è a questo punto che intravedo tre possibili scenari:

    1) gli ordini si preoccpano di stabilire standard, di promuovere e far conoscere la corretta modalità e di tutelare gli psicologi "abilitati all'on line" da quelli che provano solo a fare business...

    2) l'ordine non monitorerà, altre simil-professioni proporranno sostegni senza alcun vincolo di setting, andando perfettamente incontro alle esigenze di "subitaneità" delle persone e pian piano potranno crescere ed essere riconosciuti come esperti... gli psicologi riconcorrerando brancolando...

    3) gli psicologi si metteranno a fare seria ricerca in merito e magari troveranno delle modalità altrettanto efficaci anche in assenza di barrire ottenendo il duplice risultato di a) mantenere l'efficacia data dal vecchio setting, b) soddisfare le nuove esigenze delle persone


    Insomma, questo è tutto
    Non sono un clinico, quindi questo mio post è stato solo un piccolo viaggio di fantasia, ma avrei comunque piacere ad avere un feedback da parte vostra

    un saluto e buona gironata,
    nicoa

  12. #42
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    Originariamente postato da louis
    sunflowers , aborrisco ed ho cercato anche di spiegare il perchè ...
    non comprenderò mai l'utilità di un media in un approccio dove è
    risolutivo il rapporto diretto con un altro essere umano ...

    mi sono riandato a leggere tutto il 3d ed volevo rispondere a quest'affermazione perché a mio avviso merita una riflessione a parte

    Sicuramente il rapporto face2face è molto denso e ricco di informazioni, ma dal mio punto di vista rimane un mezzo e non un fine.

    Mi spiego meglio: la mia persona entra in contatto con l'altra persona attraverso "strumenti di comunicazione", quali ad esempio:
    - la voce
    - lo scritto
    - il disegno
    - la prossemica
    - l'odore
    - l'abito
    - l'agire
    - la gestualità

    ed immersa in uno specifico setting, quale ad esempio:
    - la stanza della terapia
    - una consulenza telefonica
    - una consulenza epistolare
    - una consulenza chat o mail
    - una video- consulenza
    - etc...

    IL discorso è che ogni setting possiederà alcuni strumenti di comunicazione e non altri, ma non solo alcuni setting riusciranno, meglio di altri, a valorizzare alcuni strumenti di comunicazione o loro specifiche caratteristiche...

    In altre parole, ritengo che gli strumenti ed i setting siano solo "mezzi", mentre il "fine" sia l'efficacia della relazione e questa si ottiene grazie anche alla capacità di miscelare i giusti ingredienti...
    Oggi come oggi, rifiutare a priori uno strumento di relazione così potente, a mio avviso, significa impoverire le proprie possibilità di azione

  13. #43
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    ciao Nico, è interessante quello che dici riguardo l'era tecnologica delle comunicazioni. Allo stesso tempo non dimentichiamoci che "sorgono" nuove patologie e sintomi legati proprio a queste nuove tecnologie e francamente ci vedo parecchi paradossi di base nel momento in cui si faccia consulenza e/o terapia on line. A un dipendente cronico da internet come lo si "aiuta" a disintossicarsi se poi fissi il successivo appuntamento on line? E come questo, ci sarebbero altre questioni che partono dall'assurdo (inteso come paradosso).

  14. #44
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    Originariamente postato da Accadueo
    ciao Nico, è interessante quello che dici riguardo l'era tecnologica delle comunicazioni. Allo stesso tempo non dimentichiamoci che "sorgono" nuove patologie e sintomi legati proprio a queste nuove tecnologie
    esatto, questa è l'altra faccia della medaglia, ma rientra nel più ampio discorso del rendersi conto che le cose stanno inevitabilmente cambiando e che è assolutamente indispensabile mettersi in gioco, sperimentare, ricercare, ecc...

    A un dipendente cronico da internet come lo si "aiuta" a disintossicarsi se poi fissi il successivo appuntamento on line? E come questo, ci sarebbero altre questioni che partono dall'assurdo (inteso come paradosso). [/B]
    partendo dal fatto che di clinica non ne so nulla, tuttavia faccio nuovamente riferimento alle 4 variabili di ui sopra: può essere che un dipendente da internet ne abbia una particolare configurazione?
    Potrebbe essere che invece agendo attraverso internet si riesca a ri-dosare e ri-tarare le sue modalità di utilizzo del mezzo? Non lo so...
    Ma certo vedo poco efficaci anche gruppi di auto-aiuto, farmaci, stanze sigillate, ecc...

  15. #45
    HT Sirri
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    Originariamente postato da Accadueo
    ...... non dimentichiamoci che "sorgono" nuove patologie e sintomi legati proprio a queste nuove tecnologie e francamente ci vedo parecchi paradossi di base nel momento in cui si faccia consulenza e/o terapia on line. A un dipendente cronico da internet come lo si "aiuta" a disintossicarsi se poi fissi il successivo appuntamento on line? E come questo, ci sarebbero altre questioni che partono dall'assurdo (inteso come paradosso).
    A me non pare un paradosso, non piu' almeno del comportamentista che ti cura la fobia usando il ragno.....
    del paziente che si "affida" al terapeuta per superare le sue "dipendenze" ....
    della psicoterapia verso gli autistici (curi attraverso la relazione chi relazione non ha)......
    di tutta la terapia strategica (una gran parte di essa e' proprio costruita sui paradossi).....

    ..... e potrei continuare ......


    Il punto e': una persona non e' "dipendente da internet", in quanto il web e' un insieme eterogeneo di cose!
    Sara' dipendente da un qualcosa di specifico contenuto su internet......

    Io non so se la terapia online "funziona", quello che so e' che per saperlo bisogna provare.

    Un abbraccio,

    Stefano

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