Possedere un'esperienza diretta del webcounseling o della terapia in relazione virtuale è un requisito importante. Ancor di più se queste esperienze si fondano lungo un percorso di continuo contatto virtuale e, quindi, di esercizio alla comunicazione virtuale.
Un conto è valutare le possibilità "teoriche" di una tecnica virtuale utilizzando un patrimonio di esperienze costruite sul fare "reale", e un altro conto è sviluppare le idee su teorie e prassi psicoterapeutiche vedendole nascere tra le dita, nel fare quotidiano di rapporti on line, di comunicazioni a distanza e dopo anni di approfondimento sul "campo".
Naturalmente tutte le opinioni contano, eppure c'è una sorta di mutuo e profondo accordo tra chi sa bene cosa vuol dire sviluppare relazioni virtuali (seguirle, confrontarsi, vederne le tipologie, vederle tramontare o trasformarsi, ecc.) e chi invece non ha fatto tali esperienze a livello virtuale e, necessariamente, elabora tali possibilità basandosi sulle esperienze vissute attraverso i canali sensoriali quali si hanno a disposizione nel contatto non virtuale (pressochè tutti).
Quindi, riassumendo, direi che un terapeuta (anche solo ricercatore sulla psicoterapia on line) deve avere:
-esperienza diretta dei mezzi che usa (email, chat, forum, blog, messenger, scrittura virtuale estesa (faccine, punteggiatura, uso dei puntini sospensivi, pause, ritmo di battuta, ecc.). Ciò significa effettivamente dedicare almeno un'ora al giorno al dialogo sincrono, più altro tempo al dialogo asincrono;
-capacità di creare (sostenere, favorire, rispondere) e percepire (riconoscere) due livelli di esistenza dell'interlocutore. Un livello "persona" (colui che effettivamente digita dietro la comunicazione) e un livello "personaggio" (ciò che la persona decide di configurare e "rilasciare" con noi, a nostra volta percepiti come "persone" dietro "personaggi"). Il gioco per trovare il modo di aiutare tale persona in una ipotetica psicoterapia virtuale consiste nel comprendere come fare per "parlare al personaggio affinchè la persona capisca".
- umiltà nel riconoscere che tutto l'impianto della terapia on line si basa sul presupposto che il percorso finale, quale che sia la costruzione virtuale, consiste nel "raccordo" tra virtuale e reale. Questo raccordo è del tutto a carico del "paziente" virtuale. Per queste ragioni sono del parere che possono fare psicoterapia on line solo coloro che hanno un corretto funzionamento di questa ultima routine. E si dovrebbe trovare il modo di fare una buona psicodiagnosi a monte. Altrimenti i miglioramenti potrebbero essere del 100% a livello virtuale contro un misero 1% a livello reale, per mancanza di buon "raccordo".
Mi fermo nonostante le mille cose che si potrebbero aggiungere e vi saluto
Dr. Giuseppe Vadalà
[email protected]







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