Ti quoto in peno Luca, senza dimenticare che bisognerebbe realmente vedere se il paziente è psicotico, oppure "si tratta di una costruzione della realtà della psichiatra".
Basta provare a cercare psychosis in google scholar per convincersi che si tratta di un costrutto piu' utile allo psichiatra che allo psicologo.
http://scholar.google.co.uk/scholar?...2C5&as_sdtp=on
Ragazzi, questa discussione è già la dimostrazione dell'esistenza della psicosi!
Quoto Ninfa.
@london: il costruzionismo va bene, ed è utile, fino a quando non diventa paradossale. Le etichette possono essere potenti costruttori di realtà, nel bene o nel male; ma le problematiche psichiche gravi non sono, purtroppo, solo "idee soggettive".
E' molto idealistico, e paradossalmente iperoggettivista, affermare che la realtà non esiste se non nelle nostre costruzioni.
La psicosi purtroppo esiste, indipendentemente dal fatto che i tuoi costrutti la comprendano o no. Fatti qualche anno di lavoro clinico in un SPDC, e poi riparliamo del costruzionismo estremo in stile "la psicosi non esiste" applicato alla clinica psicopatologica.
Mi preoccupo se vedo che le valutazioni di merito e le diagnosi di uno psichiatra e di uno psicoterapeuta che hanno seguito per quasi un lustro il paziente vengono messe in dubbio a tavolino e per partito preso da persone che non hanno mai visto il paziente stesso (e forse nessun altro paziente in generale), solo sulla base di una riflessione generica di ordine filosofico (e che però propongono subito l'ipotesi di una "fobia sociale" con scioltezza... mah).
E' opportuno partire dalle basi, prima di partire con l'epistemologia postmoderna.
@Tino: in questo forum sono solo un nickname :-)
Ultima modifica di Dispodaspo : 29-07-2011 alle ore 22.21.48
Potrei risponderti che anche certe valutazioni psichiatriche e psicoterapeutiche su questo paziente, vengono raccontate su un forum, bisognerebbe realmente vedere le carte e parlare con lo psichiatra di turno, siccome non è possibile, anche questo racconto è di "ordine filosofico", o quanto meno non scientifico.
Sul costruttivismo potrei dirti che molte terapie lo sono "breve strategica", "cognitivo costruttivistica", ed è per questo che non appiccicano etichette al paziente, in quanto non interessa l'etichetta psichiatrica, ma la "costruzione della realtà del paziente", vorrei anche ricordati che basterebbe leggere Watzlawick "la realtà inventata" per comprendere di come negli anni 70 psicologi di palo alto, si fecero ricoverare in una clinica psichiatrica, e gli furono diagnosticate varie forme di patologie , dal disturpo paranoide , allo schizofrenico. Incredibilmente i pazienti di quel manicomio, si resero conto che quei pazienti erano "sani", ma incredibilmente non se ne resero cono gli psichiatri. Senza dimenticare che la criminologia, con purtroppo i fatti di cronaca nera, lo dimostrano quotidianamente, dove varie perizie fatte da esperti sia nel caso della polizia scientifica, ma anche nel caso di perizie psichiatriche spesso vengono confutate e fatte a pezzi da altre perizie. Insomma i nostri costrutti personali influenzano sempre in qualsiasi campo della scienza.
Io non sono assolutamente un costruzionista. Io non ho detto che la psicosi non esiste. Il punto e' che la categoria di esistenza non puo' essere proprio applicata alla psicosi. Cioe' non ha senso stare qua a discutere se esiste o non esiste. Sarebbe come discutere se esiste il clima tropicale. Di certo esiste ma non nel modo in cui esistono gli oggetti, e' un concetto. La psicosi esiste, ma non nel modo in cui esistono gli oggetti, e' un concetto.
Come il concetto di clima viene applicato per descrivere un'insieme di caratteristiche e inclinazioni di certi luoghi geografici. Cosi' il concetto di psicosi e' applicato a descrivere il comportamento di certi individui.
Io non metto in dubbio la diagnosi. Una diagnosi fatta nel rispetto dei criteri non ci sono dubbi che sia vera.
Non c'e' difficolta' in linea di principio a assegnare un territorio ad una certa fascia climatica. Bastera' rilevare nel tempo temperature, precipitazioni, ecc. e poi vedere a che zona climatica appartiene.
Io dico che se vuoi far smettere di piovere, del fatto di sapere che c'e' un clima tropicale non te ne fai niente.
quanta carne al fuoco
Beh sabato e domenica non lo vedrò sicuramente, l'appuntamento è fissato per mercoledì, qualche aggiornamento sulla diagnosi lo si può fare, cmq lo psichiatra che lo segue e lo ha seguito non è l'ultimo arrivato e se ha diagnosticato schizofrenia, fidatevi è schizofrenia, poi la possiamo chiamare come vogliamo, ma quanto si manifestano i sintomi chiari di quella patologia, c'è poco da aggiungere o levare.
Ultima modifica di tino2181 : 30-07-2011 alle ore 02.17.50
L'utilità della diagnosi non sta nell'appiccicare un'etichetta, ma nel valutare la condizione del paziente in modo da concertare con lui o la sua famiglia (a seconda dell'invio, uno psicotico difficilmente si presenta solo, è quasi sempre mandato o dal medico o dalla famiglia) un percorso ragionato e non improvvisato. Ricordiamo che una diagnosi ci aiuta nell'ipotizzare il decorso di un disturbo, la prognosi, l'eventuale necessità di farmaci e soprattutto il tipo di trattamento da proporre. Non si può tenere una persona e navigare a vista a seconda di come va, la professionalità a cui è chiamato un clinico è sapere come si sta muovendo e perchè. Questo è possibile solo se ha una minima idea di chi si trovi di fronte, del disagio del paziente, della domanda che porta, del suo funzionamento, del rapporto con la realtà, modalità relazionali, meccanismi difensivi ecc.... La diagnosi non riduce il paziente a dei criteri se fatta in modo responsabile, approfondito e serio!
Ma io non capisco l'essenza di questa polemica sinceramente.
Cioè è logico, dato che siamo psicologi, che non è intenzione nostra soffermarci ed etichettare il paziente secondo la classica nosografia di stampo medico-psichiatrico, ma non possiamo nemmeno rinnegare l'uso di una terminologia tecnica.
Facendo così non si fa che alimentare i soliti dubbi sull'essenza della nostra professione e sull'oggetto di nostro intervento, insomma si rischia di dare l'impressione di parlare di aria fritta!
Se un paziente epatopatico va dal medico gli verrà diagnosticata una patologia del fegato esatto?
non credo che nessuno si metterebbe a disquisire sulla terminologia tecnica e sostituirebbe epatite con chissà quale termine astratto.
Insomma teniamoci le diagnosi ma interveniamo a 360 gradi sul paziente utilizzando l'approccio epistemologico della complessità quindi.
Ultima modifica di Tenaciaa : 30-07-2011 alle ore 10.24.31
Io non dico che la diagnosi sia scorretta o che le diagnosi in genere non servano. Sono sicuro che possano essere informative (informative come una qualsiasi descrizione, non come una diagnosi medica).
Io dico che se fosse un mio cliente lascerei perdere la diagnosi di psicosi perche' non penso che mi sarebbe utile nel lavoro clinico. Io partirei dai problemi che questa persona ha.
Ma come puoi dire che non ti sarebbe utile?
non puoi approcciarti ad un paziente psicotico allo stesso modo di come faresti con un nevrotico o con un paziente che sta soltanto attraversando una fase della vita nella quale non riesce a gestire in maniera sana lo stress.
Se non hai alle spalle una conoscenza tecnica rischi di fare del male al paziente.
E' come se ad un paziente con gastrite prescrivessi un farmaco per l'ipertensione.
Non ti seguo, sul serio.
A questo punto potresti dirmi quale corso di laurea hai frequentato?
Non è per attaccarti ma solo per cercare di capire.
Ultima modifica di Tenaciaa : 30-07-2011 alle ore 10.46.17
Non ti preoccupare non mi sento per nulla sotto attacco.
Non capisco cosa vuoi dire quando dici che approcceresti in maniera diversa uno che ha una diagnosi di psicosi da uno che non lo ha.
Sarebbe utile alla discussione quale sarebbe questa conoscenza tecnica che utilizzeresti.
London, che lavoro fai?
Differenza nell'utilizzare un approccio supportivo, espressivo, supportivo-espressivo.
Differenti meccanismi difensivi utilizzati dal paziente psicotico e conseguente differenza di controtransfert.
Capacità di gestire una crisi improvvisa previa consultazione di psichiatra o comunque di uno psicoterapeuta che l'abbia precedentemente gestito.
Poi in base alla patologia l'approccio cambia, ossia l'intero setting.
Tu invece cosa faresti con uno psicotico e con un nevrotico a parte ovviamente istaurare un clima più empatico possibile?